Per conoscere i poeti del SudAfrica – Parte I M. D’Offizi, K. Allan, S. Heiss, W. Schalkwyk, J. P. Agustin ( a cura di Raphael d’Abdon e Pina Piccolo)

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In questa prima parte proponiamo una selezione di poeti contemporanei dal Sud Africa che hanno risposto all’appello lanciato da   lamacchinasognante alcuni mesi fa  inviando le loro poesie al contenitore, in un progetto avviato dal poeta e nostro stimato collaboratore raphael d’abdon che da anni vi vive. Tra i poeti spicca il compianto  Mario D’Offizi, una figura umana e letteraria di grande spessore scomparso il 14 settembre, a cui dedichiamo questo numero de lamacchinasognante.com.  Sono due sue poesie, nella traduzione italiana di Raphael d”Abdon ad aprire questa prima carrellata di poeti dalle voci più svariate che scrivono oggi in Sud Africa. Mario D’Offizi è stato scrittore ed attivista  da cui trarre ispirazione per il coraggioso uso della scrittura nel prendere posizione su temi controversi, nello sviscerare le zone d’ombra dell’essere umano e le questioni dell’oggi, dal paese che ha conosciuto la lunga lotta contro l’apartheid e vari tentativi di  costruire forme di convivenza alternative al capitalismo del ventesimo e ventunesimo secolo.

Per approfondire i suoi contributi  anche su altri fronti della scrittura e il suo impegno civile, consigliamo di leggere l’intervista di qualche anno fa  fatta da Joshua Valeri all’autore e pubblicata  in Frontiere News, che ripubblichiamo in questo numero.

 Poesie di Mario D’Offizi

 

 

Morte e Rose

 

Se non tornano mai
mai più
non agitarti
arriveremo da Loro per forza
da qualche parte nel tempo e nel grande schema delle cose
la morte
è solo una leggera deviazione dalla norma
un’agonia per alcuni
forse per i più,
ma eccheccazzo!
sentite ragazzi,
il vino che bevete è buono come la roba di classe
che beviamo quaggiù
merlot, pinotage, vi ricordate?
forse avete anche imparato a trasformare l’acqua in vino,
magari io!
(dovete aver sentito la barzelletta del “pesce che fotte in acqua” che circola quaggiù)
ultimamente sono diventato oltremodo sentimentale
e ho iniziato a piantare rose per la maggior parte di voi
e gli ho dato il vostro nome
mi dispiace
non per tutti voi
non ho così tanto spazio
ma l’intenzione c’è
e non solo per voi ragazzi
scaverei per piantare una rosa e chiamarla
Gesuù
e piantare rose e dar loro i nomi di tutti
i bambini
che muoiono ogni giorno
dalla Somalia
fin qui
proprio sul tappetino all’ingresso di casa mia
e di tutti i bambini che hanno respirato
anche solo una volta
ecco una buona idea:
forse tutti noi
vivi qui e adesso
con la nostra vita normale
dovremmo piantare rose
per tutti quelli che abbiamo amato
milioni di rose
miliardi di rose
triliardi di rose
questo è  un luogo spinoso – come ben sapete –

ma
forse
lo sbocciare dei fiori sarà d’aiuto
ragazzi, avete delle rose?
spero proprio di sì
ci vediamo presto

 

(traduzione: Raphael d’Abdon)

 

 

 

 

Death and Roses

If They never come back
ever
don’t fret
we’ll get to Them for sure
somewhere in time and the scheme of things
death
is just a slight departure from the
norm
agonising for some
maybe most
but what the shit!
hey Guys
is the wine you drink as good as the good shit we
drink down here
merlots pinotages you remember?
maybe you’ve even learnt to turn water into wine

wish I could!
(you must’ve heard the “fish fuck in water” joke down here)
i’ve become terribly sentimental lately
and have started planting roses for most of you
and named them after you

sorry
not all of you
i don’t have that much space
but the desire’s there
and not just for you guys
I’d dig to plant a rose and call it
Jesus
and plant roses and name them after all the children
who daily die
from Somalia
right down here
to my own very frontdoorstep
and all the children who ever once breathed
here’s a good idea
maybe all of us here living in
the here and now
living in the norm
should plant roses
for all the ones we loved
millions of roses
billions of roses
trillions of roses
It’s a terribly thorny place here – as you well knew –

