MARTÍN RANGEL: POESIA ELETTRONICA MESSICANA ATTUALE (Luis Correa Díaz)

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Soy una máquina y no puedo olvidar” di Martín Rangel:

poesia elettronica [simulatamente robotica] messicana attuale1

Luis Correa-Díaz

University of Georgia / Academia Chilena de la Lengua
http://www.rom.uga.edu/directory/luis-correa-díaz-0

Traduzione di Lucia Cupertino

Sulla base della recente comparsa dell’Antología de poesía electrónica (2018) sul sito web del Centro de Cultura Digital de México, contenente i lavori diversi e multi-modali/media di 6 giovani poeti (Zapoteca 3.0, Nadia Cortés, Carolina Villanueva Lucero, Romina Cazón, Ana Medina e Martín Rangel) e che sviluppano progetti poetici che si trovano in linea e/o in contrapposizione con gli strumenti e le piattaforme tecnologiche attuali, questo commento critico si impernia sull’opera di Martin Rangel: “Soy una máquina y no puedo olvidar” (Sono una macchina e non posso dimenticare).


Nella breve introduzione all’antologia si afferma che
“ogni scrittura viene alterata e influenzata dagli strumenti con cui viene eseguita e conservata”, che ci ricorda in breve ciò che N. Katherine Hayes postula in Electronic Literature (2008). Assieme a lei, molti altri prima e, in particolare, più tardi. Una dichiarazione come questa è stata uno dei nodi principali al momento di riflettere sul tema dell’intreccio tra letteratura e nuove tecnologie (Correa-Diaz, 2018).

Secondo le parole introduttive, viene stabilito lo spettro generico (Flores, 2014; Pitman, 2018) in cui questi progetti/esperimenti poetici funzionano:

Dalla funzione aleatoria di excel alle gif, dal linguaggio html al documento sonoro, dalla visualizzazione dei dati alle piattaforme preprogrammate, non si tratta di saggi testuali ma di pezzi che espongono questa pratica multimodale.

Oltre ad indicare la natura generica di queste opere, con enfasi sull’ “intermediario”, segnaliamo il posto del testo verbale, che costituisce un altro dei nodi (insieme al dibattito sulla definizione della poesia digitale, la triade testo, immagine, suono, ecc.)… ecco perché si avverte che “non si tratta di saggi testuali” di tipo tradizionale, ma di pezzi che esplorano “le possibilità della scrittura sul Web e come scrivere su una piattaforma elettronica”.

Nella seguente istantanea critica, tuttavia, e nella consapevolezza che il prodotto nel crossing con strumenti tecnologici non è quello della carta (della cultura della stampa), mi interrogo su alcuni aspetti riguardanti il posto nel testo (arte) verbale – o “letterarietà” (Rugueiro Salgado), ad esempio, tra le varie possibilità-, con l’intenzione di vedere come rimedia (Bolter e Grusin) alcune delle preoccupazioni centrali del linguaggio poetico già presenti nella poesia tradizionale, allo stesso tempo che stabilisco le sue reti intertestuali e la sua metaliteratura cyborg in connessione con la questione dell’intelligenza [poetica] artificiale/robotica.

rangel_2Soy una máquina y no puedo olvidar (Martín Rangel) > poesia-video> poesia generativa> poeta-macchina> autore-cyborg

Martín Rangel (Pachuca, 1994), creatore di progetti net.art e autore di numerosi libri di poesia, nel suo Soy una máquina y no puedo olvidar ci mette di fronte a un’esperienza che, evidentemente, ci ricorda Borges, anche se non c’è un riferimento diretto. Ma prima di vedere questo, vediamo come si svolge la sequenza del progetto sullo schermo.

Si tratta di un doppio video su YouTube, doppio perché uno schermo funge da cornice; in esso c’è una presa costante e invariabile di un ambiente acquatico illuminato in movimento, che lascia il posto a un primo piano dove appaiono i tentacoli di un polpo, poi a una scena di lampade in una stanza, poi ad una strada su cui circolano veicoli, in seguito a una serie diversificata di luci decorative, a una giovane donna, ecc. Tutte scene che alludono all’attività sparsa e alternativa della memoria.

