Nel nome della Lettera, dello Spirito e della Doppia Elica (Fady Joudah)

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Nel nome della Lettera, dello Spirito e della Doppia Elica

 

1.

In principio era la traduzione. Senza di essa non vi è espressione, nemmeno l’espressione genica, non c’è vita. Perfino l’intraducibile è di vitale importanza  per i processi della vita. E per combinare bisogna prima asportare. Con il suo tridente di ricordo, immaginazione e trasformazione, la memoria è la musa e la tassonomia della traduzione. Talvolta la memoria può essere cognizione inconscia, altre volte assenza. In un’epoca integrativa come la nostra, sono la griglia e la matrice a ribattezzare i rebbi del tridente, a erigere isomeri o chiasmi, a impiegare cataloghi, entropia o enzimi nell’interesse della riproduzione. Non tutto il creato è uguale. Non tutti siamo farfalle. Siamo arsi dal significato proprio nel momento in cui lo bruciamo. Prediligiamo la replicazione e il mimetismo.

 

2.

“E prima, dove sei nato?” Come l’àncora sono nato dormitore. Ho afferrato il bordo della barca e mi sono gettato dentro, ho vissuto lungo i binari fino a quando non sono stato restituito alla luce, immerso in una cellula. Il poligrafo che mi hanno somministrato comprendeva quei test in cui in tutta fretta devi mettere la preposizione giusta, e prevedeva pure l’ autocorrezione dell’alibi. Il ronzio degli infrarossi del saggio offusca la mia chiarezza antecedente. Il mio punto e virgola (semi punto) era una semi virgola. Intrappolata tra terminali intransitivi mentre il volo veniva sequestrato in orario dal Tempo, la congruenza stava al link come l’hyperlink, come una singola biografia sta ai movimenti di Facebook. Prima dell’imbarco, su Youtube un uomo e una donna hanno sorvolato l’acqua sulla fedeltà wireless. Con il timore di essere abbandonati come fratelli orfani rifugiati nel caos della sopravvivenza. L’adrenalina o l’endorfina sono la colonna sonora originale. Avevano quattro figli. Il più piccolo era maschio e la più grande femmina, avrà avuto dieci anni, mentre i figli in mezzo erano gemelli, malgrado la zigosità. La più grande riuscì a far compiere il viaggio ai fratelli poi morì di una depressione che comandava alla sua lingua di ritornare alla natura, e alla sua immunità di non rispondere quando le si parlava.

 

3.

La storia che si ripete con più stupefacente ricorrenza nella narrativa umana rimane quella della dislocazione. Tra la parola corpo e il corpo del mondo siamo le ombre della salute e della nazione, teratologia e senzacasa, infestazione e co-abitazione, il sacro come pure il maledetto. Come può essere che in una lingua si dice ”Che tu possa svegliarti in un paese” e in un’altra lingua lo stesso concetto venga reso con la locuzione “dormi stretto” (sleep tight)? Siamo ancora gli stessi dai tempi di Omero e di Mo Zi? Aveva forse ragione Brecht quando testimoniò davanti alla Commissione per le Attività Anti-americane che “le idee su come fare uso di nuove capacità di produzione non si sono evolute poi tanto dai giorni in cui si faceva fare ai cavalli quello che non potevano fare gli uomini”? Bisogna credere all’evoluzione, un modo di essere completamente fuori mentre ci sei dentro.

 

4.

Ÿ   1) L’espressione genica può arrivare a un overdrive tirosin-chinasico (V/F)

Ÿ   2) Dopo il Congo è impossibile tanto la prosa quanto la poesia (V/F)

Ÿ   3) All’arrivo del Presidente Andrew Jackson, l’ultimo dei Conquistadores, per gli indigeni non erano rimasti microbi (V/F)

Ÿ  4) Talvolta alla poesia viene permesso di entrare in un campo d’azione (V/F)

Ÿ   5) Ciò che non è dimostrabile è vero solo quando l’incertezza concorda con la misura (V/F)

 

5.

