L’Uomo che Portava la Neve, favola di Giovanni Berton

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L’Uomo che Portava la Neve

Da quando aveva memoria non era mai riuscito a vedere il sole, né le persone, o per lo meno non le aveva mai viste felici.
Da sempre vagava per il mondo in cerca di un po’ di gioia, gli bastava anche un raggio di luce che gli scongelasse il cuore, ma non era mai riuscito a trovarlo.
In ogni luogo in cui metteva piede tutto gelava e le nuvole coprivano il cielo.
Come il vento, passava da un tetto all’altro, da un albero a quello che veniva dopo, da una collina fino alla cima più alta.
Era ormai giunto al limitar del bosco quando tra le fronde spoglie, iniziarono a spuntare piccoli boccioli e più andava avanti più gli alberi diventavano verdi.

“Come ti chiami?” domandò una voce.

Mai nessuno gli aveva fatto questa domanda e pensandoci non sapeva nemmeno come rispondere.

“Non lo so. Non ho un nome”.

“Io sono Estate” continuò la donna mentre usciva dalla vegetazione.
“Ti va di passeggiare con me? È da tanto tempo che non parlo con qualcuno”.

I due si presero timidamente per mano e assieme arrivarono fino al vicino paese, durante il tragitto tutto ciò che li circondava lentamente si scongelava, i fiori trovavano il loro posto tra i fili d’erba così come il sole si cercava uno spiraglio tra le nuvole.
L’aria si scaldava, gli storni volavano in cielo e per la prima volta un sorriso si intravedeva dietro una finestra.
I mesi nel frattempo si susseguivano, i fiori degli alberi erano ormai frutti maturi e i due non si lasciavano un secondo; era bello vedere i bambini giocare all’aperto e gli adulti coltivare i campi, ma come tutte le cose non poteva durare per sempre.
Il verde inesorabilmente lasciò spazio al rosso al giallo e al marrone, più nessuna corolla faceva capolino tra i rami.
Le persone iniziarono a preoccuparsi: “le piante non producono più frutti e i campi sono arsi dal sole, le scorte di cibo prima o dopo finiranno”.
Anche tra gli animali si notava una certa agitazione; molti uccelli decisero di volare via in cerca di terre più fertili e tra gli scoiattoli iniziò una corsa all’ultima ghianda.

“La natura ha ormai consumato tutte le sue energie e chiede riposo, forse è giunto il momento che un soffio di vento mi porti via e il freddo prenda il mio posto” disse estate.

“Dimmi almeno che ci rivedremo” si rattristò l’uomo.

“Quando i petali torneranno a vestire i rami e le rondini costruiranno nuovamente il loro nido staremo di nuovo assieme.
Ma prima di lasciarci dimmi il tuo nome”.

“Non lo conosco, nessuno me ne ha mai dato uno”.

“Allora ti chiamerò Inverno”.

E quando Estate diventò un ricordo, dagli occhi di lui iniziarono a scendere lacrime che congelavano prima di cadere a terra.
I fiocchi bianchi volavano leggeri, si appoggiavano delicatamente sui tetti e sui prati e in poco tempo tutto il paesaggio divenne bianco.
I bambini incuriositi uscirono di casa, era decisamente freddo ma il candore della neve era irresistibile, giocarono per giorni e mano a mano che trascorrevano i mesi anche la mancanza di Estate si faceva più sopportabile.
Inverno, nonostante la solitudine, era felice, spesso tornava nel bosco dove l’aveva incontrata la prima volta, aspettava un segno del suo ritorno. Dopotutto non doveva mancare molto.

 

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Giovanni Berton nasce a Padova nel 1999.  Dopo il diploma di liceo artistico in scenografia, inizia gli studi alla Scuola Internazionale di Comics di Padova. Amante del grottesco, del conturbante e del cioccolato (rigorosamente nero al 100%), ha come minimo una nuova idea al giorno, ma quasi mai trova il tempo di realizzarle tutte. Dal 2016 collabora con il Centro Maschere e Strutture Gestuali e con il Museo Internazionale della Maschera Amleto e Donato Sartori.                      Nel 2018 partecipa alla realizzazione di scenografie e oggetti di scena per il cortometraggio “The Missing Trait” che nel 2019 viene selezionato al “Cinequest Film Festival” in California. Le sue illustrazioni compaiono in diversi concorsi e riviste tra cui alla XIV edizione del “Tapirulan Illustrators Contest” nel 2018 e in diversi numeri della rivista “Illustrati”. Nel 2020 esce il suo primo albo illustrato “E Fu Sera E Fu Mattina”, edito da Balena Gobba Edizioni.

 

Immagine di copertina: Illustrazione di Giovanni Berton.

 

Riguardo il macchinista

Walter Valeri

Walter Valeri poeta, scrittore e drammaturgo è stato assistente del premio Nobel Dario Fo e Franca Rame dal 1980 al 1995. Ha fondato il Cantiere Internazionale Teatro Giovani di Forlì nel 1999. Successivamente ha diretto il festival internazionale di poesia Il Porto dei Poeti a Cesenatico nel 2008 e L’Orecchio di Dioniso a Forli' nel 2016. Ha tradotto vari testi di poesia, prosa e teatro. Opere recenti Ora settima (terza edizione, Il Ponte Vecchio, 2014) Biting The Sun ( Boston Haiku Society, 2014), Haiku: Il mio nome/My name (qudu edizioni, 2015) Parodie del buio (Il Ponte Vecchio, 2017) Arlecchino e il profumo dei soldi (Il Ponte Vecchio, 2018) Il Dario Furioso (Il Ponte Vecchio, 2020). Collabora alle riviste internazionali Teatri delle diversità, Sipario, lamacchinasognante.com Dal 2020 dirige i progetti speciali del Museo Internazionale della Maschera “Amleto e Donato Sartori”. È membro della direzione del prestigioso Poets’ Theatre di Cambridge (USA).

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