OR-DITE! – teatro e poesia contro la violenza maschile sulle donne (a cura di Serena Piccoli)

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da “OR-DITE” Parte Terza

SERENA PICCOLI,   “NON NE USCIAMO VIVE” (monologo)

Da piccola mi hanno insegnato che i maschietti sono indipendenti, coraggiosi, forti, aggressivi di natura, energici, attivi, audaci.
Dominanti.

Do-mi-na-nti.
Da piccola mi hanno insegnato che le femmine sono dipendenti, affettuose, sognatrici, attraenti, emotive, tenere, gentili, dolci. Remissive.
Re-mis-si-ve.
Non mi ci ritrovavo in tutti questi aggettivi, ma mi sono sforzata, da brava bambina. Perché, mi dicevano, una bambina deve obbedire.
Da piccola mi hanno insegnato ad essere protetta, e che i maschi proteggono. Mi sono impegnata, ho fatto mio questo concetto.
Il mio parroco mi diceva che noi donne siamo nate da una costola di Adamo, siamo subalterne per natura biologica e religiosa.
Mia nonna mi diceva: ama l’uomo tuo coi vizi suoi. Sii fedele sempre, a prescindere da come ti tratta.
Mio nonno mi diceva che la donna è stata creata per accudire marito, casa, figli, non occorre che lavori.
Mia madre mi diceva che la donna è più brava ad accudire i figli perché più sensibile, materna e calorosa.
Mio padre mi diceva che era grave che non sapessi cucinare, come avrei fatto durante il matrimonio?
Il mio primo ragazzo mi diceva che dovevo fare la donna vera. Non sapevo ci fosse una donna vera e una falsa.
La mia amica mi diceva che noi donne istighiamo violenza negli uomini.

Mi dicevano: scopare col proprio uomo è un dovere. Curare casa, figli, marito è un dovere. La violenza è virilità.

“Stai zitta! Ho voglia di scopare. Sei la mia donna. Lo so che lo vuoi.”
No, non volevo, ma disse che avevo detto no troppo piano, che se non ero d’accordo veramente lo avrei urlato il no. E così mi stuprò. Era il suo compleanno, glielo dovevo.

L’uomo delle forze dell’ordine a cui ho denunciato l’aggressione mesi fa mi ha dato una pacca sulla spalla e mi ha invitata a tornare a casa e a fare la pace con lui.
Una mia amica me lo diceva che avrebbe avuto ragione a farmela pagare, perché volevo lasciarlo.

Ho pagato il conto: 35.
Non 35 euro, 35 coltellate. Me le ha date di spalle. Che caro, così non ho visto l’odio negli occhi di chi ripeteva di amarmi.
E’ stato bravo a reggere alla vista di tutto quel sangue, lui che aveva sempre timore per una puntura con siringa, che sembrava in fin di vita per un po’ di raffreddore invernale. L’ha fatto per me: così non ho visto l’astio in volto, e potevo continuare a credere alle sue parole d’amore.
Mi ha uccisa e il giornalista ha sottointeso che me la sono cercata, perché rompevo le palle sul fatto che andasse a giocare due volte alla settimana a calcetto con gli amici e la domenica allo stadio.
Mi ha uccisa e i vicini di casa hanno detto che era una brava persona, è stato un raptus, una parentesi, cosa vuole, capita anche ai migliori, 35 coltellate scappano di mano.
Mi ha uccisa e l’arcivescovo nell’omelia ha detto di pregare per lui affinché non venga sopraffatto da sensi di colpa. Passi io sopraffatta da 35 coltellate, ma lui da 35 mila rimorsi no!

MI AVETE UCCISA!
CHE CAZZO PIANGETE ORA?

 

 

SERENA PICCOLI “AMOREVOLMENTE

N: Il mio amorevole ragazzo mi dice sempre: ti amerò tutta la vita, sarai per sempre mia.
Che bello. Mi piace l’idea di piacergli. Mi dà sicurezza. Ridiamo, scherziamo, andiamo nei locali, stiamo insieme da un anno e siamo appena andati a convivere. Amorevolmente insieme. Ogni tanto discutiamo, litighiamo, vabbé è normale, no? Io gli spiego anche le cose, ma lui non capisce, arriviamo ad un punto in cui spegne il cervello. Vedo proprio che non ragiona più. Capita. È un uomo, penso! Poi andiamo a divertirci con amiche e amici. Amorevolmente.

