“Windows”: Riflessioni di Donald Stang e Helen Wickes sulla traduzione collaborativa delle poesie di Julio Monteiro Martins – Intervista a cura di Bishnupriya Chowdhuri

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Traduzione italiana di articolo apparso il 28 maggio 2021 nella rivista digitale The Antonym – Bridge to Global Literature.

 

[Nota biografica a cura dei traduttori] L’ultima raccolta di poesie di Julio Monteiro Martins, La grazia di casa mia (The Grace of My Home nella nostra traduzione), è stata pubblicata in italiano nel 2013 (Rediviva Edizioni, Milano). L’autore è stato uno scrittore e figura culturale di spicco in Brasile, Paese dove visse la prima parte della sua vita, e in Italia, dove visse da metà anni 90 fino alla morte. Con un gran numero di pubblicazioni in entrambi i paesi, Julio Monteiro Martins ha vissuto il dolore dell’esilio così come la difficile immersione in una nuova lingua e cultura. Come scrittore, mentore di giovani scrittori, insegnante ed editore, ha avuto un ampio seguito, che speriamo di ampliare ulteriormente traghettando il suo lavoro verso i lettori di lingua inglese attraverso la nostra traduzione.

In Brasile, Julio ha lavorato come avvocato per i diritti umani ed è stato tra i fondatori del Partito Verde brasiliano e del movimento ambientalista Os Verdes. Ha pubblicato nove libri in portoghese, compresi racconti, saggi e romanzi; è stato fondatore e direttore della  casa editrice Anima, che ha pubblicato autori brasiliani negli anni ’80; e ha insegnato scrittura creativa a Rio de Janeiro.

A metà anni 90 ha preso la dolorosa decisione di lasciare la sua terra d’origine trascorrendo in seguito alcuni anni come docente a Lisbona e negli Stati Uniti, prima di stabilirsi definitivamente a Lucca, in Italia, città che chiamò casa per il resto della sua vita.

In Italia, Julio Monteiro Martins ha insegnato in diverse città e diretto la rivista digitale Sagarana come pure l’omonima scuola di scrittura creativa. Ha pubblicato molte opere in italiano comprese diverse opere teatrali. Molti dei suoi scritti in italiano che precedono la sua raccolta di poesie finale sono stati pubblicati in riviste letterarie italiane.

 

Bishnupriya: Nella rivista digitale The Antonym – Bridge to Global Literature, cerchiamo sempre di scavare a fondo nei modi in cui la traduzione trasporta e trasforma un’opera letteraria. Ogni progetto di traduzione, in sostanza, reinventa il proprio regolamento. Il sottile equilibrio tra creatività e replicazione o trasferimento viene sperimentato nella sua forma più molecolare, ogni volta che un traduttore si mette al lavoro. Questa settimana siamo lieti di ospitare Helen Wickes e Don Stang, partner nella poesia come pure nella vita, che ci hanno parlato del loro viaggio nella traduzione delle poesie di Monteiro Martins dall’italiano all’inglese.

 

Bishnupriya: Come accade sia per l’arte che per gli umani, a volte i loro sguardi si incontrano e inizia un nuovo capitolo. Mi chiedo se c’è una poesia di Julio che ha avuto tale effetto per voi. Cosa vi ha spinto a intraprendere il progetto di traduzione?

Donald Stang : È stato un po’ come suggerisci tu: una specie di colpo di fulmine. Così è stato il primo incontro con il suo lavoro nella poesia “Finestre” (“Windows”)[vedi sotto], che mi ha dato una bella scossa. La nostra amica e collaboratrice Pina Piccolo (poeta, traduttrice e direttrice della rivista The Dreaming Machine ) l’aveva postata sul suo blog personale, credo. (Pina ha lavorato con Julio per anni e da allora ha pubblicato gran parte del suo lavoro, comprese alcune delle nostre traduzioni, in varie pubblicazioni online.) Anche a Helen è piaciuta la poesia e abbiamo discusso un eventuale tentativo di tradurla. Ci è piaciuto il processo di traduzione di questa prima poesia e ci siamo proposti di lavorare sull’intera collezione in cui essa appare chiedendo a Pina di farci da consulente. La raccolta era stata pubblicata in italiano solo un anno prima che Julio morisse. All’epoca, nonostante fosse abbastanza conosciuto in Brasile e in Italia e molto attivo nel mondo della letteratura e dell’insegnamento, praticamente nessuna delle sue opere di poesia era apparsa in inglese. Questa è ancora la situazione attuale, ed è stata una delle principali motivazioni per i nostri sforzi tesi a far arrivare il lavoro di questa importante figura letteraria ai lettori anglofoni.

