“SOTTO LE SUOLE”: LA MOSTRA GIUNGE IN ITALIA (Intervista di Lucia Cupertino a Ximena Soza)

Sotto le suole_Chicago

ARTE VISUALE, MEMORIA, DISLOCAMENTO E MIGRAZIONI: “SOTTO LE SUOLE”

Intervista a Ximena Soza

a cura di Lucia Cupertino

L: Ximena, con la tua arte coniughi il mezzo visuale, la poesia e la performance, sei anche educatrice e amante delle lingue…che valore ha nel tuo lavoro questa multidiscipinarietà?

Sono amante delle lingue, perchè mi affascina la comunicazione e tutto quello che posso scoprire di altre persone e culture attraverso le lingue. In particolare, le lingue indigene -e il mapuche a cui mi sono avvicinata- sono uno scrigno prezioso, ci fanno addentrare in credenze, tradizioni e verità diverse.

Allo stesso modo, l’arte è un mezzo espressivo potente, sia esso poesia, arte visuale o altro, sempre ci trasmette un messaggio forte e nel mio caso riguarda la giustizia sociale. Mi intriga l’idea di raccogliere storie che non sono mai state svelate o diffuse, storie mai raccontate ma che schiudono nuovi orizzonti sulla Storia. Usando la parola o l’arte visuale ho la possibilità di donare valore e centralità a queste voci.

In qualità di professoressa porto avanti lo stesso tipo di lavoro, coi miei studenti mi soffermo su storie di marginalità, discriminazione, memoria. Essenzialmente credo d’essere una cantastorie.

con zapatiste

L: La denuncia sociale è un elemento saliente della tua arte. Com’è sorta questa lotta per la giustizia sociale attraverso l’arte?

La lotta per la giustizia sociale è sorta nel corso della mia infanzia in Cile, infatti sono nata e cresciuta durante la dittatura, osservando molte ingiustizie. In quel periodo sono state perpetuate molte atrocità, ricordo in particolare di aver letto del caso di due persone bruciate vive, mi colpì molto e mi immedesimai nel dolore di questa famiglia; in seguito alcuni miei amici molto giovani sono stato uccisi e questo mi ha segnato profondamente, ha mosso qualcosa dentro di me.

Avendo accumulato tutte queste storie e tutto questo dolore, ho scelto di usare l’arte come veicolo per comunicarle e condividirle. Oltre a questo valore sociale, l’arte ha un forte potere catartico e di liberazione a livello personale. Ho cominciato scrivendo poesia, dopo mi sono lanciata anche con l’arte visuale e mi sono resa conto che i miei lavori comunicavano forti emozioni, erano apprezzati da molte persone. Uno sprone per andare avanti!

chiodi

L: Essendo cilena, immagino che per te è molto scottante la questione mapuche e il dibattito sempre acceso, a causa della sua strumentalizzazione politica. Qual è il tuo punto di vista?

Io sono cilena, ma ho due figli mapuche, per questo mi sento molto vicina a questa cultura, nutro molto rispetto e ammirazione nei loro confronti. Ho studiato la loro lingua, che è molto interessante e complessa, è permeata da una profondità speciale così come da un apprezzamento per la natura e la dualità della vita e dell’universo. Penso che le comunità Mapuche sono tenaci e che hanno portato avanti una resistenza molto grande per restare vive, per mantenere la loro lingua, cultura e cosmovisione. Il governo non gli ha reso la vita facile. Il Cile ha imposto il suo sistema economico, culturale, legistativo e sociale al popolo mapuche e agli altri gruppi indigeni del territorio cileno. Inoltre i cileni non hanno voluto accettare la loro indipendenza e autonomia, anche perchè il governo ha promosso un nazionalismo ignorante, basato sulla strumentalizzazione della storia mapuche a cui è stata sottratta la sua radice precolombiana per manipolarla e collocarla come base della storia dello stato-nazione. La pressione economica nazionale e internazionale vorrebbe far scomparire i Mapuche e impossessarsi delle loro terre: questo è per me molto triste e vergognoso. Alcuni cileni appoggiano i mapuche, ma in molti altri persiste una mentalità coloniale che li porta a considerare il mondo indigeno come inferiore e quindi disprezzabile.

Tessuti_Chicago

L: Vivi da anni in California. Tempi un po’ complicati per i latinos negli Stati Uniti con Trump…

È importante ribadire che parte di quello che oggi sono gli Stati Uniti era un tempo Messico. Molte vite sono state letteralmente divise in due dalla frontiera, la presenza statunitense è stata vissuta come un’imposizione, l’influenza latinoamericana è molto antica e radicata. Dopo la guerra in cui il Messico ha perso parte dei suoi territori, i messicani hanno cominciato a migrare negli Stati Uniti per lavorare, diventando una manodopera essenziale, benchè disprezzata. Oltre ai messicani, latinoamericani di altre provenienze sono arrivati, hanno lavorato e portato avanti la loro vita qui, si sono in qualche modo adattati alla società, ma purtroppo devono ancora sforzarsi il doppio rispetto a migranti di origine europea e subire gli stereotipi della cultura dominante, ancora troppo eurocentrica e poco proclive a riconoscere i contributi di altre culture a quella degli Stati Uniti. Penso che le persone latinoamericane in questo Paese compiano ogni giorno un atto di resistenza per essere qui, per avere una loro identità, una loro lingua, perfino programmi di educazione bilingue che siano minimamente decenti. Adesso il discorso di odio razziale promosso Trump ha reso tutto molto più dificile per i migranti latinoamericani. Per esempio, sono aumentati i crimini d’odio contro i migranti così come le deportazioni, d’altro canto il governo federale ha mosso azioni punitive nei confronti degli Stati che cercano di favorire i migranti.