Come l’altra sera al bar. Seduti tutti al tavolo, non passa mica un tipo con cui ero uscita una sera cinque anni fa? Le mie amiche iniziano a prendermi in giro: oh, ma eri stordita quando sei uscita con quel cesso?

Ragazze, lasciamo stare…errori di gioventù.

Non solo è cesso, pare pure noioso da morire.

Me ne ero accorta subito, per questo l’avevo piantato al locale dopo mezzora con la scusa di tornare a casa perché dovevo pisciare il cane!
Ahahhahaha, ridono tutte le mie amiche, tranne lui, il mio amorevole ragazzo!

Cosa c’è, cosa non c’è… mi mette il muso. Un musooooo che la sua faccia pareva una bara messa in verticale. Non può essere gelosia, ma comunque gli spiego amorevolmente che, come ha sentito, non solo ci sono uscita una volta, ma sono scappata dopo mezzora, neanche il tempo di due chiacchiere.

Personaggi: Narratrice Avvocato/a

Ma lui: non mi va che mi tratti così davanti alle tue amiche.
Poverino, ho capito, è geloso, allora gli rispiego che non c’è stato nulla tra me e quello 5 anni fa, e che le mie amiche prendono in giro me. Passa il cameriere a portarci da bere. Accanto a me noto che la bara verticale ha cessato di ragionare. Ci risiamo, fa sempre così. Proprio lo vedo che spegne il cervello. Sorseggio quasi imbarazzata del mutismo che sento accanto a me, peccato è una serata allegra e ridanciana.
Ad un certo punto si gira e mi fa: vieni fuori che ti devo parlare. Scusate, usciamo un attimo. Dico io timidamente e amorevolmente. Andiamo fuori dal locale. Non sento neanche cosa inizia a dirmi, perché mi ritrovo appesa ad una saracinesca a mezzo metro d’altezza. La nuca ha preso amorevolmente una bella botta che mi ha fatto rimbombare il rumore dell’acciaio nella testa. Così non sento cosa mi dice amorevolmente il mio amato!
Vedo che apre la bocca come il leone davanti alla carcassa dell’antilope, ma penso che non può essere lui! Così mite, calmo, fragile, magro, deboluccio, amorevole!
Sarà che sono stordita, ma mi pare di vedere odio negli occhi. Non glielo avevo mai visto, nemmeno quella volta che mi ha presa a schiaffi perché lo avevo rimproverato davanti ai suoi amici. Infatti, non può essere lui, così allegro, solare, simpatico, sorridente, amorevole!
Si gira spaventato, vede gente che si sta avvicinando verso di lui. Un uomo minaccioso col dito puntato gli intima qualcosa. Io amorevolmente me ne andrei. Non so perché ma viene da correre! E ci riesco! Lo faccio!

Ma…di chi è questa mano che mi afferra alle spalle? Non è lui, non è un tocco amorevole. Provo a girarmi, ma non riesco, la mano mi scaraventa in strada, sulle rotaie del tram.
È stato amorevole, mi ha gettata ora che non sta passando nessun tram. Ho la faccia sulla rotaia, mi fa amorevolmente male al fianco, il naso sanguina, ho escoriazioni credo ovunque, viso, mani, il ginocchio uh il ginocchio ce l’avrò sbucciato come da

bambina! Vedo solo il cemento, un caucciù, cicche, schitti, piscio di cane, che schifo, il mio bel visino su sta roba. Non può esser stato lui a scegliere un letto così per me, lui che mi dice sempre che io merito un letto di rose.

Ma non mi tira su? Vabbè, lo faccio io. Ahio! La gamba mi fa male! Il vestitino bello tutto rotto… IO sono tutta rotta! Ma lui dov’è?

A: Signorina, sta bene? Lo hanno portato via.
N: Aaaaah, ecco perché non mi ha raccolta! Eh, mi pareva! Lui che è sempre così amorevole…

A: Era scappato nell’altra strada a nascondersi. L’uomo che l’ha salvata ha chiamato la polizia.

N: Scappato? Bè, certo, lui è onesto, scappa dalla polizia se quelli lo vogliono prendere.

A: Signorina, il suo fidanzato è violento, lo hanno bloccato in 4 per metterlo in auto. Le consiglio di andare in pronto soccorso per farsi refertare le lesioni. Sono un avvocato penalista, e so per esperienza che le violenze non si fermeranno qui, è meglio che proceda con una denuncia.

N: Referti? Denuncia? Ma, guardi, si sbaglia, sono scivolata maldestramente dal marciapiede, tutto qua…sono la solita scema…me lo dice sempre lui che non guardo mai dove metto i piedi e per fortuna c’è lui che sta attento per me!

