Una reazione contro – A backlash against / an evocation of a step-by-step revolution (Camilla Boemio)

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1.Pizzagate_Medium-1Mentre il MIT ci invita a disobbedire ed ad entrare nel dibattito politico in modo consapevole ed attivo,” [1] sembrerebbe in Italia invece non sortisca nessun effetto a catena, se non blando, da parte degli artisti che ormai non vivono più in Italia, e da pochi che tentano in modo onesto ed ormai ai margini, di creare disappunto per un sistema sempre più teso ad escludere a non sensibilizzare con la cultura ed a creare possibilità solo per chi già ne ha.

Se non fosse per il talento dei privati, dalle Fondazioni, alle gallerie, ai curatori ed ai tanti spazi no-profit soprattutto nati negli ultimi anni a Milano, il quadro Italiano sarebbe spettrale.

Se volessimo entrare nel dettaglio e creare una statistica di quali siano i comuni Italiani virtuosi nel promuovere dei progetti d’arte visiva che trattino tematiche sociali, ecologiche e politiche avremmo un quadro quasi scarno.

In proporzione paragonabile a quello del continente Africano; ma non assimilabile a nessun stato Europeo. Facendo attenzione ad un dato che rileva come l’Africa sia in crescita non solo per il numero di collezionisti d’arte estremamente facoltosi, per le tante gallerie e casa d’aste, anche per il numero di Biennali in crescita, posizionandola all’interno di un meccanismo in rapido aumento che vede un’ interesse diffuso nei confronti del continente che porterà ad una crescita delle attività d’arte contemporanea ed ad un aumento di mostre di rilievo.

Nessuna nazione Europea predilige i ‘personaggi televisivi’ ed i ‘festival contenitori pop’ disseminati in ogni cittadina Italiana, come palliativo per diffondere la conoscenza, anche, in quelle aree geografiche meno avvezze alla cultura, dove il bisogno di ‘risveglio’ dovrebbe essere il dovere di chi viene pagato dalla macchina pubblica per migliorare il tessuto sociale e fare proliferare e circolare le idee nuove.

Sembrerebbe in Italia, ci sia poco di nuovo perché i giovani, e si è quasi sempre giovani anche a cinquanta anni in questa latitudine, sono costretti a lavorare o a sviluppare i progetti complessi ‘solo’ all’estero perché una classe Istituzionale regionale non è in grado di discernere quali siano quelli innovativi, o che creano innovazione del linguaggio e possano radicarsi nelle corde di un territorio innescando un circolo di menti, ed un indotto.

Penso alla celeberrima Bilbao, ma anche alla Biennale di Dresda o la Biennale di Odessa nate in contesti periferici nei quali l’arte visiva diventa un fluido per convogliare nuove energie.

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Ma, ritorniamo all’inizio perché nessuno in modo civile non protesta in Italia? Siamo ancora vincolati da quella immagine perbenista, nella quale il ‘potente’ della cittadina non va contrariato ed anzi, va omaggiato?

Proprio non riusciamo ad entrare in quell’ordine di idee che nessun altro se non noi stessi siamo gli artefici del nostro destino _ senza dimenticare di non essere soli in questo pianeta, le nostre azioni devono essere sempre collettive: per gli altri, con gli altri ed in funzione del proprio vicino o lontano che sia.

Dopo la celeberrima espressione, diventata un titolo di una pubblicazione di Francesco Bonami, lo potevo fare anchio la frase che possiamo fare per cambiare le cose è la più citata dall’Italiano medio che blocca qualsiasi pulsione alla sovversione per ripeterla con convinzione simile ad un ‘mantra’ o per utilizzarla nell’intercalare di ogni malefatta delle Istituzioni o mancanza della res publica nei confronti dei più deboli.

Già ‘qualcun altro’ scriveva alla fine degli anni sessanta, le proteste degli studenti della Sapienza erano ‘capricci’ di giovani annoiati e molto di quello che è stato in quel periodo successivo in divenire sembrerebbe sia stato per molti un raptus alla moda, come portare determinati ‘vestiti’ (si sa noi Italiani abbiamo quel senso estetico che ci contraddistingue) non forgiando un modello di democrazia egualitaria e consapevole.

Per un curatore che dedica una gran parte della sua ricerca alle tematiche socio politiche, i diritti civili, l’attraversamento tra scienza e arte riscontrare le pratiche e le ricerche artistiche degli artisti su questi argomenti con un’analisi tempestiva e a tratti visionaria apre di reale emozione. Perché questo lavoro, è una vocazione. Non un prosaico cocktail dettato dalle mode, e sviluppato nei corridoi delle televisioni.

Illustrandovi cosa voglia dire una pratica artistica che sortisca un dibattito costruttivo ed attivi strategie attiviste; cito alcune_ delle tante_ che hanno attivato il mio interesse e che spero siano di incentivo per disobbedire contro l’attualità.

Sarà una carrellata veloce, ma ricca di spunti_ non me ne voglia chi non è stato citato, ma ritornerò presto su questo argomento.

