RESOCONTO DI VIAGGIO: LA MACCHINA SOGNANTE IN MESSICO (APRILE 2017)

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a cura di Lucia Cupertino

La poesia ha i suoi rituali. A volte richiedono esorcismo, altre volte purificazioni con erbe e canto. Jorge Contreras Herrera, poeta messicano che mi ha invitato nello stato di Hidalgo (Messico) per presentare la mia produzione poetica e La macchina sognante, rivista di cui sono cofondatrice, mi racconta che suo padre proprio non sopportava l’idea di avere un figlio poeta. Aveva cominciato col teatro, finendo per essere attratto dal linguaggio poetico. Il padre l’avrebbe preferito macellaio, barbiere, contabile. Poeta non di certo. Per questo da adolescente lo sottopose a ben sei rituali di purificazione. Ma in questo caso la sapienza ancestrale nulla ha potuto. È quello che so dare, dice Jorge, se mi togli questo non so cos’altro sarei capace di fare. Nel 2016 ha ricevuto un riconoscimento da parte dell’Uaeh (Università autonoma dello stato di Hidalgo) per la promozione della lettura, la poesia e la riflessione in realtà scolastiche e universitarie del Messico.
Ha inclinazione romantica, Jorge. A me questo fa arricciare un po’ il naso all’inizio, fino a quando avverto la sua apertura verso varie forme di fare poesia, che contemplano il pieno coinvolgimento e impegno sociale.

L’invito giunge via reti sociali. Nell’allegato leggo che sarò ospite in Aires del Festival, iniziativa che anticipa nel corso dell’anno l’attività poetica del VII Festival Internacional de Poesía Ignacio Rodríguez Galván. In questa traversata ci accompagneranno due persone speciali. Hugo de Mendoza Gutierrez, poeta originario di Guadalajara che vive a Città del Messico e che verrà a comporre la triade poetica del tour. Corina Martínez, dalle fiammeggianti meche, è colei che tesse la ragnatela organizzativa ed ha reso possibile la nostra presenza lì, è direttrice del settore di Promozione della lettura dell’Uaeh e dirige anche la parte culturale della Radio Uaeh. L’allegato, oltre a riportare il programma dal 18 al 21 di aprile 2017, suggerisce abbigliamento leggero e protezione contro il sole per itinerari audaci ma paradisiaci. Evidentemente è un invito che non si può declinare.

La sera del 18 aprile riposiamo nell’hotel universitario di Pachuca, capitale dello stato di Hidalgo. Dopo le nostre letture torneremo sempre a dormire qui. Corina è la nostra guida locale, ci porta in centro e ci fa provare i pastes, una sorta di panzerottini rustici, eredità della presenza inglese nella zona, ricchissima di minerali che a partire dal XIX secolo vennero “opporturamente” sfruttati con il fiorire di miniere. Ovviamente lei ci fa provare i pastes più prelibati della città.

IMG_8105Il giorno successivo iniziamo il nostro viaggio in un camioncino tutto per noi. Alle 11,30 abbiamo il primo incontro all’Escuela Superior de Atotonilco de Tula. Siamo in orario e per questo ci soffermiamo a scattarci una foto accanto ad uno dei murales di Acción poética, movimento messicano che coniuga muralismo e poesia, diventato virale tanto da riuscire a far campeggiare da Nord a Sud del Paese messaggi poetici, molto spesso con contenuto politicamente impegnato. Il murales con cui ci scattiamo la foto non rientra in quest’ultima categoria, ma comunque ci ritrae grintosi e sorridenti per l’imminente tour.

