OCCULTAMENTO – Atto unico di Julio Monteiro Martins

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Personaggi:

 

  • Ugo
  • Ivo

L’estremità sinistra del palcoscenico è l’unica parte illuminata, la luce debole e bianchiccia come il chiar di luna proviene da un canone di luce (effetto torcia). Il luogo è vuoto, c’è soltanto un piccolo cumulo di terra alto mezzo metro, parzialmente ricoperto d’erba. Ugo, sporco di terra, compare sotto la luce, portando con sé una pala, indossa guanti di gomma. Si siede sul cumulo e comincia a togliersi i guanti:

 

 

UGO

Mi siedo un attimo qui, per respirare un po’. Non ce la faccio più.

 

IVO

(Compare anche lui sotto la luce, arrivando, come l’altro, dal lato destro del palcoscenico. Porta anche lui una pala e i guanti.)

Anch’io mi fermo un po’. Comunque dobbiamo finire questa faccenda, stanotte, prima dell’alba, lo sai, no?

(Fa per sedersi accanto a Ugo, che lo respinge con un gesto ostile.)

 

UGO

Stammi lontano, per favore. Cretino… Cosa mi hai fatto fare? Hai visto che merda hai combinato? Deficiente…

 

IVO

(Con un po’ di vergogna.) Dopo dobbiamo seppellire anche questi attrezzi…

 

UGO

E come lo faremmo? Con le mani?

 

IVO

Certo, con le mani…

 

UGO

La macchina puzzerà come l’inferno.

 

IVO

(Ironico) L’inferno puzza?

 

UGO

Un giorno noi due lo sapremo di sicuro, puoi scommetterci.

 

IVO

Per me, l’inferno è proprio qui.

 

UGO

Allora puzza. Posso già dirtelo. In fatti, l’ho scoperto proprio stasera… E anche la macchina puzza di sangue e di escrementi. Immagina se qualcuno ci ferma per strada, un poliziotto, diciamo, cosa facciamo?

 

IVO

C’ho già pensato. Dobbiamo dirgli che stiamo tornando da una partita di rugby con gli amici, a Pordenone.

 

UGO

Rugby? In jeans, così? A Pordenone? E tu avresti pensato a tutto… Ma sto coglione…

 

IVO

Mah… Si deve tentare.

 

UGO

Invece di pensare a queste stronzate, il meglio che possiamo fare è trovare un fosso vicino al bosco e lavare noi e la macchina. Hai visto che il tuo tizio ha cacato anche nel bagagliaio?

 

IVO

Cacato? Ma lui era già…

 

UGO

Ma che scemo sei! Caro mio, anche i cadavere fanno la cacca, non lo sapevi?

 

IVO

Ssshhh… Parla piano…

 

UGO

Senti. Facciamo la cosa più giusta, prima che sia troppo tardi…

 

IVO

E quale sarebbe?

 

UGO

Ritiriamo fuori il corpo, lo laviamo, lo rimettiamo nel bagagliaio, e lo portiamo con noi fino ai Carabinieri. Con un bravo avvocato, più tardi potremmo pattuire una pena più…

 

IVO

No! Io non ci sto! Se possiamo benissimo uscire da questo guaio senza che nessuno sospetti mai di noi, perché consegnarci per nulla? Io non vado e non ci vai neanche tu.

 

UGO

A sì? E cosa faresti se decidessi di consegnarmi?

 

IVO

Non lo so. A questo punto non ho niente da perdere, ci siamo capiti?

 

UGO

Credo di capire. Sei diventato addirittura pericoloso con questa brutta storia… (pausa) Dimmi chi era quello? (Pausa. Silenzio. Ugo spinge Ivo con violenza con la pala.) Chi era?

 

IVO

Fermo! Fa male…

 

UGO

Non mi importa, se ti fa male! Tu mi vieni a prendere al lavoro, non mi spieghi nulla, mi porti qui a fare una cazzata come questa, che mi farà sognare questa cosa per il resto della mia vita, e non mi vuoi dire nemmeno chi è quello? Ma lo sai cosa sta succedendo? Ne sei cosciente? Lo sai che io non potrò dormire in pace mai più dopo questa cosa? Che avrò dei batticuori ogni volta che suonerà il campanello? (quasi piangendo) Lo sai? Stronzo figlio di puttana…

 

IVO

Lui… era un ragazzo che… mi perseguitava, capisci?… Che viveva alle mie spalle, mi seguiva, dappertutto…

 

UGO

Ah, e per questo hai deciso di farlo fuori?

 

IVO

Ero esasperato. Non volevo ammazzarlo. Ma poi, alla resa dei conti… è successo. Ma a te, che t’importa.

 

UGO

Che mi importa? Mi hai rovinato la vita.

 

IVO

Non è mica vero. Sei troppo drammatico… Dobbiamo finire questo lavoro e poi dimenticare.

 

UGO

(A se stesso) Oh Dio, come abbiamo potuto? È un crimine orrendo… Oh Dio!…

 

IVO

Mi dispiace… Ma, sai, queste cose, succedono, ogni tanto… Almeno una volta nella vita di un uomo…

 

UGO

Si ammazza qualcuno… È questo che vuoi dire?

 

IVO

Io la penso così.

 

UGO

E dimmi, boia sfacciato, come l’hai ammazzato?

 

IVO

Lui mi stava seguendo, ancora una volta, allora mi sono diretto a un posto deserto. Arrivati lì, ho preso un palo e gli ho sfondato il cranio, l’ho colpito nel bel mezzo di tutti quei ricciolini biondi. Così.

 

UGO

Cazzo!

 

IVO

Poi mi sono assicurato che fosse morto per bene, l’ho messo nel bagagliaio della macchina e sono venuto da te. Tutto qui.

 

UGO

E perché da me?

 

IVO

E  da chi altro?

 

UGO

Testa di cazzo che non sei altro! Lo sai… Guardami bene… Lo sai che noi siamo perduti per il resto della nostra vita, perduti, senza salvezza, senza speranza, senza redenzione…

 

IVO

Finiscila… Non è proprio così. Insomma… Non necessariamente. Basta non pensarci più. Ora andiamo, finiamo questo lavoro e torniamo a casa, facciamo una bella doccia dormiamo per venti ore di seguito… (Lui si alza e prende la pala. Anche Ugo, rassegnato, si alza e lo segue verso l’altro lato del palcoscenico. Anche il fuoco di luce li accompagna.) Una doccia calda, con tanta schiuma, è quello di cui abbiamo bisogno…

 

UGO

Non basterebbe tutta l’acqua di questo mondo per ripulirci. Stavolta siamo andati troppo oltre.

 

(Arrivati al luogo della sepoltura, nella estrema destra del palcoscenico, c’è un cumulo di terra appena smossa, lungo due metri, dal quale spuntano due grandi ali bianche. Ivo conficca la pala nella terra soffice, tra le due ali, e si ferma per un attimo.)

 

IVO

Forse è vero che io sono andato troppo oltre. Ma solo io. Tu no. Tu, fratello, mi hai fatto solo un piccolo favore. Niente di più. Solo un piccolo favore… (Cominciano a scavare. La luce diventa fortissima, abbagliante, per appena un secondo, e si spegne completamente, si sente soltanto, nel buio, il rumore macabro delle pale che lavorano la terra).

 

FINE

 

Udine, gennaio 1999;  inedito, per gentile concessione degli eredi. Revisione di Sergio Giannini.

 

Immagine in evidenza: foto di Aritra Sanyal.

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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