La filiazione si stabilisce attraverso la meiosi, mischiando i geni, e con un crossover ricombinato nella diversità. La meiosi non è un ciclo ma una riduzione in preparazione alla riproduzione, una diminuzione prima della filamentazione. La poesia non è incesto. La filiazione si muove attraverso l’affiliazione, la quale si muove attraverso la mitosi per arrivare alla cultura e al sistema, una macchina dall’affidabile riproducibilità. Se la cultura si occupa di “impossessarsi del possesso” allora il sistema è  il suo sogno di “un gergo mimetico” La diatriba autoimmune, residuo della “disintegrazione” dell’aura, “la costante invettiva del gergo contro la reificazione è essa stessa reificata”. La poesia non è impero. Che sia meiotica o mitotica, bisogna prima decomprimere l’ingrediente segreto per il messaggero. Eros genera errori. Spesso deleterie, le mutazioni possono talvolta essere vantaggiose. Tra cultura e sistema, nei codoni non riparati, elusi o abbandonati dall’impossibile desiderio di controllo preciso, la poesia è resistenza, coscienza critica di un “sapere non coercitivo prodotto nell’interesse della libertà umana”.

 

6.

La falsa eloquenza argomenta con eguale forza le parti opposte di una causa. La poesia autonoma e impegnata diviene autonimica. Il tempo resta invisibile mentre il canone arruola manodopera specializzata allo scopo di fabbricare la propria inevitabilità. In maniera scostante, il centro si centra nelle periferie. Non può tenere, tiene infatti “la negazione della negazione” una ri-territorializzazione della di-territorializzazione.Perfino quando non si aderisce a un concetto di letteratura dei maestri, i maestri si presentano comunque, seppur alla guida di una Fiat (ovvero,  a bordo dei propri diktat). Nel frattempo, nella sala d’attesa il sassofono sdolcinato di Kenny G risuona come una nota a piè di pagina di un centro benessere della storia, ciò che si desidera sempre al di là di quel che si diventa. Il reazionario, sia in veste restauratrice che distruttiva, presto diviene uno strumento del totalitarismo. Non è questo che intendevano i Sufi dicendo “quando tutti gli opposti sono uno”. Stavano fuori della lingua pur collocandosi al suo interno.

 

7.

Un poeta ipotizzava di tracciare il diagramma delle suture craniche per poi tradurne i risultati per ciascuno dei cinque sensi, ma l’idea non è stata ancora messa a punto. Si potrebbe forse usare un elettropoetogramma (EPG) per costituire l’impronta digitale della filiazione poetica dell’autore all’interno del mondo, i reperti fossili che documentano le sue emozioni primarie? E poi? La poesia araba “nella quale i cinque sensi sembrano prendere parte in modo più egalitario e e simultaneo,” una fantasia Bacco-zoroastrica, diventa una prescienza precorritrice e “sovrannaturale” della neuro-diagnostica pere immagini. Pound, il Cinese. Occam che combatte per la propria vita.

 

8.

Parenteticamente, la tradizione rivoluzionaria e il suo tesoro perduto annunciano la loro chiusura. Il criterio di uguaglianza e il principio di autorità nelle arti sono necessariamente “evidentemente assenti”. “Il rango di un poeta, per esempio, non si decide per voto di fiducia da parte dei suoi compagni poeti né per conferimento unilaterale da parte del maestro riconosciuto, ma solo da chi ama la poesia e non è capace di scrivere neppure un verso.” In che epoca è vero tutto ciò? La giuria, quegli appassionati incapaci di scrivere un verso sono attualmente una specie a rischio  di estinzione. La loro conservazione è diretta al loro reclutamento in campi di azione; le prenotazioni sono  trattenute e costruite in anticipo,  e il loro annullamento ha come conseguenza minacce di esilio, espatrio ed estradizione. Un’opera d’arte che si collochi al di fuori della tradizione non può lasciarsi dietro un filo che conduca a sé, e fuori dal labirinto dell’oblio. Compito dei poeti è fare l’inventario della memoria, cercare enunciati collettivi e stare in guardia contro la libertà dalla politica.

 

9.

A oggi, per le neuroscienze l’immagine è la principale “rete di rapporti” della mente, un ”film nel cervello”. Andando oltre al visivo e “con tante tracce sensoriali quanti portali sensoriali” “il sé arriva alla mente in forma di immagini, raccontando con accanimento la storia di tali attività”. Malgrado ciò, però, continua a persistere “un vuoto esplicativo” . Tutto quel che vediamo è evidenza di interazione. E’ impossibile vedere la mente che si guarda mentre agisce. La sorveglianza non è totale. Se mai dovesse arrivare quel giorno, sia la mente che il sé avranno evoluto nuovi segreti.