A: Signorina, ha brutti lividi ed escoriazioni, deve accertarsi che non abbia danni interni, che non vede o non sente ora. Se vuole la posso accompagnare. Se proprio non se la sente di fare la denuncia, c’è la possibilità di fare una richiesta di ammonimento

al questore, che, a volte, è ancora più incisiva, veloce ed efficace della denuncia stessa.

N: Di cosa mi parla? Ammonimento? Non so nulla di calcio io…

A: Se lei la fa, il suo fidanzato violento viene ammonito dal questore della città per gli atti appena successi, riceve un avviso nel quale viene avvertito che, qualora fatti simili dovessero ripetersi, partirebbe d’ufficio la denuncia per stalking, punibile da 6 mesi a 5 anni. Praticamente dopo l’ammonimento alla prima volta che lei se lo trova sotto casa, o fuori dal lavoro, o viene seguita nei suoi spostamenti, lei chiama le forze dell’ordine che lo arrestano in flagranza, cosi lo stalker non farà più violenza, né metterà in uno stato di ansia lei o altre possibili vittime.

N: E così, passato del tempo, coccolata da amiche, finito lo stordimento da saracinesca d’acciaio e soprattutto lo stordimento dell’immagine del fidanzato perfetto, l’ho ingabbiato in carcere per 2 anni.

Amorevolmente.

 

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Foto scattate da Claudio Neri durante lo spettacolo a Forlì il 4 settembre 2016, nella foto Serena Piccoli, le poete Giorgia Monti e Gabriella Gianfelici, e il gruppo musicale Dopolavoro Ch’aska Ayni.


OR-DITE!
TRAME D’ARTE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
LIBRO E SPETTACOLO IDEATO E CURATO DA SERENA PICCOLI

