Testi da PLANETARIA – 27 poeti del mondo nati dopo il 1985, TAUT EDITORI Milano, selezione di Alberto Pellegatta

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Ella Frears (Truro, Regno Unito 1991)

 

 

I ASKED HIM TO CHECK THE ROOF, THEN TOOK THE LADDER AWAY

 

All night I enjoyed the lie: not feeling well, upstairs in bed but sends his love.

 

I could feel his frustration above me, through the ceiling; could feel it

so strongly that it was as though my chest were the roof and he was trapped

inside me. How will we go on after? I thought, how will I end this?

 

He hadn’t called for help. Maybe he’d worked out a way down

but I didn’t think so. The dinner party was wonderful.

As the guests left I looked up and realised that there was no moon.

 

Shine, darling. I whispered. And from behind the chimney rose his little head.

 

*
GLI HO CHIESTO DI CONTROLLARE IL TETTO, POI HO PORTATO VIA LA SCALA

 

Tutta notte ho goduto della bugia: un po’ indisposto, è su a letto ma manda cari saluti.

 

Sentivo la sua frustrazione sopra di me, attraverso il soffitto; la sentivo

così forte che era come se il mio petto fosse il tetto e lui era intrappolato

dentro di me. Come andremo avanti poi? Ho pensato, come la farò finita?

 

Non aveva chiesto aiuto. Magari aveva trovato un modo per scendere

ma ne dubitavo. La cena è stata meravigliosa.

Mentre gli ospiti se ne andavano ho guardato in su e mi sono resa conto che non c’era luna.

 

Brilla, tesoro. Ho sussurrato. E da dietro il comignolo è sorta la sua testina.

 

*

 

FUCKING IN CORNOVAGLIA

 

The rain is thick and there’s half a rainbow

over the damp beach; just put your hand up my top.

I’ve walked around that local museum a hundred times

and I’ve decided that the tiny, stuffed dog,

labelled: the smallest dog in the world, is a fake.

Kiss me in a pasty shop with all the ovens on.

I’ve held a warm, new egg on a farm and thought about fucking.

I’ve held a tiny green crab in the palm of my hand.

I’ve pulled my sleeve over my fingers and picked a nettle

and held it to a boy’s throat like a sword.

Unlace my shoes in that alley and lift me gently onto the bins.

The bright morning sun is coming and coming

and the holiday children have their yellow buckets ready.

Do you remember what it felt like to dig a hole all day

with a tiny spade just to watch it fill with sea?

I want it like that – like water feeling its way over

an edge. Like two bright-red anemones in a rock-pool,

tentacles waving ecstatically.

Like the gorse has caught fire across the moors and you

are the ghost of a fisherman, who always hated land.

 

*

 

SCOPARE IN CORNOVAGLIA

 

La pioggia è spessa e c’è un mezzo arcobaleno

sulla spiaggia umida; mettimi la mano fin sopra.

Ho camminato per quel museo di paese centinaia di volte

e ho deciso che il cagnolino imbalsamato,

etichettato: il cane più piccolo del mondo, è un falso.

Baciami in un panificio di pasty con tutti i forni accessi.

Ho stretto un uovo fresco e caldo in una fattoria e ho pensato a scopare.

Ho stretto un piccolo granchio verde nel palmo della mano.

Ho teso la manica fin sopra le dita e ho raccolto un’ortica

e l’ho stretta contro la gola di un ragazzo come una spada.

Slacciami le scarpe in quel vicolo e sollevami delicata sui cassonetti.

Il sole luminoso del mattino viene e viene

e i bambini vacanzieri sono pronti con i loro secchi gialli.

Ti ricordi cosa si provava a scavare un buco tutto il giorno

con una paletta solo per vederlo riempirsi di mare?

Lo voglio così – come l’acqua che indovina un percorso al di sopra

del bordo. Come due anemoni rosso accesso in una pozza di marea,

i tentacoli in onde estatiche.

Come se la ginestra si è incendiata attraverso la brughiera e tu

sei il fantasma di un pescatore, che ha sempre odiato la terra.

