Tempo (Rina Xhihani)

imolacafes

Questa non è una poesia amico

né un testamento

né una preghiera

forse solo uno sproloquio

del padre insonne

della cameriera che finisce il turno

dello spazzino che saluta la notte

del contadino che si accarezza le ossa

dell’insegnante che rammenda le speranze

dell’ubriaco che barcolla verso un nessun-dove

delle paure mai confessate di un orfano ormai uomo.

E’ il sapore di tanti mattini che ti sono così familiari

e forse, sapresti raccontarmeli meglio

se solo io ti conoscessi amico

e tu riconoscessi me

mentre attendiamo di attraversare

ai lati opposti della stessa strada.

 

Questa non è una poesia

ma il silenzio di certi mattini

quando tu pensi alla tua Lisa (andata)

ed io penso alla tua Lisa

e Lisa, Lisa forse sogna

sotto una coperta colorata, contornata

– nell’insonnia di qualche altro sconosciuto-

di speranze ciglia tocchi e baci.

 

Siamo, in fondo, tutti così vicini

in questa misteriosa danza che ci sfinisce

tramutandoci in temporali

ci risvegliamo

cristallini e soli

bagnato sul parabrezza del primo autobus

bagnato sulla pianta da balcone

bagnato sui ciottoli di un cimitero di campagna

bagnato sulle vetrate dei Cafè affollati delle metropoli

bagnato sulle spalle del vecchio macchinista

che finito il turno di notte, torna a casa in bici

e sa che non chiuderà occhio

finché- seduto in cucina

non avrà masticato fino all’ultimo morso

pane bianco e nostalgia

che hanno il sapore di questa poesia

che non è una poesia

ma il volto delle stanze certe mattine

quando gli oggetti

ti fanno tremare

le loro smorfie crude

la casa così nuda

così banalmente casa, né più né meno.

Allora ti strofini la faccia

davanti allo specchio del bagno

pensando che dovresti darti tregua

concentrarti sull’odore del caffè

ecco,

ma poi sul tappeto

proprio all’angolo del divano, lo vedi

lei lo ha gettato senza farsi notare,

quel fiorellino che tu avevi colto

fuori dal cancello di una villetta di periferia.

 

Non hai mai saputo ingannare il tempo

né hai voluto

come fanno loro

come sono bravi loro e Lisa

ad annusarlo

nasconderlo

dividerlo

vestirlo a festa quando conviene

metterlo a tacere

smettere di guardarlo in faccia

smettere di pensarci

consumarlo alla svelta

consumare l’amore

poi smettere ancora

senza avere fretta di ricominciare

mentre tu seduto a quel tavolo da cucina

ti senti come uno scolaretto

che deve ancora cominciare con quella A

e speri che qualcuno ti chieda di ripeterla

mille volte e altre cento A, A come Amore.

Non hai mai saputo ingannarlo il tempo

né onda

né torre

non ti sei mai nascosto

né lo hai mai lottato.

 

Al diavolo!

Forse non sai davvero dirlo cosa sia

ma sai che ti svegli

prendi l’autobus

qualche volta parli agli sconosciuti

qualche volta invii cartoline

ti picchia il sole a volte

e certi pomeriggi ti fai ancora servire

una birra calda da Gerry

poi i mercatini dei libri usati

la beneficienza

le telefonate di auguri a Natale

la fila alle poste

contratti firmati

appuntamenti trappola

tempie pulsanti

l’impronta di una testa sul cuscino

che prima o poi sparirà.

 

Se il tempo fosse un album di fotografie

vorrei solo non lasciarlo vuoto,

dicesti quella sera in quel locale

tu che le parole non le hai mai cercate

ti sono scappate dagli occhi, dalle mani:

cuccioli che non hai mai saputo ammaestrare.

Sbattendo contro la distrazione gioiosa degli amici

ottenuta una carezza impietosita da Lisa

quella sera le parole tornarono da te

e lì sono rimaste,

come il silenzio di questa mattina

che non è una poesia.

 

RinaXhihanifoto

Rina Xhihani nasce in Albania nel luglio del ’86. S’invaghisce di Rimbaud precocemente; poi la lista diventa infinita… Studia legge a Milano. Migra spesso da una parte all’altra dell’Europa per poi fare rientro a Reggio Emilia, dove intraprende la strada dell’avvocatura. Predilige la forma poetica, ma scrive segretamente ed assiduamente molta prosa. Pubblica all’età di 15 anni il primo libro di poesie “Cuore d’amore”. A 16 anni esce il secondo volumetto “Sono”. Segue “Fotogrammi” edito da Aletti Editore nel 2008. Nel 2015, dopo quasi 7 anni, vede la luce “Questo non è un attentato” che racchiude e forse archivia -pur se con fatica- gli scritti degli anni dell’Università; il libro non può essere definito una raccolta di poesie, ma il diario di un’epoca. Rina Xhihani è ancora in attesa (come molti) del coraggio di sconfiggere la smania creativa, ma pensa che tutto arriverà a tempo debito. Intanto percepisce già i benefici dell’età adulta: non sopravvalutare la felicità, apprezzare il silenzio, perdere il cellulare senza andare nel panico, imparare a scrivere della natura. L’unico vizio invincibile rimane la poesia.

Foto in evidenza di Melina Piccolo.

Foto dell’autrice di Sara Ceresoli.

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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