di Serena Piccoli

La violenza sulle donne è un mostro dalle tante facce minacce: psicologica, economica, fisica, sessuale, che si nutre beato all’interno della cultura patriarcale dominante. E più si fa grasso più sento il bisogno di togliergli i viveri.
L’indifferenza è connivenza.
Se ne parla molto da una decina d’anni, e meno male, purtroppo a volte solo per interesse (alcuni pubblicitari la usano per vendere di più, come fosse una moda e non violenza  http://bit.ly/1O349NT).
Bisogna parlarne, parlarne, parlarne, così facendo si fa prevenzione e si aiutano le vittime ad uscire dalla vergogna in cui (loro malgrado) cadono a causa della mentalità ancora vigente, per cui sono le vittime a vergognarsi, non il violento. Vi sono sempre più donne che denunciano, fattore dovuto alla maggiore sensibilizzazione attuata nel nostro paese negli ultimi anni. E meno male. Ma ancora non basta, e lo vediamo ogni giorno con le violentate, le schiacciate, le ingabbiate, le ammazzate.
I numeri sono tuttora altissimi: mariti, compagni, fidanzati, figli maltrattano o uccidono donne che ‘dicono di amare’ , un femminicidio ogni due giorni in Italia. Ecco che noi, persone d’arte, abbiamo il dovere morale e umano di usare i nostri talenti pro-sensibilizzazione, per scardinare stereotipi, far capire, educare al rispetto e all’uguaglianza.
L’indifferenza è violenza.
Da anni come scrittrice sia di poesia che di testi teatrali affronto questo tema e partecipo o organizzo eventi per sensibilizzare in proposito. Nell’autunno del 2015, vista l’emergenza, ho voluto raddoppiare il mio impegno: non solo come da anni faccio nella mia città d’origine, Padova, ma anche in quella d’adozione, Forlì.
Proprio perché abbiamo il dovere di rendere la violenza sulle donne sempre meno accettabile, lo possiamo fare in svariati modi, anche con un evento\spettacolo di letture recitate e musica dal vivo. Questo ho pensato, e da subito non ho voluto i ‘soliti nomi noti’ che si leggono nelle giornate di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne (le nostre grandi madri di lettere e lotta, Beauvoir, Yourcenar, Woolf e Wolf, tanto per citarne alcune). Il mio intento è anche far conoscere artiste e artisti non sulla bocca di tutti, far vedere che tante e tanti di noi portano avanti quella lotta e quelle lettere. E lo fanno bene, qui attorno a noi. Un modo anche questo di ‘solidarietà alle donne’.
E proprio per e da Forlì, dove ho care amiche d’arte (su tutte Giorgia Monti, poeta e scrittrice, Sabina Spazzoli, attrice e regista teatrale e Velia Leporati, preziosa organizzatrice) ho voluto chiamare a raccolta colleghe e colleghi, che come me sentono l’urgenza di educare ai sentimenti, al rispetto, all’uguaglianza, e a promuovere il superamento degli stereotipi di genere.
Il grido di ‘battaglia’ è stato: Or-dite!, artiste e artisti! Mostriamo le molte sfaccettature di questa violenza: dolore ma anche rinascita, crollo e poi rivincita.
Donne e uomini d’arte hanno aderito con generosità ed entusiasmo dandomi i loro contributi artistici e a Silvia Tiso, apprezzata fotografa padovana, ho chiesto scatti sul tema della violenza contro le donne (una sua bellissima foto l’ho scelta come locandina).
A Forlì domenica 29 novembre è stato un successo di pubblico, donne e uomini di ogni età e nazionalità hanno assiepato la sala de La Materia Dei Sogni (chi in piedi per due ore, chi seduto a terra). E’ stato doppiamente soddisfacente vedere una calca così sensibile al tema e alla Poesia (sempre così bistrattata da parte dell’establishment culturale italiano).
Sì, perché la mia idea era che la Poesia la facesse da padrona, proprio per ricordare (o, ancor peggio, far capire a chi è duro di comprendonio) che la Poesia è potentissima, gode di ottima salute, non è affatto lontana da noi (come alcuni erroneamente credono), è di robusta costituzione, lotta silenziosamente per salvarci dallo schifo del mondo.
Credo nella ‘messinscena poetica’ perché la Poesia deve essere letta e, ancor meglio, interpretata\recitata a voce alta, per carpirne meglio immagini ed emozioni. Per questo negli eventi che organizzo invito performer, non persone che la leggano e basta, come fosse un articolo di giornale o una comunicazione di servizio. Sabina Spazzoli è attrice professionista di teatro, mette tutta la sua intensità drammatica, Giorgia Monti calca le scene letterarie da anni interpretando poesie sue e di altri con la dolcezza che la contraddistingue. In questo modo la Poesia torna dove dovrebbe sempre stare: tra la gente (che magari, in parte, è rimasta terrorizzata dai ricordi di scuola), perché ne percepisce l’effetto immediato ed efficace.
A questo proposito, vista l’alta qualità dei testi a me arrivati, gran parte di questi li ho raccolti in una plaquette pubblicata dalle amiche di Exosphere PoesiArtEventi di Reggio Emilia (Gabriella Gianfelici, Simonetta Sambiase e Federica Galetto). Il pubblico ha ben risposto anche al libro, visto che siamo già alla terza ristampa di “OR-DITE! Trame d’arte contro la violenza sulle donne” . La raccolta ha contributi di teatro, fotografia, narrativa e soprattutto Poesia: Gabriella Gianfelici, Serenella Gatti Linares (Bologna in lettere), Gruppo 77 (Rachele Bertelli, Piera Anna Masia, Anna Rizzardi, Francesco Sassetto, Silvia Secco, Claudia Zironi) , Giorgia Monti, Simonetta Sambiase, Clery Celeste, Sharon Elliot e Serena Piccoli.
Vi aspetto tra il pubblico di “OR-DITE! – […]

I prossimi appuntamenti:

Bistrot de Venise, Venezia, martedi 11 ottobre ore 17 
Vamolà, Bologna, giovedi 20 ottobre ore 21
Circolo Arci Pigal, Reggio Emilia, domenica 30 ottobre 
Teatro Verdi, Forlimpopoli, (FC) venerdi 25 novembre ore 21
Sala Comunale, Battaglia Terme (Padova) sabato 26 novembre ore 21
In quest’ultimo luogo, essendo Padova la mia città natale dove di solito vado in scena con Martina Milan e Matteo De Meda, saremo appunto in compagnia della musica dal vivo dei Marimà Acoustic Duo.
Vi aspettiamo numerosi per una riflessione, non certo retorica, ma anche beffarda e ironica, su questa piaga così radicata nel nostro paese.

Il mio (e nostro) grido non sarà mai : “Alle armi!”
Bensì : “Alle arti!”

Ripubblicato per gentile concessione dell’autrice.

 

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Foto scattate da Claudio Neri durante lo spettacolo a Forlì il 4 settembre 2016, nella foto Serena Piccoli, le poete Giorgia Monti, Clery Celeste e Gabriella Gianfelici, sullo sfondo il pubblico e i musei di San Domenico.

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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