Viaggio nel Tirreno cosentino, lo spopolamento post covid-19 e il ritorno alla terra – Valeria D’Agostino (ha collaborato Samuele Garritano)

Veduta

In uno dei momenti storici più complessi – quello del Covid-19 -, diversi sono gli scenari in continuo mutamento, come il paesaggio antropologico e identitario di alcuni paesi della Calabria.  Ci siamo chiesti, proprio puntando l’attenzione sul sentimento di smarrimento causato dal lockdown (si spera non ce ne sia un altro), quali strategie adottare per ri-abitare l’Italia.

In particolare siamo catturati dalle vicende umane di una Calabria da sempre dimenticata: come reagiranno i giovani che restano? In quanti invece sono partiti o partiranno? Interessante osservare come, anche in periodo di emergenza e di estrema precarietà e incertezza, alcune mappe geografiche vengano ribaltate. In questo il Covid-19 ci ha aiutati ancora una volta ad abbattere stereotipi e luoghi comuni, gli stessi su cui invece le istituzioni regionali insistono a confezionare slogan: abbiamo capito che il profondo Sud è al Nord, lo stivale è rovesciato, l’Italia riparte – probabilmente da sempre – dal basso. Solo che non ce ne siamo accorti abbastanza. A che punto stanno l’autostima e i vari complessi di inferiorità dei calabresi oggi? È davvero tutto ‘ndrangheta, tarantelle e capre da ammazzare a festa?

“Sono partito per la prima volta che avevo 12 anni – racconta Micuzzo, un uomo di Longobardi, in provincia di Cosenza, dietro i cui bianchi baffi si nasconde un sorriso fiero -, all’epoca non avevo nessun programma, né tanto meno dei contatti, son partito così… senza niente, il mio obiettivo era lavorare. Nel treno c’erano i sedili in legno, poi sono arrivato a Roma e mi sono messo a lavorare ai mercati generali, stavo nelle baracche in legno”. Alla domanda “sei sicuro di aver fatto la scelta giusta”? l’uomo che conserva magnificamente il suo bel dialetto di origine risponde: ” Si. Se restavo qui facevo la fame, mi rimanevano solo i pidocchi”.

Dagli anni ’70 ad oggi, ma ancor prima, il piccolo paesino dell’area tirrenica che oggi conta 2000 abitanti, posto fra altri 2 borghi in via di spopolamento (Fiume Freddo e Belmonte), ha perso all’incirca altri 2000 abitanti. “Nel solo centro storico si contavano 500 persone – ci spiega Antonio Costabile, vice sindaco del comune -, oggi contiamo invece solo 40 abitanti“. Negli ultimi anni hanno chiuso molte attività commerciali, restano solo 2 bar, 1 parrucchiere, 2 tabaccherie, una merceria. E poi c’è un emporio, che solo a vederlo lungo la via dell’imponente Palazzo Pellegrini, è una metafora del tempo passato e del tempo futuro. L’emporio della signora Franca, la cui insegna vintage illumina di luce le ombre di coloro che son partiti sui muri, è un simbolo di resistenza, il suo sguardo ci mostra quanto “si stava meglio ieri”, c’è nostalgia, ma anche uno spirito battagliero mai estinto.

spaccio

Una volta c’erano i partiti, due dalla fine del secondo dopo guerra si sono contraddistinti (partito democristiano e partito socialista), e c’era anche la passione. Oggi c’è rassegnazione. Eppure da oltre 25 anni viene votato lo stesso sindaco con una lista civica. Si va avanti, dietro le contraddizioni che caratterizzano la personalità dei calabresi, ma intanto laddove l’emigrazione regna sovrana da più di 30 anni, con una estensione dal centro storico in marina (dopo l’avvento della SS18), oggi quelli che restano o provano a farlo hanno bloccato l’immaginario balneare per lasciare andare tutta la loro immaginazione e creatività nelle campagne. Qui le case “non finite” vengono aggiustate e qui si prova a investire in agricoltura e allevamento, elementi peculiari del paese, ma soprattutto in enogastronomia.

Il Covid-19 invita a guardarsi intorno, a dare valore alle proprie risorse territoriali e identitarie. “Abbiamo adottato 3 criteri guida – ha detto Costabile – come strategia politica del “restare”: 1) il turismo religioso, infatti dal 2014 abbiamo un santo ch’è San Nicola Saggio di Longobardi, e abbiamo per questo realizzato il percorso del santo che dalla marina porta alla casa natia all’ingresso del centro storico; 2) stiamo puntando da anni sull’enogastronomia, abbiamo oggi 12 agricoltori che piantano la melanzana violetta registrando 6000 piantine da vendere al dettaglio e per la trasformazione; 3) l’aspetto culturale, con la ripresa di alcuni palazzi storici, come palazzo Miceli”.