 

10.

Ÿ   Nel prossimo secolo saremo in grado di fare il download dell’intuito (V/F)

Ÿ  “Fin tanto che si  usa la forma impersonale e non  ‘io’, non l’hai raccontata tutta.” (V/F)

Ÿ   La tecnologia evolutiva sta “infrangendo il soffitto di cristallo dell’attenzione”  (V/F)

Ÿ   Il pensiero normale si verifica con irregolarità (V/F)

Ÿ   Nello schermo della risonanza magnetica la poesia fuori dal capitale non è registrata (V/F)

Ÿ   I  cartelli indicano il  prezzo di ciò che è noto a spese di ciò che non è conoscibile. (V/F)

Ÿ   Il concentrato di Ritalin in pasta è l‘ultima in esperienze traumatizzanti (V/F)

 

11.

Sono le 9,38 e sono impegnato a fare giochi di destrezza nel compilare il modulo per una borsa di studio da magnate, una di quelle famose ‘Fellowship’. Faccio girare a caso la lancetta della metafase sulla categoria desiderata per l’ammissione alla Compagnia dell’Anello (Fellowship of the Ring). Mia sorella mi ricorda che il decoro e il rispetto sono dovuti nel compilare la modulistica che potrebbe portare soldi o reputazione. E’ un giorno di ferie, uno di diversi che ho lavorato sodo per poter ottenere, un giorno libero per il mio sé bravo scrittore e anche all’altro sé che non scrive. Vado da solo al cinema, a vedere nella visione matinée delle 11,05 Fruitvale Station [Ndt -il film sull’omicidio di Oscar Grant] proprio nei giorni americani dell’uccisione di Trayvon Martin. I nativi americani sono stati i primi ad esser dimenticati e gli ultimi a ricordare il proliferare dei nostri giuramenti di lealtà. Gerarchia della sofferenza, puoi tenerti le briciole e mangiartele pure. Le riparazioni sono dovute per legge, la legge è re, il re è morto, lunga vita al re.

 

12.

Ho conosciuto una nonna di quel genere in una zona di frontiera americana. Ingrassò a dismisura dopo che uno stronzo di medico le somministrò steroidi troppo a lungo, senza visite di controllo, appuntamenti mancati, etc.. Non è illegale non spiegare il piano terapeutico, temere di sperare e sperare di temere. Cliccare qui, cartella clinica elettronica. Dopo che ebbe perso un po’ di peso e recuperato qualche funzione, il deambulatore, etc. , scoprimmo che la nonna aveva il cancro al seno. Quando dico “scoprimmo” intendo prima lei, poi io poi il resto dei tecnici della biopsia. La terra della massa è la terra della dislocazione di massa è impossibile nominarla. La nonna si impose di morire prima che cominciasse la chemioterapia. Dove nella medicina moderna si possono dire queste cose ed essere considerati misurati? E rieccoci a “la donna come sintomo” , un’altra tragedia in una lunga fila di tragedie dei bassifondi. Talvolta si danno alla luce romanzi, sceneggiature, poesie, simposi, “ laboriosi ozi “ da studiosi , perfino medici senza frontiere. Bene non è mai abbastanza bene e non ce n’è mai abbastanza in giro. La contraffazione del corpo autentico inizia quando dimentichiamo come morire. Come se la morte fosse corredata di manuale e vivere, come mi è stato riportato una volta da un adolescente, sia la cosa più lunga che faremo mai. L’amore non è una delle emozioni primarie. La testimonianza è amore nello stesso senso in cui la compassione è un visto temporaneo per la dimenticanza.

 

13.

Ogni autore ha una molteplicità di doppi. La differenza tra l’autore autentico e quello reale consiste nella contraffazione legittima dell’ultimo. Questa è la regola del mercato dai giorni di al-Jahiz. “Ogni genere è tenuto a galla da quei nomi che da soli sono in grado di concedere l’ammissione di un nuovo testo.” Si deve portare almeno una diagnosi come “una sorta di omaggio reso a un passato cosparso di prestigiosi autori i cui esempi – il cui discorso- deve essere perpetuato”. L’autore reale è anche “il principio di risparmio nella proliferazione del significato”. Il passato è un oncogeno in fase di trans-splicing. Il passato diviene l’apoptosi dell’apoptosi, la morte controllata della morte programmata, la divinità come benignità tumorale. I poeti creano analogie, non differenza. La scienza sta tra poesia e discorsività.

