“Quando sarò pioggia”, poesie da “Rime d’amore e di frontiera” (Carla de Falco)

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avvertenza al lettore

Give every man your ear, but few thy voice 

(W. S.)

 

 

potrei dirti che tutto è della morte

che al suo avido seme

tutto è terra.
la vita è solo porta che si apre
stridendo per il tempo di un ingresso
nel grigio lungo e cupo dell’eterno.

 

e io dispero della libertà

e a te tutto già è stato detto:
della nonna che profumava di garofani
del puzzo di bambini dentro al vuoto
dell’immagine spaventosa della colpa
delle razzie dei predoni del deserto
dei serpenti alati e di tutti gli idolatri
della follia che porta fiera al suo guinzaglio
le stagioni dell’uomo e del suo dio.

 

la verità è nel marchio di caino
che portiamo sopra il capo, tu ed io.

 

 

il patto

 

 

c’è un patto che si stringe senza detto

tra le donne che sfidano la notte.

sono lì alle fermate della vita

appese come ganci

nude, stanche e spettinate

al freddo che la folla non conosce.

 

qualcuna raccoglie un po’ di forza

nel fumo che si tuffa nella gola

qualche altra parla a mezza voce

di orari, di bus e di lenzuola.

c’è un patto che si stringe senza sangue

tra le donne che bucano la notte.

l’intesa di restare a farsi scudo

nel duro dolore del distacco.

 

il giorno non vuole più svegliarsi

il cielo non riesce a sollevare

la sua lunga coperta di grigiore

ma c’è un patto che si stringe senza fretta

tra le donne che camminano la notte:

non c’è cielo, non c’è dio e non c’è lingua

che faccia differenza tra di loro.

 

SIAMO DONNE CHE BUCANO LA NOTTE

DI UOMINI CHE CI DORMONO DI FIANCO.

 

domani, se non ci sei, sarò più sola.

domani io ci sarò, niente paura.


tempo muto

 

 

tra balbettii senza senso

e pruriti ai minori vietati

i più stanno a grattarsi per ore

la rogna di idee riciclate.

 

chiedo scusa dell’ironia stuprata

ma in verità solo chi scrive scrive.

il resto piscia. piscia e sopravvive.

 

lo scrittore non è veliero da bottiglia

la sua parola è acido che brucia

il suo cuore è tamburo che risveglia.

 

quando scrive, scrive di getto

scrive per vivere di scrittura

per vuoto, per ansia, per paura

come chi osserva da lontano un uragano

e vi scorge un miraggio rannicchiato

nella pupilla del suo tempo muto.


sarò pioggia

 

 

quando sarò pioggia

scriverò lunghi addii sui vetri

spaventosa e fragile sarò rapida

matta e sbieca come un poeta

alla ricerca di un posto che non assorba

e non respinga.

 

spegnerò i rintocchi dei mercati

canterò in rivoli

luoghi di frontiera, abbandonati

abbracci senza catene

e senza appartenenze.

rugiada lenta sulla viola cima

sarò lieve brezza di mare

che si specchia in un ramo di stelle.


violasera

 

 

quello che vede l’uomo ad ogni giro

è più o meno, credo, lo stesso martirio.

il gelo con l’agonia dei suoi germogli

i flutti amari e disabitati dalle reti

i cristi penzolanti come stracci

da angeli di bronzo indifferenti

la devastazione delle poche menti

che non hanno abiurato alla libertà.

in branchi calpesta terra e polvere

che un tempo furono pupille,

sta inerme e muto ad aspettare

che la vita s’accorci un po’ ogni giorno

e smazza carte per un altro giro.

 

poi come da bifora

s’intravede già il passaggio

tra brandelli di luce, in mezzo ai rami.

e soffia vento dentro l’aria nera

mentre sprofonda nella notte il violasera.


reset

 

 

apparecchiare la tavola

preparare la cena con dovizia

lavare le mani ai bambini

aggiustare i capelli con grazia

a me tt bn e a te?

operaio morto sul lavoro

sdegnarsi

sotto scrutinio, l’ansia dello studente

e l’outing del cantante

sorridere

bonariamente

corro sulla pagina che abbaglia

che l’acqua per la pasta quasi bolle

campagna antivivisezione

riflettere

se sia giunta l’età

di diventare un po’ vegetariani

orologi indiani: nuova collezione

vaschetta di prosciutto monoporzione

la finestra sul cielo interiore

ritagli di profeti a spiccioli

non è realtà è finzione

poesia in esibizione

a me tt bn e tu?

pirandello

mi piace

niente di troppo contingente

è poi davvero importante

commenta

scoppi di misticismo a basso costo

condividi

evento luminoso

partecipa

tanto non costa niente

forse

 

con anonima resa

covare

l’intima taciuta convinzione

che tutto questo mio comunicare

sia solo rimbombo d’erosione.

 

silenzioso buio che gratta

dentro la paura.

frana inesorabile.

arrestare il sistema

Poesie tratte da Rime d’amore e di frontiera, Carla de Falco, Temperino Rosso Edizioni 2015

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Carla De Falco: Manager delle Risorse Umane per un decennio, oggi è docente di Materie Letterarie e Latino.  Membro di varie giurie letterarie, ha vinto numerose competizioni poetiche, ottenendo premi e riconoscimenti anche prestigiosi, sempre ai primi posti, anche in contesti internazionali. Più di un centinaio sono le pubblicazioni antologiche che riportano sue poesie. Tra esse, solo nel 2014,  Sotto il cielo di Lampedusa (Rayuela Edizioni) e Italian Poetry Review,  rivista ufficiale della Columbia University di New York. Ha pubblicato a Milano la prima silloge: Il soffio delle radici, Laura Capone Editore, 2012 (Premio Hombres e Premio Contemporanea d’autore).  A maggio del 2013 è uscita la seconda opera: la voce delle coseMontag (Premio Solaris). Del 2015 sono Il momento che separa (Montag edizioni, Felix Festival) e Rime d’amore e di frontiera (Temperino Rosso edizioni). 

Foto in evidenza di Teri Allen Piccolo.

Foto dell’autrice a cura di Carla de Falco.

 

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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