MICRORACCONTI DI SILVIA FAVARETTO

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Cos’è un microracconto (a cura di Silvia Favaretto)

In un’epoca come la nostra, abituata ad una cultura e paracultura del “mordi e fuggi”, per il frenetico modus vivendi in cui l’immediatezza si configura sempre più come necessità, pare che spesso l’uomo moderno non abbia più voglia né tempo di leggere i romanzi, che richiedono tempi lunghi e rilassati di assimilazione per ottenere una visione completa del percorso dei personaggi, per addentrarsi tra le trame della narrazione. Viene a questo punto in soccorso il racconto brevissimo, o “miniracconto” (in alcuni casi chiamato anche “microracconto”, termine che scelgo di utilizzare) che non si prefigge di sostituire il romanzo o il racconto lungo, ma di offrire un’alternativa con specifiche caratteristiche tecniche che costituiscono un nuovo prodotto letterario di grande valore, anche se ancora poco conosciuto e ancor meno diffuso in Italia. All’estero non è così.

Il microrrelato o microcuento è un sottogenere letterario che ha avuto particolare successo in America Latina a partire dal secolo scorso. Il maestro osannato del “micro” è lo scrittore guatemalteco Augusto Monterroso nato nel 1921 e morto nel 2003, autore di racconti fantastici e paradossali, il più famoso dei quali fu “Il dinosauro”: “Cuando despertó, el dinosaurio seguía allí” (Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì).

Le principali caratteristiche che definiscono il microracconto sono:
-caratteristiche discorsive: la narratività e l’iperbrevità
-caratteristiche formali: una struttura semplice, con personaggi caratterizzati al minimo indispensabile
-caratteristiche tematiche: ironia, parodia, umorismo, mistero
-caratteristiche pragmatiche: necessita di un lettore attivo, che si coinvolga in prima persona per decifrare e interpretare i testi

Spesso il microracconto ha riferimenti metaletterari, rimandi a citazioni implicite, giochi intertestuali più o meno dichiarati in cui l’autore strizza l’occhio al lettore che sperimenta la soddisfazione di cogliere i riferimenti lanciati come amo dallo scrittore. Sottogenere letterario che assicura immediatezza, concisione, verve e divertimento, il microrrelato non è tuttavia un mero passatempo spiritoso. Quand’anche l’aspetto ludico è manifesto, spesso i testi sono veicolo di riflessioni profonde e di messaggi densi di significato: la struttura breve e la sua interpretabilità soggettiva sono come pallottole che giungono a destinazione risvegliando gli animi sopiti e, nel migliore dei casi, possono accendere fiammate di passione anche nei lettori più spenti, quelli magari più insofferenti davanti a tomi di centinaia di pagine. Sono stati infatti definiti dalla critica come “guerrillas narrativa”.

Molti sono anche i detrattori di questo sottogenere, che accusano i microracconti di essere dei testi per chi non ama veramente la letteratura, che li vede come degli spot ad uso e consumo dei pigri. Ci dovremmo perciò rifare ai concetti di letteratura di piacere (tradizionale e intellettuale) e letteratura di godimento (delirante ed appassionata) di Barthes per capire che il piacere e godimento dato dalla letteratura non devono necessariamente rientrare in canoni di lunghezza prestabiliti a priori, devono invece rispondere a delle esigenze reali che possono essere diversificate ed evolversi come la nostra società si evolve, con le sue abitudini e i suoi bisogni. La caratteristica che rende di qualità un libro non è certo la sua durata, ma piuttosto la pregnanza dei significati e in quanto a contenuto, nel microrrelato lo troviamo scevro da orpelli, dignificato da un’estrema sintesi, scevro di tutto ciò che non è strettamente necessario, vivificato e reso evidente, portato al centro dell’attenzione e sottolineato, ma con arguzia e compiacenza nei confronti del lettore. Una modalità forse ammiccante, ma sicuramente autentica e di valore letterario. La brevità di queste prose non significa poca attenzione e poca accuratezza da parte dello scrittore, al contrario, il lavoro dell’autore del testo è paragonabile a quello di un cesellatore, un orafo o, ancor meglio, un miniaturista.

Questo libro è una raccolta di microracconti scritti da me, come proposta per diffondere anche nel nostro paese questa nuova possibilità, che pur avendo radici antiche, non ha ancora dato fondo a tutto quello che potrebbe donare agli amanti della letteratura. Ecco alcuni esempi tratti da “L’estate del nostro scontento”, Silvia Favaretto, Lupieditori, Sulmona, 2020.

