Nina Cassian – giocare alla genesi, che spasso – di Eleonora Negrisoli

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Per gentile concessione di Muridiversibo dove l’articolo è stato pubblicato il primo ottobre 2020.

 Nina – al secolo Renée Annie – Cassian nasce nel 1924 a Galati, in Romania. Illustratrice, pianista, e poeta dalle <<grandi, insolite virtù>>; onirica e ironica, innamorata e infuriata, la poesia di Nina sembra incarnarsi nel suo volto di Morgana – <<Mi è toccato questo volto strano, triangolare, / questo pan di zucchero o questa / polena degna di navi corsare / e capelli lunghi, lunari sulla cresta>>.

Trascorre l’infanzia e l’adolescenza tra Brașov e Bucarest, a soli cinque anni compone il suo primo valzer e la sua prima poesia, dando inizio alla duratura relazione con l’arte, sua fedele compagna per tutta la vita. Da subito trova uno spazio all’interno dell’ambiente culturale rumeno, nonostante il regime comunista, e anzi, per un certo periodo, a favore del regime comunista. E’ forse il disinteresse nei confronti dei beni materiali, dice, ad avvicinarla all’ideologia, spingendola fino alla scrittura di versi encomiastici verso il regime. Ma presto l’amore per il comunismo si tramuterà in distacco, e poi in odio eretico: la rottura tocca il culmine nel 1974, quando Nicolae Ceausescu si proclama Presidente della Romania, celebrando così l’inizio della dittatura comunista.

Nel 1985, trascorsi ormai dieci anni dall’avvento di Ceausescu, Nina riceve un invito da parte dell’Università di New York, la proposta: tenere un corso di scrittura creativa. Nina parte. E non tornerà più. Quell’estate infatti un vecchio amico dissidenteGheorghe Ursu, era stato arrestato, torturato e infine ammazzato. Durante il sequestro era stato trovato un diario, in cui Ursu aveva riportato le parole di amici e conoscenti, e pure certi versi di Nina: parole d’accusa nei confronti della dittatura, poesie fastidiose e inferocite che non potevano certo passare inosservate (<<I triviali rumori delle nullità, / di chi prende il potere come scusa / per ingozzarsi al banchetto ufficiale, / di chi dopo il banchetto rutterà, nettandosi il muso / e al piatto del giorno / ha eletto i violinisti / con tanto di violino per contorno>>).

Nina viene identificata, la sua casa a Bucarest perquisita, le sue opere sequestrate: poesie, composizioni musicali, lettere, quadri, manoscritti, di cui oggi ancora si ignora la sorte. Nina viene letteralmente cancellata dalla Romania e dalla sua storia, è dunque costretta a chiedere asilo politico agli Stati Uniti, dove rimarrà fino alla morte (avvenuta nel 2014). Comincia così una vita nuova, per certi versi più serena, per altri molto dura: Nina deve lenire le ferite delle radici brutalmente recise dalla dittatura, lottare contro la costante sensazione di percepirsi straniera – si legge ne Il ministero dell’immigrazione<<Sono qui che aspetto – come ho aspettato un anno dopo l’altro – / che mi neghino / il diritto alla poesia, a un’arancia, / fors’anche alla condizione di essere umano>>.

Si legge nei suoi versi un sottile affanno, ma il timbro è schietto e orgoglioso: Nina non lascia spazio ad alcun compatimento. Anzi, spesso il dolore viene travisato attraverso l’ironia, regalando al lettore una lunga serie di sorrisi amari<<Non importa, rifacciamolo, / stupiamoci, festeggiamo / il pattume>>. Sembra che l’humor nero sia il mezzo prediletto per reagire alla sofferenza, che nei versi viene espiata.

Infatti, la sua poesia ci racconta del potere della lingua – in Nina sempre e comunque seducente: talvolta i versi si sciolgono a edulcorare l’amarezza (<<L’importante / è che le ferite mi siano elastiche /e il respiro, consapevole / e il gemito, quand’è, / mutino in verso!>>), talvolta invece la <<lingua mia – biforcuta come nel serpente>> s’infuoca nell’accanimento contro il mondo. E quando la rabbia è stata troppa per essere contenuta nel vocabolario romeno o inglese, questa poeta geniale ha inventato una lingua nuova, la lingua dell’Imprecazione: lo Spargano. Le parole spargane non si trovano nei dizionari, ma appartengono per sonorità e significati associativi a una lingua ben precisa, che trova la sua espressione nell’invettiva e nello sfogo.

E la forza del dire poetico è tale che può non solo cambiare la realtà, ma anche crearla e ricrearla: dalla poesia di Nina emerge appunto l’immensa potenza della Letteratura – <<Oh, giocare alla Genesi, che spasso>>. La poeta-divinità genitrice offre al lettore un vasto bestiario che comprende scimmie, uccelli, tigri, scoiattoli, ippocampi, un vero e proprio zoo illogico che ci ricorda certi quadri surrealisti (non per niente la visionaria Nina è anche illustratrice di libri per l’infanzia!).

Purtroppo della storia di questa poeta non ci resta molto in italiano, sembra che la sua poesia sia stata cancellata anche dalla nostra cultura, eppure, sia artisticamente che umanamente parlando, sarebbe importante riscoprire Nina Cassian. Rimane il <<sibilo bilingue>> che serpeggia nella sua lingua sensuale e avvelenata, rimane la sua parola che crea, ammazza e resuscita, rimane la Potenza della Poesia – e anche se ad oggi ai suoi versi non è ancora stato dato il giusto valore, rimane il sussurro orgoglioso di Nina: <<Pur se verrò sepolta / in una terra aliena: / risorgerò un giorno / nella lingua romena>>.