 

but
maybe
the blooms will help
do you Guys have roses?
i really hope so
see you all some time

Cocaine Kimberly era il suo nome di battaglia…

 

e gridava improperi ogni volta che veniva
venne così tante volte quella notte…
quegli epiteti, a volte balbettati,
si srotolavano ruvidi sulla sua lingua
rosa luccicante e pulsante, che leccava labbra e si contorceva
dentro e fuori dentro e fuori
annegava i suoi pianti viscerali

si muoveva, ballando in trance, sobbalzando
ancora… ancora… ancora

splendidamente sotto di me, le sue mani inumidivano la carne della mia schiena, la
carne delle mie natiche
con le sue dita e i palmi delle mani
splendidamente avvinghiati attorno a me,
capezzoli turgidi, mani che cercavano il soffitto
come la luce per papaveri baciati dal sole
la sua fica d’ostrica
avvolgeva la perla muta
della mia anima pulsante
che si aggrovigliava, sgrovogliava, rigrovigliava
come una mitraglietta Browning
la scaricò tutta sventagliata dopo sventagliata
di estasi multiple
avevo le mani piene, il mio corpo bagnato ribolliva
e andava a picco col suo delirio
il suo sudato scompigliarsi, i suoi instancabili
svergognati
fremiti

sono venuto anch’io un po’ di volte quella notte
ahimé, come un fucile con un colpo solo in canna
ricarica… pausa… ricarica… pausa… ricarica… pausa… ricarica….
pausa… pausa… pausa… ricarica
quanto vorrei essere un’instancabile mitraglietta Browning

quando, all’improvviso, il sole si erse diritto e sorse
per unirsi a noi e ai nostri giochi stremati
la luce filtrava e penetrava tagliente attraverso le tendine di pizzo
e ci puntava
lei si alzò… si vesti in silenzio
e se ne andò con un sorriso solare

occhi blu storditi
e abbaglianti
e un bacio di farfalle

e quando se ne andò mi sentii, mi sentii

mi sentii come se qualcuno mi avesse piazzato una pallottola in testa
e se qualcuno mi avesse piazzato una pallottola in testa. lì, secco
la mia vita
sarebbe stata vissuta al top e pienamente ripagata
non puoi permetterti una notte così per solo 500 rand
come ho fatto io quella volta
neanche per tutto l’oro del mondo

(traduzione: Raphael d’Abdon)

‘Cocaine Kimberly’ was her working name…

 

and she swore out loud every time she came
she came so often that night…
her expletives, sometimes stuttered,
rolling frantically off her tongue,
gleaming pink and thrusting, licking lips and curling

in   and   out   in   and   out,
drowned her gutted cries

she moved     trance-danced     pounding
on and on and on

beautifully beneath me, hands molding my back-flesh butt-flesh
to her fingers and her palms,
beautifully astride me, nipples taut, hands reaching to the ceiling
like sun-kissed poppies to the light
her oyster vagina
enveloping the muted pearl
of my pulsating soul
coiling, uncoiling, recoiling
like a Browning machine gun
she fired off burst after burst of

multiple rounds of ecstasy
I had my hands full, my wetted body burning
and wracking with her delirium,
her sweated stirring, her tireless,
shameless,
shuddering

I too came a few times that night
sadly like a single-shot rifle
load   pause   reload   pause   load pause pause reload
pause pause pause reload…
how I wished I was a tireless Browning machine gun

when the sun suddenly perked erect and rose to join in our waning action
light jabbing and dashing sharply through the lace curtains
coming at us

she upped     dressed silently
left with a soulful smile
blue eyes
dazed and dazzling
and a butterfly kiss

and when she left it felt it felt
it felt as though somebody had put a bullet through my head

and if somebody had put a bullet through my head right then and there
my life
would have been more than lived and fully
rewarded

you can’t get a night like that for just R500
like I did way back then
not for all the money in the world

