MANDATI A BRUCIARE I LIBRI IN SPAGNOLO DELLA PREMIO NOBEL LOUISE GLÜCK – Nota del suo traduttore, Adalber Salas Hernández

rogo libri

BRUCIARE LIBRI

Adalber Salas Hernández

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Vale la pena ricordare perché siamo qui. Perchè facciamo quel che facciamo. Quale piccola congiura di circostanze ci ha spinti a vivere di e per i libri.

Quando mi chiedo perché faccio quello che faccio, perché leggo come leggo, perché traduco voracemente, perché scrivo come se stesse per esaurirsi il tempo, la prima cosa che mi viene in mente è un ricordo d’infanzia. Le enciclopedie della casa in cui sono cresciuto, file di libri dal dorso nero, monaci specializzati nel raccogliere polvere. Provavo un’attrazione genuina quando ne scorrevo le pagine, a furia di conoscere i fatti più diversi, una costellazione di dati come piccoli gioielli di nessun valore, se non per me. È difficile trasmettere il significato di quei pomeriggi così intensi, pieni di anaconde e sottomarini, sistemi solari e viaggi nel deserto. Basti dire che mi ero imbattuto in qualcosa, una certezza che mi ha accompagnato per tutta la vita – benchè solo adesso riesca a formularla -: un libro è una macchina per produrre stupore.

Allo stupore per i libri non tardò ad aggiungersene un altro, che rifrangeva e riproduceva il precedente: lo stupore per le lingue. Scoprii, con l’audacia di una giovane vita, che c’erano altre lingue con le quali mai si sarebbe potuta dire la stessa identica cosa. Compresi – benché solo ora possa formularlo – che una parola è un orizzonte che può starci in mano, in bocca, in tasca. Che seguendo la scia delle associazioni, il gioco infinito della connotazione, un vocabolo appena appreso poteva condurre a viaggi infiniti. E così è stato. La pluralità delle lingue è anche una festa lussuosa e infinita. Non ho dovuto aspettare che la fisica mi parlasse di universi paralleli; avevo già imparato che il mondo si dispiegava in continuazione, in ciascuna delle sue lingue.

Più o meno nello stesso periodo, mi resi conto del potere delle traduzioni. Più specificamente, del loro potere distruttivo. In quel periodo – a 12 o 13 anni – provai a leggere Amleto. Non sapevo di cosa si trattasse; ad ogni modo, quel nome circolava con una certa aria di rispettabilità, quell’odore di santità che solitamente avvolge i classici. Dico che ci provai perché non riuscì a superare le poche pagine: si trattava di una lettura indigesta. Ma è ad essa che devo il mio amore per la traduzione. Quel pessimo traduttore, chiunque sia stato, mi fece un regalo dal valore inestimabile. Il fantasma del suo Amleto, con il suo linguaggio sciatto, mi accompagna sempre.

La traduzione aggiunge vite insolite al libro. Moltiplica le ombre che è in grado di proiettare. In una parola, ne amplifica la capacità di stupire. Chi traduce, fa il lavoro della molteplicità.

Quando gli editori di Pre-Textos mi hanno chiesto di tradurre in spagnolo A Village Life, di Louise Glück, ho accettato immediatamente. Glück si collocava tra le voci poetiche che mi avevano più colpito. Ricordo che, leggendo Averno e The Wild Iris, avevo trascorso vari giorni a rimuginare sui libri, tornando sui miei passaggi preferiti, senza la voglia di iniziare a leggere altro. A Village Life mi procurò un fascino simile. In un certo senso, tradurre è stato come restituire ciò che mi era stato dato: avvalermi della mia voce per dare un nuovo corpo sonoro ad un’altra, ammirata, che mi aveva accompagnato da anni. Un gesto di gratitudine, se si vuole. Tradurre può essere anche un modo per ringraziare.

Tuttavia, senza che sia passato neppure un anno dalla pubblicazione di Una vida de pueblo – così ho intitolato il volume in spagnolo -, vedo il mio lavoro in pericolo di estinzione. E non solo il mio, ma anche quello di tutti gli altri traduttori che mi hanno preceduto. In questo lavoro sono appena l’ultimo; prima di me ci sono stati – e ci sono: i loro libri sono ancora lì, respirano – Eduardo Chirinos, Mirta Rosenberg, Beverly Pérez Rego, Andrés Catalán, Abraham Gragera, Ruth Miguel Franco, Mariano Peyrou. Anche Luis Harss ha pubblicato alcune traduzioni sulla mitica rivista Escandalar – informazione che devo a Johan Gotera e Aleisa Ribalta Guzmán. Sono il più giovane di questa stirpe: si tratta di persone che ammiro profondamente. Tutti loro compongono una feconda varietà di registri.

In pericolo di estinzione, ho detto: vittima della rapacità. L’agenzia incaricata dei diritti di Glück ha scelto di non rinnovare i suoi contratti con Pre-Textos. E lo ha fatto con ambiguità: mentre la portava per le lunghe, rispondendo a malapena alle loro mail, cercava segretamente migliori offerenti. Ben presto si è saputo cosa stava succedendo e varie case editrici contattate si sono rifiutate di partecipare a questo sordido affare. Ma, alla fine, l’agenzia ha scelto di cedere i diritti ad un’altra casa editrice, senza concedere a Pre-Textos il diritto di controfferta o anche solo di una semplice risposta. La magnifica diversità di accenti in cui viveva il lavoro di Louise Glück in spagnolo sta per essere deforestata e appiattita da una voce unica.

