WAZALA O DELLA GRINTA ELEGANTE, intervista allo stilista Ayissi Wazala di Reginaldo Cerolini

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La mia intervista ad Ayissi Wazala segna per me un nuovo inizio, in molti sensi, la consapevolezza di essere negro europeo, brasiliano ed italiano con drammatica e significativa origine africana. Non avrei mai pensato di dover rimarcare questi aspetti contingenti (un tempo semplicemente descrittivi) della mia umanità ma oggi più che mai è importante testimoniarlo. È una responsabilità storica. Una responsabilità che lega alla storia dei negri anche quella di migranti meticci, o più semplicemente minoranze e queste minoranze sono il presente di un’Europa che può scegliere se cambiare in meglio oppure se infossarsi con inaccettabili recrudescenze (p.s. la migrazione –tanta o poca che sia, regolare o non regolare- ha dirette dipendenze europe, per chi se lo fosse scordato!) .

Intervistare Ayissi Wazala ha significato partecipare alla formazione di un nuovo immaginario negro e meticcio europeo ed intercontinentale, in modo positivo e reale.

Ha significato studiare bene la moda, la storia del Camerun (Ayissi è franco-camerunense), i fatti recenti di Waza, da cui prende parte del nome del brand di Ayissi, dove a luglio per via di due donne fattesi esplodere sono morte 14 persone e capire come emerge un artista in Francia.

In modo meno enfatico ha significato anche il mio arrivo a 36 anni in Facebook, quando i più se ne allontanano dopo i vari scandali   compreso l’ultimo legato al ruolo di Cambridge Analytics. Ma io sono sempre in ritardo. L’intervista è infatti avvenuta tramite Facebook, giacché il suo telefono è caduto nell’acqua per le troppo vitali mani di sua figlia. Ho così scoperto, prima ancora di fare un contatto, di avere decine e decine e decine di amici e conoscenze, con foto, video, stati emozionali scritti in enunciati ad effetto e notifiche su notifiche, asserragliati e già pronti a raggiungermi nella pubblica dimensione del mezzo internauta. Dio mio che incubo! Ma per La Macchina Sognante si fa anche questo.

 

QUESTIONE DI STILE

La domanda fondamentale che mi sono posto è Cosa significa oggi emergere in Europa come stilista? Cerco la risposta nel suo lavoro. Nella collezione 2018.

Le foto che Ayissi mi ha mandato non sono molte, le quattro che ho scelto di commentare, hanno però il dono di essere esemplificative.

  • In un contesto di giardino o parco urbano è posto un manichino che indossa una livrea che rievoca un fantino vittoriano e al contempo un Peter Pan cowboy (per vertiginosa astrazione). La stoffa pastosa e policromatica con fiori a garofano dimezzato tra il grigio-azzurro e il violaceo-marrone, ha risvolti delle estremità interne in pelle o cuoio marronne, che finiscono obliqui sui fianchi, quasi fosse uno slancio verso il ventre ed il petto di chi lo indossa e, particolare non indifferente, non possiede bottoni. Cadono frappe di cuoio dal petto, sui lati delle mani e anche dietro dove a frak il vestito senza troppa apertura si apre.

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  • Una marsina decisamente antonettiana, con echi di un Michael Jackson ma all‘ennesima potenza, ci riporta nei toni di un blu denso e al contempo spento, immagini florieali, che creano tra spalle, braccia e zona glutei dei crontasti lineari mossi nei colori ed immagini faunesche, eppure rigorosi fino alla precisione dove la vertigine dell’equilibrio, esplosa con i colori, rende incantati. Sembra velluto unito a seta nere – non ne sono certo-. Più debole di tutto l’insieme, per sovrabbaondanza un rombo, dove domina l’azzurro tra dorso e fondo schiena.
  • Una donna nera, osserva l’estremità dell’orizzonte alla sua sinistra, con una posa faunesca, priva di tensione, ma solida mentre con una mano si appoggia ad una banalotta imitazione di sedia Savonarola, ovviamente in legno. L’idea registica di classicità e modernità di stile, come concetto, è chiara e intrigante, così come il gioco di lacci delle scarpe che si stendono sui polpacci creando una corrispondenza con le linee della Savonarola. La donna dai capelli ricci, la mano sui fianchi e un busto semi rigido, indossa una lunga veste blu con riproduzioni compulsive di cavalli marroni (che ovviamente ricorda Gucci). Una gonna con suggestive bordature interne anche se con poco slanci ed aperta in modo vertiginoso sui fianchi con una zip (non convincente!). Il gioco delle vi tra collo, spaccature, estremita basse della gonna, e la posizione della modella e’ magistrale.