C’è un misto di bellezza e rovina nel borgo che percorriamo in un giorno afoso di luglio, cose che insieme stimolano a uno sguardo riparatore, uno sguardo più pesante per le nuove generazioni che vivono di inquietudine e desiderio e che sono chiamate a ri-cominciare proprio dai margini, lì dove ancora oggi fra capre e formaggio si custodisce un senso di spiritualità antico e l’anima trova pace e armonia fra il paesaggio sonoro della natura e degli animali. Lì dove lo spostamento del sole dietro l’orizzonte è l’orologio delle stagioni ritrovate e da reinventare.

Lo notiamo dall’orto comunale con il forno comunitario, dagli affreschi della chiesa Matrice ricchi di storia ma poggiati su pareti crollanti, dalla dotazione di libri e di riviste non ancora ben catalogati, dai tramonti che uniscono il mare alla collina, come un abbraccio, un urlo nella notte, e dagli alberi di fichi e di noci che spuntano naturalmente come una bestemmia o come una carezza da dentro finestre rotte e tetti di case crollanti. Immaginiamo pezzi di vita, nei catoji dove un tempo si allevavano maiali e galline, con stanze che ospitavano 7-8 figli quando si faceva a gara per contendersi un posto nel letto di una madre giovane ma già fin troppo vecchia.

C’è bisogno di passione e di tenacia per tentare di costruire o di ri-costruire, a partire dalle macerie. Nel piccolo borgo di Longobardi continua a crederci il signor Saliceti, proprietario della piccola e unica degusteria in centro storico, lo stesso che ha studiato la violetta e l’ha fatta decollare sul mercato: circa 400 etichette di vini, 40 tipologie di olio extra vergine di oliva, e poi un chilometro giusto fra una buona selezione di formaggi e salumi calabresi con uno sguardo più ampio al di fuori della regione.

bottiglie

Nelle campagne di Longobardi, invece, con le sue innumerevoli frazioni, c’è chi fa ogni giorno il pane nel forno a legna, chi semina ancora il mais e il miglio, chi si sveglia alle 7 del mattino e fino alle 8 di sera rimane beatamente a zappare la terra. Molti dei giovani che sono rimasti sono fiduciosi che grazie alla terra e a una giusta predisposizione a essa, un tempo migliore è ancora possibile. 

Valeria D’Agostino (in collaborazione con Samuele Garritano)

Valeria

Valeria D’Agostino è giornalista pubblicista, collabora con la Gazzetta del Sud.

Riguardo il macchinista

Bartolomeo Bellanova

Bartolomeo Bellanova pubblica il primo romanzo La fuga e il risveglio (Albatros Il Filo) nel dicembre 2009 ed il secondo Ogni lacrima è degna (In.Edit) in aprile 2012. Nell’ambito della poesia ha pubblicato in diverse antologie tra cui Sotto il cielo di Lampedusa - Annegati da respingimento (Rayuela Ed. 2014) e nella successiva antologia Sotto il cielo di Lampedusa – Nessun uomo è un’isola (Rayuela Ed. 2015). Fa parte dei fondatori e dell’attuale redazione del contenitore online di scritture dal mondo www.lamacchinasognante.com. Nel settembre’2015 è stata pubblicata la raccolta poetica A perdicuore – Versi Scomposti e liberati (David and Matthaus). Ė uno dei quattro curatori dell’antologia Muovimenti – Segnali da un mondo viandante (Terre d’Ulivi Edizione – ottobre 2016), antologia di testi poetici incentrati sulle migrazioni. Nell’ottobre 2017 è stata pubblicata la silloge poetica Gocce insorgenti (Terre d’Ulivi Edizione), edizione contenente un progetto fotografico di Aldo Tomaino. Co-autore dell’antologia pubblicata a luglio 2018 dall’Associazione Versante Ripido di Bologna La pacchia è strafinita. A novembre 2018 ha pubblicato il romanzo breve La storia scartata (Terre d'Ulivi Edizione). È uno dei promotori del neonato Manifesto “Cantieri del pensiero libero” gruppo creato con l'obiettivo di contrastare l'impoverimento culturale e le diverse forme di discriminazione e violenza razziale che si stanno diffondendo nel Paese.

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