Siamo accolti dalla direttrice dell’istituto. Ci spiega che gli studenti sono immatricolati in programmi legati soprattutto all’amministrazione e promozione economica. Sentiamo che può esserre arduo cercare di seminare la nostra produzione poetica in quest’ambiente, ma in realtà sappiamo anche quanto sia necessario, vista la rilevanza e la pressione del mondo economico-finanziario sul nostro vivere, sulle nostre società e sul nostro pianeta.
Il salone è gremito e a turno la triade poetica presenta i propri lavori e la propria storia personale. Io decido di esordire con una poesia dall’antologia Non ha tetto la mia casa che tocca il tema del Pil e del reale benessere, spesso per niente coincidente coi parametri macroeconomici dominanti. Anche i miei compagni poeti continuano a martellare sul tema. Parlo poi della nostra rivista, di com’è nata, delle sezioni che la compongono, dell’idea alla base di essere una sfida letteraria e culturale, oltre che la cartina di tornasole di movimenti sociali affianco ai quali la scrittura deve collocarsi.
Le reazioni sono buone, c’è qualche domanda ma l’orologio corre.

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Corre ma vogliamo visitare gli Atlantes di Tula, statue basaltiche alte tra i quattro e cinque metri, inneggianti alla guerra ed espressione artistica della cultura tolteca che sarebbe poi purtroppo stata per l’area mesoamericana un riferimento simbolico importante quando si voleva affermare la possenza militare di un regno o gruppo etnico.
Attraversiamo un sentiero desertico e all’improvviso ci ritroviamo di fronte queste statue gigantesche, nonostante il loro contenuto ci lasciano sbalorditi, vi sono anche tracce dello tzompantli, rappresentazione litica di una fila di cranei, che ricordano ancora una volta la cultura sanguinaria dei sacrifici toltechi che il regno azteca avrebbe poi assorbito, come anche un Chac mool, singolare tavolo rituale che poteva essere usato in vari modi e pare potesse contenere anche cuore e sangue dei sacrificati. Jorge sorride imitandone uno, ma credo non gli piacerebbe proprio diventare partecipe di queste ritualità tipiche di una società indigena con impronta militare, gerarchica e già fortemente statalizzata.

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Dobbiamo riprendere il nostro cammino e giungere all’Escuela Superior de Tuahuelilpan. Nell’auditorium ci sono solo le allieve della scuola, provengono da differenti corsi preuniversitari, soprattutto orientati alla medicina e la cura. Attendiamo qualche minuto e giungono anche alcuni studenti. Sono tutti molto attenti. La poesia di Jorge dedicata alla balena-52 hertz, detta così in quanto canta a tale frequenza, calamita la loro attenzione. Le prose poetiche di Hugo sono anche molto gradite, pur nella loro complessa trama. Io leggo alcuni materiali scritti in spagnolo oppure in italiano e tradotti. Una poesia che ho scritto in Costa Rica attorno alla relazione familiare tra padre e figli fa commuovere una ragazza. Un’altra si collega al tema marino, riguarda la storia di una balenottera azzurra varatasi a Lanzarote (Spagna) di cui lessi la notizia anni addietro. In questa poesia immagino il dialogo tra il suo cadavere e il biologo marino che le sta facendo l’autopsia.

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Senza dubbio la partecipazione degli studenti è altissima, tanto che tra alcuni di loro scoviamo dei poeti e delle poete. Rotto il ghiaccio, sono loro a cominciare a leggere a noi la loro produzione. Torno a parlare de La macchina sognante, riportando il lavoro culturale fatto ad un anno e mezzo dalla sua nascita per far emergere, fra i tanti filoni curati, le voci di scritture chiamate “migranti” e in particolare di scrittori nati altrove, ma che adoperano acutamente l’italiano come lingua letteraria. Faccio riferimento anche al nostro sostegno a campagna internazionali, come quella per Giulio Regeni, per cui cerchiamo di essere fari anche quando l’attenzione generale cala. Questo pubblico è decisamente permeabile, interessatissimo a questi ponti creati tra le lingue e le culture, affascinati dall’esperimento di metter su una rivista online. Una futura poeta si sofferma con noi e legge altre sue poesie dal cellulare.