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mario-DOffizi

Nato a Bloemfontein il 13 giugno 1946 e morto a Città del Capo il 14 settembre 2017, metà irlandese e metà italiano, Mario D’Offizi è stato un  poeta e scrittore freelance. Cresciuto dall’età di tre anni in vari orfanotrofi, si è diplomato alla Boys’ Town di Magaliesburg. Le sue poesie appaiono in varie pubblicazioni, tra cui i quotidiani Cape Times e Cape Argus e le riviste Carapace e New Coin. Ha tenuto reading di poesia alla University of Cape Town, alla Wits University e alla University of Johannesburg, all’ex “Space” Theater e al Cafe Camissa di Cape Town. Nell’aprile 2003 è apparso come Poeta del Mese sul sito www.jhblive.com. I suoi hobby preferiti erano le camminate in montagna, la lettura e giocare coi suoi nipotini. È autore del volume di poesie Banana Crates & Wiremesh e dell’autobiografia Bless Me Father, pubblicata dalla casa edtirice di Johannesburg Geko nel 2008 e tradotta in italiano da Raphael d’Abdon e Lorenzo Mari (Bless Me Father, Compagnia delle Lettere, 2013).


 

raphael_dabdon

raphael d’abdon è uno scrittore e traduttore italiano nato a Udine nel 1974 e che vive a Pretoria (Sudafrica) dal 2008.  Come poeta si è esibito in numerosi festival in Sudafrica, Italia, Nigeria e Stati Uniti. Insegna letterature coloniali e postcoloniali alla University of South Africa (UNISA). La sua ultima raccolta di poesie è salt water, Poetree Publishing, Johannesburg, 2016.

 

 


Poesie di Kyle Allan

Nella tua lingua silenziosa

 

Nella tua lingua silenziosa
che spoglia la mia poesia
vi è
l’idioma
di sassi spezzati
e una strada perduta
vi è
un pugno nascosto
tra due lamiere di metallo
che replicano la mente
una mano di mappe chiuse
un luogo
circondato da due orecchie
che con dolore e chiarezza
percepiscono ogni suono
compreso il rumore
della luce che si frantuma
in arcobaleni
ogni volta
che lascio la stanza.

In your silent tongue

 

In your silent tongue
undressing my poem
there is
a language
of broken stones
and a lost street
there is
a fist hidden
between two sheets of metal
replicating the mind
a hand of closed maps
a place
surrounded by two ears
hearing every sound
with pain and clarity
including the noise
of light shattering
into rainbows
everytime
when I leave the room.

 

 

Non hai nessun taccuino

 

Non hai nessun taccuino
Scrivi le poesie sulla tua
pelle –  sulla punta umida
della tua lingua – scrivi
poesie che sanno di
acqua che soddisfano
la tua sete – scrivi
poesie sulle pareti
della tua bocca e
sulle pareti della tua stanza
trasformando tutto
in un’estensione
della tua pelle, scrivi
poesie sulla tua faccia,
sui tuoi vestiti,
scrivi poesie sulla
punta delle tue dita, sulle
tue scapole,
sulle tue labbra, nel
posto dove
la tua bocca è bagnata,
nel palmo della
tua mano dove
vi è iscritta una mappa
come una poesia di linee
e pieghe incise in
un linguaggio di pelle.

You have no notebook.

 

You have no notebook.
Write poems on your
skin- on the wet tip
of your tongue- write
poems tasting of
water that quench
your thirst-write
poems on the walls
of your mouth and
on your rooms walls
turning everything
into an extension
of your skin, write
poems on your face,
on your clothing,
write poems on
your fingertips, on
your shoulderblades,
on your lips, in the
place where your
mouth is wet,
in the palm of
your hand where
a map is written
like a poem of etched
lines and folds in
a language of skin.

 

 

 

È.

 

È una palla circondata da un fulmine
e dalla misericordia di raggi cosmici
lanciata per lo spazio
senza tregua e che si ritrova
nello stesso posto.

E’ una palla fatta di rasoi
gambe di bambini e feste al bar
che brindano alla sconfitta di un altro giorno
e al suo ritorno in tamburi riscaldati
che confessano la notte
oltre il referendum
e che cuociono ingenue retoriche

———

La pazzia ci attraversa
come un treno, un trapano
che spunta da entrambi i lati
di una stanza
entrambi i lati di una strada
senza nome,
come due orecchie
accecate da  parole sulfuree

—-

non è pace. non
è morte. è altra
cosa, questa pura violenza
dalla quale provengo.
non è pace. non
è morte. è altra
cosa, questo vuoto dove
tutto inizia ancora una volta.

il predicatore predica di nuovo l’infinito
e continua a farlo. So che non lascerò
questa stanza vivo.

