“Ora a Las Vegas” da “How to Be Perfect” poesie di Ron Padgett (trad. Riccardo Frolloni)



Mortal Kombat

Non puoi importi di non pensare
a una focaccina perché questo è
ciò che hai appena fatto, ed ora l’idea
della focaccina ha mosso
le tue ghiandole salivarie generando
un trambusto. Ma io sono più potente
di voi, ghiandole salivarie, più forte
di te, idea, e capace di scavalcarvi,
pensieri che vi ostinate a giungere
come un esercito invasore intento a
staccarmi da ciò che sono. Io sono
uno stupido vecchio strabico piegato
sulla sua tastiera con un attacco di panico
per una focaccina! Ed è
proprio così che mi piace.

Mortal Combat

You can’t tell yourself not to think
of the English muffin because that’s what
you just did, and now the idea
of the English muffin has moved
to your salivary glands and caused
a ruckus. But I am more powerful
than you, salivary glands, stronger
than you, idea, and able to leap
over you, thoughts that keep coming
like an invading army trying to pull
me away from who I am. I am
a squinty old fool stooped over
his keyboard having an anxiety attack
over an English muffin! And
that’s the way I like it.






Quando ero piccolo avevo una trottola
che ruotava sulla sua punta.
Un sacco di bimbi avevano trottole,
immagino che le ruotassero.
Le trottole giravano e
rigiravano – ma?
(Il mistero
della forza centrifuga?)
La mia trottola rallentava
oscillando all’impazzata, ed io
mi alzai e mi misi a ruotare
fino a barcollare, stordito,
stramazzai e gettai
la giravolta sul pavimento.


When I was little I had a top
that spun on its point.
A lot of kids had tops,
I guess they spun them.
The tops went round and
around – but?
(The mystery
of centrifugal force?)
My top slowed down and
went crazy-wobble, and I
got up and spun
and staggered dizzy,
flopped and threw
the spin into the floor.





Per Morris Golde

Potrebbe essere successo quando
ero in piedi di fronte alla tomba
di Kierkegaard pensando
che il suo nome significa
cimitero che Morris
Golde esalava il suo
ultimo respiro a St. Vincent, dove
pure Jimmy era morto, e cosa
facevo allora – e
cosa sto facendo ora?
La morte mette in rilievo
ogni cosa, essa stessa
collocata più in alto – la sua vetta
più elevata è dove sospiriamo,
riposiamo, e ci allunghiamo fino
a dove la mente può arrivare.
Ci sono quasi è un
pensiero “profondo” cui posso
fare a meno, sebbene l’abbia
appena fatto. Se solo
facesse chiaro prima. Se ora fosse
due settimane fa
sarebbe luminoso fuori
invece di questo grigioblu.
Morris, vecchiaccio mio.

For Morris Golde

It might have been when
I was standing in front of
Kierkegaard’s grave thinking
that his name means
churchyard that Morris
Golde was breathing his
last in St. Vincent’s, where
Jimmy died too, and what
was I doing then – and
what am I doing now?
Death throws everything
into high relief, itself
the highest – its uppermost
crag is where we sigh,
relax, and stretch out as
far as the mind can go.
I’m partway there is
a “deep” thought I can do
without, though I just
had it. I wish it would
get lighter faster. If it
were two weeks ago it
would be bright outside
instead of blue-gray.
Morris, you old thing.





Ora a Las Vegas

Dove sono quei libri che ho ordinato e quali
erano, oh sì, la Divina Commedia in tre volumi
che continuo a dirmi la leggerò
in toto, anche se ho qualche dubbio sulla parte “divina”
che lo stesso Dante non aveva nemmeno nel suo titolo
e a noi “commedia” ci suona come Shecky Greene
a Las Vegas, Shecky che era divertente e in realtà
tipo triste ma non tragico. Ciò che è tragico è
che sono partito pensando a Dante e
sono finito a pensare a Shecky Greene!

Now at the Sahara

Where are those books that I ordered and what
were they, oh yes, the Divine Comedy in three volumes
which I keep telling myself I am going to read
in toto, although I wonder about the “divine” part
that Dante himself didn’t even have in his title
and to us “comedy” sounds like Shecky Greene
at the Sahara, Shecky who was funny and actually
kind of sad though not tragic. What is tragic is
that I started out thinking about Dante and
ended up thinking about Shecky Greene!





