Selezione da “Sogni di un uomo” di Soumaila Diawara (Youcanprint Self-Publishing 2018)

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È piacevole il suono del Noi

 

Così tanto da usarlo, il noi.

senza ritegno alcuno

nel giustificare atti e fatti,

che a volte vanno oltre l’orrore.

Il noi è il plotone di esecuzione;

dieci fucili per un corpo.

Dieci pallottole per togliere una vita.

Il Noi toglie il rimorso. Giustifica il male.

Noi dell’Italia.

Noi del Sud.

Noi Maliani.

Noi Africani.

Si perde la propria identità

per l’interesse di un gruppo

Poiché il proprio essere si percepisce

come inadatto, piccolo.

La paura spinge all’alleanza.

Fa abbandonare parte di se stessi

per potersi ricongiungere in un tutto

che non capiamo appieno,

ma di cui godiamo.

Godiamo, per la sensazione di insieme

che ci procura e, dunque, di forza.

Noi, che viviamo, siamo.

Esistiamo.

Noi, non siamo diversi da voi.

Respiriamo, abbiamo progetti.

Vorremmo essere felici.

Noi siamo come voi

e vediamo voi come noi,

chiunque siate.

Noi, siamo il popolo della terra.

Uomini, donne e bambini.

Adulti ed anziani. E non abbiamo muri, ma cuori.

 

Le belle persone

 

“Ho sempre pensato che le ‘belle’ persone

non siano né facili né scontate.

Le belle persone non sono

nemmeno per tutti, perché non si fanno attraversare da tutti

e nemmeno tutti sono in grado di farlo.

Le immagino come una rosa.

Non le puoi raggiungere sentendo

solo il profumo o ammirandone i colori.

Non le conosceresti mai a fondo.

Le belle persone spesso hanno passati

ingombranti, la pelle graffiata.

Per arrivare al cuore

devi passare dalle spine.

Graffiarti, mischiare il sangue,

asciugare le lacrime che bagnano il cuore,

scambiarci la pelle, l’odore.

Sono infatti convinto

che le belle persone non profumano.

Le belle persone lasciano segni.

Graffiano.”

 

Gaza

 

A Gaza

i bambini nascono senza diritti.

A Gaza

si dorme con l’eco delle pallottole.

Il fracasso delle bombe.

A Gaza,

non ci sono incubi

è essa stessa un incubo.

A Gaza,

i vecchi sono rari.

E noi tutti,

con la nostra indifferenza

siamo i nemici di Gaza.

E Gaza,

forte della nostra assenza,

non fa altro che allargarsi al mondo.

Gaza,

poggia su di una striscia di terra

che non trema.

Il terremoto qui si chiama Israele.

Restiamo umani.

 

 

I figli costretti

 

L’occidente costringe i figli dell’Africa

a scegliere tra tre viaggi.

Il più veloce e sicuro.

Quello provocato dalle pallottole micidiali

e dalle bombe fabbricate da mani straniere.

Poi quello lento ed asfissiante

della fame e della malattia.

Che lascia la pelle sulle ossa.

E rende anche i raggi del sole

un peso sulle spalle.

Infine c’é il deserto e il mare.

Dove le probabilità,

un poco,

sono più alte.

 

 

 

Dio nel mio sonno

 

Ho incontrato Dio nel sonno.

Mi ha chiesto cosa mi premesse nel mondo.

Un desiderio intimo,

una richiesta da esaudire.

Uguaglianza ho risposto.

Mi guardò malinconico e mi disse.

Per ciò, dovrei mettermi alla pari con voi,

perché ogni uomo adorerebbe

ogni altro uomo.

Silenzio.

Silenzio.

E mentre aspettavo la risposta,

suonò la sveglia.

Non so voi, ma io lo chiamo segno divino.

 

 

Si perdono in tanti

 

Alcuni, per vie celesti.

Certi, per le vie della gloria.

Alcuni per vie traverse.

Molti, per vie laterali.

Si disperdono per le vie.

In una piazza chiamata terra.

Sempre più vuota di gente in cammino.

Poi ci sono quelli che si perdono in amori.

E vivono dii dolori.

Lì, da soli seduti.

In mezzo a una piazza affollata di silenzi.

 

Rispetto per me

 

Abbiate rispetto per me.

Non per il deserto,

tantomeno per il mare.

Che niente sono dinanzi alla solitudine.

Mostrate rispetto,

perché io ho lasciato tutti

e voi mi lasciate solo.

Ed in quella bolla del nessuno,

il freddo è il mio compagno,

il buio suo figlio.

Abbiate rispetto per me,

un uomo che sognava umanità

e ha trovato un carcere.

 

Selezione delle poesie a cura di Pina Piccolo.

 

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Soumaila Diawara nasce nel 1988a Bamako (Mali), dove consegue la laurea in Scienze Giuridiche. Durante il periodo universitario inizia la sua esperienza politica partecipando ai movimenti studenteschi a fianco della società civile. Dopo gli studi entra nel partito di opposizione il SADI diventando leader del movimento giovanile. Viaggia in vari paesi del mondo in rappresentanza del suo partito. Ricopre ruoli importanti nella comunicazione in collaborazione con la sinistra maliana e con l’Organizzazione della Sinistra Africana. Nel 2012 è costretto ad abbandonare il Mali in seguito ad accuse politicamente motivate  e si trova costretto a seguire le rotte dell’attuale fenomeno migratorio partendo dalla Libia su un gommone. Grazie al salvataggio di una nave della Marina Militare giunge in Italia nel 2014 dove ottiene la protezione internazionale ed è tuttora rifugiato politico.

 

 

 

 

Immagine in evidenza: Dipinto di Hassan Vahedi.

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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