Tessuti

L: Venendo alle tue opere…in “Memorie dell’oblio” e “Tessuti” l’intrecciare storie è centrale, di che tipo di memoria ti occupi e con quale obiettivo? Che valore ha materializzare con tessuti e fibre tali temi?

Mi occupo della memoria costruita assieme alla comunità, quella di cui non si parla nella cultura dominante, costantemente invisibizzata. Per questo ritengo che dobbiamo recuperarla e sentire la grande responsabilità che abbiamo rispetto al futuro. In Cile durante l’epoca della dittatura circolava una parola d’ordine “para que nunca más”, ovvero affinchè non si ripeta mai più, pertanto l’ unico modo d’essere coerente con questo ideale è quello di ricordare.

Le mie opere molte volte affrontanno questioni dolorose, como ad esempio le esperienze dei desaparecidos in America latina, questo accade perchè sento una forte risponsabilità sociale per far sì che non si dimentichino.

Tessuti_2In “Memorie dell’oblio” e “Tessuti” ho collaborato con Cristian Muñoz e realizzato una serie di tessuti, materiale che mi ispirava molto in quel periodo. Le opere contenute in “Tessuti” affrontano direttamente il problema dell’oppressione, della marginalità, ma anche della connessione. In effetti abbiamo impiegato la metafora del tessuto per spiegare fenomeni sociali di disgregazione, come il tessuto si sfilaccia e poco a poco si rompe completamente, così accade anche con la nostra società frammentata e sconnessa.

In “Memorie dell’oblio” abbiamo reso un omaggio alle culture millenarie, per salvaguardarne la memoria e le conoscenze, preziose testimonianze per tutta l’umanità. Una parte dell’esposizione è stata dedicata alle antiche culture della Patagonia per mettere in evidenza la loro scomparsa a causa di una serie di genocidi che hanno cancellato dalle cartine molteplici culture.

sotto le suole Veracruz

L: “Sotto le suole” è la mostra che più ha fatto il giro del Mondo e continua a viaggiare. Com’è nata questa mostra, in che spazi è stata esposta e come affronti il tema della migrazione?

In effetti questa è l’opera con cui ho più viaggiato, sembra essere un riflesso dello stesso significato del lavoro. Le storie raccolte provengono da molti posti e riguardano persone che migrano in vari modi. Potremmo dire che la mostra parla del dislocamento, non solo la migrazione corporale e spaziale, bensì anche quella dell’anima. Non si tratta di parlare del viaggio, quanto piuttosto della marginalità vissuta e sofferta dalle persone allontanate da un posto, da persone care, da cose o diritti basilari come la dignità e la giustizia. Tra le storie, vi sono quelle che testimoniano sparizioni, esilio, sfollamento, morte di una persona cara. In altri casi ci si riferisce alla gentifricazione, alla crescita smodata delle città che fagocitano le zone rurali e spingono a migrare, alle dure discriminazioni e fughe da guerre e mali. Si potrebbe dire che “Sotto le suole” riflette, in piccolo, una serie di fenomeni globali.

Per tutto questo spero che l’opera possa continuare a viaggiare e toccare molti visitatori. L’opera è stata configurata come multilingue, i testi sono in italiano, spagnolo, inglese, francese, portoghese, bulgaro e nahuatl, le storie provengono infatti da geografie dSotto le suole_San Franciscoistinte: Brasile, Cile, Guatemala, Messico, Stati Uniti, ecc.

La mostra è nata a San Francisco, a partire da un evento in cui si parlava di dislocamento a 360 gradi. Da lì ho preso a raccogliere storie attraverso una rete di amici che si è estesa e così ne ho ricevute una quarantina, oltre ad un centinaio di scarpe, simbolo vivo della migrazione. Visto l’entusiasmo e la buona accoglienza delle persone di cui ho esposto storie e scarpe in varie città degli Stati Uniti, ho pensato di portare la mostra ad altre latitudini e ho ripetuto l’iniziativa in vari Paesi. Adesso la mostra raccoglie più di cento storie di persone di tutte le età, include anche quelle di bambini di 10 anni che hanno regalato dipinti da esporre. Finalmente approderà anche in Italia, a giugno con tre tappe a Verona, Milano e Bari.

Grazie mille per la tua preziosa testimonianza, un saluto da parte della redazione.

Ximena bio

XIMENA SOZA

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Immagine in evidenza: “Sotto le suole” a Chicago. Tutte le immagini sono tratte da: https://www.ximenasoza.com

 

 

 

Riguardo il macchinista

Lucia Cupertino

LUCIA CUPERTINO (1986, Polignano a Mare). Antropologa culturale, poetessa e traduttrice. Ama anche mettere le mani nella terra e sta cercando di apprendere agricoltura naturale e strumenti della transizione culturale. Vive piacevolmente nel Sud del Mondo, attualmente tra Colombia e Italia. Scrive in italiano e spagnolo e suoi lavori sono apparsi in riviste e antologie italiane e internazionali, specialmente dell’America latina e una selezione tradotta in albanese sulla rivista Poeteka. Ha pubblicato: Mar di Tasman (Isola, Bologna, 2014), Non ha tetto la mia casa (Casa de poesía, San José, 2016), sua antologia poetica in versione bilingue italiano-spagnolo, il libro-origami Cinco poemas de Lucia Cupertino (Los ablucionistas, Città del Messico, 2017). Ha tradotto e curato 43 poeti per Ayotzinapa. Voci per il Messico e i suoi desaparecidos (Arcoiris, Salerno, 2016) che ha ricevuto una menzione critica nel Premio di traduzione letteraria Lilec dell’Unibo. Cofondatrice della web di scritture dal mondo www.lamacchinasognante.com, con la quale promuove iniziative culturali e letterarie in Italia e all’estero.

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