“Mi sono inoltrato troppo dentro un sogno” – Poesie di Animikh Patra

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Questi versi

 

Cade la sera estinguendo il fuoco della mia mente

Presto sarà sera, e non devo diventare nulla

Non è questo in sé meraviglia?

Il peso dell’esagerazione è diventato montagna e la sera è uccello

incapace di appollaiarsi sul ramo della vita

Anche tu sei un poggio a forma di coscienza ripida

Non poteva esserci concordia tra di noi

A insanguinarsi per la battaglia di parole fu solo il cielo

 

Qualunque cosa abbia detto, erano tutte menzogne, solo che prima di liberarmi da questa rete

come pesce inquieto devo scrivere questi versi

 

 

 

Dentro un sogno

 

Mi sono inoltrato troppo dentro un sogno

fermandomi poi davanti alla sua dimora

 

Vedo che non è un prisma multicolore e compatto come la poesia

bensì un palazzo adorno di vita su tanti piani

come un gatto la memoria vi si aggira invocando olfatto e tatto

anch’io sono fiorito lì come un poema epico

 

Come posso leggere quel libro?

Come posso vivere ancora nel mondo dei mortali?

Una volta entrato nella dimora dei sogni

come posso uscirne e ritornare alla superficie?

 

Era a questo che pensavo quando vidi che tutto

sprofondava verso il racconto

per cui feci un balzo e tornai

di nuovo alla poesia

 

 

Racconti di una fiera

 

1.

 

Dentro di me si tiene una bella fiera

 

In questa tenera luce del giorno è mio compito piantare solo metafore

Da dentro il tubo si spande una fanciullaggine mascolina

È alla fanciullaggine femminina che sono debitore

 

Ora se s’interrompe la connessione tra i due

dappertutto sin dal mattino  fioriscono le domande

 

Dove vivrà l’autore quando sarà cresciuto il racconto?

 

 

2.

Un bel problema mi si è insediato dentro

e costruisco una fiera raccontando storie

 

C’è chi appare nel registro dei crediti e prende in prestito storie

Le ferrovie del rincasare rapinano il dolore del venditore

I figli del dolore comprano parole, e acquistano anche verbi

Levando dal carrello degli acquisti le sviste e gli errori di battitura

non rimane il dolore

e i figli vengono felicemente accasati

 

Vedo crescere il racconto, ed è proprio qui che coltivo lettori

 

 

 

Attorno al mio corpo

 

Attorno al mio corpo,

vicino alla porta

vaga la voce baritonale di un cantante

Avverto un leggero odore

da qualche parte c’è qualcosa di marcio

Non riuscivo a discernere la paura che incuteva

 

La coscienza della paura mi dice di andare dove c’è meno luce

Mi dice, sei vissuto tanto a lungo

come memoria di un’altra persona

Così a lungo come essere umano sulla terra

 

Vedo, i miei organi sono paura

Il mio colore scivola via dalla foto di gruppo

Vedo, sono andato per una tenue camminata

Davanti allo specchio

non posso guardarmi negli occhi

 

Collinoso -1

 

Sono salito sul monte in inverno

e ho risolto l’enigma di un facile indovinello

vedo gemmare la nuvola di melograno

l’arroganza del linguaggio, le sue ali rodate

ad ogni tornante

il braccio irregolare del quesito

sull’orlo del burrone precipita

 

 

Collinoso – 2

 

Ho rifiutato l’armonia. In una qualche nebbia di montagna si è smarrito il piedistallo della vita. Ho assunto autisti inesperti per chi ama le montagne. E carcasse di auto in ogni burrone. Sono caduti tutti i petali dei rododendri. Vedendomi sempre dall’esterno, ho scolpito orribili vene di linguaggio su tutto il mio corpo. Potrebbero cominciare ad inseguirti.

