Poesie da “Anuda” (Davide Cortese)

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da Anuda

 

Grezzo silenzio, sulle mani,

di straniante ballata crepuscolare,

fragilità bella e triste

nella ruvida carezza del buio.

 

Garbo nel crimine della luce.

 

Elegante ferocia nello splendore.

Sul raggio oscuro del sole

come nudo funambolo incedo.

Nel mio andare il miracolo del mondo.

Sotto le mie instabilità perfette

brume malinconiche sorridono.

Il sole è un amante infedele

e nessun equilibrio è per sempre.

 

 

*

 

 

 

Vorrei poter accarezzare i tuoi demoni,

due dita, a scivolargli sul volto.

Vorrei scendere nel tuo inferno

e bruciarmi nel tuo fuoco di dolore.

Vorrei guardarti dentro agli occhi

e cercare nell’iride una pace.

Mutino i segni sul volto dei demoni:

accarezzàti sapranno sorridere,

e il fuoco impuro che ti divora

potrà salvarti tornando a scaldare.

L’alto è la volontà della fiamma,

passione la sua danza di luce.

L’inferno ti illumina il volto

perché mai possa conoscere il buio

il tuo ineffabile sorriso di dio.

 

*

 

Ho infilato l’anello al dito del maelström

e ne ho sposato lo splendore nero,

nel cavo delle mani del samurai bambino

ho adagiato il pettine di corallo di sua madre

e lontano nel tempo con una donna di silenzio

ho tessuto i fili di una preziosa ragnatela.

Ora sull’erba su cui un dio vomita vento

io dormo il sonno di un inquieto poeta

e nel sogno di nubi a cui rubare la pioggia

io piovo sul fuoco della bocca che amo.

 

*

 

Vomito boschi dalle erbe odorose,

unicorni dalle storie millenarie.

Con un solo filo dei miei pensieri

giovani marinai dimenticano il mondo

intrecciando con dita di scheletro

gasse degli amanti e nodi dai nomi

che i loro figli mai nati

non smettono ancora di inventare.

Ciò che si muove nel mio ventre

è l’intero mondo,

bagnato fradicio, fino al cuore di fuoco,

dalla pioggia splendente della vita.

Ma sarò solo una gabbia d’ossa

se ora tu non verrai ad amarmi.

Sarò il cimitero dei miei popoli iridati,

degli arcani baciatori,

dei miei incendiari poeti.

Sarò maestoso nubifragio di tristezze

se solo tu ora non verrai.

 

*

 

 

Potremmo trovarci

dove minuscole carovane verdi

curvarono un filo d’erba,

e seguire con occhi bambini

voli di fiori che si credettero farfalle.

Potremmo esser lì adesso, io e te,

ma i miracoli durano un bacio

e poi fumano come camini

nell’inverno di paesi mai esistiti.

 

per gentile concessione dell’autore, dall’e-book gratuito di poesia Anuda http://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=151

Davide Cortese

Davide Cortese, classe 1974, è eoliano dell’Isola di Lipari. Vive a Roma dal 2004. Ha pubblicato numerose raccolte di poesie. L’ultima sua silloge poetica è “Madreperla” (LietoColle). E’ anche autore di un romanzo: “Tattoo Motel” (Lepisma) e di una raccolta di racconti: “Ikebana degli attimi” (L’autore Libri). Gli è stato di recente consegnato in Campidoglio il Premio Internazionale Di Liegro per la Poesia. In rete è disponibile il  suo e-book gratuito di poesie Anuda  dal quale sono tratte queste poesie http://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=151

Foto in evidenza di Melina Piccolo.

Foto dell’autore a cura di Melchiorre Carrara.

 

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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