Questo è il mio braccio (Lucia Grassiccia)

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In cortile c’è la pressa, con lo scirocco che cola glielo cedo tutto intero. Li guarderò seduto tra i panchinari, da noi una riserva deve solo aspettare la fine dell’ora. Il pancione che tenta di fare il brillante, qua, non per nulla incita sempre, prima di fischiare l’inizio, sfidatevi senza riserve. È la solita partitella, quattro e quattro otto sono pronti, a breve arriverà Puleo e comincerà a sputare per marcare il territorio. Sai la soddisfazione. E Kramer, che la prende ogni volta sul serio, fa già stretching. A osservarli tutti assorbiti dal gioco sembrano quelli che si trovavano al campetto della Zisa, il mercoledì sera. Intendo se fossero separati dal contesto, certo, certo. Eccolo Puleo. Tra i pali si annoia, me l’ha detto lui, ma calcia peggio di quel che crede e vogliono convincerlo di essere un buon portiere. Provo a figurarmelo alla luce del mattino, in cucina, con una mano sui seni della moglie e con l’altra segarglieli, poi procedere verso il ventre. Doveva essere poco avvezza a parare le coltellate, lei. Veramente ha usato un temperino, anche questo me l’ha detto lui, può fare miracoli un temperino in mani sapienti. Sarà stato un lavoraccio. E ora gli impongono la porta. Andava la lavabiancheria quel giorno in cucina, mi ha detto.

Al primo piano del quinto braccio ci scruta un secondino alla finestra. Si affaccia perfettamente ritto. Ecco Giò, lui ha un sinistro mica male. Giò è un ingresso recente, è buio in volto perfino quando segna. Non so perché sia tra noi, si vocifera che abbia tentato un furto e, giunta la pula, che abbia scagliato il piè di porco sulla tempia di un agente urlando porco, come se gli stesse restituendo un arto. Ma si vocifera di tutto, qui. Di Kramer so che è la sua terza volta, ha girato qualche istituto, sa solo spacciare ed è quel che tornerà a fare. Ha quarantotto anni, Giò ne ha venti e attende un processo a corto di speranze. Diaz, che non è il suo vero cognome, ha la bocca cucita o dimenticata in Perù, sappiamo che di donne ne ha visitate parecchie ma a loro parlava. Tacere gli conviene, un ematoma nuovo di zecca a settimana è sufficiente.

Il pancione fischia.

Dire che terza persona singolare suonava gradevole quando lo si ripeteva di fronte alla maestra per l’analisi grammaticale. M’illudevo fosse una questione di orecchio e magari invece era solo una responsabilità scampata. Quale che fosse il soggetto nella frase dell’esercizio, né io né tu eravamo tirati in ballo, ma qualcun altro. Ora mi compromettono: lui, lei, quella troia sono i nostri nomi. I secondini, il cappellano, le infermiere e gli altri detenuti parlano di noi, talvolta squadrandoci. Solo più tardi forse parlano con noi.

Lei ha lasciato a casa tre figli minori e chi può sapere se li rivedrà, un giorno. Quello è in crisi d’astinenza, il sudore espulso incollato addosso. Lui l’attende il buco, cinque notti. Quella è divorata dai rimorsi. Pulizia e polizia perché mai così rassomiglianti. Tutte le ore di ogni giorno i loro occhi appesi alla mia pelle. Lui oggi ha saltato il pranzo. Parlano di me? Sì, è di me che parlano, non si può mai esserne sicuri. Le loro pupille fisse sul corso delle mie dita, chi ci pensa più alle pippe.

In Svizzera mia madre non potevo portarla, me lo chiedeva da settimane. Ho ordinato un kit e trovato un medico che spingesse lo stantuffo. Pentothal e Norcuron, per sicurezza, speravo avesse più fortuna di quel poveraccio dell’Oregon. Si era svegliato vivo e sbigottito dopo tre giorni di coma. Lei è stata veloce. I venti secondi che vivrò per il resto dei miei, da scontare senza sconti.

 

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Lucia Grassiccia: Di professione arteterapeuta, attualmente vivo a Milano ma la mia terra è la Sicilia, e Modica (RG) la mia città (classe 1986). Inizio a scrivere articoli per il progetto sperimentale Hzine all’Accademia di Belle Arti di Catania, e per il quotidiano web Ondaiblea. Collaboro con il magazine Artribune per interrogarmi e interrogare sull’arte. Nel 2013 pubblico il mio primo romanzo, Elevator (Prospero Editore). Ho fondato e gestisco, ancora in collaborazione con Prospero Editore e ospitata nel suo sito web, la rubrica Letteratura Espressa: racconti nel tempo di un caffè. Alcuni miei racconti sono presenti in antologie edite da Fara e DeComporre; e inoltre due mie poesie sono ospitate nel volume antologico Sotto il cielo di Lampedusa (Rayuela). Uno dei miei più recenti progetti letterari, “ricreazione” si svolge in collaborazione con l’artista Angelo Formica http://ricreazione.tumblr.com. Non credo nei pettini.

 

 

 

 

 

Foto in evidenza: dipinto “Mare 3” di Barbara Gabriella Renzi.

Foto dell’autrice a cura di Lucia Grassiccia.

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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