 

Windows

 

A poet has written
that poetry and windows
don’t get along well together.
Perhaps he was right.
Windows
are a subject
that is too poetical.
Too often they serve
as tired clichés.

Here’s one:
the gaze
is the window
of the soul.
Another:
this treasure chest
is a window
to the past.

In fact,
one can scarcely make
poetry in this way.
It’s clear
that there are no windows
that open into the soul
or doors
that swing open into the past.

There are, instead,
true windows,
and about those
one can in fact write poetry.
Or write nothing.
It’s the same.
They exist, that’s all.
The world is certainly not down on its knees
begging to be written about
by someone.
The world could care less.

One true window,
for example,
was the one my grandfather
locked with an iron bolt
every evening at eight,
even when the weather was brutally hot.

Today I understand
that he was not worried about
security.
He believed—
but he would never have admitted—
that through the open window
evil spirits would enter
and that they would infest
my childhood home.

He was paranoid, my grandfather.
A good man,
but paranoid.
In his delusion
evil was everywhere
but it only came in through the window.

Another actual window
had been crashed through
by a gang of youths
in the outskirts
of Rio de Janeiro.
It was the bedroom window
of my great-grandmother Herminia.
They wanted hidden money
that did not exist.
They beat her
to death.

My great-grandmother
had silver hair.
She also was good.
A strong woman.
She was the director
of the nursing home
that the gang had for some time
besieged.
Herminia
wasn’t paranoid.
But she should have been.
It would have saved her life.

When I wake up breathless
in the middle of the night
or in the early morning tired and dull,
I never know where I am.
So many times
I have changed countries and cities,
feathers and coat,
that I don’t always remember
my most recent move.

The walls are always the same.
Lamps, bathrobes, bath mats—
I find them everywhere.
Only the window remains
capable of explaining
things to me.
The things of my life.

I stretch my head out the window
in search of a tower,
a mountain,
a type of skirt,
a hat,
that might let me know
where the hell
I have ended up
this time.

A bus,
a fruit vendor
on the corner
reveal
the state of things.

From the window
one sees neither the soul
nor the past.
The window
is the present.
The room, instead,
is eternity.
And the present,
as we know,
we either see from eternity
or we do not see at all.

 

Finestre

 

Un poeta ha scritto
che poesia e finestre
non stanno bene insieme.
Forse aveva ragione.
Le finestre
sono un soggetto
troppo poetico,
servono troppo spesso
per metafore scontate.

Ne volete una?
Lo sguardo
è la finestra
dell’anima.
Un’altra?
Quello scrigno
è una finestra
verso il passato remoto.

Infatti
non si può mica fare
poesia così.
È chiaro
non ci sono finestre
che si aprono verso l’anima
né porte
che si spalancano verso il passato.

Ci sono invece
le finestre vere
e su queste
si può anche scrivere poesia.
O non scrivere niente.
È uguale.
Esistono e basta.
Il mondo non se ne sta certo in ginocchio
a supplicare di essere scritto
da qualcuno.
Il mondo se ne frega.

Una finestra vera,
per esempio,
era quella che mio nonno
sprangava con una barra di ferro
tutte le sere alle otto
anche quando faceva un caldo bestiale.

Oggi capisco
che non si preoccupava
della sicurezza.
Lui credeva
– ma non l’avrebbe mai ammesso –
che dalla finestra aperta
entrassero spiriti maligni
che poi avrebbero infestato
la casa della mia infanzia.

Era paranoico, mio nonno.
Tanto buono,
ma paranoico.
Nel suo delirio
il male era dappertutto
ma entrava solo dalla finestra.

Un’altra finestra reale
è stata sfondata
da una banda di bambini
in un quartiere periferico
di Rio de Janeiro.
Era quella della camera da letto
della mia bisnonna Hermínia.
Volevano i soldi nascosti
che non esistevano.
L’hanno ammazzata
di botte.