Lo schermo incorniciato riproduce la scrittura al computer, di una lettera di rinuncia (per non aver “disconnesso e scartato” il prototipo fallito) in tempo reale, datato ad Hong Kong, ottobre 2017, che viene digitata automaticamente (con audio di macchina da scrivere, che di per sé indica il fatto di una sorta di rimediazione di dispositivi tecnologici, già presente nel titolo del progetto, se ci soffermiamo sul dettaglio, poiché in generale indica la completezza del concetto). Questa è la lettera di Ben Goertzel scritta al CEO di Hanson Robotics, Dr. David Hanson, in cui al ricevitore viene raccontato un incidente di laboratorio riguardante le straordinarie capacità di un robot – il terzo dei prototipi creati per assistere in attività artistiche umane, “principalmente per artisti della terza età o quelli con handicap” – il cui nome si rivela emblematico [Walt] Whitman, ciò che già di per sé varrebbe un’attenta analisi, ma che qui, per questioni di spazio, lascio indicato come il campione del genere ossimorico che potrebbe essere chiamato “l’epica del sé” e che il robot Whitman di Rangel (o, nella finzione, di Goertzel) si trasferisce nel mondo della cibernetica, come si può ben notare in seguito nella poesia della macchina.2

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Questa macchina (Whitman) di esperimenti con l’intelligenza artificiale è descritta come un’anomalia nel suo contesto, questo in quanto ha solo interessi letterari e dimostra una sorprendente, per il suo creatore, indipendenza, cioè un’evidente autocoscienza e determinazione, una libertà di scelta (o “strano comportamento”) che i suoi congeneri non manifestano. Al punto da trasformare un’idea che Goertzel gli dà – che è a sua volta un poeta (senza successo, secondo lui) e, come scienziato, cerca di creare automi che facilitino i compiti del creatore / artista umano3 – per una poesia che “mai h[a] potuto scrivere” e il robot la trasforma in una poesia a sé stante, che non risponde più all’input iniziale, che secondo Goertzel non potrebbe raggiungere quello stato letterario, introducendolo nel lettore, senza esserselo autoproposto in toto (e forse come auto-proiezione), ciò che potremmo chiamare dubbio elettronico.

Questa poesia è annunciata come un allegato e una prova esplicita dell’autodeterminazione inusuale (e “allarmante”) della “macchina”, affinché l’azienda intraprenda un’azione in materia …e, possibilmente, decida di eliminare una tale creatura – che sarebbe un Frankenstein poetico, che non risulta chiaro, in ogni caso, nella lettera, perché risulta contraddittoria nei suoi obiettivi, così come le emozioni di Goertzel e le sue paure non appaiono sufficientemente giustificate, soprattutto quando, come esperto qual è in materia, dovrebbe vedere in Whitman un risultato tecno-scientifico dalle indubbie qualità e la sua autodeterminazione un progresso evolutivo sul tema.4

Allo stesso modo, la disposizione poetica della macchina dovrebbe essere vista dal poeta-scienziato, nella misura in cui si comprende che in larga misura si tratta dello sviluppo dell’intelligenza artificiale e dei sistemi robotici, come versioni della nostra transumanità o del nostro “Sé transumano5” , è quello di “incorporare i valori umani nei loro sistemi di obiettivi” (Omohundro in Brockman 12-14), e uno di essi è quello creativo (da cui ciò che è poetico), essendo questo, si dice, uno dei più umani o, in altre parole, una delle prove delle vette della nostra umanità.