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  • Su uno sfondo bianco, una modella nera e resa pallida dai faretti, con una mano sul suo fianco destro ed una sollevata dietro alla nuca a formare un angolo con la piega di braccio ed avambraccio indossa un abito elegante e denso, dallo sfondo verde, e con giochi interessanti di cerchi dove domina l’arancione, il marrone e delle striature di marrone più chiaro, la base della gonna, né lunga né corta finisce come un trapezio rovesciato di cui si è persa la base, ed hanno una compatta linea di bordo o di suggerimento al bordo, giacché i giochi di forme proseguono per altri centimetri, lo stesso vale per il collo che mostra spalle aperte e lievemente decentrate. Il capo è meraviglioso, e ad esso si unisce in modo congruo l’accessorio della cintura, tra nero e color ottone.

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Dando una occhiata a questo lavoro, i segni di interesse sono molti, e si uniscono alla risposta su cosa significhi emergere come artista-artigiano. In Ayissi la dipendenza da un modello culturale tipicamente africano sposa in modo rigoroso ma libero l’ossessione compulsiva del gusto europeo, che va detto è diventato compulsivo e sincopato per influenza dell’arte e della televisione a partire dagli anni ‘80, laddove la serialità è intesa come sinonimo di produttività. Qui però il gioco è calibrato e la spinta di colore è sempre mediata non solo dal rigore ma anche da un soffocamento del gioco in favore di uno spasmo improvviso, quasi una vertigine. Anche l’uso dei materiali sembra dipendere da un modello africano. Ayissi, però risulta più credibile quando decostruisce la logica della potenza, imperiale, tardo imperiale, afro-punk-classicista con cui veste ed interpreta gli abiti maschili, in favore di un respiro in cui il gioco sposa le linee del corpo (femminile) regalando movimento e colore. È un artista di grande interesse, che unisce alla misura razionale la forza. In lotta per emergere con il suo stile. Uno stile che dà alla grinta eleganza.

L’intervista è avvenuta originariamente in inglese.

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Reginaldo Si può presentare?

Ayissi Mi chiamo Ayissi Nga Joseph-Marie in arte JJ DU STYLE, ho creato il brand Wazal. Grazie per darmi l’opportunità di comparire in La Macchina Sognante, ne sono onorato. Sono una persona calma, creativa, determinata, a cui piace incontrare l’altro. Sono curioso e appassionato di arte senza però dimenticare la passione anche per lo sport.

Ho sempre lavorato con le mie mani fin da quando ero piccolo, ho fatto i miei primi passi nella meccanica, mi piacevano la pratica ed il contatto, così ho pensato che un lavoro manuale mi avrebbe avvantaggiato più di qualsiasi altra cosa. L’idea di lanciare il mio brand viene dal sogno di un bambno che voleva qualcosa che gli appartenesse ma anche dalla volontà di rendere onore a mio padre morto nel 2005. Pace alla sua anima.

Non ho seguito un curriculum di Fashion regolare o tipico. Ho però seguito dei corsi nella scuola VANESSA RUIZ . Ho fatto Modellismo, modellismo e modellismo senza dimenticare di fare prototipi.

Ho incominciato ad assimilare il mercato della moda sin da giovane, attraverso la figura di Ayissi Nga Pierre Celestin, mio padre, che fu sarto negli anni ’90 a Yaoundè, la capitale del Camerun. Lui si distinse per la creazione di abiti maschili. Capii allora che proprio questo era il mio sogno… . sono uno che ama le sfide. La più bella delle mie creazioni viene dalla mia prima collezione chiamata Fly Tete con la quale sono stato selezionato per il premio BEFFTA 2016. L’idea è venuta direttamente dal cuore. Si tratta di una collezione ispirata da Jeans Fly e Tete significa borghese, chic nello slang camerunense. Unendo questi due concetti ho voluto sottolineare l’eleganza africana usando materiali come la cera che è poi anche conosciuta come Stampa Africana.

 

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R. Metà camerunense e metà francese, che cosa signifca questo per lei

A. Non potrò mai smettere di essere un camerunense, lo sarò sempre così come sarò sempre africano. Io provo per la Francia rispetto, per la sua cultura.

R. A parte suo padre e maestro, lo stilista di moda Ayissi Nga Pierre Celestine, quali altre figure hanno influenzato il suo talento?