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Alla fine dell’incontro il direttore ci spiega che l’istituto è sorto dal recupero dell’Ex Hacienda de San Servando. Nella pagina dell’istituto1 si legge: “Tlahuelilpan è un nome di origine nahuatl e significa “Luogo in cui si irrigano le terre”. Questo luogo è stato localizzato nella Valle del Mezquital dello stato di Hidalgo, fu lì che gli aztechi si insediarono nel corso della loro incursione per giungere a Tenochtitlan. Padre Francisco Ruíz indica nella sua cronaca del 1569 che Tlahuelilpan era costituita da una chiesa, cinque eremi e 380 abitanti. Nel 1585, in questa terra abitata da tribù tolteche e otomì, si stabilisce una missione religiosa.” Leggo che in seguito finisce nelle mani di diversi cacicchi fino a costituire la tenuta così come la conosciamo nel XIX secolo. Altra tappa storicamente importante é quella della rivoluzione messicana; pare che la tenuta diventi terra comune e venga condivisa tra vari contadini. Solo recentemente questo spazio diventa sede universitaria e l’Escuela Superior de Tuahuelilpan sorge alla fine degli anni Novanta.

Tra storia scritta nei manuali e storia fantastica c’è una membrana sottile. E allora addentrandoci nella sala dei murales, veniamo a conoscenza delle storie di fantasmi che si crede popolino questo edificio e di tanto in tanto vengano a disturbare gli studenti e le studentesse della biblioteca.
Percorriamo il cortile e raggiungiamo la parte posteriore dell’edificio. Siamo contenti di sapere che vi è un nuovo progetto, in seguito alla concessione di terreni adiacenti a beneficio dell’istituto universitario. Il proposito è quello di creare uno spazio da dedicare all’orto, per permettere agli studenti di essere a diretto contatto con piante ed erbe officinali, come pure creare corsi sul tema della costruzione naturale, con materiali alternativi al cemento.

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La giornata ci riserva ancora sorprese. Rientrando a Pachuca, siamo ospiti del programma radiofonico di Corina alla Radio Uaeh che compie in quella serata quattordici anni di attività. Cerchiamo di festeggiarli nel miglior modo possibile, senza dimenticare la denuncia e la discussione profonda, ad esempio trattando il tema dei desaparecidos. La buona orchestrazione di Corina permette di tessere un’ora di conversazione che scorre fluidamente, intercalata da letture poetiche.

L’indomani tocca svegliarsi presto, abbiamo davanti a noi cinque ore di viaggio per raggiungere l’Escuela Superior de Huejutla, uno degli istituto più periferici dell’università che proprio per questo ci sembra importante raggiungere. Tra l’altro questa zona è la patria di cantanti popolari e poeti di lingua nahuatl. Lungo il tragitto il paesaggio cambia, si fa più desertico fino a quando raggiungiamo una locanda con vista panoramica. Siamo nella stagione secca e solo agli inizi di giugno riprenderà a piovere, quindi poter apprezzare un lago e un paesaggio decisamente più verdeggiante è davvero un lusso. Ci sediamo ma la locanda è deserta. Passano dei minuti e giunge la cameriera. La cucina sembra proprio non essere in servizio. Incediamo.

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All’istituto di Huejutla veniamo accolti con una bevanda rinfrescante a base di limone e cetriolo. Ci devono aver visti abbastanza spossati! Avvicinandoci a Huejutla le temperatura si fanno più alte. Per fortuna ci riprendiamo presto e raggiungiamo l’auditorium, anch’esso colmo di studenti. Tra i tre poeti si è già creata una bella sinergia e procediamo intercalando letture, aneddoti, riflessioni. Mi soffermo in particolare sul tema delle frontiere che tanto tocca Messico e che a livello personale e a livello di rivista portiamo avanti con la sezione Sconfinanti. La reazione è molto buona e anche qui gli studenti e le studentesse colgono l’occasione per fare commenti, scattare una foto con noi, scambiare indirizzi mail. Dono una copia del mio libro alla biblioteca dell’istituto, fanno lo stesso i due poeti e Hugo dà anche una copia di Golem, la rivista letteraria da lui coordinata.