La mia bisnonna
aveva capelli d’argento.
Anche lei era buona.
Una donna forte.
Era la direttrice
dell’ospizio
che i bambini da tempo assediavano.
Hermínia
non era paranoica.
Ma avrebbe dovuto esserlo,
invece.
Le avrebbe salvato la vita.

Quando mi sveglio ansimante
nel mezzo della notte
o la mattina presto stanco e ottuso,
non so mai dove sono.
Tante volte
ho cambiato paese e città,
piume e pelame,
che non sempre riesco a ricordare
l’ultimo spostamento.

Le pareti sono sempre uguali.
Lampadari, accappatoi, tappetini,
li trovo dappertutto.
Resta solo la finestra
in grado di spiegarmi
le cose.
Le cose della mia vita.

Mi sporgo sul davanzale,
in cerca di una torre,
di un monte,
di un tipo di gonna,
di cappello,
che mi faccia capire
dove diavolo
mi sono cacciato
questa volta.

Un autobus,
un fruttivendolo
all’angolo
mi rivelano
lo stato delle cose.

Dalla finestra
non si vede l’anima
né il passato.
La finestra
è il presente.
La camera invece
è l’eterno.
E il presente,
lo sappiamo,
o lo vediamo dall’eterno
o non lo vediamo affatto.

 

 

Helen Wickes : Anni fa, Pina ci ha fatto conoscere Sagarana, la meravigliosa rivista online di letteratura, arte e saggi diretta da Julio. Pina ha tradotto in italiano una delle mie poesie su Caravaggio e Julio la pubblicò insieme a un’immagine del dipinto. Da allora siamo rimasti affascinati dal suo lavoro.

Il suo libro, La grazia di casa mia (The Grace of My Home), contiene molte poesie su quel profondo sconvolgimento che si avverte quando si lascia la propria terra natia, con la sua complessa cultura, storia, lingua e bellezza naturale. Il titolo del libro è un verso della sua poesia “Vivere in esilio” in cui egli si lamenta della perdita della sua patria ed esprime tristezza, sapendo che morirà lontano da dove è cresciuto. La potenza di quella poesia è stata un’altra spinta decisiva e stimolante che ci ha indotti a tradurre l’intero libro.

Negli Stati Uniti faccio parte del mondo della poesia con quattro libri pubblicati. Inoltre, per 16 anni ho fatto parte di Sixteen Rivers Press, una piccola casa editrice di poesia senza scopo di lucro. Sebbene per quanto mi riguarda abbia studiato l’italiano in modo discontinuo per anni, Don è stato invece uno studente diligente della lingua, del paese e della sua cultura per decenni. Abbiamo pensato che sarebbe stata una sfida entusiasmante intraprendere questo progetto insieme, visto che  conduciamo tante altre attività separate nelle nostre vite. Inoltre, la natura impegnativa di gran parte del lavoro era allettante. È stato un lavoro duro, immensamente gratificante e ne è decisamente valsa la pena.

 

Bishnupriya : È stato un progetto congiunto/collaborativo sin dall’inizio? Come si è formata la squadra?

Don : Sì, dall’inizio, come ho spiegato, è stato così. Siamo sposati e viviamo insieme, quindi la coreografia lavorativa non  è stata un problema.

Helen : Quando Don ed io abbiamo deciso di tradurre il libro di Julio, abbiamo dovuto per prima cosa ottenere il permesso sia dai suoi eredi che dalla casa editrice. Ovviamente abbiamo chiesto a Pina Piccolo di farci da consulente nel progetto poiché era un’amica e collega di lunga data di Julio e ci aveva presentato il suo lavoro.

 

Bishnupriya : Raccontaci qualcosa in più sul metodo e il processo che avete seguito, cioè come avete lavorato insieme, avete scelto poesie distinte su cui lavorare o  avete lavorato entrambi su ciascuna poesia?

