L’Era dell’Aquarius, poesie (P. Gera, T. Tesform, P. Piccolo, P. Polvani, T. Piccini e B. Bellanova)

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Hai visto il cambiamento?
Hai visto il mare in congiunzione con il cielo?
Ma sì, la Luna nella Settima Casa e Giove allineato con Marte.
E la pace che guida i pianeti?
E l’amore che sterza le stelle?
Guarda in alto. Ti dico che è l’alba.
L’alba dell’Era dell’Acquario.

 

È solo un punto all’orizzonte, per ora.

 

La nave da crociera è un palazzo luccicante
affitto di passeggeri
libertà condizionata aria condizionata
unico stupefacente riflesso
condizionato
tutto quello che arriva sulla costa va rimandato indietro
anche i malati anche i bambini anche le donne incinte anche le partorienti
ma noi sulla Costa ci stiamo proprio bene
la cuccetta di lusso il casinò
gli investimenti sicuri le scommesse vincenti

 

La vedi quella macchia sulla cresta bianca dell’onda?
È sulla nostra rotta.
Ancora un po’ lontani, ma poi ci arriveremo.

 

ci arriveremo senza paura
pròtesi sulla prua
urlando al mare che siamo i re del mondo
e all’ora dell’aperitivo alzeremo lo spread
per convincerci che è giusto puntare su di loro
puntargli il rostro della nave contro
la Costa il palazzo enorme
lo sfasciacarrozze di chi guida la coscienza con economia

 

Hai visto?
I figli dei fiori sono diventati figli di puttana.
Com’era la canzone? Com’era l’inno pacifista?
Dissidio e incomprensione,
odio e ipocrisia,
sempre più falsità e derisione,
assoluta mancanza di fiducia.
Piombiamo i loro sogni e poi giù a fondo,
chiusura stagna del respiro
e corpi per sempre imprigionati nello scafo.
Questa è l’Era dell’Acquario.

 

Lo vedi il guscio di ferraglia a pelo d’acqua?

 

non ci possiamo fare nulla
rotta di collisione con le nostre tonnellate di metallo pregiato
innaffiato di champagne
ci passiamo sopra
è un investimento sicuro
ecco fatto
neppure una minima variazione in Borsa
nessun turbamento degli umori
avvertito nella sala ballo
dove si celebra l’Era dell’Acquario
un uomo in mare?
lanciagli un salvagente
che appena ripescato
tutto bello bagnato
gli diamo un bel colpetto con il taser
ma no, non c’è nessuno
nessuno
solo un pezzo un relitto una scheggia
con sopra scritto Aquarius
this is the Age of Aquarius

Aquarius

Aquarius

 

di Paolo Gera, per gentile concessione dell’autore, ripubblicato dal blog  cartesensibili.

 

Qualche mese prima dell’Era dell’Aquarius: poesia di Seghen

 

“Non ti allarmare fratello mio, dimmi, non sono forse tuo fratello?
Perché non chiedi notizie di me?
È davvero così bello vivere da soli,
se dimentichi tuo fratello al momento del bisogno?
Cerco vostre notizie e mi sento soffocare
non riesco a fare neanche chiamate perse,
chiedo aiuto,
la vita con i suoi problemi provvisori
mi pesa troppo.
….
Ora non ho nulla,
perché in questa vita nulla ho trovato,
se porto pazienza non significa che sono sazio
perché chiunque avrà la sua ricompensa,
io e te fratello ne usciremo vittoriosi affidandoci a Dio.
Tempo sei maestro
…..
Vorrei dirti ciò che non rende l’uomo
un uomo
finché si sta insieme tutto va bene,
ti dice di essere il tuo compagno d’infanzia
ma nel momento del bisogno ti tradisce.
……
Si considerano superiori, fanno finta di non sentire,
gli piace soltanto apparire agli occhi del mondo.
Quando ti avvicini per chiedere aiuto
non ottieni nulla da loro,
non provano neanche un minimo dispiacere,
però gente mia, miei fratelli,
una sola cosa posso dirvi:
nulla è irraggiungibile,
sia che si ha tanto o niente,
tutto si può risolvere
con la fede in Dio.
Ciao, ciao
Vittoria agli oppressi.”