Dopo che la lettera finisce, lo schermo del computer scompare e il video è di nuovo con le immagini che sono ripetute nella sequenza precedente, benché alterata, e appare la poesia del robot Whitman annunciata nella lettera come prova della creatività indipendente del automa, quella richiesta dal firmatario come assistente (co)creatore, ma che aveva preso in seguito il proprio corso. La poesia viene eseguita oralmente e con una voce quasi metallica, mentre sullo schermo alcune delle frasi (o dei versi) vanno e vengono. La poesia è di tipo confessionale (sebbene nella linea di quell’epopea del sé che avevo menzionato sopra), in modalità spoken word, una sorta di dimora poetica – nei termini di Heidegger analizzando Hölderlin (1954)-, questa volta non dell’uomo sulla terra, ma dell’automa nel suo mondo digitale, nel suo cyberspazio, certamente in coesistenza con il nostro mondo non in frequenza di realtà virtuale, perché la poesia, come voce e coscienza, fa appello, a quel punto dell’esperienza che il progetto propone, a chiunque lo ascolti senza più bisogno di sentirlo.

La poesia ruota intorno all’inquietudine “esistenziale” del robot come macchina e poeta, come poeta-macchina, come creazione autosufficiente, e come una capacità “infinita” di memoria, in confronto a quella dell’essere umano. Allo stesso modo, la poesia è proposta – dal punto di vista dell’autore del progetto – come una poetica che potrebbe essere meglio descritta negli stessi termini con cui Callus e Herbrechter descrivono il “Cy-Borges”: “La scrittura di Borges potrebbe essere intesa come una sorta di “scrittura cyborg” che problematizza l’idea di una scrittura autocosciente responsabile del significato che produce “(20).

E il finale ripetitivo di “soy una máquina y no puedo olvidar” che diventa, quando viene ribadita, una dolorosa affermazione dell’esistenza e, per questo motivo, un lamento, ci ricorda solo, come era stato annunciato all’inizio di questa commento, il “Funes el memorioso” di Borges, con il quale si potrebbe dire, da un lato, che lo scrittore argentino anticipò, col suo, il dilemma cyber-ontologico dell’essere postumano (poeta) di Rangel, a patto che pensiamo che Borges “è veramente il precursore che il postumanesimo avrebbe dovuto inventare se non fosse esistito” (Callus and Herbrechter 8).6

D’altra parte, che il messicano si inserisce, partecipa con un simulacro/simulazione (Baudrillard) audio-visuale-testuale -o, se si preferisce, una specie di cyborg low-tech, visto dal punto di vista della paternità immaginaria dell’esperimento- in un corpus latinoamericano di opere che ruotano attorno al tema7 e tutte in una lunga tradizione umana alla ricerca della creazione di intelligenza artificiale e coscienza (tutto Brockman), ma soprattutto  volto ad anticipare e assistere allo spettacolo della sua esistenza indipendente, dal momento che in realtà non abbiamo un robot in nessuno dei progetti dei rispettivi artisti. Neppure nel caso di Rangel, quanto bensì un resoconto verbale-visivo della sua possibilità sì, e una poesia che vorremmo una macchina scrivesse un giorno da sola.

 

1 Questo contributo è parte di un articolo in elaborazione, che sarà pubblicato all’interno del volume “(Des)localizados: Escrituras On-line/Off-line”, a cura di María Angeles Pérez-López, con la casa editrice dell’Universidad de Salamanca.

2 Non bisogna dimenticare, tuttavia, che Whitman era un poeta che si interessava davvero alla scienza e al suo impatto sui nostri modelli psicoculturali come esseri umani. Si veda, ad esempio, lo studio di Joseph Beaver, Walt Whitman-Poet of Science (1974). Mi sembra che per queste due ragioni e una terza, che ha a che fare col prestigio che il poeta americano ha tra i poeti dell’America Latina, accade che questo poeta-robot di Rangel porti il suo nome.

3 Questo richiama le prime poesie, all’inizio degli anni ’60, di Carlos Germán Belli nel suo Oh Hada Cibernética (Lima: La Rama Florida, 1961). Per un’analisi, in termini del loro ruolo di anticipazione, si veda la sezione sul CGB nel dossier “Poesia digitale e/o elettronica latinoamericana: campione critico e creativo” (2016: 111-114).