A questo gioco sleale c’è da aggiungere qualcos’altro. L’agenzia richiede a Pre-Textos di distruggere fino all’ultima copia invenduta.

E come si distruggono i libri?

Bruciandoli. L’agenzia esige che vengano bruciati i libri della sua autrice.

Diciamolo ancora una volta, ad alta voce: chiedono che i libri di Louise Glück vengano bruciati.

Non vi lascia un retrogusto amaro in bocca? Quali ricordi vi vengono in mente quando parliamo di bruciare libri? Manifestazioni fasciste, falò, epurazioni? L’agenzia vorrebbe far passare questo gesto predatorio e grottesco come una semplice transazione. La conseguenza di uno scambio asettico. Ma non dimentichiamocelo: nessuna transazione è neutra. L’aspetto mercantile è sempre attraversato dall’etica.

Vogliono eliminare questi libri, vogliono espurgare il nome di Louise Glück dal catalogo Pre-Textos – che l’ha pubblicata per quasi 15 anni – per fare spazio alla nuova traduzione. Come chi rade al suolo un pezzo di foresta incendiandola, eliminando ciecamente ogni profusione vitale che vi possa albergare. Esigono, inoltre, una prova: che qualcun altro ne certifichi l’avvenuta distruzione. Una terza parte, esterna alla casa editrice, in grado di confermare che l’epurazione è avvenuta. Solo allora ne saranno soddisfatti, avendo servito nell’unico modo che conoscono l’autrice che rappresentano. Una scatola di ceneri consegnata per posta: è così che immagino la prova che tanto bramano. E la cenere è l’esatto opposto dello stupore.

foto Salas Hernandez

ADALBER SALAS HERNÁNDEZ (Caracas, 1987). Poeta, saggista e traduttore. Autore di vari libri di poesia, tra i quali: La arena, el vidrio (2008), Extranjero (2010; 2012), Suturas (2012), Heredar la tierra (2013), Salvoconducto (2015; vincitore del XXXVI Premio de Poesía Arcipreste de Hita), Río en blanco (2016) y mínimos (2016). Ha inoltre pubblicato il volume Insomnios. Ensayos sobre poesía venezolana (2013). Ha pubblicato, tra le altre, traduzioni di Marguerite Duras, Antonin Artaud, Charles Wright, Mário de Andrade e Hector de Saint-Denys Garneau. È membro del comitato editoriale delle riviste Poesía e Buenos Aires Poetry. 

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Traduzione di Lucia Cupertino, per gentile concessione dell’autore. Immagine di copertina: dettaglio da Cronache di Norimberga, Hartmann Schedel, 1493.

L’articolo è stato pubblicato originariamente in spagnoloPer sostenere la casa editrice Pre-textos è nata una lettera aperta, potete sottoscriverla indicando il vostro nominativo / professione / Paese di provenienza a jfondebrider@gmail.com (con oggetto: sostegno lettera aperta a Louise Glück e Andrew Wylie).

Riguardo il macchinista

Lucia Cupertino

LUCIA CUPERTINO (1986, Polignano a Mare). Scrittrice, antropologa culturale e traduttrice. Laureata in Antropologia culturale ed etnologia (Università di Bologna), ha conseguito un Master in Antropologia delle Americhe (Università Complutense di Madrid) con tesi sulla traduzione di fonti letterarie nahuatl. Vive da tempo tra America latina e Italia, con soggiorni più brevi in Australia, Germania e Spagna, legati a progetti di ricerca, educativi e di agroecologia. Scrive in italiano e spagnolo e ha pubblicato: Mar di Tasman (Isola, Bologna, 2014); Non ha tetto la mia casa - No tiene techo mi casa (Casa de poesía, San José, 2016, in italiano e spagnolo, Premio comunitarismo di Versante Ripido); il libro-origami Cinco poemas de Lucia Cupertino (Los ablucionistas, Città del Messico, 2017). Suoi lavori poetici e di narrativa sono apparsi in riviste e antologie italiane e internazionali. Parte della sua opera è stata tradotta in inglese, cinese, spagnolo, bengali e albanese. È curatrice di 43 poeti per Ayotzinapa. Voci per il Messico e i suoi desaparecidos (Arcoiris, Salerno, 2016, menzione critica nel Premio di traduzione letteraria Lilec – Università di Bologna); Muovimenti. Segnali da un mondo viandante (Terre d’Ulivi, Lecce, 2016) e Canodromo di Bárbara Belloc (Fili d’Aquilone, Roma, 2018). Membro della giuria del Premio Trilce 2018, Sydney, in collaborazione con l’Instituto Cervantes. Cofondatrice della web di scritture dal mondo www.lamacchinasognante.com, con la quale promuove iniziative letterarie e culturali in Italia e all’estero.

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