INDIA: LA PARTECIPAZIONE ALLE OLIMPIADI DEL TEATRO E AL SIMPOSIO SULLE NUOVE NARRAZIONI DELLA COMPAGNIA “INSTABILI VAGANTI”

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Instabili Vaganti al World theatre forum di New Delhi e all’International Symposium di Mumbai durante le Theatre Olympics 2018 in India

di Nicola Pianzola

Dal 3 al 27 marzo 2018 il nostro spettacolo MADE IN ILVA è stato invitato in India, nell’evento teatrale più grande dell’Asia, e forse, in quel momento, del mondo: le Theatre Olympics. 25.000 artisti da 30 paesi diversi per un totale di 500 spettacoli e 700 performance in spazi esterni, in 51 giorni di programmazione simultanea in 17 città del Paese.

Fondate nel 1993 a Delfi, per iniziativa del famoso regista teatrale greco Theodoros Terzopoulos, le Olimpiadi del teatro sono la più importante celebrazione mondiale dell’arte scenica e si svolgono ogni due o quattro anni in differenti città del mondo.

La nostra maratona olimpica è iniziata il 3 marzo a Patna, un trafficato crocevia lungo il Gange, nello stato del Bihar, uno dei più poveri dell’intero paese, che ci accolto in una nuvola di colori, durante la celebrazione dell’Holi, una delle più importanti festività indiane, e con un auditorium di 300 posti completamente pieno. Dalle rive del Gange ci siamo spostati a New Delhi, nel cuore delle olimpiadi del teatro, dove MADE IN ILVA è andato in scena il 5 marzo con un tale successo da indurre la direzione del festival a programmare una replica straordinaria a Jaipur, la città rosa nel deserto del Rajasthan.

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Le Olimpiadi del teatro, oltre a rappresentare un’occasione unica per vedere gli spettacoli dei più importanti registi della scena contemporanea (al festival erano in programma Eugenio Barba, Romeo Castellucci, Theodoros Terzopoulos) costituiscono un momento di riflessione globale sul teatro, grazie ad una serie di eventi quali workshop, incontri con i registi, e conferenze con professori universitari ed esperti provenienti da tutto il pianeta.

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Nel giro di pochi giorni abbiamo diretto un workshop pratico rivolto agli studenti della National School of Drama, ente organizzatore dell’intero festival, e partecipato a due conferenze mondiali: il World Theatre forum di New Delhi e l’International Symposium di Mumbai.

Avevamo già preso parte al Forum mondiale del teatro nel 2016, sempre a New Delhi, con due interventi sul lavoro del performer e sull’interazione fra teatro e new media. Il tema scelto per questa seconda edizione del forum era: Narrative, New Narrative, Post narrative: Making of Newness.

Tutti termini che ci hanno subito spinto a riflettere sui modelli narrativi del nostro teatro e sul processo di lavoro alla composizione del testo nelle nostre drammaturgie originali.

Ho intitolato il mio intervento Theatre defines Narrative, spiegando come la poetica in costante mutamento di una compagnia come la nostra, possa definire forme e modelli narrativi, riferendomi al nostro nuovissimo progetto The Global City che prevede una drammaturgia originale in tre lingue.

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“Il nostro teatro definisce la sua stessa narrativa. Nel senso che il tipo di teatro che abbiamo sviluppato, crea da sé le proprie forme narrative.

Il nostro modo di comunicare in scena come performer, il nostro uso dello spazio scenico, la nostra costante interazione con tutte le altre forme d’arte (musica, video, arti visive etc.), la nostra volontà di indagare temi specifici e problematiche della società contemporanea, ha iniziato a definire la drammaturgia originale e le strutture narrative dei nostri spettacoli.