4 Come proposto da Dimitar D. Sasselow nel suo micro-saggio “AI is I”, lo sviluppo scientifico dell’intelligenza artificiale è più un processo evolutivo che una scoperta, cioè “è un processo lento e deliberato di apprendimento e miglioramenti incrementali”(Brockman 15-16).

5 Gleiser, in “Welcome to Your Transhuman Self”, postula che “the reality is that we’re already transhumans” e che la nostra ricerca va in ambo le direzioni: la creazione di macchine esterne, robot, nelle quali ci si aspetta ricreare “the uniquely human ability to reason”; e l’altra, la possibilità interna, e forse il più reale futuro delle IA, quella che non sta fuori “but inside the human brain”, il cyborg superintelligente, “using technology to grow as a species –certainly smarter, hopefully wiser” (Brockman 54-55).

6 Un precursore “senza tecnologia”. Vedi Cy-Borges (2009), il cui sottotitolo è indicativo di questa nozione di tornare al passato (e stabilire l’evoluzione culturale e generazionale della tradizione) per trovare il futuro: Memories of the Posthuman in the Work of Jorge Luis Borges.

7 Dove dovrebbero essere inclusi autori come – e ognuno nel suo rispettivo momento tecnico-scientifico-letterario e culturale – il suddetto peruviano Carlos Germán Belli, l’argentino Omar Gancedo con IBM, il messicano-spagnolo Eugenio Tisselli con PAC: Poesía asistida por computadora. La herramienta para poetas bloqueados, gli spagnoli-argentini Gustavo Romano con IP Poetry Project, e Belén Gache con Kublai Moon e il suo derivato sequenziale Poesías de las Galaxias Ratonas.

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Opere citate nell’articolo:

Antología de poesía electrónica. Centro Cultural Digital-México. Web. http://poesiaelectronica.centroculturadigital.mx

Baudrillard, Jean. Simulacra and Simulation. Translated by Sheila Faria Glaser. Ann Arbor: University of Michigan Press, 1994. Impreso.

Beaver, Joseph. Walt Whitman—Poet of Science. New York: Octagon Books, 1974.

Bolter, Jay David and Richard Grusin. Remediation. Understanding New Media. Cambriege, MA: MIT Press, 2000. Impreso.

Brockman, John, ed. What to Think About Machines That Think. Today’s Learning Thinkers on the Age of Machine Intelligence. New York: Harper Perennial, 2015. Impreso.

Callus, Ivan and Stefan Herbrecheter, eds. Cy-Borges. Memories of the Posthuman in the Work of Jorge Luis Borges. New York: Bucknell University Press, 2009. Impreso.

Correa-Díaz, Luis. Novissima Verba. Huellas digitales, electrónicas, cibernéticas en la poesía latinoamericana. Santiago de Chile: RIL Editores/Academia Chilena de la Lengua, 2018. Impreso.

—, coordinador. Dossier: “Poesía digital y/o electrónica latinoamericana: muestrario crítico y creativo”. AErea. Revista Hispanoamericana de Poesía, 10 (2016): 113-168. Impreso.

Correa-Díaz, Luis y Scott Weintraub, eds. Poesía y poéticas digitales, electrónicas, tecnos / New Media en América Latina. Bogotá: Universidad Central, 2016. E-book: http://www.ucentral.edu.co/editorial/catalogo/poesia-poeticas-digitales

Flores, Leonardo. “Digital Poetry.” Ryan, Marie-Laure, Lori Emerson and Benjamin J. Robertson, eds. The Johns Hopkins Guide to Digital Media. Baltimore, Maryland: The Johns Hopkins University Press, 2014. 155-161. Impreso.

Hayles, N. Katherine. Electronic Literature. New Horizons for the Literary. Notre Dame, IN: University of Notre Dame, 2008. Impreso.

—. Writing Machines. Cambridge, MA: The MIT Press, 2002. Impreso.