Alle prese con il caos

I miei visitatori sono:
un signore interrotto nel mezzo,
una donna continua
e la loro figlia di latta,
un professore che insegna formaggio,
un assassino raffreddato, una colonna
di formiche nubili,
un albero coi baffi,
una cicogna giovane,
un bambino con una gamba di cartone
e tre che ignorano le leggi del moto.
Alla fine compare
il cane della sera
abbaia forte
e li caccia tutti via.

La tentazione

Più vivo di così non sarai mai, te lo prometto.
Per la prima volta vedrai i pori schiudersi
come musi di pesce e potrai ascoltare
il mormorio del sangue nelle gallerie
e sentire la luce scivolarti sulle cornee
come lo strascico di un abito; per la prima volta
avvertirai la gravità pungerti
come una spina nel calcagno
e per l’imperativo delle ali avrai male alle scapole.
Ti prometto di renderti talmente vivo che
la polvere ti assorderà cadendo sopra i mobili,
che le sopracciglia diventeranno due ferite fresche
e ti parrà che i tuoi ricordi inizino
con la creazione del mondo.

Rosso perpetuo

Rosso sangue, rosso diurno, notturno,
febbre della specie innamorata.
Il grande albero interiore
ci trasmette foglie tragiche.

E’ una memoria rossa, rossa,
che sorge, che tramonta,
dal vitale, costante panico,
fino al supremo suo soggiogamento.

Rosso da rosso, rosso al rosso
rotea lo spettro elevato.
Il sangue schiavo dell’uno s’innalza
libero nel sangue dell’altro.

Farsa

Lasciatemi disporre le mie ossa
diverse da com’erano finora,
le mie ossa, quei fastidiosi ostacoli
che sbarrano la strada della carne

deviandola, obbligandola alla forma femminile,
a una pera, e le mani a una stella di mare.
Lasciate che le mie ossa atee
provino geometrie singolari.

Ad esempio: lo schema della prima nave al mondo
o lo scheletro trasparente del fiore di giglio
o l’albero genealogico dei frutti postumi
che si conclude nel discendente vergine.

Lasciate che le mie ossa cadano
in ginocchio, quando fingo di pregare,
disorientando almeno una volta nella vita
il mite Paleontologo.

La quarta scimmia

Nella ben nota posizione ‘assisa’
come le Tre Scimmiette – Una Non Vede,
Una Non Sente, Una Non Parla –
con la cenere della sigaretta
che cade sulle cosce nude,
davanti a me il mare,
dietro, la morte,
saggio tra i denti una sillaba di eternità
come se fosse una moneta dubbia.

Le unghie si ritraggono,
si gonfiano le dita.
Non scivolano più
sotto il ponte abbattuto dei miei anelli.

Sono la Scimmia Condannata a Scrivere.

Se vuoi conoscere meglio Nina Cassian, ti consiglio di cercarla tra gli scaffali della Libreria delle Donne di Bologna (Via San Felice 16/A), della Biblioteca Italiana delle Donne (Via del Piombo 5), o di qualsiasi altro spazio di genere!

Eleonora Negrisoli per Muri di Versi

FONTI
N. Cassian, C’è modo e modo di sparire, Milano, Adelphi, 2013

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Bibliografia: Eleonora Negrisoli nasce nel 1996 in un piccolo paese della Pianura Padana. Da qualche anno ha trapiantato le sue radici a Bologna, dove vive e studia Lettere moderne. Prova a cimentarsi in (quasi) tutte le forme dell’arte, ma conserva un posto particolare per la poesia. Fa parte dell’Associazione Muri di Versi. Ama le piante e gli animali.

Riguardo il macchinista

Bartolomeo Bellanova

Bartolomeo Bellanova pubblica il primo romanzo La fuga e il risveglio (Albatros Il Filo) nel dicembre 2009 ed il secondo Ogni lacrima è degna (In.Edit) in aprile 2012. Nell’ambito della poesia ha pubblicato in diverse antologie tra cui Sotto il cielo di Lampedusa - Annegati da respingimento (Rayuela Ed. 2014) e nella successiva antologia Sotto il cielo di Lampedusa – Nessun uomo è un’isola (Rayuela Ed. 2015). Fa parte dei fondatori e dell’attuale redazione del contenitore online di scritture dal mondo www.lamacchinasognante.com. Nel settembre’2015 è stata pubblicata la raccolta poetica A perdicuore – Versi Scomposti e liberati (David and Matthaus). Ė uno dei quattro curatori dell’antologia Muovimenti – Segnali da un mondo viandante (Terre d’Ulivi Edizione – ottobre 2016), antologia di testi poetici incentrati sulle migrazioni. Nell’ottobre 2017 è stata pubblicata la silloge poetica Gocce insorgenti (Terre d’Ulivi Edizione), edizione contenente un progetto fotografico di Aldo Tomaino. Co-autore dell’antologia pubblicata a luglio 2018 dall’Associazione Versante Ripido di Bologna La pacchia è strafinita. A novembre 2018 ha pubblicato il romanzo breve La storia scartata (Terre d'Ulivi Edizione). È uno dei promotori del neonato Manifesto “Cantieri del pensiero libero” gruppo creato con l'obiettivo di contrastare l'impoverimento culturale e le diverse forme di discriminazione e violenza razziale che si stanno diffondendo nel Paese.

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