Pier Paolo Pasolini – Tre poesie (a cura di Walter Valeri)

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Le tre poesie che riproponiamo per la loro profetica e drammatica attualità sono state consegnate dall’autore ai redattori della rivista Sul Porto, del fare cultura in provincia, nel mese di maggio 1974, e successivamente pubblicate a Cesenatico nel giugno dello stesso anno.

 

DOMANDE DI UN COMUNISTA COMUNE

 

Amendola in Belgio.

Di buon umore, a fianco

di Berlinguer e altri compagni

(nel rispettoso televisore).

 

Domandarsi perché ride.

Risate da congresso

(interno di una cerchia) ecc.?

I cattivi sono anche stupidi.

 

Ridere di loro con commiserazione.

Fasto del “compromesso storico”.

A Napoli i vecchi assassini fascisti

cercano di prendere in mano la situazione.

 

Non hanno niente da perdere. Sono realisti.

Io, comunista comune,

non tesserato ma rispettoso comunque

d’ogni istituzione, mi chiedo

se i fascisti siano al servizio

di qualcos’altro che il Capitale, ecc.

E al servizio di cos’altro

siano i democristiani al potere.

 

Impeto dello sviluppo.

Inserirsi nello Sviluppo storico.

Inserirvi la vita degli operai

e la cultura umanistica.

 

Imporre l’esigenza

dei beni reali,

sottoporre a inesausta critica

i profitti e gli investimenti.

 

Accettare la storia, insomma.

La storia del Capitale

che dilaga oltre la sua rivoluzione.

(Dimezzare dunque la lotta di classe).

 

Ma – anomalo sull’anomalo –

a una ricchezza anomala

forse succede un miseria anomala.

(Questa storia anomala che sia quella vera?)

 

No, Amendola e Berlinguer

Non vogliono la miseria,

non vogliono regresso e recessione:

la parola d’ordine è ”Avanti”,

naturalmente, ma se

regresso e recessione

diverranno realtà

batteranno i piedi per terra?

 

Prima, ciò che restava da fare

era salvare il salvabile,

integrare la civiltà tecnica

con l’umanesimo marxista.

 

 

(Integrare i profitti

con giusti salari,

integrare la corsa al consumo

con la coscienza politica).

 

Adesso, sull’orlo dell’abisso (?),

sembrerebbe trattarsi solo

di mantenere l’ordine

(o evitare disordini).

 

Diamo, diamo una mano

ai veri fascisti

contro quelli anacronistici

provocatori di disordini a Napoli.

 

I fis dai puòrs o a trimin

o a tazin coma i mej

fis dai siòrs. Opùr

a odin e a dispresin

 

coma i pèsul fis dai siòrs. (1)

Uomini di Potere

che non si curano di questo,

i leaders comunisti ridono nel Belgio.

 

 

 

  • I figli dei poveri tremano o tacciono come i migliori figli dei ricchi, oppure odiano e disprezzano come i peggiori figli dei ricchi.

 

 

 

VERSI BUTTATI GIÙ IN FRETTA

 

Non sanno vedere

la trasformazione

degli operai, perché

non hanno alcun interesse per gli operai.

 

Non si accorgono

delle facce dei ragazzi

perché non hanno alcun interesse

per i ragazzi (non hanno neanche

occasione di vederli).

Spesso mi sento stringere

il cuore difronte alla santità

della gente: in fondo

accontentarsi di mille lire di più

in saccoccia, è una forma

di santità. Ma mi sento

anche stringere il cuore

di fronte alla paura

degli intellettuali comunisti

a essere anche un poco,

o solo idealmente, disubbidienti.

 

Guardano con uno spavento

misto di ammirazione e odio

chi osi dire qualcosa di opposto

all’opposizione istituita.

 

Mi chiedo cosa temono.

Si tratta dell’antica paura

di essere lasciati indietro dall’orda?

Si tratta di umiltà?

 

 

 

VERSI SOTTILI COME RIGHE DI PIOGGIA

 

Bisogna condannare

severamente chi

creda nei buoni sentimenti

e nell’innocenza.

 

Bisogna condannare

altrettanto severamente chi

ami il sottoproletariato

privo di coscienza di classe.