A volte quando richiamavo
mia madre a Tulsa, lei
diceva, “Aspetta un attimo, Ron, lasciami
spegnere ‘sta cosa”, la cosa
la sua TV, e si guardava
intorno per il telecomando e poi armeggiava
con i suoi piccoli pulsanti mentre mi assaliva
un’irritazione e un’intolleranza
e mi veniva da sbottare “Tu guardi
troppa TV e troppo forte e perché
non esci un po’” perché ero incapace
di affrontare il terrore del suo ingrigire
e il mio cuore si è fatto freddo verso di lei
amandola ma senza voler rinunciare
alla mia vita e viverle vicino
così da poterci vedere ogni giorno e non
solo sentirmi, che è il motivo per cui
abbassava la TV dicendo,
“Ok, così è meglio”, poi a volte
si lanciava in un resoconto dettagliato
di qualsiasi terribile programma stesse guardando.


Sometimes when I phoned
my mother back in Tulsa, she would
say, “Hold on a minute, Ron, let me
turn this thing down”, the thing
her TV, and she would look
around for the remote and then fumble
with its little buttons as an irritation
mounted in me and an impatience
and I felt like blurting out “You watch TV
too much and it’s too loud and why
don’t you go outside” because I was
unable to face my dread of her aging
and my heart made cold toward her
by loving her though not wanting to give up
my life and live near her so she
could see me every day and not
just hear me, which is why she
turned the TV down and said,
“Okay, that’s better,” then sometimes
launched into a detailed account
of whatever awful show she was watching.




In memoriam K.

Dunque che farai domani
ora che lui è morto, oggi?
Già, ti vestirai e
preparerai la colazione come sempre,
poi farai il caffè per tua moglie
e glielo porterai a letto, dove dirà
Grazie – il momento più dolce della giornata,
per me, ad ogni modo. E poi la luce del mattino
sul prato, canzone di piume
alta su un albero e nascosta,
come se le loro note fossero cantate
dentro la mia testa che
a pensarci bene è dove
le sento, come sento lui,
lui che in gran parte mi ha reso
ciò che sono ed ora devo restare solo
con lui ora che se n’è andato.

In Memoriam K.

So what will you do tomorrow
now that he has died today?
Why, you’ll get dressed and
fix your breakfast as you always do,
then make some coffee for your wife
and bring it to her bed, where she will say
Thank you – the nicest moment of the day,
for me, anyway. And then the sunlight
on the lawn, song in feathers
high in a tree and hidden,
as if their notes were sung
inside my head which is
come to think of it where
I hear them, as I hear him,
he who made me so much
who I am and now must be alone
with him now he is gone.



C’è un detto
“Non puoi rifare il letto su cui stai dormendo.”
In realtà puoi,
anche se ci vuole un po’ di pratica,
e quando hai finito
è bello rimanere lì
come parte del letto. Ma presto
hai lo stimolo di muoverti
che si solleva contro lo stimolo
di restare a letto così e tu
diventi un campo di battaglia.
Prima di questo punto è meglio
scivolare fra le lenzuola
e andare incontro alla giornata,
la figura di un separé giapponese
che stava là solo un momento.

There’s a saying
“You can’t make the bed you’re lying in.”
Actually you can,
though it takes a bit of practice,
and when you’ve finished
it is nice to lie there
as part of the bed. But soon
you have the urge to move
that surges up against the urge
to keep the bed as is and you
become a battleground.
Before this point it’s best
to slip out twixt the sheets
and go about your day,
the figure from a Japanese screen
who was there only a moment.




La spillatrice
Quando mia madre morì
lasciò molto poco: vecchi vestiti,
mobili modesti, piatti, qualche
spicciolo, e questo è tutto.
Eccetto per la spillatrice. La trovai
in un cassetto pieno di vecchie bollette
ed estratto conti. Subito
notai quanto facilmente penetrava
pile di carta, senza lasciare ammaccature
sul pollice della mia mano.
Funzionava così bene che la portai a casa,
insieme ad una scatola di puntine, da cui
solo poche delle originali 5000
mancavano. Il trucco sta nel ricordare
come caricarla – mi prende ogni volta
alcuni minuti per riuscirci, ma persisto finché
Oh sì, eccola! Da qualche parte in tutto questo
mia madre si irradia e galleggia
come una nebbia così sottile da non poter essere vista,
un’idea di svolazzo, l’opposto della spillatrice.