 

It is.

 

It is a ball surrounded by lightning
and the mercy of cosmic rays
being hurled through space,
again and again finding itself
in the same place.

It is a ball made of razors
and childrens legs and bar parties
toasting another days defeat
and its return in hot drums
confessing night
beyond all referendum
and cooking naive rhetoric

……..

insanity goes through us
like a train, a drill
coming in both sides
of the room,
both sides of a nameless
street,
like two ears
blinded by sulphurous words.

……..

it is not peace. it is
not death. it is something
else, this pure violence
where i come from.
it is not peace. it is
not death. it is something
else, this void where
it all starts again.

………

the preacher is preaching infinity again
and again. I know I will not leave
the room alive.

 

Traduzione di Pina Piccolo, testo inglese per gentile concessione dell’autore.

kyle Allan

 

Kyle Allan è un giovane poeta, performer, scrittore  che ha lanciato un innovativo album di poesia  intitolato Influences (2013)  accompagnato da una varietà di generi musicali che rendono omaggio al panorama culturale sudafricano., tra cui maskanda, afro-jazz, mb, house e kwaito.  e sue poesie sono state pubblicate  in varie riviste cartacee sudafricane tra cui Fidelities, New Coin, Kotaz, Carapace e online in Botsotso magazine, e in riviste in India e negli Stati Uniti.

 


 

Poesie di Silke Heiss

 

Come un uccello

Sul punto
di imbarcarsi in un altro
progetto pieno di significato

l’anima si sporge in avanti
come un uccello
pronto a spiccare il volo.

Like a bird

On the cusp
of embarking on another
meaningful project

the soul leans forward
like a bird
about to fly.

 

 

 

Memoria

Qualcuno aveva strappato quella rosa
con i petali avvolti in tre spirali, dal profumo inebriante
che non vedevo l’ora di trovare
durante i nostri giri
per il giardino

Era sparita
e mi sono di nuovo trovata
in quella terra di amore e perdita
quell’, impalpabile luogo intangibile-
La mia memoria e il suo pesante accumulo

Memory

Somebody had plucked the rose
whose three-whorled body, heady fragrance
I looked forward to
on our round
through the gardens.

It was gone
and I found myself again
in that land of love and loss,
the intangible, palpable place –
my memory and its heavy hoard.

 

 

 

Non una cosa, ma fido custode

Le cose cambiano, ma
il mio cuore non è una cosa –

la sede di sentimenti
si apre a
quel che essi portano

questo mistero di sangue e muscolo
a cui si può far male
che si può uccidere

ma non lo puoi
sottomettere al dominio
della volontà umana

può essere impaurito e confuso
dalle bugie
dai sotterfugi

con un sofisticato giro
di parole
lo si può far sentire sotto accusa

ma alla fine
tutto quel che è falso
lo rifiuta –

il mio cuore è fido
custode
di tutto ciò che è senza tempo.
Certo le cose cambiano
ma il mio cuore non è
-una cosa –

L’amore vi è
di casa.
E Amen

Not a thing, but a reliable keeper

Things change, but
my heart
is not a thing –

the seat of feelings
is open to
what these feelings bring –

this mystery of blood and muscle
you can hurt
and kill –

but you can’t
subject it to the rule
of human will –

it can be frightened and confused
by lies
and subterfuge –

a sophisticated twist
of words
can render it accused –

but finally
all that’s false
is refused –

my heart is a reliable
keeper
of all that is timeless.
Things change, yes, but
my heart is not
-a thing –

Love is at home
in it.
Amen.

 

Traduzione di Pina Piccolo, testo originale inglese per gentile concessione dell’autrice.

 

Silke-Heiss

Silke Heiss è nata a Berlino Ovest  ma è cresciuta  a Pretoria.  E’ scrittrice, redattrice, artista e insegnante, dirige laboratori di scrittura. Pubblica su riviste  e ha a suo attivo anche una newsletter, negli ultimi anni  ha tenuto readings di poesia insieme al marito il poeta Norman Morissey. Ha pubblicato 7 libri di poesia  che trattano di amore, natura e località. Tra le sue pubblicazioni The Island and the Bay


 

Poesie di Winslow Schalkwyk

Per Linda

Era nel modo in cui ti sedevi,
fissando l’oceano,
il vento che si scatenava e si lamentava oltre la tua faccia
ma non ci facevi caso.