A. L’influenza speciale di mio padre è stata la più determinante anche se indiretta. Sono arrivato al Fashion attraverso di lui, perché quando ero piccolo ho partecipato a diverse esibizioni e sfilate dove mio padre era invitato. È stato come una rivelazione. Da allora ho voluto esprime la mia creatività attraverso l’abbigliamento. Quando mi sono sentito pronto ho lanciato, nel 2005, il mio brand Wazala.

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R. Lei viene dalla città di Waza al confine con la Nigeria, nota anche per il Parco Naturale?

A. Infatti, Waza Natural Park, che si trova nell’estremo nord del Camerun. Ho voluto emergere, mostrando la mia determinazione e la bellezza di quel parco naturale. Per essere onesti ho aggiunto la lettera L, che significa Leone. Come saprà, il leone è un animale feroce ma molto bello, un re calmo almeno finché non lo si infastidisce. Quindi Wazala Città, Wazala Re, Wazala Prezzi, Wazala Roccia, Wazala Leonessa, come nel mio fumetto che narra la leggenda di Wazala.

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R. Dove trova ispirazione?

A. Dovunque. Essenzialmente, direi dai paesi che ho visitato ma anche da semplici ricerche in Google. Prendo ispirazione anche dai codici dei vestiti del Ghana e della Nigeria. Il mondo è così vasto e pieno di idee.

R. Sembra che agli stilisti Afro-europei venga richiesto di avere “ un’estetica africana” con miti, colore e una idea selvaggia di forza, non le pare troppo restrittivo?

A. A me piace andare oltre i miei limiti. Vesto indistintamente uomini e donne, ogni persona ha la propria morfologia e così io adatto i vestiti. Io faccio il sarto uomo e donna, e cerco di essere pronto in modo da poter soddisfare ognuno.

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R. Che cosa le rimane dell’attuale reazione europea verso la “questione migranti”, della situazione dei negri a cui hanno sparato a Macerata e di Idy Diene, l’immigrato senegalese ucciso a Firenze in Italia ?

A. Davvero non si comprende che cosa si sta mettendo in gioco? Qui si parla del futuro dell’umanità, di tutta l’umanità. Quando alcuni esseri umani sono in grado di vendere altri esseri umani, avvelenano se stessi deprivandosi di umanità. Quando le persone tengono gli occhi chiusi su questi fatti, si privano di questa umanità ingannando i principi e la morale.

R. Qual è il ruolo della moda per lei?

A. Il ruolo di stilista o fashion designer e accessori: si tratta di uno che inventa e disegna una collezione di diversi modelli pret-a-porter  ossia pronti da indossare(serie, modelli, dove il nome convenzionale è proprio stilista industriale) o haute couture,  alta moda (pezzi unici dove il designer diventa effettivamente un “designer”).

R. Mi può parlare della sua ultima collezione?!

A. La mia collezione Ova Tete si ispira allo slang camerunense. Ova significa grande e, come già’ detto Tete significa borghese, e i materiali usati sono la cera, ‘bazin’ dal Mali o dal Senegal che trae ispirazione dai codici vestiari dei faraoni del Ghana e della Nigeria.

R. La ringrazio per il tempo che ci ha dedicato e le sue esaurienti risposte in questa intervista. Buon lavoro e in bocca al lupo per la sua collezione.

A. Grazie a voi per il supporto.

 

Foto in evidenza e nell’articolo a cura di Ayissi Wazala.

Riguardo il macchinista

Reginaldo Cerolini

Nato in Brasile 1981, Reginaldo Cerolini si trasferisce in Italia (con famiglia italiana) divenendo ‘italico’. Laureato in Antropologia (tesi sull’antropologia razzista italiana), Specializzazione in Antropologia delle Religioni (Cristianesimo e Spiritismo,Vipassena). Ha collaborato per le riviste Luce e Ombra, Religoni e Società, Il Foglio (AiBi), Sagarana, El Ghibli . Fondatore dell’Associazione culturale Bolognese Beija Flor, e Regista dei documentari Una voce da Bologna (2010) e Gregorio delle Moline. Master in Sceneggiatura alla New York Film Academy e produttore teatrale preso il National Black Theatre. Fondatore della CineQuartiere Società di Produzione Cinematografica e Teatrale di cui è (udite, udite) direttore artistico. Ha fatto il traduttore, il lettore per case editrice, il cameriere, scritto un libro comico con pseudonimo, l’aiuto cuoco, conferenziere, il commesso e viaggiato in Africa, Asia, Americhe ed Europa.

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