“START!” racconto inedito di Franca Dumano

Lancia Lambda 53 Maclean (GB)

START!

La bandiera rossa e il fischio danno un segnale inequivocabile ai miei riflessi  intorpiditi! SI PARTE! Rosso scolorito dal sole, incerto come me, ma devo sbrigarmi! SI PARTE! Giro la chiave dell’auto e parto in fretta, spargendo sabbia e fango ovunque.  L’auto ce l’ha fatta, incredibile, siamo partiti! Cerco di continuare a correre sterzando come posso  fra troppi ostacoli in una pista mal segnata, con un’auto improbabile !!!!

“Com’è che mi sono fatta convincere? Mi chiedo schivando all’ultimo una piccola duna di sabbia e rifiuti-  ma forse non è il momento di chiederselo!”Accelera!” urla Tiziano, co-pilota, nostromo, supporter, “gira a destra, più a destra!” E io cerco di farlo. La nostra macchina è ancora intera, per fortuna, ovverosia mancano solo i pezzi che mancavano già alla partenza! Continuo a seguire i consigli di Tiziano chiedendomi “ma quand’è che mi sono illusa di farcela? Io che a stento so guidare un’auto da città, cerco di sorpassare piloti allenati e scattanti! Tiziano, con la testa fuori dal finestrino che non c’è, misura le distanze da un fosso enorme e riesce a farmelo evitare. La fortuna aiuta gli audaci, dice il proverbio, ma per noi squilibrati avrà un occhio di riguardo?

Non credevo di essere così folle da accettare di guidare in questa corsa a Ouagadougou, capitale dello Stato che Sankara con orgoglio ha rinominato  Burkina Faso[1]! Ho fatto veramente di tutto per salvare le ragazze della casa famiglia ‘La maison verte’: vendita di vestiti e orpelli occidentali al mercato di Banfora e al villaggio artigianale della capitale; produzione e smercio di saponi. Sono arrivata ad aprire una piccola palestra per expat[i][2], a lavorare con le ragazze nella  discarica di Polesgo[3], a  chiedere prestiti a amici, parenti, connazionali, conoscenti, ma i soldi per finanziare la casa sono inesorabilmente finiti! A fine marzo saranno del tutto esauriti, sempre che a febbraio mia sorella mi presti altri soldi, come promesso a Natale. Se fossi costretta a chiudere, sei bambine potrebbero andare a stare dalle comboniane, due cercherei di portarle con me in Italia per cure mediche, ma le altre? L’angoscia mi attanaglia la gola mentre sfreccio senza ostacoli per un breve rettilineo e sto per schiantarmi in un buco, quando  Tiziano all’improvviso mi gira lo sterzo con una mano e riusciamo a salvarci! Le ho pensate veramente tutte, dai corsi di lingue alle sfilate di moda! In qualche modo sono riuscita a tirare avanti, ma dopo due anni le possibilità si stanno assottigliando! E così, quando il capriccioso sponsor ha accettato di finanziare una corsa con auto ibride, a idrogeno, costruite nella sua azienda,  a condizione che io ne guidassi una, ho detto subito di sì senza pensare”.

Tiziano, affabile e sorridente come sempre, aveva cercato di contrattare un premio per tutti i partecipanti e uno più alto per i vincitori, ben sapendo che non guido da quando sono in Burkina Faso , da 4 anni! Abdou Sielassè, facoltoso imprenditore mosso dalla passione per le auto da corsa non si è lasciato abbindolare – il faut que la blonde[4] guiderà e se vincete vi do 500.000 cfa [5] per la maison verte.  Le scommesse impazziranno per la blonde europeenne! L’accord est fait! Poignéé de main avec un homme![6]

Ecco come ho fatto a ritrovarmi con le ruote impantanate nel fango, fra gli sghignazzi del pubblico, la paura di morire in questa pazzia, il rimorso di aver coinvolto Tiziano in un’impresa troppo azzardata persino per me …. Tiziano, ormai immerso completamente nell’esperienza della maison verte! Tiziano, da qualche tempo compagno di avventure burkinabè[7]! Nei guai fino al collo come me, coinvolto in tutti i miei sogni, dall’orto che continua nonostante tutto a produrre verdure alle cure mediche per le bimbe … (ma poi sarà giusto chiamarle così? Lo sono anagraficamente, ma forse non lo sono state mai). Tiziano era partito 2 anni fa per una serie di servizi sul Burkina e la desertificazione, sull’impatto dei cambiamenti climatici e sulle fonti rinnovabili, inviato da una rivista di ecologia, ha incontrato noi e non è più ripartito … Ormai legato alle speranze di Fatoumata, Rokia, Jamila e Amina, rimanda di trimestre in trimestre la partenza … Come chiamare le altre bambine? Non sapevano di avere un nome quando le ho conosciute e hanno insistito per avere nomi italiani, come mia madre, mia sorella, la parrucchiera Michela che adorano. A me sembra di non rispettarle a chiamarle così, ma non vogliono altri nomi …

