Nel bosco del linguaggio, selezione poetica di Mario Meléndez

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Tiro sassi

ai cigni

che abitano

le mie lagune

mentali

ma i sassi

diventano

lagune

e le lagune

altri cigni

che fuggono a piedi

per delle terre inospiti

 

 

*

 

 

Tiro piedras

a esos cisnes

que habitan

mis lagunas

mentales

pero las piedras

se convierten

en lagunas

y las lagunas

en otros cisnes

que huyen a pie

por una tierra baldía

 

 

*

 

 

Arte poetica

 

Una vacca pascola nella nostra memoria

il sangue le esce dalle mammelle

il paesaggio è stato ucciso da uno sparo

 

La vacca continua il suo tran tran

la sua coda scaccia la noia

il paesaggio resuscita al rallentatore

 

La vacca se ne va dal paesaggio

continuiamo ad ascoltare i suoi muggiti

la nostra memoria ora pascola

nella sua immensa solitudine

 

Il paesaggio abbandona la nostra memoria

le parole cambiano nome

restiamo lì piangenti

sulla pagina in bianco

 

Ora la vacca pascola nel vuoto

le parole le stanno sulla groppa

il linguaggio si burla di noi

 

*

 

Arte poética

 

Una vaca pasta en nuestra memoria

la sangre escapa de las ubres

el paisaje es muerto de un disparo

 

La vaca insiste con su rutina

su cola espanta el aburrimiento

el paisaje resucita en cámara lenta

 

La vaca abandona el paisaje

continuamos escuchando los mugidos

nuestra memoria pasta ahora

en esa inmensa soledad

 

El paisaje deja nuestra memoria

las palabras cambian de nombre

nos quedamos llorando

sobre la página en blanco

 

La vaca pasta ahora en el vacío

las palabras están montadas sobre ella

el lenguaje se burla de nosotros

 

*

 

Cicatrici di guerra

 

A volte

quando mi ubriaco

le parole mi riportano a casa

in un vecchio triciclo di legno

E invece di togliermi le scarpe

e di mettermi a letto

come si fa in questi casi

mi lasciano a terra nel giardino

pieno di formiche

e con la faccia attaccata

a una lampadina del prato

Ti sta bene, scrivi brutte poesie

mi dicono

e se ne vanno camminando e ridono

abbracciate

alla mia ultima birra

 

*

 

Cicatrices de guerra

 

A veces

cuando me emborracho

las palabras me traen a casa

en un viejo triciclo de madera

Y lejos de quitarme los zapatos

y acostarme

como ocurre en estos casos

me dejan tirado en el jardín

lleno de hormigas

y con la cara pegada

al foco del alumbrado

Eso te pasa por escribir malos poemas

me dicen

y se marchan caminando y riendo

abrazadas

a mi última cerveza

 

*

 

Cartelli stradali

 

Se ti perdi nel bosco del linguaggio

pensa alla poesia che ti piace di più

e dilla ad alta voce

 

Le parole ci portano per mano

mi grida Dio

da una stella a pedali

 

Arrivato all’ultimo verso

troverai l’uscita

 

*

 

Señales de ruta

 

Si te pierdes en el bosque del lenguaje

piensa el poema que más te guste

y dílo en voz alta

 

Las palabras nos llevan de la mano

me grita Dios

desde una estrella a pedales

 

Cuando llegues al último verso

encontrarás la salida

 

*

 

Rallentatore

 

Il signore col gilet triste

non dà più da mangiare ai colombi

la domenica pomeriggio

 

Ora ha trovato una vedova giovane

con cui spera di passare i suoi ultimi giorni

distesi sul letto a mangiare mele

 

La domenica pomeriggio

ritorna in quella piazza

dando il braccio all’amata

 

e si siede sulla stessa panchina

a raccontare la stessa storia

che prima ripeteva ai suoi colombi

 

La donna ascolta imbambolata

ogni parola che si affaccia alla bocca del suo eroe

 

Il paesaggio incrocia le braccia

il vento abbassa la testa e sbadiglia tra gli alberi

il pomeriggio esce a sgranchirsi le gambe

 

le colombe lo guardano con nostalgia

 

*

 

Cámara lenta

 

El señor del chaleco triste

ya no da de comer a las palomas

los domingos por la tarde

 

Ahora ha encontrado una viuda joven

con la que espera pasar sus últimos días

tendidos en el lecho y comiendo manzanas

 

Los domingos por la tarde

vuelve a aquella plaza

del brazo de su amada

 

y se sienta en el mismo banco

a contar la misma historia

que antes repitiera a las palomas

 

La mujer escucha embelesada

cada palabra que asoma por la boca de su héroe

 

El paisaje se cruza de brazos

el viento cabecea y bosteza entre los árboles

la tarde sale a estirar las piernas

 

las palomas lo miran con nostalgia

 

 

Mario Meléndez è nato a Linares, in Cile, nel 1971.

Ha studiato Giornalismo e Comunicazione Sociale e, dopo aver vissuto per vari anni in Italia, ora risiede a Santiago Mario Melendezdel Cile, dove dirige la Fondazione Huidobro.

Ha pubblicato varie raccolte di poesia, tra le quali: Apuntes para una leyenda, Vuelo subterráneo, Un día volveré a tus ojos (Un giorno ritornerò ai tuoi occhi, trad. di E. Coco, Raffaelli 2013) El circo de papel (Il circo di carta, trad. di E. Coco, ibidem 2015), La muerte tiene los días contados (La morte ha i giorni contati, trad. di A. Metaponte, ibidem 2013), Esperando a Perec (Aspettando Perec, trad. di R. Vaselli, ibidem 2015),  Altre sue poesie sono apparse in riviste di letteratura latinamericana e in antologie nazionali e straniere.

Nel 1993 ha ottenuto il Premio Municipale di Letteratura nel Bicentenario di Linares. Agli inizi del 2005 è stato pubblicato dalle prestigiose riviste “Other Voices Poetry” e “Literati Magazine”. Nello stesso anno ha ottenuto il premio “Harvest International” alla migliore poesia in spagnolo assegnato dall’University of California Polytechnic, negli Stati Uniti.

Oltre che in italiano, la sua opera è stata tradotta anche in inglese, francese, portoghese, olandese, tedesco, rumeno, bulgaro, persiano e catalano.

 

Testi contenuti in M. Meléndez, El mago de la soledad. Antologìa poética, Valparaìso, Messico, 2017 e gentilemente concessi dall’autore.

Traduzione e selezione a cura di Stefano Strazzabosco

 

Foto dell’autore a cura di Mario Meléndez.

Immagine in evidenza: Foto di Teri Allen Piccolo.

Riguardo il macchinista

Maria Rossi

Sono dottore di ricerca in Culture dei Paesi di Lingue Iberiche e Iberoamericane, ho conseguito il titolo nel 2009 presso L’Università degli Studi di Napoli l’Orientale. Le migrazioni internazionali latinoamericane sono state, per lungo tempo, l’asse centrale della mia ricerca. Sul tema ho scritto vari articoli comparsi in riviste nazionali e internazionali e il libro Napoli barrio latino del 2011. Al taglio sociologico della ricerca ho affiancato quello culturale e letterario, approfondendo gli studi sulla produzione di autori latinoamericani che vivono “altrove”, ovvero gli Sconfinanti, come noi macchinisti li definiamo. Studio l’America latina, le sue culture, le sue identità e i suoi scrittori, con particolare interesse per l’Ecuador, il paese della metà del mondo.

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