THINKING BLIND – Ivonne Capece, note di regia (Ivonne Capece) e testimonianze (Micol Vighi)

thinking blind -(S)BLOCCO5- quadrata

  

PRODUZIONE (S)BLOCCO5

 

THINKING BLIND

regia Ivonne Capece

performer Ivonne Capece, Giulio Santolini

dramaturg Walter Valeri

concept visivo e foto Micol Vighi

 

(Finalista Biennale College Teatro 2021 – Sezione performance internazionale Under40)

 

L’artista poliedrico Jarman fa della cecità il suo testamento filmico: proprio durante le riprese di Blue la sua vista peggiorò a causa dell’avanzamento degenerativo della sua malattia. Ma mentre la sua vista si spegne Jarman è l’artefice di un giardino-paradiso di fronte alla centrale nucleare di Dungeness: nel più inospitale dei luoghi crea un’opera di incredibile bellezza. La performance Thinking Blind, “pensare da ciechi” si ispira al regista, sceneggiatore, artista londinese che si spense proprio a Dungeness. Thinking Blind vuole infatti trovare e dare un posto a tutto ciò che non vediamo, alla verità fluida del mondo, trasformando così un terrore oscuro in opportunità di bellezza.

 

 

Thinking Blind Compagnia (S)Blocco5

 

 

NOTE DI REGIA

di Ivonne Capece

“Jarman arriva al blue come uscita dalla morte inevitabile, dilata il suo spazio interno per dare spazio a una cosa enorme posta davanti a lui ma che non vede: la morte è la porta posta davanti a noi ma invisibile. Il lavoro parte da questo assunto: recuperare la possibilità di vedere, senza che si veda nulla perché ciò che stiamo vedendo ci occupa già tutti. Lasciarsi spazio per creare spazio in cui trovi posto una grande visione. La Pandemia ci ha sorpresi nell’orrore della malattia e della morte rivelando la natura debole della nostra vista, ci ha mostrato il mare in cui viviamo e che dimentichiamo: crediamo che esista un dentro e un fuori, cose distinte da noi, e non ci accorgiamo di vivere immersi in un’atmosfera fisica, ambientale, culturale, come pesci nei mari. Ogni forma di inquinamento, non solo fisico ma anche ideologico o morale – l’inquinamento dei pensieri e delle abitudini – è l’incapacità di vedere il mare in cui siamo, e di capire che ogni cosa che è fuori di noi entrerà in noi. Thinking Blind è un lavoro sul corpo che scompare per appropriarsi della visibilità”

 

UNA TESTIMONIANZA

di Micol Vighi
Ieri sera abbiamo riportato in scena THINKING BLIND ed è strano come questo lavoro ogni volta si mostri davanti a me come un uomo ormai privo di forza ma liberissimo. Questo lavoro è nato durante uno dei periodi più bui della mia vita e l’incontro con Jarman è arrivato grazie a una persona che io stimo moltissimo che amo che prima di me forse inconsciamente sapeva che avrei dovuto GUARDARE…..

THINKING BLIND è un lavoro che mi ricorda moltissimo Barbara la migliore amica di mia madre morta di AIDS a 39, che si imbarazzava quando veniva a casa nostra a cenare e portava con sé bicchiere e forchette personali, per proteggermi da quella cosa che la stava uccidendo, e mia madre si arrabbiava e tutto finiva sempre in rigidi silenzi che delineavano il tempo che scorreva velocissimo. THINKING BLIND mi ha ricordato mio padre, un uomo che ha sempre vissuto infrangendo le aspettative di tutti, che ha chiuso il suo difficile rapporto con la vita in una mattina qualunque, solo come è sempre stato, se avessi potuto vederlo forse sarebbe stato anche lui a gambe all’aria come Giulio in scena.

THINKING BLIND è un lavorone di cose, parla di un tempo passato, eppure mi sembra che parli di futuro. Il futuro che guarda la donna in scena sempre girata di spalle. THINKING BLIND parla di una malattia che ha cambiato il corso della storia, come un po’ questa che ci ha investito ora e che parla di futuro anche lei, che tira fuori il nostro moralismo e la nostra bruttezza; le malattie ho scoperto che non servono tanto a uccidere ma a farci da specchio sulle nostre meschinità. Grazie a chi ci ha dato la possibilità di portare in scena ancora THINKING BLIND Accademia Perduta Romagna Teatri alla grande ospitalità del Teatro Giovanni Testori. Grazie ai miei compagni di viaggio Giulio Santolini, Ivonne Capece e Walter Valeri.Grazie a Derek Jarman per aver deciso di fare di se stesso bellezza. Ci rivediamo presto…

 

 

 

Thinking Blind Compagnia (S)Blocco5 (2)

 

 

 

Riguardo il macchinista

Walter Valeri

Walter Valeri poeta, scrittore e drammaturgo è stato assistente del premio Nobel Dario Fo e Franca Rame dal 1980 al 1995. Ha fondato il Cantiere Internazionale Teatro Giovani di Forlì nel 1999. Successivamente ha diretto il festival internazionale di poesia Il Porto dei Poeti a Cesenatico nel 2008 e L’Orecchio di Dioniso a Forli' nel 2016. Ha tradotto vari testi di poesia, prosa e teatro. Opere recenti Ora settima (terza edizione, Il Ponte Vecchio, 2014) Biting The Sun ( Boston Haiku Society, 2014), Haiku: Il mio nome/My name (qudu edizioni, 2015) Parodie del buio (Il Ponte Vecchio, 2017) Arlecchino e il profumo dei soldi (Il Ponte Vecchio, 2018) Il Dario Furioso (Il Ponte Vecchio, 2020). Collabora alle riviste internazionali Teatri delle diversità, Sipario, lamacchinasognante.com Dal 2020 dirige i progetti speciali del Museo Internazionale della Maschera “Amleto e Donato Sartori”. È membro della direzione del prestigioso Poets’ Theatre di Cambridge (USA).

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