Nei momenti più neri, ricordiamo fra le risate il nostro incontro: una cena in casa della famiglia più ricca del Paese, in una splendida villa con guardie armate all’ingresso: servitori con guanti bianchi e roti au chocolat  servito su piatti bordati di oro zecchino. Io costretta dalla Ong per cui lavoravo all’epoca e lui dalla redazione del giornale, ci siamo guardati in faccia, in una tavolata di 30 persone  e siamo scoppiati a ridere per i segnaposto che indicavano in un italiano approssimativo “giornalista veneto“ e “funzionaria Ong – maison verte- (senza speranza)” Commento o definizione? Sans espoir ci fece ridere tutta la sera, più dei tentativi di scimmiottare etichette italiane, su cui i commensali ci chiedevano consiglio e più dei commenti esilaranti alla miscellanea di lingue presenti a tavola. Inglese, francese, italiano: stasera si celebra l’amicizia fra le lingue e le persone-aveva detto con tono solenne la padrona di casa  e io avevo aggiunto – joula, mourè,- fulminata dagli sguardi dei presenti. La padrona di casa era venuta in mio soccorso con tono compassionevole “elle est un antropologue … elle connait la tradition du pays” …e noi a ridere.

Dopo una serata di imbarazzi, etichette strampalate, ma rispettate scrupolosamente, risate varie, occhiatacce del console italiano che capiva le nostre battute, i padroni di casa -una coppia proprietaria di 3 emittenti televisive locali – ci avevano salutato invitandoci a tornare da loro. Ringraziando, eravamo usciti ridendo in una notte buia, salutandoci  come se non dovessimo vederci mai più.

Durante la cena magnificente avevo pensato invano a come portare via un po’ di cibo prelibato per le ragazze. Gli occhi attenti di due cameriere, che mi era sembrato di aver già visto, mi avevano osservato per tutta la cena e all’uscita mi aveva  raggiunto un ansante maggiordomo “Madame, vous avez oubliè…ca”. Avevo afferrato subito pacchetto e contenuto!

Al momento del congedo, il “giornalista veneto”mi aveva chiesto un’intervista e io – pensando che un articolo anche brevissimo  avrebbe potuto aiutare il nostro progetto- avevo risposto immediatamente sì. “Sì, certo. Vieni alla maison verte! Siamo all’incrocio di tre strade di cui nessuno ricorda il nome, puoi dire all’autista “La maison verte, vicino alla casa di Hampate’, la conoscono tutti “

“Pensavo di venire da solo”

!!!!!!!!!! un tuffo al cuore:“allora sei diverso!”- Ma ero rimasta in silenzio.

“E’ vero che c’è un mango enorme?”

“Si, ma non si vede da fuori”

“La casa è verde?”

“No, non ho mai avuto i soldi  per  la vernice, ma il sogno è dipingerla di verde prima o poi … a Ouagadougou si trovano solo vernici pour l’Afrique, più tossiche che mai  e non ho i soldi per comprarne di atossiche. In città c’è le pavillon vert, suona bene! Inoltre il verde è il colore dell’Islam, non so se me lo faranno usare veramente … dovrò stare attenta alla tonalità.”

“Ho capito!”

“Sei sicuro? A presto…”