Un esempio importante è rappresentato da MADE IN ILVA, dove la drammaturgia è nata dall’intreccio tra le testimonianze dei lavoratori dell’ILVA di Taranto e i testi poetici di Luigi Di Ruscio, cuciti insieme ai frammenti di testo scritti dalla regista Anna Dora Dorno e da me come interprete. Questa dinamica ci ha portato, a distanza di anni, a generare una narrazione a partire dalle nostre personali esperienze di ricerca e lavoro nelle maggiori metropoli del pianeta. Nel nostro work in progress, The Global City, la drammaturgia originale è nata dalla composizione di frammentati ricordi appartenenti alle città attraversate, che hanno generato azioni fisiche, suggestioni visive, sonore, sensoriali, fondendosi con spezzoni di video girati nelle città stesse, che riemergono mappati su diverse superfici in scena. Questo processo di lavoro ha contribuito a creare una drammaturgia in tre differenti lingue, a seconda delle città e dei luoghi ai quali il ricordo si riferisce.”

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L’intervento di Anna Dora Dorno, che si è tenuto il secondo giorno del forum, si intitolava Liquid Narration, e delineava un linguaggio performativo che, assorbendo i cambiamenti di quest’era globale, è in grado di generare una narrazione fluida, liquida appunto, come quella presente nei nostri spettacoli. La dissertazione di Anna Dora era inserita all’interno di una sezione incentrata sui modelli e gli scopi del “nuovo” inteso come novità, nuove tendenze, linguaggio contemporaneo. “Ma che cos’è davvero nuovo in teatro?” così iniziava il discorso della regista di Instabili Vaganti, “è veramente il nuovo che ci spinge a cercare novità? O è la libertà creativa del performer che genera il nuovo?”

Viviamo in un contesto in cui il teatro ha perso in parte la sua funzione sociale e, a volte, sembra soffocato dagli altri mezzi di comunicazione. Esiste la possibilità di invertire questa tendenza? La possibilità di riscoprire un linguaggio teatrale che trattiene le novità come un elemento vivo e in continua trasformazione?

Come regista e ricercatrice ho basato la maggior parte del mio lavoro sulla relazione fra tradizione e innovazione, cercando una narrazione composita capace di usare tecniche che appartengono al passato attraverso una visione contemporanea, aperta alla contaminazione con i new media. Il mondo virtuale ha ampliato le possibilità dello spettatore, che è sempre più esigente e abituato ad una sovra-stimolazione, specialmente visiva. Una nuova narrazione dovrebbe considerare questi cambiamenti e includerli come strumenti per raccontare una storia, non più in maniera lineare, ma composita, fluida, “liquida” come liquida è la nostra modernità secondo Zygmunt Bauman.

IMG_0204Durante i due giorni del forum è stato interessante vedere da quanti differenti punti di vista si guardava al concetto di “nuovo”. Sono intervenuti drammaturghi, artisti visivi, costumisti, studiosi, registi, e sono nati confronti interessanti su alcuni macro temi quali la relazione fra tradizione e innovazione, imprescindibile in un paese così ricco di storia e allo stesso tempo così proiettato in una corsa alla contemporaneità come l’India.

Titolo ancora più provocante, quello del Symposium internazionale di Mumbai: Who shrinks my theatre? Chi o cosa limita il mio teatro? Difficile non cadere nelle solite polemiche o lamentele sul fatto di quanto sia difficile fare teatro oggi. Per questo ho cercato un approccio più originale, quasi performativo, nell’esporre il mio intervento, giocando anche sul concetto opposto a quello di “shrink”, ossia “stretch”. Il mondo espande il mio teatro. In fondo è la verità nonché la caratteristica principale della nostra compagnia.

“Viviamo in un’era globale e il teatro dovrebbe essere un atto globale”

Dopo aver raccontato come abbiamo iniziato non solo a circuitare i nostri spettacoli in America Latina, Asia, Europa, Nord Africa e Medio Oriente, ma anche a dirigere e sviluppare i nostri progetti in diversi paesi del globo, ho mostrato un contenuto video del nuovo progetto The Global City, mentre dal vivo ho citato un frammento in Inglese della sua drammaturgia originale:

[…]Am I dreaming?

Or is my mind crossing the cities of where I have been?

Am I dreaming?

Or Is my memory wandering in this Global City?”

Questo nuovo lavoro, ancora in fieri, rappresenta infatti il nostro carattere intercontinentale, interculturale, il nostro pensare globale e agire glocale.