Don : Ognuno di noi, per conto suo, faceva una traduzione più o meno letterale di ogni poesia, studiando i termini con i quali non eravamo familiari e riacquistando familiarità con quelli i cui significati era necessario rinfrescare. Successivamente, prendevamo appunti sulle parole con definizioni e valenze multiple per aiutarci poi a trovare la terminologia giusta da usare. Ci scambiavamo poi le nostre bozze preliminari, e forse uno di noi tentava una sintesi provvisoria tra le due versioni. In un secondo momento ci confrontavamo sui dettagli.  Forse io ero leggermente più responsabile delle definizioni; Helen, che è invece una poeta pubblicata, aveva una maggiore autorevolezza per quanto riguarda lo stile poetico e la sintassi che sembrava poeticamente più efficace. Una volta completata una prima bozza su cui entrambi potevamo essere d’accordo in maniera preliminare, la sottoponevamo a Pina (che vive in Italia, mentre viviamo in California) per i suoi commenti.

Pina, che è madrelingua di entrambe le lingue, avendo vissuto molti anni in entrambi i Paesi, è stata estremamente utile nel (1) comprendere gli usi dell’italiano che potevano sfuggirci visto che ci affidavamo ai dizionari; (2) comprendere riferimenti culturali, politici e storici che potevano non essere del tutto chiari per noi, o di cui potevamo anche non renderci conto e, (3) poiché aveva lavorato a lungo con Julio, comprendeva dove Julio voleva andare a parare in alcuni passaggi che a noi potevano risultare oscuri. Siamo stati estremamente fortunati a poter lavorare in questa fase del progetto con una persona che possiede tutti quei punti di forza.

 

Bishnupriya : Quali sono le sfide che hai dovuto affrontare durante la traduzione?

Don : Ad alcune ho già accennato, principalmente comprendere tutta una storia e una cultura espresse nel testo italiano, e nel caso di Julio anche la sua storia in Brasile durante la prima parte della sua vita, nonché l’esperienza dell’esilio che era un aspetto così importante della sua vita e del suo lavoro. (Julio aveva scritto molto in portoghese prima di lasciare il Brasile, e in Italia ha prodotto una grande quantità di opere in italiano: racconti, saggi, articoli, pezzi teatrali e poesie).

Un’altra sfida, e una delle più importanti, era l’uso giocoso che faceva della lingua. C’era una poesia che consisteva in gran parte di una lingua inventata e non c’era modo di tradurla (era letteralmente intraducibile). Abbiamo deciso di creare una nostra poesia che tentasse di dare la stessa sensazione e creare, si spera, lo stesso stato d’animo giocoso dell’originale; nel manoscritto è preceduta da una nota esplicativa. È stata per noi una decisione un po’ sofferta, poiché tradurre la raccolta e omettere una poesia sarebbe stato un peccato, mentre ciò che abbiamo fatto può apparire piuttosto inedito e, forse, si presta a critiche. Resta da vedere se questo esperimento (non ancora pubblicato) avrà successo.

Helen: Io ho una discreta conoscenza per quanto riguarda la poesia americana, britannica e irlandese. Pur avendo letto poesia italiana moderna, non conosco a fondo la poesia italiana contemporanea o le molte questioni che devono affrontare i poeti italiani odierni. Non conoscevo tutte le influenze poetiche su Julio che si potevano cogliere come sfumature nel suo lavoro, così come il contesto più ricco di valenze diverse per alcuni dei suoi temi.

Un importante banco di prova è stato quello di affrontare in maniera adeguata l’erudizione di Julio, in termini di sfide che essa presentava. Sebbene io e Don siamo istruiti nei nostri rispettivi campi, non siamo studiosi; e così abbiamo fatto quello che fa la maggior parte dei traduttori di poesia: abbiamo fatto un po’ di ricerche sugli argomenti. Ad esempio, abbiamo dovuto rinfrescare quel che ricordavamo di Teilhard de Chardin e di Walter Benjamin. Per la poesia chiamata “Haiti”, c’erano una sfilza di divinità haitiane da capire. In “Musica”, Julio fa riferimento a un uccello della foresta pluviale brasiliana chiamato uirapuru e abbiamo persino trovato una registrazione online del canto dell’uccello. C’erano luoghi ed eventi storici sia in Brasile che in Italia che meritavano di essere esplorati.

Don :  Ci siamo anche confrontati su quali riferimenti nelle poesie avessero bisogno di note. Volevamo usarle con parsimonia e solo quando sembrava strettamente necessario .