Era la serenità
e la pace che trovavi
mentre sedevi nel giardino
che avevi aiutato a costruire.
Il tuo nome non sarà ricordato qui.
Qui sarai sempre “il ragazzo”

“Di’ al ragazzo di portare più sabbia!”
“Di’ al ragazzo che abbiamo bisogno di più sabbia”!
“Dov’è il ragazzo con la sabbia!?
Quando avremo lasciato questo posto,
stretto tra la montagna e l’oceano
e dovrai ritornartene
a casa tua
dove non ci sono pavimenti di cemento
né curve nelle pareti d’acciaio
a ricordarti le onde del mare,
sotto il giardino,
piantato dalle tue mani.

Ricordati di questo momento.

For Linda

It was in the way you sat,
Staring at the ocean,
The wind gushing and wailing past your face

But you paid it no mind.

It was the contentment
And the peace you found
While sitting in the garden
That your hands helped to build.

Your name will not be remembered here.
Here you will always be ‘that boy’:

“Tell that boy to bring more sand!”
“Tell that boy we need more sand!”
“Where’s that boy with the sand!”
When we leave this place,
Nestled between the mountain and the ocean
And you have to return
Back to your home
Where there are no concrete floors
And the curves in the steel walls
Reminds you of the ocean,
Below the garden,
That your hands planted.

Remember this moment.

 

 

 

 

Tempo (il guaritore)

 

Tempo.
il guaritore,
passa così piano,
tra
il lasciar andare
e la guarigione.
Da qualche parte
tra
i miei pianti accorati
e le tue bugie,
tra
i ricordi,
e le mie silenziose fantasticherie
ci sei tu.

 

 

Time (the healer)

 

Time,
the healer,
passes by so slowly,
in between
the letting go
and the healing.
Somewhere
in between
my soulful cries
and your lies,
in between
memories
and my silent reverie,
is you.

 

Crescente

 

Se fossi la Luna
Potrei incitare la marea a crescere
Ma mi separerei dal cielo notturno
Per cercare la verità e somiglianza nei tuoi occhi
Pregherei per non essere più ostaggio delle tenebre
E scorrere verso di te come i primi raggi di luce all’alba

Rising

 

If I was the Moon
I could incite the tide to rise
But I would separate myself from the night sky
To search for truth and likeness in your eyes
I would pray to no longer be a hostage of the dark
And flow towards you like the first rays of light at sunrise.

 

Traduzione di Pina Piccolo, testo originale inglese per gentile concessione dell’autore.

 

 

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Artista, modello e facilitatore,  Winslow Schalkwyk  si descrive come “Artista in movimento” . Nato nel 1980, cresciuto quindi negli anni della lenta fine del regime di apartheid,  tra i temi che affronta vi sono quello della libertà, della xenofobia che spesso espone nel circuito della Spoken Word,  ed è anche curatore di alcune delle manifestazioni come Verses Spoken Word, Soul Hop Sessions. Per notizie più approfondite sulle sue attività  consultare  la piattaforma Badilisha http://badilishapoetry.com/winslow-schalkwyk/


Poesie di Jim Pascual Agustin

Uno stretto sentiero lungo il fiume

 

Una breve passeggiata lungo il fiume,
l’acqua che inciampa su sassi tondi e bianchi.
Il verde che si accosta al sentiero sabbioso.

I raggi sferzanti dell’estate trattenuti
dalle nuvole sopra la valle.
L’aria, il fiato di persona
che brucia per la febbre.

Poi lì davanti ai nostri piedi polverosi
stavano due vespe, ognuna
lunga quanto un dito indice. Tenevano
qualcosa con le zampe pelose.
Hanno trascinato la preda a non più
di 3 centimetri da noi.

Il sentiero si stringeva.
Ho battuto forte il piede. La vespa
alla sinistra ha mollato e se n’è volata via.
Le gambe pelose, ora chiaramente
quelle di un ragno, si contraevano
dibattendosi per liberarsi.
L’altra vespa ha stretto
la morsa, conficcandogli dentro il pungiglione.