 

Bisogna condannare

con la massima severità

chi ascolti in sé ed esprima

i sentimenti oscuri e scandalosi.

 

Queste parole di condanna

hanno cominciato a risuonare

nel cuore degli Anni Cinquanta

e hanno continuato sino ad oggi.

 

Frattanto l’innocenza,

che effettivamente c’era

ha cominciato a perdersi

tra corruzioni, abiure e nevrosi.

 

Frattanto il proletariato,

che effettivamente esisteva,

ha finito col diventare

una riserva della piccola borghesia.

 

Frattanto i sentimenti

ch’erano per loro natura oscuri

sono stati investiti

nel rimpianto delle occasioni perdute.

 

Naturalmente, chi condannava

non si è accorto di tutto ciò:

egli continua a ridere dell’innocenza,

a disinteressarsi del sottoproletariato

e a dichiarare i sentimenti reazionari.

 

 

Continua ad andare da casa

all’ufficio, dall’ufficio a casa

oppure a insegnare letteratura:

 

è felice del progressismo

che gli fa sembrare sacrosanto

il dover insegnare ai domestici

l’alfabeto delle scuole borghesi.

 

È felice del laicismo

per cui è più che naturale

che i poveri abbiano casa

macchina e tutto il resto.

 

È felice della razionalità

che gli fa predicare un antifascismo

gratificante ed eletto,

e soprattutto molto popolare.

 

Che tutto questo sia banale

non gli passa neanche per la testa:

infatti, che sia così o che non sia così,

a lui non viene in tasca niente.

 

Parla, qui, un misero e impotente Socrate

che sa pensare e non filosofare,

il quale ha tuttavia l’orgoglio

non solo d’essere intenditore

(il più esposto e negletto)

dei cambiamenti storici, ma anche

di essere direttamente

e drammaticamente interessato.

 

Pier Paolo Pasolini, Chia 1974

 

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P.P. Pasolini con i redatori di Sul porto, Chia 1974, dall’archivio personale di Walter Valeri.

 

 

 

 

 

 

Riguardo il macchinista

Walter Valeri

Walter Valeri, MFA, MAXT/ART Institute at Harvard University in drammaturgia. Ha fondato nel 1973 a Cesenatico la rivista Sul Porto, del fare cultura in provincia. È stato assistente personale di Dario Fo e Franca Rame dal 1980 al 1995. Nel 1981 con Canzone dell’amante infelice (Guanda) ha vinto il premio internazionale di poesia Mondello. Nel 1985 a Londra ha fondato e diretto la rivista indipendente Il Taccuino di Cary. Nel 1990 ha pubblicato Ora settima (Corpo 10) con la presentazione di Maurizio Cucchi. Ha scritto vari saggi fra cui Franca Rame: a woman on stage (Perdue University Press,1999), An Actor’s Theatre (Southern Illinois University Press 2000), Donna de Paradiso (Editoria & Spettacolo 2006), Dario Fo’s Theatre: The Role of Humor in Learning Italian Language and Culture (Yale University Press, 2008). Ha fondato e diretto dal 2000 al 2007 il Cantiere Internazionale Teatro Giovani realizzato dalla Città di Forlì e Università di Bologna. Nel 2005 ha pubblicato l’antologia di versi Deliri Fragili (BESA). Ha tradotto vari testi di poesia, prosa e teatro, tra cui RequiemTedesca di James Fenton, Carlino di Stuart Hood, Adramelech di Valére Novarina, I Ciechi di Maurice Maeterlinck, Knepp e Krinski di Jorge Goldemberg, Nessuno Muore di Venerdì di Robert Brustein. Nel 2006 ha fondato il Festival internazionale di poesia Il Porto dei Poeti. Ultimi versi pubblicati Visioni in Punto di Morte (Nuovi Argomenti, 54, 2011), Another Ocean (Sparrow Press, 2012), Ora settima (seconda edizione, Il Ponte Vecchio, 2014), Biting The Sun (Boston Haiku Society, 2014), Haiku: Il mio nome/My name (qudu edizioni, 2015). Collabora alla rivista teatri delle diversità e Sipario. È membro della direzione del The Poets’ Theatre di Cambridge. Vive negli Stati Uniti e insegna al Boston Conservatory e MIT.

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