Selezione poetica, di Claudio Senattore

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La vita è un istante.

 

Quanto va lontano il tuo sguardo amato Leone,

è rimasto sull’altra sponda forse…

o lo specchio delle sue acque lo restituì

Nell’amata terra che ti ha abbracciato?

 

Hai cambiato montagne e valli,

Per pianure di colore verde e speranza.

Gli hai dato figli e nipoti, dono divino,

per averti dato il benvenuto

senza chiedere, e senza risposta

sei rimasto, muto: la vita è un istante.

 

Ti presto i miei occhi e di nuovo nella tua terra,

la tua città, le sue strade, la sua gente…

Non sono uguali?

Non è la tua gente, le tue strade, la tua città?

Tutto è cambiato?

 

Quanto va lontano il tuo sguardo amato Leone,

È rimasto sull’altra sponda forse…

o lo specchio delle sue acque si è rotto,

o la terra amata che ti ha abbracciato

non ti abbraccia più?

Ma non dovresti preoccuparti:

la vita è un istante!

 

Septiembre 2019. Torino – Italia.

 

 

Ieri è oggi.

 

Mi piacciono le coccinelle, guardare la notte stellata,

il “mate amaro” perdendo lo sguardo dove non c´è nulla.

La terra appena sudata, l’erba appena tagliata,

l’ombra degli alberi e il sole quando tramonta.

 

Mi piacciono i vicini quando alzano la mano,

in gesto più di fratello nel saluto quotidiano.

La tavola sempre ben posta, con umiltà, senza vantarsi,

mamma chiamando al tavolo: che a mezzogiorno è già tardi.

 

Papà facendo un pisolino, il silenzio nel quartiere,

il fischio dell’amico, e senza rumore uscire.

Il calcio balilla al bar, il biliardo e le sue tasche,

il tonfo della stecca, e “l’oscillazione della sua gonna”.

 

Lanciare pietre nel fiume, andare in bicicletta,

cercare misteri nella Cattedrale, e senza che nessuno ci veda.

Il cortile, quello del Collegio, Raúl, Ernesto, Fulgencio,

Tarcisio, Pedro, Aurelio, Juanjo, José Mario, Elbio …

 

E al buon passo di Maria, dare i gelsomini a dicembre,

l’albero di Natale, e ancora di più il presepe.

L’oscillazione della sua gonna, i nostri figli e suoi sorrisi,

La vita, la vita tutta, a pieno ma senza fretta.

 

Mi piace tutto questo insieme e non è che mi lo ricordo:

lo porto sempre con me, fino al giorno che mi sia dato.

Ricordo è quello che è andato via, questo non è mai successo,

perché è un dono di Dio, che soltanto mi ha prestato.

 

 

“Mate amaro”: bevanda tipica del Uruguay.

Dicembre 2019. Torino – Italia.

 

 

Novembre 2004

 

I miei sogni

diversi dal mio avo,

saracenari i suoi

“maragatos” i sogni miei.

 

Solo si incontrano in un punto:

nel devenire del sentiero;

americano l’Eden dei suoi sogni,

l’orizzonte dei miei europeo.

 

Tempo fa arrivò alla mia terra,

ho appena poggiato

i piedi sul suo suolo;

¡giuro che ero stato già qui!

E mi chiedo nuovamente:

se lui avrebbe voluto ritornare,

nel trascorso del tempo

alla sua casa, al suo paese;

io al mio…questo spero.

 

Simili ai suoi sogni

i sogni miei,

simili…ma non uguali

¡Cosa! Che non è lo stesso.

 

Novembre 2004. Saracena CS – Italia.

“Maragatos”: gentilizio di coloro nati in San José – Uruguay.

 

 

Migrazione.

 

Con i sogni delle terre italiane,

Sono venuti aggiungendo mari,

Lasciando dietro l’odore del sale,

Il colore d’altri mari,

per i verdi prati è cambiato.

Origini, volti, sguardi dimenticati …

Senza versare in pubblico le loro lacrime.

 

Lingua, dialetto, gesti, costumi

Di cui si fa tesoro, e nuova lingua, dialetto,

costumi castigliani, in nuove terre:

A sud, americani.

La patria sempre presente

Negli incontri, società… amicizie vecchie,

e nuove, e presente anche nelle solitudini.

 

Quanta migrazione! Quanti sogni e dimissioni!

Quanta vita, vissuta con passione in mete sognate.

Successi, sconfitte, conquiste e rinunce!

Lezioni senza fine: inconsapevolmente ci hanno resto eredi,

per farsi sentire nei nostri viaggi accompagnati.

Viaggi fisici… e viaggi sognati.

 

Oggi abbiamo trovato quello che hanno lasciato,

E offriamo loro in loro memoria i loro odori,

colori, sapore di sale dei suoi mari…

Le loro valli, le loro montagne…

quegli sguardi, sguardi recuperati.

La migrazione continua, come quella degli uccelli.

Italia! Io ti saluto!

Il sud delle terre americane ti restituisce il tuo sangue!

 

Gennaio 2020. Saracena (CS) – Italia.

 

claudio senatoreClaudio Rafael Senattore Villero, vive attualmente a Torino, nato nel 1963, a San José de Mayo, Uruguay e cittadino italiano (pronipote di italiani), artista plastico e insegnante di arti. Fin da giovanissimo si dedica alle arti plastiche, ponendo un accento particolare sul disegno e sulla pittura. Ha partecipato a mostre collettive e individuali. Da tempo si dedica alla scrittura.

In poesia ha ottenuto il secondo premio al concorso letterario Vincenzo Padula indetto dall’Associazione Culturale Santa Maria del Gamio (Saracena CS – Italia) ed è stato finalista nel Concorso Internazionale dedicato alla Giornata Mondiale della Poesia e nell’ultima edizione del Premio Internazionale Il Federiciano.

Testi pubblicati su gentile concessione dell’autore

Immagine in evidenza di Alberto Guadagno.

Riguardo il macchinista

Maria Rossi

Sono dottore di ricerca in Culture dei Paesi di Lingue Iberiche e Iberoamericane, ho conseguito il titolo nel 2009 presso L’Università degli Studi di Napoli l’Orientale. Le migrazioni internazionali latinoamericane sono state, per lungo tempo, l’asse centrale della mia ricerca. Sul tema ho scritto vari articoli comparsi in riviste nazionali e internazionali e il libro Napoli barrio latino del 2011. Al taglio sociologico della ricerca ho affiancato quello culturale e letterario, approfondendo gli studi sulla produzione di autori latinoamericani che vivono “altrove”, ovvero gli Sconfinanti, come noi macchinisti li definiamo. Studio l’America latina, le sue culture, le sue identità e i suoi scrittori, con particolare interesse per l’Ecuador, il paese della metà del mondo.

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