Abbiamo scavalcato la loro lotta
tutto a un tratto consci della peluria
che abbiamo dietro al collo.

Narrow Path by the River

 

A brief walk by the river,
the water tripping over round, white rocks.
Green closing in on the sandy path.

Summer’s whipping rays held back
by clouds over the valley.
The air, breath from someone
with a burning fever.

Then there before our dusty feet
lay two wasps, each the length
of an index finger. They were
holding down something with furred legs.
They dragged their prey no more
than an inch from us.

The path grew narrower.
I stamped my foot. The wasp
on the left let go and flew off.
The furred legs, now visibly
a spider’s, twitched,
pulsed to break free.

But the remaining wasp tightened
its grip, sting digging further in.

We skipped over their struggle,
suddenly aware of the fine hair
on the backs of our necks.


La parabola di un uomo stupido

 

Ho tirato fuori un mostro da un pozzo
pensando che dentro il secchio d’acqua
poteva starci
e non si sarebbe mosso.

Appena visti i raggi della luna si è aggrappato
alla corda, si è tirato fuori
cadendo per terra, chiazzandosi di ombre
di rami e di foglie.

Mi fissava,  occhi tondi
come monete nel palmo sudato.

Non avrei mai dovuto dargli un nome.
Adesso è solo me che chiama.

 

Parable of the Stupid Man

 

I drew a monster out of a well
thinking it would fit in a bucket
of water and stay there.

As it saw moonlight it clung
to the rope, hauled itself out
onto the ground, dappled by shadows
of branches and leaves.

It stared at me, eyes round
as coins in a sweaty palm.

I should never have given it a name.
Now it calls only for me.

 

 

 

 

Puoi pure avere una Faccia ma non un Nome

 

Nella  mente mi si è fissata
una foto, mi è arrivata in una mail,
soggetto: spongebob
avvistato a Hillbrow.

A Johannesburg qualcuno aveva fatto uno scatto
di un bambino di strada che dormiva arrotolato
in un materasso di gommapiuma, le gambe secche e scure
che sporgevano fuori.

Questa è l’immagine che mi viene in mente ora
che fisso la tua foto sullo schermo
in internet, ragazzo Rom
senza nome nelle ombre di Roma.

E’ quel tuo letto
con il tetto di stelle o di pioggia
o accecato di sole
che mi disturba.

Non è né il sangue né la prossimità che vi trasforma
in fratelli, te e Spongebob,
ma quel letto.
Quel cazzo di letto.

You may have a Face but No Name

 

 

There’s a photo embedded
in my mind, got it in an email,
subject: spongebob
spotted in Hillbrow.

Someone in Johannesburg had taken a shot
of a street kid sleeping in a rolled up
foam mattress, his dark and skinny legs
sticking out one end.

This image comes to mind now
as I stare at my monitor, at your photo
on the internet, nameless Romanian
boy in the shadows of Rome.

It’s that bed of yours
with a roof of stars or rain
or flood of sunlight
that disturbs me.

It isn’t blood or proximity that turns
you and SpongeBob into brothers,
but that bed.
That fucking bed.

 

 

(ispirata a una foto di James Mollison dalla serie intitolata “Dove dormono i bambini”)

di Jim Pascual Agustin per gentile concessione dell’autore. traduzioni di Pina Piccolo.Tratte dalla raccolta Sound Before Water (University of Santo Tomas Publishing House, Manila 2013).

 

jim

Jim Pascual Agustin scrive e traduce poesia in Tagalog  e inglese. E’ cresciuto a Manila durante gli anni della dittatura  di Marcos e si è trasferito nel Sudafrica nel 1994.  Tra i suoi primi libri Beneath an Angry Star (Anvil Manila 1992) e Salimbayan (Publikasyong Sipat, Manila 1994) Nel 2011  la casa editrice  dell’università di Santo Tomas a Manila  ha lanciato due  dei suoi libri, uno in tagalog Baha-bahagdang Karupukan, e l’altro in inglese Any Skin.  Tra le sue raccolte più recenti Wings of Smoke, The Onslaught Press, 2017.

 

Le foto dei poeti a cura dei rispettivi poeti.

L’immagine in evidenza è della nostra webmaster,  Micaela Contoli, di OpenMultimedia 

 

 

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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