 

 

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 Elana Mann, con la quale ho collaborato anni fa, con Take a Stand Marching Band, innesca una protesta di strada nella California meridionale, opponendosi alle ingiustizie perpetuate dall’amministrazione Trump all’interno delle comunità locali; utilizzando la forza catalizzatrice del corteo. Usando le sue sculture “hands-up-don’t-shoot-horn” e “histophone”, ed altri dispositivi musicali, alle dimostrazioni di canto e ballo.

Citato anche durante la mia lecture a alla Renewable Futures Conference parte di Economia Festival ad Eindhoven_ The Oracle dell’artista Italiano residente a Londra Fabio Lattanzi Antinori apre uno scenario di fascinazione e di impotenza nei confronti dei sistemi economici; la finanza e i sistemi di fede si reggono su regole pindariche, ed astruse ai più. Lattanzi illustra l’aspetto della fede religiosa nell’economia, utilizzando nel completare la sua installazione lo stesso canto erratico e imprevedibile delle sirene_ le figure mitologiche agognate dai marinai_ dando una visione di come funzionino i mercati finanziari. Un’ispirazione arcana, ma completamente immersa nei sistemi attuali del mondo degli istogrammi e delle rappresentazioni a barre, utilizzate nel mondo della finanza. Profetico ed innovativo cammino di una fede che deraglia nei meandri oscuri.

Concludo con la potente scultura a nube multicolore Pizzagate di Warren Neidich, esposta alla Rosa-Luxemburg-Platz, apre un analisi attuale alla critica della cultura della rete, all’economia della attenzione e alle false notizie che derivano da informazioni filtrate dai modelli algoritmici.

Tutto e niente, disattenzione e controllo delle informazioni, manipolazione e sistemi di guerra che attraversano la rete come piogge torrenziali nelle quali siamo bersagli, fin troppo facili.

Vogliamo disobbedire o no; forse è l’ultima volta prima dell’attuazione non più parziale di 1984. L’arte contemporanea chiama vediamo chi risponde, i colori della consapevolezza politica etico sociale sono in cerca di autori.

 

inedito di Camilla Boemio, per gentile concessione dell’autrice

 

 

[1] MIT, Jessica Sousa, Rewarding Disobedience, March 7, 2017.

 

Camilla Boemio_

 

 

 

Camilla Boemio è scrittrice d’arte, curatrice e teorica la cui pratica indaga l’estetica contemporanea; nel 2013 è stata curatore associato di Portable Nation, il padiglione delle Maldive alla 55.°Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, dal titolo Il Palazzo Encicopedico; nel 2016 è stata curatore di Diminished Capacity, il primo padiglione della Nigeria alla XV Mostra Internazionale di Architettura, con il titolo Reporting from the Front; nello stesso anno ha partecipato a The Social (4th International Association for Visual Culture Biennial Conference) alla Boston University. E’ membro della AICA International Association of Arts Critics.

 

 

 

 

 

Foto a cura di Camilla Boemio.

Riguardo il macchinista

Walter Valeri

Walter Valeri, MFA, MAXT/ART Institute at Harvard University in drammaturgia. Ha fondato nel 1973 a Cesenatico la rivista Sul Porto, del fare cultura in provincia. È stato assistente personale di Dario Fo e Franca Rame dal 1980 al 1995. Nel 1981 con Canzone dell’amante infelice (Guanda) ha vinto il premio internazionale di poesia Mondello. Nel 1985 a Londra ha fondato e diretto la rivista indipendente Il Taccuino di Cary. Nel 1990 ha pubblicato Ora settima (Corpo 10) con la presentazione di Maurizio Cucchi. Ha scritto vari saggi fra cui Franca Rame: a woman on stage (Perdue University Press,1999), An Actor’s Theatre (Southern Illinois University Press 2000), Donna de Paradiso (Editoria & Spettacolo 2006), Dario Fo’s Theatre: The Role of Humor in Learning Italian Language and Culture (Yale University Press, 2008). Ha fondato e diretto dal 2000 al 2007 il Cantiere Internazionale Teatro Giovani realizzato dalla Città di Forlì e Università di Bologna. Nel 2005 ha pubblicato l’antologia di versi Deliri Fragili (BESA). Ha tradotto vari testi di poesia, prosa e teatro, tra cui RequiemTedesca di James Fenton, Carlino di Stuart Hood, Adramelech di Valére Novarina, I Ciechi di Maurice Maeterlinck, Knepp e Krinski di Jorge Goldemberg, Nessuno Muore di Venerdì di Robert Brustein. Nel 2006 ha fondato il Festival internazionale di poesia Il Porto dei Poeti. Ultimi versi pubblicati Visioni in Punto di Morte (Nuovi Argomenti, 54, 2011), Another Ocean (Sparrow Press, 2012), Ora settima (seconda edizione, Il Ponte Vecchio, 2014), Biting The Sun (Boston Haiku Society, 2014), Haiku: Il mio nome/My name (qudu edizioni, 2015). Collabora alla rivista teatri delle diversità e Sipario. È membro della direzione del The Poets’ Theatre di Cambridge. Vive negli Stati Uniti e insegna al Boston Conservatory e MIT.

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