La mattina dopo, alle 7, Tiziano era già nel mio “ufficio “: un giardinetto di 5 mq, che le bambine curano alla perfezione, sedie e scrivania provenienti dal riciclo di bidoni di metallo ornati da cuscini di fibre vegetali. Il mio ufficio! Tutto il mio mondo da quando, scaduto il contratto, la Ong era stata intransigente sulla chiusura della casa verde e l’inizio di altri progetti. D’un tratto, ero fuori dal mondo degli “expat”[8], non potevo più frequentare le loro stanze con aria condizionata e cuscini di vera piuma,  mobili in rattan e free wifi…. Per fortuna, qualche collega dei bei tempi andati, rimasto solidale con me, ha finanziato la casa verde in più occasioni, mi ha fatto entrare di nascosto o ha permesso alle bambine di connettersi per qualche corso on line.  Queste brevi incursioni nel mondo dei bianchi e dei ricchi, quello in cui sono nata e a cui appartengo o appartenevo di diritto, hanno finito per disgustarmi al punto che  non ho più frequentato per scelta i palazzi istituzionali. Ricevo ancora visite di europei (il mio caffè espresso italiano è gettonatissimo! ) e molti mi sostengono nel progetto della casa, ma la maggior parte degli italiani mi vede come” icona folklorica  di una tenacia ridicola e anacronistica” (commento diffuso su Facebook  dalla Presidente della Ong).

“Potresti essere una valida risorsa in Burkina, ma sei troppo sentimentale. Un progetto vale l’altro, un Paese vale l’altro. Le situazioni di bisogno sono molteplici, non bisogna fossilizzarsi. Non sei aperta ai nuovi progetti e scenari” – con questa email ero stata liquidata. Vero, tutto vero, ma secondo me le ragazze devono trovare la loro strada, poi potrò aprirmi a tutti i progetti che vorranno o tornerò in Italia… 

Meglio non distrarmi coni ricordi, troppo difficile questa pista, la luce abbagliante non mi dà tregua, devo essere realmente impazzita per trovarmi qui, ma è una pazzia che potrebbe salvarci, meglio provare!

L’intervista … Ho parlato tanto della casa verde, delle ragazze ospiti, del loro impegno, dalla manutenzione alla cucina, al giardinaggio, alle scuole di formazione e ai progetti di sostegno, delle ragazze ormai autonome che sono uscite,  ben 2! Ho parlato – inevitabile con un connazionale – di Roma e dell’Italia, della Ong per cui lavoravo, del caffè che mi spediscono, dell’olio di oliva con cui ho curato le intossicazioni alimentari delle ragazze (e che sta finendo), dei tramonti romani, dei locali del Testaccio, dell’università. Intervista? In realtà un monologo, emozionante per me parlare a lungo nella mia lingua dopo tanto tempo!  

Ricordo ancora la scena surreale: seduti da ore sui nostri fusti, con un caffè espresso da sorseggiare, in una situazione strampalata, ma meno disgustosa della sera precedente, ci scrutavamo in silenzio. Dopo tante, troppe parole, un lungo silenzio! Per rompere il ghiaccio Tiziano si è messo a imitare il padrone di casa della sera precedente e ridevamo … e in me cresceva l’ansia per la domanda rimasta in sospeso. Saprò rispondere? Cosa so io di questo paese, in fondo? Potrei citare Thomas Sankara, funziona sempre! Gli anni 80, l’uomo che ha ridato la dignità di uomini liberi  e forti agli affamati dell’Alto Volta,  la creazione del ministero dell’acqua e le leggi a tutela degli alberi, buttarla sul femminismo con Odile Sankara e la scrittura,  ma sentivo  nell’aria che Tiziano stava per andare oltre.

Infatti  il giovane “giornalista veneto” all’improvviso ha buttato li: ”Potrei stare qui quando scade il mio contratto, per  scrivere reportage senza paraocchi e senza confort? Vorrei parlare di cose vere, viste con i miei occhi, non girare con scorta e guardare su commissione! Non so se sarò veramente in grado. Tu che ne pensi?

Io….. “Certo che sì!”

Spiazzata e commossa, ho scritto una piccola etichetta su un foglio spiegazzato “giovane giornalista veneto sveglio sei il benvenuto” e sotto “Pensaci bene!” “Abbiamo solo stuoie per dormire” … Superata la sorpresa, gli ho detto solennemente, alzandomi in piedi “Complimenti! Sei seduto nel giardino immaginario di un progetto scaduto per 12 bambine disagiate che sono diventate 22, qui si naviga a vista, anzi a testardaggine! Il tuo arrivo per noi è un regalo inaspettato! Grazie.

Tiziano aveva ripetuto:”Secondo te sarei capace di scrivere da un punto di vista diverso?”