Helen : A proposito, io in verità non ho alcun problema con il modo in cui abbiamo gestito l’unica poesia che non avrebbe avuto senso se tradotta letteralmente. Abbiamo fatto un riff sul suo pezzo, mantenendo i ritmi e le interruzioni di verso, creando un gioco di parole simile in inglese e poi traducendo effettivamente i versi finali della strofa, che fungono da ritornello. Se mai riusciremo a pubblicare il libro, forniremo una nota a piè di pagina decente.  Chi legge può farsi un’idea di quale sensazione abbiamo cercato di trasmettere, anche se non conosce l’italiano, in questo frammento della poesia, nella sua versione originale e tradotta:

 

[I’ll put Italian and English next to one another]

Il che porta alla sfida più grande: far pubblicare la nostra traduzione inglese del libro di Julio. Gli americani tendono ad avere poca fame per la lettura di poesie tradotte. Ritornano  spesso a Rilke o a Neruda, ma, a meno che non siano immersi nel mondo della poesia, spesso non cercano altri poeti non anglofoni da leggere. Julio non era molto conosciuto in questo paese e Don e io non abbiamo lo status ufficiale di traduttori, nonostante che adesso tutte le poesie che abbiamo tradotto dalla raccolta La grazia di casa mia siano apparse su riviste letterarie americane di una certa levatura.  Semplicemente non ci sono molti concorsi, risorse, modi per portare questo libro in stampa. Questo è un dato di fatto che ci provoca sia tristezza che frustrazione. Dato che entrambi abbiamo superato i settant’anni, speriamo di vivere abbastanza a lungo da tenere tra le mani la nostra traduzione pubblicata del libro di Julio.

Nella primavera di quest’anno è uscita una versione limitata di un chapbook contenente cinque poesie di Julio con la traduzione a fronte, a cura di una piccola casa editrice che pubblica solo opere su invito. La poesia “Vivere in esilio” sarà in quel chapbook. Il titolo del nostro chapbook è World Without a Libretto, che deriva dalla poesia “Musica”, ultima poesia sia del chapbook che de La grazia di casa mia. Abbiamo scelto quel verso come titolo perché esprime magnificamente l’originalità, la musicalità, l’arguzia e il senso di meraviglia di Julio.

Poiché molte delle traduzioni sono state pubblicate da riviste digitali, sono prontamente disponibili. Una volta che le poesie sono state pubblicate, spesso ne inviamo alcune una o due volte l’anno a Pina per la ripubblicazione nella sua rivista online, The Dreaming Machinethedreamingmachine.com, che si può trovare facilmente. Nel numero di TDM di maggio, “Windows” era una poesia in primo piano. A proposito, “The Dreaming Machine” è una versione inglese del titolo dell’ultimo libro scritto da Julio e pubblicato postumo, La macchina sognante.

 

Bishnupriya : Tutti conoscono le “perdite” nella traduzione, ma non ci sono anche i ‘guadagni’?

Helen : Ci sono così tante discussioni nel mondo accademico sulla traduzione che preferirei starne fuori. Abbiamo fatto del nostro meglio per portare un lavoro complesso da una lingua e da una cultura all’altra. Un vantaggio evidente è che molti lettori anglofoni hanno ricevuto un’introduzione e si sono davvero divertiti a leggere Julio in traduzione, sia nelle riviste che hanno pubblicato le nostre traduzioni, sia in The Dreaming Machine. Un altro ‘guadagno’ evidente è stato personale: abbiamo avuto un’immensa soddisfazione nel fare il lavoro, nel confrontarci con Pina, e poi nell’avere il piacere di vedere le singole poesie accettate dai giornali. Vediamo questa opportunità come una benedizione che ci è ricaduta dal lavoro stesso e sentiamo un’enorme gratitudine a Pina per tutto il suo supporto. Non abbiamo mai avuto il piacere di incontrare Julio e rimpiangiamo il fatto di non essere stati in grado di stabilire quel legame personale. Dato che Don e io non siamo né italiani né brasiliani, sarebbe stato meraviglioso parlare con Julio e conoscere le tante sottigliezze culturali che probabilmente ci siamo persi.

 

Bishnupriya: Perché a vostro parere è importante tradurre le poesie Monteiro Martins verso l’inglese?

