Lettera alla terra in tempo di crisi, di Ashraf Fayadh – Il progetto Rucksack e l’appello per la seconda edizione 2021

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Nell’ambito del Progetto  internazionale Rucksack, A Global Poetry Patchwork, lanciato dall’artista e poeta Antje Stehn e dall’associazione Poetry Is My Passion, al quale La Macchina Sognante e The Dreaming Machine hanno avuto l’onore di partecipare nell’autunno del 2020, abbiamo letto la poesia di Ashraf Fayadh, “Lettera alla Terra in tempo di crisi”, sia nell’originale inglese che nella traduzione italiana. In fondo all’articolo, un video a cura di Antje Stehn che traccia l’evoluzione del progetto e  l’appello lanciato da Rucksack  a poeti e artisti  per una seconda ondata di iniziative nel 2021.

 

 

Lettera alla Terra in tempo di crisi

13-04-2020

 

Cara Terra,

so che non capisci la lingua che parlo

né i miei speranzosi tentativi di farti leggere e capire la mia lettera.

E questo veramente te lo invidio.

Infatti, non sei neppure interessata a tale lettera

da una misera creatura quale posso essere io

che ne ha avuto abbastanza della propria esistenza sulla tua superficie

Ma non hai altra scelta.

 

Beh, questa lettera la scriverò comunque

Anche solo per lamentarmi di tutto ciò che accade sulla tua superficie,

in base a un sentire comune che credo condividiamo

cioè la nostra insoddisfazione per quel che vediamo e specialmente per quel che hanno fatto quelli della mia specie

Coloro che neanche credono di appartenenti

Che credono di essere atterrati qui da qualche angolo dello spazio,

solo un’altra illusione

una menzogna come tutte le altre di cui sono convinte le loro patetiche menti malate.

 

Sei incredibilmente bella, Terra

Non c’è nulla che possa eguagliare la tua bellezza

Non per quanto la gamma limitata delle nostre percezioni possa conoscere,

né per quanto abbiamo visto negli altri pianeti che abbiamo scoperto.

La tua grazia e le tue tentazioni sono incomparabili,

i colori del tuo cielo,

dei tuoi mari ed oceani

i tuoi alberi

le tue montagne

le tue foreste e i tuoi fiumi

le creature sulla tua superficie

tutta quella dura bellezza governata da un caos potente.

 

Lascia che ti sveli un piccolo segreto

Non provo meraviglia né stupore per quella tua disciplina che proviene solo dal tuo ruotare su a te stessa e attorno al sole, tuo padrone,

Ciò che mi stupisce è la tua capacità di sopravvivere a tutto ciò che ti è accaduto

A partire dalle piccole esplosioni che hanno sprigionato il primo atomo di carbonio nella tua aria ferma e fredda,

quel carbonio che è il geniale direttore della tua infinita epopea, sai benissimo cosa accadde allora ma nessun altro lo sa.

Sei una pianificatrice geniale, assolutamente unica e stupenda.

Tale bellezza contiene tutta la durezza, il dolore e la sofferenza.

Contiene tutti i conflitti tra tutte le creature che vivono in te

E naturalmente tutte le battaglie che combatti ogni secondo per sopravvivere a questo illimitato e futile universo

quale piccolo lume che s’intravede appena.

 

Non sei innocente. Sei totalmente colpevole.

E trovi sempre modo di infliggere una mortale vendetta sui tuoi miseri figli

usando i più semplici sistemi per vendicarti

quando oltrepassano il limite nel ferirti e consumare le tue preziose risorse

O cercano di adulterare i sistemi che tu hai impiegato milioni di anni e indicibili sforzi

a costruire.

 

Scrivo questa lettera quale appartenente all’ultima generazione che vivrà quest’epoca

Un’era colma di storie e mutamenti

Un giorno me ne andrò o mi tramuterò in un’altra esistenza, forse in un qualche atomo di carbonio.

Sparirò e mi fonderò agli elementi che assumerai nei prossimi milioni di anni,

dando un caloroso addio al tuo stato attuale,

augurandoti maggiore fortuna nelle prossime avventure per l’universo.

Al termine della tua fase di pianeta caldo ricoperto di acqua salata,

il cemento e l’acciaio

che ti hanno invaso in tale brutta e brutale maniera

e che dureranno a lungo testimoni di questo stadio,

penso possano essere il peggio che ti sia capitato nella tua lunga storia,

senza neppure sapere chi deve le scuse per quello che ha fatto all’altro.

 

Il tuo amorevole figlio

 

Uomo

 

 

Per gentile concessione di Sana Darghmouni, traduzione dall’inglese di Pina Piccolo.

 

Per la lettura di parte della Lettera/Poesia nell’originale inglese, all’inaugurazione della Mostra al Piccolo Museo della Poesia di Piacenza, il 24 settembre 2020, vedere il video sotto

 

 

 

 

 

 

 

Antje Stehn traccia l’evoluzione  del progetto Rucksack

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PARTECIPA FINO AL 31 GENNAIO 2021 A RUCKSACK – PATCHWORK GLOBALE DI POESIA,  Seconda Edizione

Rucksack, a Global Poetry Patchwork è un progetto di installazione artistica internazionale al momento in esposizione al Piccolo Museo di Poesia Chiesa di San Cristoforo a Piacenza. Si compone di due macro-opere: un’installazione che consiste di una grande borsa, lo Zaino, fatta di bustine di tè essiccate raccolte dai partecipanti e una mostra di brevi poesie scritte da poeti di tutto il mondo. Un’installazione di video loop video offre al pubblico l’opportunità di ascoltare le voci dei poeti che recitano nella loro lingua madre.  Nel 2021 sono pianificate altre mostre in altri paesi come Macedonia, Irlanda e India.

