PRINCIPI (2016), poesia di Danez Smith, traduzione italiana di Pina Piccolo

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PRINCIPI

                        alla maniera di John Fitzgerald Kennedy

 

i.
non chiedere quello che il tuo Paese possa fare per te
chiedi se il tuo Paese sia il tuo Paese
chiedi se il tuo Paese appartenga alla tua gente
chiedi se il tuo Paese abbia una dipendenza da sangue
chiedi se il tuo Paese abbia una dipendenza da oblio
chiedi se il tuo Paese sia un mostro che si nutre di petrolio e potere
chiedi se il tuo Paese la notte tremi per la fame
di corpi se corpi significano che il tuo Paese
continui ad essere il tuo Paese alla stessa vecchia maniera
chiedi se il Paese sia stato costruito su terra rubata
e fiato rubato, se la democrazia sia una catena
stretta come pelle attorno al tuo collo
chiedi se le tue comodità significhino che altrove
qualcuno stia seppellendo una figlia
chiedi se le tue comodità significhino che svoltato
l’angolo ci sia un morto perché un poliziotto
ha scambiato il suo corpo per una pistola
chiedi se le tue comodità significhino scuole a pezzi
e deserti alimentari dall’altra parte della città
chiediti se il tuo nuovo appartamento una volta appartenesse
a qualcuno che non poteva permettersi di avere
il tuo aspetto, chiedi se tutte le cose
che hai paura di ammettere siano vanghe
che lentamente colmano la gola di un ragazzo scuro.

 

ii.

tutte le vite non contano
allo stesso modo di tutte le vite

alcune vite contano
solo per se stesse

alcune vite contano
solo nel loro quartiere

alcune vite è solo naturale
che contino & alcune vite
si possono anche discutere

tutte le vite contano
per qualcuno

e cosa dire
di questa mia vita?

color di miele
e nera così come è?

che vuol dire la mia vita per te?
è a te che mi rivolgo?
mi auguri giustizia
o vorresti giusto che
me ne stessi zitto, e sparissi subito?

 

iii.
Diamond Reynolds è un eroe
dove nessuno dovrebbe essere un eroe

calma come può essere con la figlia
nel sedile posteriore e Philando
che a poco a poco diventa ricordo
proprio accanto a lei, la pistola ancora puntata
verso il suo corpo, il poliziotto fuori dal finestrino
spaventato da un uomo che ha già
trasformato in mito, lo pensa
zombie mentre l’ha già
immaginato fantasma.

Diamond forte come diamante
in un mondo che tratta la nostra gente
come acqua marcia. Diamond
che non si spezza ma perché
metterla alla prova così? perché
sparano pallottole dentro ai nostri
corpi quasi stessero cercando
di vedere se siamo veri o
solo un incubo? perché
ci incubano per trasformarci in bestie?
perché confortano i poliziotti
e non le famiglie?
perché li mettono in aspettativa?
perché controllano il casellario giudiziario
prima di controllare se ancora ti batte il polso?
perché cercano di costruirsi una versione dei fatti
prima ancora di chiamare l’ambulanza?
perché li preoccupa di più il poter essere beccati
che il fatto di averti ucciso? perché
proteggono e servono se stessi
da noi? perché pretendono
le nostre scuse per
esserci messi davanti alle pallottole?
a che serve la polizia?

che cos’è il sogno americano
per una persona di colore
se non il sogno che l’America
ci lasci in pace?

 

iv.

l’America non la voglio più.
voglio essere cittadino di qualcosa di nuovo.
voglio un paese per l’immigrato eroe.
voglio un paese dove la gioia sia indigena
come la sua gente.
voglio un paese che mantenga la sua parola
voglio non aver paura di bere l’acqua.
voglio un Paese che non bombardi gli altri paesi.
voglio un Paese che non tratti la sua gente
come un virus. voglio un Paese che non cerchi
di guarire da me. voglio un Paese
che tratti bene la mia mamma. voglio una terra
dove mia sorella possa essere libera. voglio un paese
che non guardi me e il mio uomo & pensi
dove e come dovremmo bruciare.
voglio un paese governato da un dio più gentile
voglio giustizia come verbo non giustizia come sogno.
voglio quel che mi è stato promesso
voglio i miei 40 acri e un voto che conti.
non voglio prigioni e un mulo.
voglio che tutte le vite contino.
vorrei farla finita con la razza
ma la razza non ha finito con me.
voglio la pace. voglio l’equità. voglio che le armi
vengano fuse e trasformate in moschee, in chiese
luoghi di preghiera
e voglio smettere di pregare che il mio paese
diventi mio, che deponga la pistola
che si vada a riprendere la bomba.

 

v.

la speranza è difficile ma io ce l’ho
guardo le mani degli studenti
& immagino tutto ciò che accudiranno come madre.
Oh, Cristo, nome a cui mi hanno allevato a pregare.
Oh, Allah, dolce signore di mio padre.
Oh, tutte voi divinità dei ragazzi del mio quartiere e dei
degli estranei, collaborate
per renderci strumenti per costruire
qualsiasi altro mondo tranne questo.
fateci in modo da poter plasmare
un mondo del quale essere grati
non grati nonostante

evitiamo gli idoli o di essere immobilizzati dalla paura
evitiamo comodità eccessive
che ci fanno ignorare il dolore altrui invece
che porre fine a ciò che provoca dolore

evitiamo di temere il lavoro che ci tocca per la
sua difficoltà
spostiamo la montagna
perché la montagna deve essere spostata.

concedeteci, o signori, sopra e dentro di noi
concedeteci di essere utili ai nostri vicini
& di prendere cura delle loro ferite
concedeteci di essere più garza che lama
a meno che non sia necessaria la lama

che possiamo essere noi spada contro ciò che non
ci avvicini alla nostra dimora

che possiamo essere noi pericolo per ciò che ci nuoce
e offriteci un mondo che ci faccia bene, bene a tutti
tutti noi
tutti noi
amen

 

Traduzione italiana dall’originale inglese di Pina Piccolo

 

Danez Smith è un giovane ed affermato poeta Nero e Queer, nato a Saint Paul, nel Minnesota. È autore delle raccolte Homie (Graywolf Press, 2020),  Don’t call Us Dead (Graywolf Press 2017), con cui ha vinto il Forward Prize for Best Collections, il Midwest Booksellers Choice Award, ed è risultato finalista per il National Book Award; con la raccolta Boy (YesYes Books, 2014) è stato vincitore del premio Lambda Literary Award e del Kate Tufts Discovery Award. È stato finalista del premio Ruth Lilly & Dorothy Sargent Rosenberg Poetry Fellowship. Ha ricevuto borse di studio dalla McKnight Foundation, Cave Canem, Vona e molti altri. È uno dei fondatori del collettivo multi-genere e multiculturale Dark Noise. È stato pubblicato nelle riviste Poetry magazinePloughsharesBeloit Poetry Journal. Ha partecipato a numerose poetry slams a livello nazionale vincendo campionati e piazzandosi spesso tra i primi.

 

Immagine di copertina: Foto a cura della Fondazione Pino Pascoli.

 

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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