The Stapler

When my mother died
she left very little: old clothes,
modest furniture, dishes, some
change, and that was about it.
Except for the stapler. I found it
in a drawer stuffed with old bills
and bank statements. Right off
I noticed how easily it penetrated
stacks of paper, leaving no bruise
on the heel of my hand.
It worked so well I brought it home,
along with a box of staples, from
which only a few of the 5000
were missing. The trick is remembering
how to load it – it takes me several minutes
to figure it out each time, but I persist until
Oh yes, that’s it! Somewhere in all this
my mother is spread out and floating
like a mist so fine it can’t be seen,
an idea of wafting, the opposite of stapler.




Elegia per Nessuno

Il tempo passa piano quando sei perso in paradiso,
poi gradualmente rallenta fino a sparire

ma solo per un momento, come se dentro a un passo
che si arresta sulle scale ad aspettare che la sua ombra

lo raggiunga, perché non era ancora sparita
come aveva fatto l’altra, e tu hai l’idea che

avresti voluto avere quando
il lume di candela sottrasse la distanza,

lasciando solo il residuo di una penombra precipitando
svanisce e si spegne. Il tempo passa oltre o tu

oltrepassi il tempo, il risultato è lo stesso se lo
pensi in questo modo, ma se non lo pensi affatto

il passo sarà esistito sulle scale senza di te,
come sempre ha fatto, e così perfettamente.

Elegy for No One

Time passes slowly when you’re lost in paradise,
then gradually slows down to a disappearance

but only for a moment, as if inside a footstep
that pauses on the stair to wait for its shadow

to catch up, for it had not yet vanished as
the other had, and you have the idea you

wanted to have had when
the candlelight took away the distance,

leaving only the residue of dimness and fading
falling to one side and off. Time goes past or you

go past time, the outcome is the same if you think
of it that way, but if you don’t think at all

the footstep will have existed on the stair
without you, as it always has, and perfectly so.


Traduzioni inedite dalla raccolta  How to Be Perfect di Ron Padgett, per gentile concessione dell’autore.  Traduzione di Riccardo Frolloni, rivista da Pina Piccolo.


Padgett-by-Jemima-300x239Nato nel 1942 a Tulsa in Oklahoma, il poeta, saggista,  redattore e traduttore  Ron Padgett fin da giovanissimo è stato attivo nel mondo della scrittura e dell’editoria fondando negli anni del liceo la rivista d’avanguardia  The White Dove  Review insieme agli amici Joe Brainard e Dick Gallup. Nel 1960 si trasferisce a New York per gli studi universitari e nel 1965 vince una borsa di studio Fullbright  a Parigi dove entra in contatto  con i poeti francesi e inizia l’attività di traduzione (ha tradotto Blaise Cendrars e Guillame Apollinaire).  Ritornato a New  diviene  parte integrante della seconda generazione  dei New York School Poets. è autore di oltre 20 raccolte poetiche  tra cui  Great Balls of Fire (1969) , You Never Know (2001), How to be Perfect (2007) , How Long (2011) e Collected Poems (2013)  vincitore del prestigioso L.A. Times Book Prize. Nel film Paterson (2016) di Jim Jarmusch  vengono lette alcune sue poesie.




Riccardo Frolloni nasce nel ’93 a Macerata. Laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bologna, pubblica la sua prima opera (“Languide Istantanee Polaroid” – Affinità Elettive Edizioni) nel 2014 vincendo il premio “Le Stanze del Tempo – Città di Serrapetrona”, con una nota di Davide Rondoni. Dal 2016 è nel Comitato di Direzione del Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna. Ha lavorato per la School of Continuing Studies dell’Università di Toronto.




Foto dell’autore di Jemimah Kuhfeld.

Foto del traduttore a cura di Riccardo Frolloni.


Immagine in evidenza di Giulio Rimondi, Trieste Friuli Venezia Giulia. Dall’antologia Italiana, Kehrer Verlag Hrildelberg Berlin 2016. Vedi galleria fotografica del numero 8 de www.lamacchinasognante.com

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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