 

*

 

Mario Gennatiempo (Cinquefrondi, Reggio Calabria 2001)

 

 

Sono arrivato deserto
e me ne vado deserto.
Rigoglioso mi ospitò marzo
con ampi festoni di alloro.
L’amata stringeva fiori
la madre allattava il suolo
– ora, la terra è polvere
incastrata nel peso di ogni passo.
*

 

Ormai è colma di gelo, di buio insonne. L’aurora
divora qualche avanzo di muro, inghiotte
coppe intere di calce viva. A poco a poco
screpola i seni della sera incolta, brucia
sputa gusci di lumache secche, si consuma.
Nulla si affretta a restare nel ventre di primavere
morte – soltanto tarli, doglie, rimasugli
vuoti appiccicati alla pelle.
*

 

Gabriele Galloni (Roma 1995)

 

 

Ai morti si assottiglia il naso. Quando
li sogni se lo coprono. È normale
vederli a volto coperto passare
dal corridoio al bagno alla cucina.

 

*

 

I morti guardano alla luna come
un errore, uno sgarbo del creato;
pensano infatti che sia cosa messa
lì per illuderli (non percorribile).
L’imitazione di un antico sesso
senza ingresso né uscita né sala
d’attesa.

 

*

 

Simone Burratti (Narni, Terni 1990)

 

 

QUARTI DELLA NOTTE/2

 

In camera, sulla scrivania, il cervello si espande. Sotto la lampada si esibiscono le mani bianche. I polpastrelli provano il vetro del bicchiere, punto di ancoraggio di tutto il corpo; gli occhi si stringono con una sofferenza.

Ogni qualche minuto lo si porta alle labbra con la giusta, calibrata trascuratezza. Il liquido scivola lungo il sangue, fa rovesciare la testa all’indietro: in questo modo è possibile stiracchiare il collo e, nello stesso tempo, interrogare il soffitto.

 

*

 

QUARTI DELLA NOTTE/3

 

Voglia di uscire a cercare la notte. L’inquadratura si allontana, rivelando una spalla contro la colonna, mentre si resta attoniti col naso all’insù: il cielo si è liberato.

L’odore degli alberi, le stelle fisse: tutto torna a significare qualcosa. Ci si sente di nuovo bambini e si immaginano cose.

 

*

 

Aleksandr Malinin (Joškar-Ola, Russia 1991)

 

 

Поднимается тревога, тупая стрела

пронизывает оба яблока,

первая передаётся через семя,

вторая летит прямо в сердце.

 

*

 

Si leva l’angoscia, una freccia ottusa

trafigge entrambe le mele,

la prima si trasmette attraverso il seme,

la seconda vola proprio sul cuore.
*

 

Сердце оттает,

сердце, оно как снег,

в огне не горит,

в воде не тонет,

подаётся холодным,

ничего не таит.

 

*

 

Il cuore si sgelerà,

il cuore è come la neve,

nel fuoco non brucia,

nell’acqua non affonda,

pare freddo,

non scioglie nulla.

 

*

 

Francesco Maria Tipaldi (Nocera Inferiore, Salerno 1986)

 

 

NOVELLA TERZA

L’uva fragola sarebbe stata causa di enormi

terribili diarree

Lo sapevano Nahum e i profeti tutti.

Le feci divennero molli

I ragazzi provarono il sentimento dei vitelli.

*

 

VARIAZIONI SUL VIAGGIO DEI MAGI DI T.S. ELIOT

 

fummo molto insultati nel cammino

e nel deserto ci tiravano le ossa dei cammelli

 

e la stella cambiava direzione come un pesce

nello stagno, ma chi cerca per noia

non perde coraggio e noi continuammo

 

 

e le notti erano umide di pioggia e ci venivano i malanni

 

bevemmo vino fino a perdere la strada

fino a trovare la cometa nelle pozze

fummo carnali e fummo in vita

(Dio)

 

un giorno, il giorno meno bello trovammo

il bambino putrefatto

il bambino che salvava nato morto

 

e scese tanta candida neve, facemmo ritorno

 

e il dono fu lo spreco e lo spreco fu il dono.

 

Selezione di Alberto Pellegatta dal volume Planetaria – 27 poeti del mondo nati dopo il 1985, TAUT Editori, Milano.

 

 

Immagine di copertina: Particolare dal progetto “Strani giorni” del pittore Hassan Vahedi, tecnica mista su carta.

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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