 

Una vera vocazione

 

Mandami una vocazione genuina

che convochi lettere inviate dalla vita

 

No, non una sinfonia, basterà una cacofonia

a traumatizzare il mio corpo e a bloccare le urine

La mia casa è adorna dall’assenza di riparo.

Mi son visto staccare dal palmo un pezzo della mia mente

e ho pensato fosse sole

Ma un vero albero non si lamenta del buio

Mi sono piazzato come un soprammobile in tutti i viaggi

Ma ancora per la strada non c’è vacanza, non c’è ritorno a casa

 

Credo che tu sia la mia ultima pietra miliare, trattienimi dentro il tuo desiderio

Affinché la mia compagna torni dalla terra d’esilio

Affinché si possa girare un’altra pagina di calendario dopo aver visto il pavone

 

Leggimi ad alta voce quella lettera che illustra questa vocazione

 

 

Mattino

Dalla stazione dei treni qui vicino arriva un annuncio dal vivo

Come stessi sbirciando la vita sessuale di un altro

Ora è pieno giorno

Ora, eppure niente è chiaro alla luce del giorno

 

 

Nel suono del volo del piccione

 

Il suono di piccioni che volano fa aprire una finestra dentro il cervello. Come se questo fosse un grande palazzo con una piazza dentro. Ci entrano degli uccelli. Quindi trascino l’orizzonte dentro il mio cervello. Un tramonto stupendo adesso, una piuma volteggia nell’aula di una vecchia scuola. Vago anch’io con l’orizzonte e gli uccelli.

 

Ho in me il genio del mago

Faccio sparire un’identità davanti agli occhi del pubblico

 

 

Bestia selvatica

Sono una bestia abbandonata

Ho divorato metà del frutto della vita

Ho vagato in forme diverse per boschi umani

Gli accoppiamenti mi hanno eroso strisce di corpo

Come morsi di insetto la monotonia del lavoro mi ha bucherellato qua e là

Che bestia vecchia, gommosa e ottusa che sono

Cerco la mia criniera nelle foto più vecchie

Si affievolisce la mia selvatichezza, mi unisco ai salotti

Non al crepuscolo, ma nel tempo tra il giorno e la notte

Si vede ancora un cratere, in cui si potrebbe perdere la mente

 

Sono una bestia abbandonata

È in quel cratere che decido di lasciar cadere l’altra metà del frutto

 

Poesie inedite di Animikh Patra, traduzione di Pina Piccolo, presentate con il video sotto, sottotitolato in italiano, all’evento “Sulle ali della poesia da Kolkata alla Palestina”, il 7 luglio 2020 a Villa romana a Firenze, nell’ambito della Scuola Popolare, in collaborazione con La Macchina Sognante.

 

 

 

Animikh Patra: poeta, narratore, prosatore e traduttore, nato nel 1983 nel Bengala occidentale. Ha conseguito un Master in letteratura inglese dall’Università di Kolkata.  E’ autore di sei raccolte di poesia JOTODUR BOIDHO BOLI (2009), KONO EKTA NAM (2013), PATONMONER KURSI (2016), SANDEHOPROSUTO KABITAGUCHCHHO (2017), ALO DEKHAR NESHA (2018), RASTAR KONO CHHUTI NEI (2020).  Sue poesie sono apparse  in molte riviste letterarie e commerciali , come pure in antologie.  Ha tradotto  in bangla diversi poeti contemporanei indiani, italiani e cinesi. e ha partecipato a numerosi progetti collettivi in India e all’estero.  Insieme a Sanghamitra Halder è co-fondatore e  co-redattore capo del sito letterario bilingue duniyaadaari.com, rivista letteraria con  la quale negli anni La Macchina Sognante ha stabilito un partneriato con scambi di traduzioni e di presentazioni di poeti e poete. Per maggiori informazioni sul poeta e la rivista vedi qui intervista in inglese nel sito The Dreaming Machine.

 

 

Immagine di copertina: Foto di Alberto Guadagno.

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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