Montamaiali, di Cronwell Jara

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Montamaiali

Cronwell Jara

Traduzione e cura di Giovanna Minardi

Edizioni Arcoiris, 2015

Cronwell Jara ha vinto il premio Casa de la Literatura 2019 grazie alla sua spiccata capacità di rappresentare l’esperienza del migrante attraverso un linguaggio che interpella e sconvolge il lettore. Attraverso le sue storie, Jara ritrae con cruda sincerità la crescente urbanizzazione di Lima. Ciononostante, il suo sguardo si estende anche al mondo rurale della sierra del nord e alla tradizione afroperuviana, raccogliendo le voci dei personaggi della cultura popolare. Queste caratteristiche erano già presenti nel suo “Huesoduro” (1979), con il quale ottenne fama e vinse il Premio José María Arguedas, ma sarà con “Montamaiali” (1981) che Cronwell Jara diventerà autore di culto anche al di fuori del Perù.

 

“Yococo fu la grande attrattiva del nuovo giorno che ci colse in quel posto. Le strade si risvegliavano sbadigliando montamaialisotto il fango. E da là sotto spuntarono un sacco di ragazzini. Con gli occhi di fuori lo accerchiarono, lo toccarono piano piano per capire se era vero, se era umano; provavano pena, lo prendevano in giro, ridendo con pietà, guardando i suoi stracci e la ferita pestilente che gli squarciava la testa. Gli si leggeva negli occhi la domanda: come poteva Yococo vivere con una ferita simile, metà pus metà crosta, grande quanto un melone quasi spaccato in due che gli distruggeva la testa? Ma Yococo si divertiva ancora di più facendosi beffe di chi lo guardava incredulo e gli strappava il pane che avevano in mano, senza che i ragazzini si lamentassero. Lo credevano un morto. Un morto vivente. Un morto vivente in putrefazione. Un immortale. E che si burlava degli esseri viventi. Yococo sembrava sapere cosa pensassero i ragazzini di lui. E per farsi ammirare ancor di più, apriva la mostruosa bocca da piranha fino a mostrare tutti i denti storti affilati e cariati, per far paura al mondo. Yococo gli mostrò una scatola e spuntarono sei scorpioni vivi e quattro scarafaggi morti. Gli mostrò una lente d’ingrandimento e attraverso il vetro il mondo apparve scandaloso e magico; gli scorpioni, giganti, s’intrecciavano con delle chele enormi e corazzate come bestie preistoriche, proprio come avevo visto in un album trovato nella spazzatura. Mise la mano in una tasca e tirò fuori due ratti, uno morto e l’altro sul punto di morire. Poi andò a casa e prese la sua bottiglia preferita dove dentro lottavano centinaia di ragni e mosche vivi; la lente fece vedere un orribile turbine di ali e ragnatele che si agitavano, un universo con ponti di ragnatele e pianeti alati. Poi, si mise a soffiare sulla sua vecchia tromba, orribile, da far spaventare i cani. E lo credevano un morto. Un morto vivente. E allora, passata la sorpresa, forse avrebbero pensato che Yococo era veramente molto strano. Gli chiedevano: ti fa male? E lui diceva di no e rideva puntando il dito da morto verso colui che glielo aveva chiesto. E lo credevano mago, stregone, cadavere, feto, demonio; e di nuovo portava via un’arancia, un limone col sale, con passetti e corse veloci e brevi; a chi gli fece una domanda gli strappò una mela dalla bocca e se la mise in tasca con i ratti. A un altro gli portò via una fetta di pomodoro con lo zucchero. Mi diede il pomodoro e cominciai a leccarlo e pulirlo con grande piacere. Allora quei ragazzini seppero che eravamo fratelli. E che io non avevo nulla di strano. Solo dei buchi sanguinanti sulle caviglie ricoperte di fango e di mosche e zoppicavo. E che Yococo non provava dolore per le ferite e che eravamo una famiglia molto povera. Una strana famiglia di morti. Morti viventi. In putrefazione. E anche una famiglia di maghi, stregoni, cadaveri, feti, demoni. Fratelli con scarafaggi, ratti e scorpioni. Pensavano queste cose? Non so; ma sembrava che Yococo si sentisse il padrone del mondo”.

Estratto da “Montamaiali” a cura della casa editrice.

 

Cronwell Jara nasce a Piura, in Perù, nel 1950. Nel 1955 si trasferisce con la famiglia a Lima, dove si laurea in Cronwell JaraLettere presso la “Universidad Nacional Mayor de San Marcos” e dove vive tutt’oggi, dedito alla scrittura e alla docenza di scrittura creativa presso la “Universidad Garcilaso de la Vega”. Ha scritto soprattutto narrativa, ottenendo anche prestigiosi premi, specialmente per i suoi racconti: il Premio José María Arguedas (1979); il Premio Enrad-Perú, Cuentos para la televisión (1979), il Premio Copé de cuentos (1985) e il Premio INCPNA de cuentos infantiles (2008), tra gli altri.

 

 

Immagine in evidenza: Dipinto di Carolyn Miller, Brushfire: Missouri 1948.

Riguardo il macchinista

Maria Rossi

Sono dottore di ricerca in Culture dei Paesi di Lingue Iberiche e Iberoamericane, ho conseguito il titolo nel 2009 presso L’Università degli Studi di Napoli l’Orientale. Le migrazioni internazionali latinoamericane sono state, per lungo tempo, l’asse centrale della mia ricerca. Sul tema ho scritto vari articoli comparsi in riviste nazionali e internazionali e il libro Napoli barrio latino del 2011. Al taglio sociologico della ricerca ho affiancato quello culturale e letterario, approfondendo gli studi sulla produzione di autori latinoamericani che vivono “altrove”, ovvero gli Sconfinanti, come noi macchinisti li definiamo. Studio l’America latina, le sue culture, le sue identità e i suoi scrittori, con particolare interesse per l’Ecuador, il paese della metà del mondo.

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