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IMG_8249Nel corridoio incontriamo una ragazza che parla nahuatl. A Jorge viene in mente di registrarla mentre legge una poesia che lui ha scritto in spagnolo e un poeta ha tradotto in nahuatl. Siamo contenti di questo scambio, di questa pur effimera condivisione. Il nostro tour negli istituti universitari si conclude qui e sentiamo che qualcosa è stato seminata. Prima di andar via, la Radio Huejutla ci invita a lasciare traccia della nostra presenza anche da loro. Mi soffermo su un dettaglio molto bello: tutti i cartelli e le indicazioni della radio sono bilingue, spagnolo e nahuatl. Siamo accolti benissimo nella cabina e la mezz’ora a nostra disponizione corre via rapidamente. Della nostra stanchezza all’arrivo rimane solo il ricordo, siamo carichi di incontri, abbracci, contatti scambiati.

Il rientro a Pachuca significa dover salutare la vulcanica Corina e il poeta Hugo de Mendoza Gutierrez che ha animato conversazioni molto interessanti durante le presentazioni e anche, come si direbbe, in quegli spazi laterali come i bar e i ristoranti in cui si viene a conoscenza di dettagli interessanti della realtà. Con Jorge Contreras Herrera ci dirigiamo invece a Tizayuca, cittá natale sua e del poeta che dà nome al Festival Internacional de Poesía Ignacio Rodríguez Galván. Ammiriamo il busto del poeta del XIX secolo, morto quasi ancora sbarbatello. Ci attende un bus che ci calerà daccapo nel fitto dell’inquinatissima Città del Messico e nel metro pieno zeppo in cui ci infiliamo come sardine per raggiungere il centro culturale della delegazione Venustiano Carranza che ci ospita per un’ultima serata di letture.

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Siamo un po’ provati dal lungo tour ma la presenza di Ricardo Vera (musica trova messicana) e di Lorenzo Cisneros Topete (musica cubana) ci rallegra e permette di intercalare le lettura con momenti musicali. Siamo dinnanzi ad un pubblico ben diverso, non più quello studentesco bensì quello del quartiere. Reggiamo bene ed equilibriamo gli interventi, come sempre dedicati ai nostri lavori e anche alla presentazione de La macchina sognante. La serata si conclude con un atto da celebrità! Ci chiedono di lasciare una firma su di un mascherone collocato all’ingresso del centro culturale. Non ci facciamo prendere dalla febbre delle star, ricordiamo sempre che la poesia ha resistito a tanti tentativi di manipolazione, restrizione e sviamento di cui i rituali di purificazione del padre di Jorge sono solo l’esempio più simpatico.

Riguardo il macchinista

Lucia Cupertino

LUCIA CUPERTINO (1986, Polignano a Mare). Antropologa culturale, poetessa e traduttrice. Ama anche mettere le mani nella terra e sta cercando di apprendere agricoltura naturale e strumenti della transizione culturale. Vive piacevolmente nel Sud del Mondo, attualmente tra Colombia e Italia. Scrive in italiano e spagnolo e suoi lavori sono apparsi in riviste e antologie italiane e internazionali, specialmente dell’America latina e una selezione tradotta in albanese sulla rivista Poeteka. Ha pubblicato: Mar di Tasman (Isola, Bologna, 2014), Non ha tetto la mia casa (Casa de poesía, San José, 2016), sua antologia poetica in versione bilingue italiano-spagnolo, il libro-origami Cinco poemas de Lucia Cupertino (Los ablucionistas, Città del Messico, 2017). Ha tradotto e curato 43 poeti per Ayotzinapa. Voci per il Messico e i suoi desaparecidos (Arcoiris, Salerno, 2016) che ha ricevuto una menzione critica nel Premio di traduzione letteraria Lilec dell’Unibo. Cofondatrice della web di scritture dal mondo www.lamacchinasognante.com, con la quale promuove iniziative culturali e letterarie in Italia e all’estero.

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