“Se vuoi che parli per un’altra ora, posso dirti come la penso io! Qui essere bianchi è un marchio o una fortuna, dipende dai momenti e dai punti di vista – che arriva a farti considerare un semidio. Essere bionda, poi, una dea completa! Le ragazze sono affascinate più dai miei capelli che da me e da quello che faccio per loro! L’occasione in cui le ho viste più felici è stata la visita di un’amica parrucchiera, Michela! Non voglio offenderle, lavorano e studiano, ma per loro Michela è stata l’occasione più importante! Hanno potuto provare méche, colpi di sole, extension! Erano felici! Un grande sogno sarebbe aprire un salone di bellezza e gestirlo … a prezzi economici. Quante clienti locali potrebbero permettersi un’acconciatura  in un negozio? Qui è ancora forte la tontine, il legame tradizionale  che tiene unite gruppi di donne che si scambiano vestiti, tressage e  prestiti.  Ma quando ho chiesto alle ragazze più determinate di farsi seguire in questa idea del salone da qualche anziana o di provare a inserirsi nei gruppi, le loro reazioni hanno spiazzato ancora una volta i miei sogni e le mie convinzioni. Silenzi, risposte evasive, finché Michela (così vuole chiamarsi!) un giorno è sbottata. “Nous sommes differentes! Lo vuoi capire?Non abbiamo mamme, sorelle, zie, nessuno! Ci hanno abbandonato ….Tu credi alle favole!”  Insomma, sono escluse da tutto …  


Lui replica, improvvisamente serio: “Alla fine del mese dovrei andare per una rivista naturalistica nel parco di Sindou Peaks e alle cascate di Karfiguela; è un lavoro che ho accettato per prendere tempo in Burkina e non ripartire …..Quando torno se è possibile … verrei qui”. Alza gli occhi e si trova davanti Fatoumata con un vassoio di biscotti profumati e sorride.

Accord fait,  Tiziano! Ti avverto però … oltre ai biscotti non abbiamo molto altro da offrire”.

Poi ci ripensa: “Ma scusa- per l’articolo- le ragazze sono … 22.? Ho capito bene? Ieri non avevi detto che erano 12?

Solange risponde: “Veramente eravamo 24, ma Aminata e  Jamila hanno trovato  lavoro con alloggio in 2 famiglie italiane”… e sparisce in cucina in un attacco di timidezza.

Tiziano chiede “Chi le ha dato il nome Solange?”

“Ha lavorato per qualche tempo alla mensa di un ente francese che non conosco, credo quello accanto alla stazione degli autobus e lì la chiamavano Solange. Non mi ha raccontato bene tutto, si vergogna … a 14 anni un diplomatico francese l’ha messa incinta e l’hanno cacciata  via. Ha vissuto mesi in strada non è riuscita a portare avanti la gravidanza per gli stenti. Stava morendo di emorragia. L’ha salvata un medico che l’ha accompagnata qui, dopo aver bussato a tante porte. Cucina e lavora tantissimo in casa. Ha solo sedici anni!”.

Restiamo a  guardarci  in silenzio.  Il dolore e la sorpresa che leggo nei suoi occhi mi ricordano gli inizi di questa esperienza.  Le notti insonni in cui mi chiedevo come fosse possibile racchiudere tanta sofferenza in una vita sola, in pochi anni. “Non si può tacere, scrivi di queste bambine , Tiziano. Non hanno mai visto una scuola. Tranne due che l’hanno superato a novembre, le altre stanno tutte studiando per l’esame delle elementari . Abbiamo solo 6 libri e 4 quaderni riciclati con poco spazio bianco. Potresti aiutarci … insegnando loro il francese …. la sera beneficiamo di un gruppo elettrogeno regalato  da un comboniano, acceso fino alle 23. Ogni giorno vago per uffici in  cerca di sostegni o donazioni . Non giudicarmi male se compro i quaderni, quando non ho  soldi per il cibo e le medicine. Alla prossima amica che si offre di mandare un pacco con caffè chiederò i quaderni ….Alla scuola francese di Djalla, dovrebbe tornare dalla maternità  una parente di Aminata, che ci ha promesso uno sconto sulla tassa. Se ne iscrivo venti,  ne pago dieci perché  per le altre dieci scatta la sovvenzione internazionale. Tiziano  non mi guardare così … te l’avevo detto che è  dura.

“Potremmo fare una campagna di sottoscrizione con il mio giornale!”“Magari! Ma per i vaccini. I lavori per le stanze? I letti, i materassi? Scegli tu”.

Silenzio eloquente fra di noi.

“Ah! Dimenticavo di dirti che fra due giorni festeggiamo il compleanno e avremo qualche regalino. Verrai?”