L’opera riunisce un gran numero di persone, luoghi, visioni, linguaggi, sottolineando il valore della vicinanza, così significativo in questo momento storico segnato dalla distanza e dal confinamento, dall’acuta precarietà della rete umana. L’iniziativa di Poetryismypassion, a cura di Antje Stehn(Germania) e Mamta Sagar (India), Viviana Fiorentino (Ireland) e il trio Igor Pop Trajkov, Violeta Kalikij , Daniela Andonovska-Trajkovska (Macedonia)

 

Come partecipare?

Manda entro il 1. 31 . 2021 alla mail:  canoa@inwind.it  di Antje Stehn

  1. – una poesia breve (max 5-10 versi) nella vostra madrelingua sulle tematiche soprascritte,
  2. – una brevissima biografia
  3. – una fotografia creativa fatte con delle buste da thè
  4. – un video fatto con il telefonino dove leggi la poesia con un audio chiaro. Questi video saranno pubblicati sul canale Rucksack su youtube https://youtube.com/channel/UCaFs-2l5Tv0H-Rfkibm4N6A  . Per farti un’idea di cosa abbiamo già pubblicato iscriviti al canale
  5. – Facoltativo – Ci servono ancora tantissime buste per lo zaino che viaggerà l’anno prossimo. Se bevi thè e ti piace raccogliere le buste utilizzate, mandale seccate all’indirizzo Antje Stehn, Via Juvara 12, 20129 Milano, Italia

 

Il Progetto è n collaborazione con:

Piccolo Museo della Poesia Chiesa San Cristoforo, Piacenza, (Italy)

Le riviste on -line La macchina sognante(Italy) e The Dreaming Machine (US)

Letters with Wings (Ireland)

Teerandaz (Bangladesh)

Time of the poet Republic (Zimbabwe)

WorldCityMonthly (Canada)

Los Ablucionistas (Messico)

Poetas sin Fronteras

 

PERCHÈ IL TÈ? PERCHÈ LA POESIA?

Le bustine da tè hanno una lunga storia che risale all’ottavo secolo, quando in Cina si cominciarono a cucire dei sacchetti quadrati per conservarne meglio l’aroma. Durante la dinastia Tang (618-907), molto prima della Via della Seta, nasceva la “Via del tè e dei cavalli” per consolidare i rapporti commerciali tra il Tibet e la Cina. E da allora le bustine di tè continuano ad essere uno dei contenitori più piccoli che utilizziamo e troviamo in ogni casa. Le sacche sono state tra i primi strumenti utilizzati da donne e uomini per trasportare oggetti e memorie. I nostri progenitori erano cacciatori-raccoglitori, ma in realtà maggiormente raccoglitori, visto che l’80% della loro alimentazione proveniva dal raccolto. Semi, radici, frutti venivano radunati in reti, borse e in ogni tipo di contenitore leggero. Strumenti di trasporto importanti, ieri come oggi, anche per le nostre moderne raccolte nei supermercati. Per questo abbiamo pensato di rimettere al centro dell’attenzione la bustina di tè, figlia di un incontro culturale, e la borsa, traccia del nostro legame con la terra e il migrare.

Tuttavia, ci domandiamo: come mai sulle pareti delle caverne prevalevano le grandi scene di caccia e non quelle di persone con le borse occupate nel raccolto? Questa domanda se l’è posta anche Ursula K. Le Guin, scrittrice di fantascienza che scrisse la cosiddetta Carrier Bag Theory of Fiction basandosi sulla Carrier Bag Theory of Human Evolution dell’antropologa Elizabeth Fisher. Le Guin notava che è difficile raccontare una storia su come si estraggono dei semi dalla buccia, anche se in condizioni avverse, giorno dopo giorno nella stessa maniera. La caccia invece è una vera avventura, piena di pericoli e sorprese, con l’apoteosi finale dell’uccisione, quando ad esempio un enorme mammut cade in terra. Questo è materiale per una storia d’azione fatta di gesta ed è quello che probabilmente i nostri antenati si raccontavano seduti attorno al fuoco, ma è anche tragicamente l’inizio della naturalizzazione della violenza e di una narrazione incentrata su di essa. La raccolta invece aveva poco potenziale narrativo, al massimo era adatta alla poesia che si occupa proprio di tutto quel mondo marginale a cui pochi badano ma che, a ben vedere, racconta di uno sguardo diverso sul mondo, di un’alternativa al monopolio generato dalla narrazione unica: per questo Il progetto include una borsa fatta con bustine di tè o tisane riciclate, una raccolta di poesie brevi dei partecipanti e un audio loop.

Tutti possono partecipare al progetto. La partecipazione è gratuita e non comporta alcun obbligo. Non è dovuta una ricompensa da parte degli organizzatori, in quanto non è consuetudine per contributi in opere collettivi di grandi dimensioni. L’opera intende documentare l’importanza della diversità culturale, linguistica. I diritti della poesia rimangono quindi interamente dal rispettivo autore.

Il progetto Rucksack è un progetto globale inclusivo basato esclusivamente sull’argomento proposto ai poeti interessati in tutto il mondo. I poeti partecipanti non hanno alcuna responsabilità individuale per le scelte fatte dagli organizzatori del progetto. Il progetto ha scelto di prescindere da considerazioni politiche o conflitti basati sulle origini dei poeti, privilegiando l’importanza della poesia come simbolo primario della libertà di espressione. Ci auguriamo sinceramente che non vi siano fraintendimenti al riguardo.

Cari saluti dai

Curatori Antje Stehn (Germany) and  Mamta Sagar (India)

E PoetryismyPassion

 

Immagine in evidenza: Foto di melina Piccolo, scattata all’inaugurazione della mostra il 24 settembre 2020.

 

 

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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