Helen : Dopo essere stati colpiti dalla poesia “Windows” (Finestre) e da alcune altre, abbiamo scoperto l’arguzia, l’intelligenza, la gamma di emozioni e l’esperienza a cui Julio ha dato vita attraverso le sue parole, e abbiamo deciso che il suo lavoro meritava un pubblico di lingua inglese.  Era nostra speranza che chi lo avrebbe letto si sarebbe tuffato nelle sue poesie ricavandone un po’ del piacere che abbiamo provato quando le abbiamo incontrate noi per la prima volta e in seguito mentre abbiamo lavorato per traghettarle nella nostra lingua.

 

 

 

Don

Donald Stang è uno studente di italiano di lunga data. Le sue traduzioni di poesia italiana, con Helen Wickes e/o Pina Piccolo (e tra cui alcune di Pina Piccolo e altri), sono apparse o sono in corso di pubblicazione in Carrying the Branch: Poets in Search of Peace (Glass Lyre Press, 2017); Catamaran Silk Road; Pirene’s Fountain; Ghost Town; Newfound; Apple Valley Review; America, We Call Your Name: Poems of Resistance and Resilience (Sixteen Rivers Press, 2018); and thedreamingmachine.com.  (Sixteen Rivers Press, 2018); e thedreamingmachine.com . Ha studiato in un liceo pubblico e ha frequentato l’Harvard College e la Harvard Law School; ha esercitato la professione forense per alcuni anni. Successivamente ha studiato orticoltura paesaggistica e ha esercitato la professione di orticoltore e paesaggista.

 

 

 

 

 

Helen

Helen Wickes ha a suo attivo quattro libri di poesia In Search of Landscape (Sixteen Rivers Press, 2007); Dowser’s ApprenticeMoon over Zabriskie (both Glass Lyre Press, 2014); e World as You Left It (Sixteen Rivers Press, 2016). Le sue poesie sono anche apparse o sono in corso di pubblicazione in The Dreaming Machine (thedreamingmachine.com) and Sagarana (sagarana.net), tra molte altre riviste. Ha frequentato Vassar College come studentessa universitaria, conseguendo in seguito il dottorato di ricerca in psicologia e per alcuni anni ha esercitato la professione di psicoterapeuta. Ha conseguito un MFA dal Bennington Writing Seminar. È un membro di lunga data di Sixteen Rivers Press, una piccola casa editrice di poesia senza scopo di lucro. È stata uno dei membri della casa editrice impegnati nella redazione dell’antologia intitolata America, We Call Your Name: Poems of Resistance and Resilience , pubblicata nel 2018, insieme a un video con nove poeti che leggono le loro poesie dal libro, andato in onda su YouTube nel 2020 ed è prontamente disponibile.

 

Sia Helen che Donald hanno iniziato a studiare la lingua italiana dopo gli studi universitari, in seguito a diversi viaggi in Italia. Entrambi hanno iniziato il loro studio dell’italiano presso il programma di corsi di formazione per adulti offerti dalla Extension dell’Università della California, Berkeley.

 

 

Bishnupriya2

Bishnupriya Chowdhuri è un’artista e scrittrice bengalese che cerca di trovare le sue radici attraverso i continenti e gli oceani. Intesse pezzi ibridi sulla memoria, le donne e i corpi usando ciò che è spesso imbarazzante, se non un groviglio sgradevole di bengalese e inglese. Ha conseguito un MFA in Scrittura Creativa presso la University of Central Florida. È una collezionista di nomi femminili, graziosi sassolini e ricette di famiglia. Il suo indirizzo continua a cambiare.

 

 

 

 

 

 

Immagine di copertina: Foto di Melina Piccolo.

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo è una traduttrice, scrittrice e promotrice culturale che per la sua storia personale di emigrazioni e di lunghi periodi trascorsi in California e in Italia scrive sia in inglese che in italiano. Suoi lavori sono presenti in entrambe le lingue sia in riviste digitali che cartacee e in antologie. La sua raccolta di poesie “I canti dell’Interregno” è stata pubblicata nel 2018 da Lebeg. È direttrice della rivista digitale transnazionale The Dreaming Machine e una delle co-fondatrici e redattrici de La Macchina Sognante, per la quale è la cosiddetta macchinista -madre con funzioni di coordinamento. Potete trovare il suo blog personale digitando http://www.pinapiccolosblog.com

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