Poesie di Dunya Mikhail, Parte I, “Tavolette I” (traduzioni a cura di Sana Darghmouni)

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Tavolette 1

1

Ha appoggiato l’orecchio contro la conchiglia

voleva sentire tutte le parole
che non le ha mai detto.

2

Un solo centimetro
separa i loro corpi uno di fronte all’altro
nella foto:
un sorriso incorniciato
sepolto sotto le macerie.

3

Ogni volta che lanci pietre nel mare
sono io ad essere attraversata dalle le sue increspature.

4

Il mio cuore è molto piccolo:
ecco perché si riempie così rapidamente.

5

L’acqua non ha bisogno di combattere
per mescolarsi con l’acqua

e riempire gli spazi.

6

L’albero non chiede perché non si muove verso un’altra foresta

né fa altre domande futili.

7

Lui guarda la televisione
mentre lei tiene in mano un romanzo.
Sulla copertina del romanzo
c’è un uomo che guarda la televisione

e una donna che tiene in mano un romanzo.

8

Al primo mattino del nuovo anno
guarderemo tutti
lo stesso sole.

9

Gli ha sollevato la testa contro il petto.

Non ha reagito
era morto.

10

L’uomo che mi ha guardato per così tanto tempo,
e il cui sguardo ho ricambiato per lo stesso tempo. . .

Quell’uomo che non mi ha mai abbracciato un giorno
e che non ho mai abbracciato. . .
La pioggia ha distrutto metà dei colori intorno a lui
su una vecchia tela.

11

Non era con i mariti persi e poi ritrovati;
non è tornato con i prigionieri di guerra,

né con l’aquilone
che nel sogno,
l’ha trasportata in un altro posto,
mentre stava davanti alla telecamera
per incollare il suo sorriso
sul passaporto.

12

Datteri
ammucchiati
sul marciapiede:

il tuo bacio.

13

Le nostre attese
sono come i capelli di Rapunzel

che dalla finestra si calano
verso la terra.

14

Le ombre che i prigionieri lasciavano
sul muro
hanno circondato il carceriere

e illuminato
la sua solitudine.

15

O patria, non sono tua madre,
quindi perché piangi così
nel mio grembo
ogni volta che sei ferita?

16

Non badare a questo uccello:
viene ogni giorno
e si ferma sul bordo del ramo
a cantare per un’ora
o due.

Fa solo questo:
niente lo rende più felice.

17

Chiavi di casa,
carte d’identità,
immagini sbiadite tra le ossa. . .

Tutti sparsi
in un’unica fossa comune.

18

La lingua araba
ama le frasi lunghe
e le guerre lunghe.
le canzoni lunghe e ama vegliare

e piangere sulle rovine. Ama lavorare
per una lunga vita
e una lunga morte.

19

Lontani da casa
questo è tutto ciò che è cambiato in noi.

20

Cenerentola ha lasciato la sua scarpa in Iraq
e l’odore del cardamomo che si diffonde dalla teiera,

e quel grande fiore

con la bocca spalancata come la morte.

21

Messaggi elettronici veloci
accendono le rivoluzioni
e nuove vite
in attesa di caricare un paese

che non è che una manciata di polvere
di fronte a queste parole:
“Non ci sono risultati che corrispondono alla tua ricerca.”

22

L’eccitazione del cane quando porta il bastone al suo proprietario

è il momento che apri la lettera.

23

Come le nuvole
attraversiamo leggeri le frontiere.
Niente ci porta,
ma mentre ci spostiamo

portiamo un ricordo di un altro posto

la pioggia,
e un accento.

24

Quanto è emozionante apparire nei suoi occhi.
Lei non capisce cosa stia dicendo:
è impegnata a masticare la sua voce.
Guarda la bocca che non bacerà mai,
la spalla su cui non piangerà mai,
la mano che non toccherà mai,
e la terra dove si incontrano le loro ombre.

Per gentile concessione di Dunya Mikhail, traduzione dall’arabo di Sana Darghmouni.

Nel numero 1  de The Dreaming Machine trovate  un’interessante intervista all’autrice realizzata da Kalpna Singh-Chitnis

Dunya-YouTube

 

 

Dunya Mikhail è nata in Iraq nel 1965 e vive negli Stati Uniti dal 1996. E’ autrice di sei libri in arabo, tre in inglese e uno in italiano.  Ha anche curato un’antologia di poeti iracheni  intitolata 15 Iraqi poets.  Ha ricevuto diversi riconoscimenti tra i quali la Kresge Fellowship, l’Arab American Book Award, il Premio dei Diritti Umani assegnato dalle Nazioni Unite  per La Libertà di Scrittura. La sua raccolta The War Works Hard è stato segnalato dalla New York Public Library tra i 25 libri del 2005  da ricordare. E’ co-fondatrice  del Mesopotamian Forum For Art and Culture dello stato del Michigan. Attualmente insegna  all’Università di Michigan.

 

 

 

 

 

 

Immagine in evidenza: Foto di Melina Piccolo.

 

 

Riguardo il macchinista

Sana Darghmouni

Sana Darghmouni, Dottore di ricerca in Letterature Comparate presso l'Università di Bologna, dove ha conseguito anche una laurea in lingue e letterature straniere. E' stata docente di lingua araba presso l'Università per Stranieri di Perugia ed è attualmente tutor didattico presso la scuola di Lingue e letterature, Traduzione e Interpretazione all'Università di Bologna.

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