 

AMORE ESTIVO

Si erano frequentati per quei 15 giorni di vacanza con la sfrontatezza e l’allegria tipica dei loro anni e l’ultimo giorno stavano seduti sulla battigia ad ascoltare il fragore con cui le onde s’infrangevano sulla sabbia. Il vociare dei bagnanti non aiutava la comunicazione. Quindi quando lui mormorò un incerto “ti amo” lei restò paralizzata per un attimo, spalancando i grandi occhi verdi, non era sicura di aver capito bene, non se l’aspettava. Non riuscì a rispondere nulla, si alzarono e tornarono verso il terminal delle corriere. Per tutto il viaggio di ritorno e per tutto il resto della vita lei si era chiesta, ad ogni sua seguente relazione fallita, se l’uomo della sua vita non fosse stato proprio quel giovanotto abbronzato a cui non aveva avuto coraggio di rispondere. Lui invece, dall’altra parte della penisola, non si ricordava nemmeno di una ragazzina troppo magra alla quale un giorno, nel frastuono delle onde, aveva detto “Andiamo!”, scordandosene il nome dopo pochi giorni.

METALETTERARIO

Nello stesso hotel di una nota località balneare, tre uomini non si conoscono e si svegliano alla stessa ora in tre camere diverse. Il romanziere, metodicamente, si alza, si lava, si siede allo scrittoio e scrive, ininterrottamente, fino a sera. Il poeta si gira e rigira assonnato ma nervoso: è stato sveglio tutta la notte in preda a ricordi e struggimenti; terrà le tapparelle abbassate tutto il giorno per poi riaprirle alla luna. Lo scrittore di microracconti si alza, beve il caffè, si lancia a scrivere sul bordo di una rivista con la prima penna che gli capita, dopo cinque minuti rilegge e ride, prende l’asciugamano e se ne va in spiaggia.

SENTENZE PRIVATE

Marta stava distesa a pancia in su osservando il cielo, mentre suo padre leggeva la gazzetta dello sport sulla sedia a sdraio. “La mamma di Mattia, che é psicologa, dice che ognuno di noi vede, nelle forme delle nuvole, una proiezione del proprio inconscio” disse sistemandosi sull’asciugamano. Suo padre sentenziò: “gli psicologi sono tutti teste di cazzo”, mentre dall’alto, come sempre, enormi carrarmati bianchi lo tenevano sotto tiro.

IL KARMA DEL 6

Lo scrittore di microracconti ci aveva messo 6 minuti a scriverlo. Il critico erudito ci mise 6 ore a tentare di stroncarlo. Il lettore ci mise 6 secondi a leggere il microracconto e rise di gusto. Poi vide la lunga recensione, lesse le prime 6 righe e, annoiatosi, girò pagina.

DELLA FANTASIA E DI ALTRI DEMONI

Samuele giocava con le biglie sulla sabbia. “Nonno, adesso pianto questa biglia nella sabbia, gli do acqua con l’innaffiatoio, così la prossima settimana avremo un albero di biglie!”. Il vecchio posò su di lui lo sguardo e senza cambiare espressione gli disse: “la biglia non é un seme, nella sabbia non può crescere nulla, e comunque l’acqua salata lo ucciderebbe”. Prese per mano il bambino, incamminandosi verso casa, senza accorgersi che era appena avvizzito il seme dell’illusione.

Silvia Favaretto

SILVIA FAVARETTO

Dottore di ricerca in studi iberici e angloamericani, si dedica all’insegnamento e alla traduzione. Giurata dei concorsi internazionali di poesia Castello di Duino e Premio di poesia Altino. Ha pubblicato 11 libri tra poesia e prosa e ha partecipato a Festival internazionali. È Presidente dell’associazione culturale Progetto 7LUNE.

Immagine di copertina: Illustrazione di Giovanni Berton.

Riguardo il macchinista

Lucia Cupertino

LUCIA CUPERTINO (1986, Polignano a Mare). Scrittrice, antropologa culturale e traduttrice. Laureata in Antropologia culturale ed etnologia (Università di Bologna), ha conseguito un Master in Antropologia delle Americhe (Università Complutense di Madrid) con tesi sulla traduzione di fonti letterarie nahuatl. Vive da tempo tra America latina e Italia, con soggiorni più brevi in Australia, Germania e Spagna, legati a progetti di ricerca, educativi e di agroecologia. Scrive in italiano e spagnolo e ha pubblicato: Mar di Tasman (Isola, Bologna, 2014); Non ha tetto la mia casa - No tiene techo mi casa (Casa de poesía, San José, 2016, in italiano e spagnolo, Premio comunitarismo di Versante Ripido); il libro-origami Cinco poemas de Lucia Cupertino (Los ablucionistas, Città del Messico, 2017). Suoi lavori poetici e di narrativa sono apparsi in riviste e antologie italiane e internazionali. Parte della sua opera è stata tradotta in inglese, cinese, spagnolo, bengali e albanese. È curatrice di 43 poeti per Ayotzinapa. Voci per il Messico e i suoi desaparecidos (Arcoiris, Salerno, 2016, menzione critica nel Premio di traduzione letteraria Lilec – Università di Bologna); Muovimenti. Segnali da un mondo viandante (Terre d’Ulivi, Lecce, 2016) e Canodromo di Bárbara Belloc (Fili d’Aquilone, Roma, 2018). Membro della giuria del Premio Trilce 2018, Sydney, in collaborazione con l’Instituto Cervantes. Cofondatrice della web di scritture dal mondo www.lamacchinasognante.com, con la quale promuove iniziative letterarie e culturali in Italia e all’estero.

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