Ancora più giocato sul paradosso, l’intervento di Anna Dora esasperava il termine “shrink” intitolando la sua conferenza Theatre shrinks my theatre e parlando di come il teatro stesso a volte sia limitante e limitato ad una concezione troppo classica, a partire dall’edificio teatrale stesso. Anna Dora ha raccontato di come, fondando Instabili Vaganti, abbia deciso di lavorare in maniera differente, attraverso progetti di ricerca artistici in grado di generare non solo spettacoli ma altre forme d’arte. Il suo intervento si è concentrato poi su un progetto in particolare, Stracci della memoria, che ha portato alla realizzazione dello spettacolo Il Rito e alla creazione di performance quali La memoria della carne, dove l’interazione fra teatro, arti performative e altre discipline è molto evidente.

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“Attraverso Stracci della memoria i confini del teatro si sono allargati aprendoci a nuove vie, sia dal punto di vista della produzione artistica che da quello della circuitazione in contesti differenti dal teatro. Durante le sessioni internazionali di lavoro al progetto siamo stati ospitati in diversi contesti: dagli edifici storici in Italia, tra cui splendide chiese, a un villaggio nella giungla del Bengala in India, o nei musei di arte contemporanea più all’avanguardia, tra cui la Power station of arts in Cina.

Nel mio modo di pensare, il teatro dovrebbe espandersi e ritornare il luogo prediletto della totalità delle arti.”

Con questa riflessione si chiudeva l’intervento di Anna Dora e il Symposium di Mumbai. Tanti gli spunti, le suggestioni e gli interrogativi rimasti aperti. D’altronde la ricerca artistica non ha mai fine, è irrequieta, come il nostro continuo vagare.

Nicola Pianzola, performer e pedagogo teatrale, nato a Novara nel 1977 e laureato al Dams di Bologna, riceve nel 2003 il Premio Le Arti per la Vita. Co-fondatore e performer di Instabili Vaganti, è noto al pubblico mondiale per il pluripremiato spettacolo Made in Ilva, nominato ai Total Theatre Awards al Festival di Edimburgo nel 2014.

Anna Dora Dorno, regista, attrice e pedagoga teatrale, nata a Taranto nel 1976 e laureata al Dams di Bologna. Nel 2004 fonda Instabili Vaganti, duo artistico di cui è regista e performer. I suoi spettacoli sono stati ospitati nei maggiori festival internazionali, ricevendo numerosi premi. Come pedagoga ha insegnato nelle più importanti accademie e Facoltà di teatro al mondo, tra cui la National School of Drama in India, la Shanghai Theatre Academy in Cina, il Grotowski Institute in Polonia.

Instabili vaganti si caratterizza per la ricerca e la sperimentazione nel teatro sico e le arti performative contemporanee. Ha presentato le sue produzioni e progetti in oltre venti paesi, traducendo le proprie opere in tre lingue e collezionando numerosi premi nazionali e internazionali. La compagnia ha rappresentato il teatro italiano in iniziative d’importanza mondiale tra cui le Olimpiadi del teatro in India e l’anno dell’Italia in America Latina. 

Riguardo il macchinista

Lucia Cupertino

LUCIA CUPERTINO (1986, Polignano a Mare). Antropologa culturale, poetessa e traduttrice. Ama anche mettere le mani nella terra e sta cercando di apprendere agricoltura naturale e strumenti della transizione culturale. Vive piacevolmente nel Sud del Mondo, attualmente tra Colombia e Italia. Scrive in italiano e spagnolo e suoi lavori sono apparsi in riviste e antologie italiane e internazionali, specialmente dell’America latina e una selezione tradotta in albanese sulla rivista Poeteka. Ha pubblicato: Mar di Tasman (Isola, Bologna, 2014), Non ha tetto la mia casa (Casa de poesía, San José, 2016), sua antologia poetica in versione bilingue italiano-spagnolo, il libro-origami Cinco poemas de Lucia Cupertino (Los ablucionistas, Città del Messico, 2017). Ha tradotto e curato 43 poeti per Ayotzinapa. Voci per il Messico e i suoi desaparecidos (Arcoiris, Salerno, 2016) che ha ricevuto una menzione critica nel Premio di traduzione letteraria Lilec dell’Unibo. Cofondatrice della web di scritture dal mondo www.lamacchinasognante.com, con la quale promuove iniziative culturali e letterarie in Italia e all’estero.

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