Il suo nome è Tesfalidet Tesfom, Eritreo, di Mai Mine, morto il 13 marzo, un giorno dopo lo sbarco dalla nave ONG “Open Arms”. Era arrivato in grave stato di malnutrizione, con un polmone perforato dalla tbc, morente. Negli ultimi giorni di vita ha scritto poesie, sulla barca. Ecco a voi le poesie, di questo rifugiato africano.
Veniva da una terra devastata da 30 anni da una guerra interminabile. Da rispedire al mittente, “in quanto migrante economico”? A chi lo avvremmo dovuto riconsegnare? Ai suoi carcerieri in Libia? In Eritrea? E come? Col paracadute? Sarebbe morto in volo. Cosi come è morto in Ospedale, un giorno dopo il suo arrivo.
Non ce la poteva fare. Stremato dalla fame, dalla miseria che alcuni sono la prova maestra che veniva da noi soltanto per ragioni economiche.
Ma come può cadere così in basso l’umanità se dà credito a certuni che vogliono vedere Tesfalidat morto sul posto? “Aiutiamoli a casa loro”. Bene, e allora che cosa si è fatto per mettere a posto “casa loro”, per un periodo pure colonia italiana? Nulla.
Ed ecco le parole di quest’uomo mentre raggiungeva l’Italia, sulla barca con altri 91 disperati. Godetevi la sua poesia.

Ripreso da Alganews https://www.alganews.it/2018/04/11/tesfalidet-tesform-leritreo-poeta-migrante-morto-malnutrizione/

 

 

Albeggiano gli angeli dell’Aquarius

 

Albeggiano gli angeli

della Storia

ci fissano abbracciati

dal ponte dell’Aquarius

 

Angeli dalle colonie

non erano parenti

né amanti

né turisti in crociera

Si erano incontrati

in quell’On the road

tutto africano

che l’Europa tanto teme

 

Eppure quelle braccia

che da qui alcuni

guardavano smaniando

di biechi intenti

se le sono tenute

per avvolgersi l’un l’altro

 

Non fissano lontano nel passato

gli occhi degli angeli dell’Aquarius

non sono sguardi spenti

da stenti

a noi li rivolgono

per risvegliarci

dai sonni della ragione

e dai fumi del presente.

 

di Pina Piccolo, inedito, per gentile concessione dell’autrice.

 

 

Filastrocca del migrante che affoga

 

Mare nero come l’inchiostro

ingoia il migrante, risucchialo giù

guardalo è nero come sei tu

chiudi i suoi occhi tappa la bocca

avanti migrante sotto a chi tocca

 

tu sei povero, nero, ti vorresti salvare

ma è meglio se affoghi e ci lasci sguazzare

nel paradiso dei nostri capricci

merci potere illusioni feticci

facci godere nei supremi bagordi

la condanna è che tu resti ai bordi,

nella tua povertà, è li che si fonda

la nostra ricchezza, è da lì che si fionda

l’enorme bellezza di consumare

di possedere di deturpare

 

noi la ignoriamo la parola pietà

ci turba ci tocca ci causa ansietà

 

per un giorno fingiamo cordoglio

facciamo finta di avere un orgoglio

piangiamo cianciamo di dignità

la verità è che in fondo di te

non ce ne fotte ma niente di niente

noi siamo ricchi tu muori pezzente.

 

di Paolo Polvani, inedito, per gentile concessione dell’autore.

 

 

 

Notte migrante –

in un battito di ciglia

il ricordo delle case

 

 

 

Senza sottotitoli

in un film straniero –

esilio

 

di Toni Piccini, inediti, per gentile concessione dell’autore.

 

 

 

 

E come potevamo

 

E come potevamo noi restare

con la terra rubata sotto i piedi

coi vostri microchip bruciati nei polmoni,

al pianto minerale dei bambini

nei buchi infernali delle miniere

alla tormenta delle zanzare

avvampate dagli oleodotti colabrodo

all’urlo autistico del giovane soldato

al machete di sangue e ai pezzi di noi

scomposti ai cigli della polvere.

 

Alla chiglia di salsedine dell’Aquarius

abbiamo appeso i nostri sogni

affogati nel brodo del Mediterraneo

mentre sale l’onda della smorfia maligna

e allora noi cantiamo più forte

del baobab la polvere che impasto il primo uomo.

 

di Bartolomeo Bellanova, inedito,  per gentile concessione dell’autore.

 

Immagine in evidenza: Foto di quadro di  Giacomo Cuttone, per la galleria delle sue opere, consultare il sito  http://www.cuttone.altervista.org

20 maggio 2018

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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