 

14.

La scienza dell’antica Grecia è una scienza della religione. Attaccata al carbonio e all’emivita, un nouveau marciume per prolungare l’estetica imperiale. “Le ambizioni del Fascismo non si accontentano di meno che la requisizione del mito”. Il canto del sé è il canto del cigno ma il cigno si trova a migliaia di metri d’altezza. La discesa inizia in microgravità, una potenza di infinite conclusioni. Non esattamente l’assenza di peso ma il modo in cui un corpo a riposo tende a restare in moto all’interno di un quadro di riferimento inerziale la cui velocità è impercettibile”. Il passato non è sempre perduto. Non sempre è necessario rimpiazzarlo. Talvolta la ricostituzione è sindrome o vendetta.

 

15.

“Ho infranto il mito e io stesso mi sono infranto” “Dell’amore voglio solo l’inizio”, l’amore ad ultima vista. Se l’assenza di parola è “il grande dolore della natura” l’amore è il canto trionfale del nominare. Se è “una verità metafisica che la natura tutta inizierebbe a lamentarsi se fosse dotata di linguaggio”, in tal caso “se gli ulivi conoscessero le mani che li hanno piantati, il loro olio si trasformerebbe in lacrime.” Un poeta genuino sogna la regressione della poesia. E con questo non intendo una sorta di “vellutata noia” in cui si scatena una folle gara all’invenzione che “dà alla luce il primo figlio dopo le seconde doglie”. Una vera regressione della poesia è strettamente legata al vero progresso dell’umanità. Nel frattempo il déjà vu si piazza tra un eccesso nel nominare e l’eterna ripetizione. L’amore si muove come eco nel vuoto esplicativo. Evoluzione non significa dominio. Il quesito è Chi sono io? e non Non sono io?

 

[nota della traduttrice: le citazioni all’interno del testo sono riprese da vari autori: Walter Benjamin, Theodor Adorno, Giambattista Vico, Edward Said, Abdelfattah Kilito, Hannah Arendt e altri]

 

L’originale inglese “In the name of the Letter, the Spirit and the Double Helix” è stato pubblicato nella prestigiosa rivista letteraria Kenyon Review, come parte dei Kenyon Review Credos, cioè la piattaforma offerta dalla rivista agli intelletuali di maggior prestigio  che consente loro di pubblicare il loro “credo” personale sulle proprie filosofie e aspirazioni professionali. Per il 75esimo anniversario della rivista la redazione ha invitato 16 poeti, tra cui Fady Joudah, che avevano pubblicato con loro dall’inizio della propria carriera a presentare il loro credo attuale.

 

 

L’originale inglese è stato pubblicato in The Kenyon Review http://www.kenyonreview.org/kr-online-issue/kenyon-review-credos/selections/joudah-credo/,  ed è ripubblicato qui per gentile concessione dell’autore,

La traduzione italiana di Pina Piccolo è protetta da   Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

 

 

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Fady Joudah  è un poeta, traduttore e medico palestinese-statunitense, nato nel 1971 a Austin, in Texas, da genitori rifugiati, ed è cresciuto in Libia e Arabia Saudita. Ritornato negli Stati Uniti per completare gli studi in medicina, vi si è infine stabilito e attualmente esercita la professione medica nella sala di emergenza di un ospedale di Houston. E’ stato anche volontario all’estero con Medici Senza Frontiere. Nel 2007 ha vinto il Yale Series of Younger Poets Competition per la sua raccolta The Earth is in the Attic. Pubblica regolarmente in prestigiose riviste letterarie statunitensi come  Poetry Magazine, Iowa Review, Kenyon Review, Drunken Boat, Prairie Schooner, Crab Orchard Review. Nel 2008 la sua traduzione dall’arabo di poesie di Mahmoud Darwish per la raccolta The Butterfly’s Burden è stata finalista  del PEN Award for Poetry in Translation. Nel 2013 , ha vinto l’International Griffin Poetry Prize per la sua traduzione dall’arabo di poesie del poeta palestinese Ghassan Zaqtan.  La sua raccolta più recente Alight del 2013 è stata pubblicata da Copper Canyon Press.   

Foto in evidenza di Melina Piccolo

Foto dell’autore a cura dell’autore.

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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