“Il compleanno di chi? “

“Di tutte! Le bimbe non conoscono le date di nascita.  Le abbiamo inventate per la scuola, ma festeggiamo una volta l’anno e rimediamo qualche regalo”.

Tiziano  incredulo “ma da chi?”

Missionari, negozianti del quartiere, expat che ancora mi considerano, medici, famiglie con cui abbiamo lavorato, amici che mi sostengono dall’Italia ….

Due giorni dopo Tiziano, carico di penne, matite, quaderni e gomme, resterà  sorpreso di trovare tavole imbandite con dolci di ogni genere e ospiti variegati. Le ragazze felici e io mortificata, come sempre, al pensiero di non poter fare di più  per loro.

Da allora “il periodo”si è prolungato, la partenza sempre rinviata  e Tiziano è diventato parte della maison verte. Compensa i miei malumori e la mia rabbia con calma e allegria … Tra delusioni, errori,  peripezie e colpi di fortuna, come un medico senegalese che ha assistito gratis le bambine per un anno, abbiamo tirato avanti e ora ci ritroviamo qui, inverosimili concorrenti di un rally sconclusionato fra il fango -che Tiziano avrebbe potuto vincere a occhi chiusi-  e che potrebbe portare la maison verte all’autosufficienza.

E così- oltre ogni possibilità, continuo a barcamenarmi fra polvere e  sabbia,  curve, scarsa visibilità, la luce accecante per me miope. Questo rally per me è estenuante, stiamo girando da 20 minuti e sono stanchissima … INCREDIBILE, l’auto che cerca da un po’ di sorpassarmi si cappotta e fa derapage e si ferma! Restiamo in 4, dopo un abbandono e due guasti. Devo vincere!

Tiziano si copre gli occhi con le mani sulla visiera del casco,  mentre io salto l’ennesimo fosso e mi piazzo a metà curva, non so come in vantaggio, continuo a accelerare nonostante esca fumo dal cofano e corro. Corro! Tiziano esulta “manca poco, dai!” Devo rimanere in testa! Capire come aumentare la velocità senza cappottarmi! Sempre più spaventata e emozionata, sono ancora in gara!  me lo ricordano i fischi di scherno del pubblico.

DEVO CORRERE FINO ALL’ ARRIVO, SIAMO PRIMI!  DEVO riuscire a rimanere in testa, non perdere il vantaggio  e soprattutto  accelerare senza cappottarmi. DEVO concentrarmi. Il fumo dal cofano aumenta,  ma l’auto procede a singhiozzi e così arriviamo alla LIGNE D’ARRIVEE! Esultiamo, ma non possiamo abbracciarci, perché  l’auto non si ferma. Per fortuna si spegne da sola davanti al muretto contro il quale temevo di schiantarmi.

“Elle a franchi la ligne d’arrivéé! C’est incroyable!” Abdou sbraita agitando le braccia. Mi fa male ogni muscolo e ogni pensiero, ma ce l’abbiamo fatta! Abbiamo vinto! Tiziano mi aiuta a scendere. Mi tremano le gambe. Sconosciuti urlanti mi fanno foto con i cellulari. Mi appoggio distrutta al muretto e spedisco Tiziano a contrattare la vincita, ma arriva Abdul raggiante! “Tout le monde ha scommesso e ha perso!” e mi consegna un mazzo di fiori e un assegno. “Pour la parole! “- esclama gongolante per gli incassi delle scommesse. Incredula afferro l’assegno e sento che Tiziano sta chiamando Solange. Le ragazze saranno al settimo cielo! sento una voce dire “ Solange on a….”e  cado svenuta.

Franca Dumano

 

[1] Burkina Faso

[2] expat

[3] Inserire progetto

[4] Il faut que: bisogna che.

[5] C.f.a.:  franco in uso in 14 nazioni, inizialmente “Franco delle colonie francesi d’Africa”, oggi indicato come “Franco della Comunità finanziaria dell’UEMOA” e di “Franco della Cooperazione finanziaria dei Paesi CEMAC”. La valuta è ancorata all’euro con una parità fissa decisa dalla Francia. In cambio, i Paesi  sono obbligati a depositare il 50% delle loro riserve valutarie presso il Tesoro di Parigi.

[6] Stretta di mano con un uomo. Non vuole stringere accordi con una donna, considerata inaffidabile e  capricciosa.

[7] Burkinabè: uomini liberi e democratici

[8] expat

 

Immagine di copertina: Foto di Marvin Collins.

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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