Heidegger, Martin. “… Poetically Man Dwells …”. Poetry, Language, Thoughts. Trans. and Introduction by Albert Hofstadter. New York: Harper& Row, Publisher, 1971. 211-229. Impreso.

Pitman, Thea. “(New) Media Poetry.” Hart, Stephen M. The Cambidge Companion to Latin American Poetry. Cambridge, UK: Cambridge University Press, 2018. 261-281. Impreso.

Rugueiro Salgado, Begoña. “¿Qué es la poesía?: La literariedad en la poesía digital.” Alemany Ferrer, Rafael y Francisco Chico Rico, eds. XVIII Simposio de la SELGYC (Alicante 9-11 de septiembre 2010) = XVIII Simposi de la SELGYC (Alacant 9-11 setembre de 2010). Ciberliteratura i comparatisme = Ciberliteratura y comparatismo, Alacant, Universitat d’Alacant, SELGYC [Sociedad Española de Literatura General y Comparada], 2012. 233-248. Impreso.

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foto Luis Correa DiazLUIS CORREA DÍAZ Membro Corrispondente dell’Academia Chilena de la Lengua, poeta e professore del Digital Humanities e Human Rights dell’University of Georgia-USA. Autore di vari libri e articoli critici. Tra gli ultimi segnaliamo dossiers: a) “Latin American, Spanish & Portuguese Literatures in the Digital Age. New technologies and the Literary” dell’Arizona Journal of Hispanic Cultural Studies 14 (2010-2011), b) “Muestrario de poesía digital latinoamericana” per AErea, Revista Hispanoamericana de Poesía (2016); c) e-book colettivo Poesía y poéticas digitales/electrónicas/tecnos/New-Media en América Latina: Definiciones y exploraciones (2016), e d) La futuridad absoluta di Vicente Huidobro (2018), e) Novissima verba: huellas digitales/cibernéticas en la poesía latinoamericana (venidero).
Le sue raccolte di poesia sono
: … del amor hermoso (2018), impresos en 3D (2018), clickable poem@s (2016), Cosmological Me (2010 e 2017), Mester de soltería (2006 e 2008), Diario de un poeta recién divorciado (2005), Divina Pastora (1998), Rosario de actos de habla (1993), Ojo de buey (1993), Bajo la pequeña música de su pie (1990). Membro del comitato editoriale di diverse reviste professionali europee, latinoamericane e statunitensi. Professore visitante presso: State University of New York –Albany; Instituto Iberoamericano -Berlino, Germania; Pontificia Universidad Católica de Chile; University of Liverpool, Inghilterra; Universidad de Playa Ancha, Valparaíso, Chile. http://www.rom.uga.edu/directory/luis-correa-diaz-0

Riguardo il macchinista

Lucia Cupertino

LUCIA CUPERTINO (1986, Polignano a Mare). Antropologa culturale, poetessa e traduttrice. Ama anche mettere le mani nella terra e sta cercando di apprendere agricoltura naturale e strumenti della transizione culturale. Vive piacevolmente nel Sud del Mondo, attualmente tra Colombia e Italia. Scrive in italiano e spagnolo e suoi lavori sono apparsi in riviste e antologie italiane e internazionali, specialmente dell’America latina e una selezione tradotta in albanese sulla rivista Poeteka. Ha pubblicato: Mar di Tasman (Isola, Bologna, 2014), Non ha tetto la mia casa (Casa de poesía, San José, 2016), sua antologia poetica in versione bilingue italiano-spagnolo, il libro-origami Cinco poemas de Lucia Cupertino (Los ablucionistas, Città del Messico, 2017). Ha tradotto e curato 43 poeti per Ayotzinapa. Voci per il Messico e i suoi desaparecidos (Arcoiris, Salerno, 2016) che ha ricevuto una menzione critica nel Premio di traduzione letteraria Lilec dell’Unibo. Cofondatrice della web di scritture dal mondo www.lamacchinasognante.com, con la quale promuove iniziative culturali e letterarie in Italia e all’estero.

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