L’ANTIMONUMENTO. Racconto di Lucia Cupertino

limongelli

L’ANTIMONUMENTO

Lucia Cupertino

 

Kiosko Morisco di Santa María de la Ribera, Città del Messico

Ci sono mattine in cui un buon caffè non riesce a svegliarti, allora bisogna provare con un secondo. Yarah tira fuori dalla tasca quattro Tumin e ne riceve una seconda tazza dalle mani di una signora, produttrice di un caffè dall’aroma irresistibile. Sta prendendo parte ad una fiera del multibaratto, indetta da un’associazione della capitale messicana, che prevede scambi economici in forma di baratto, pagamento con moneta comunitaria come il Tumin e, solo in caso di mancanza di queste due opzioni, in pesos. Il sole entra nel chiosco moro della colonia di Santa María de la Ribera e lo irradia di un chiarore diamantino. Durante l’epoca del vicereame spagnolo, questa parte della città era considerata periferia di quel mostro senza capo nè coda che è invece oggi Città del Messico. Il chiosco fu teatro di resistenza durante l’occupazione statunitense del 1847 e anche oggi, 5 giugno, continua a suo modo ad esserlo. Una resistenza non armata e contro un nemico ancora più subdolo e onnipresente quale il sistema finanziario attuale.

Yarah è da quattro mesi in Messico e il suo artigianato in oro vegetale le permette di incedere in questa avventura per il continente latinoamericano. È originaria della regione brasiliana del Jalapão, unica parte del mondo in cui sorge il capim dourado, spiga che ha imparato a falciare ed intrecciare assieme a sua nonna. I gioielli che ha elaborato stupiscono i partecipanti. Ne è attratta anche la sua vicina di banchetto, una signora originaria del Chiapas sposata con un calabrese. Vive ormai da vent’anni nel Mostro e da un paio d’anni partecipa alla fiera del multibaratto coi suoi speciali tamales vegetariani. Alla ricetta chiapaneca ha aggiunto alcune olive e mandorle, a sigillo dell’alleanza culinaria italo-messicana.

– Sono stupendi i tuoi gioielli in oro vegetale, complimenti mia cara Yarah!

– Vediamo un po’…c’è qualcosa che ti colpisce in particolare? Anche i tuoi tamales non scherzano, sono buonissimi, potremmo fare uno scambio…

– Mi piacciono questi orecchini, vorrei regalarli a mia figlia per il suo compleanno.

– Allora facciamo così, se ti pare uno scambio congruo, quattro dei tuoi tamales per questi orecchini…

– Affare fatto! Tra poco verrà a visitare la fiera Corina, una ragazza di Couchsurfing che mi ospita a casa sua, mi porta in centro dopo la fiera, ma prima pranzeremo coi tuoi squisiti tamales.

 

 

Autostrada Puebla-Città del Messico

– Fai trecento pesos, Javier, altrimenti non arriviamo neppure alle porte del Mostro.

Rocío e César entrano nella stazione di servizio, ordinano sei quesadillas.

– César, non posso mentire a me stessa, mi sento nervosa.

Anche nel volto di César traspare tensione, le sue mani sudano ma stringono quelle di Rocío.

– Andrà tutto bene. Abbiamo pensato al colpo per mesi e nei minimi dettagli. Non pensi che dovremmo semplicemente prenderci qualcosa di rilassante da bere?

– Signorina, ci prepara due tisane di camomilla?

– Guarda Javier, lui sembra che sta andando a fare una scampagnata!

– Ahahah! Dovremmo prenderla come lui, hai proprio ragione! Bisogna rilassarsi, anche perchè altrimenti attireremo ancora di più l’attenzione degli sbirri…

– Bhe, il carico che avremo non passa inosservato se ci fermano, ma seguendo il tracciato che ci suggerivano i compagni la settimana scorsa non dovrebbero intralciare il nostro cammino. E poi, lo sai, una piccola mazzetta chiude gli occhi della legge.

Rocío, César e Javier sono ormai prossimi al luogo dell’appuntamento. Nel cortile campeggia l’oggetto che devono trasportare ed è rimasto innominato e cifrato in tutte le loro conversazioni. Imballato con cura e fremente di giungere a destinazione.

– Come andiamo coi tempi, Rocío?

– Direi puntuali, anzi un tanto in anticipo, Javier.

Sono in vari a sollevare l’oggetto e caricarlo sul furgoncino.

 

 

Residuo del lago di Xochimilco, Imbarcadero di Nativitas, Città del Messico

– L’axolotl è un animaletto molto speciale. È una salamandra neotenica, questo significa che vive allo stato larvale, riduce di molto le energie necessarie per le sue funzioni vitali ed è capace di sopravvivere alle situazioni più estreme…

La guida continua a spiegare, intanto Gabriela si avvia al bagno. La trajinera pubblica -la variopinta imbarcazione che percorre quel che resta del sistema lacustre di Città del Messico- prevede una sosta forzata qui dove una ragazzina offre nieves dei più disparati gusti e un’altra mostra cinque esemplari di axolotl conservati in un piccolo acquario.

– Mi scusi signorina, dov’è la toilette?

– In fondo a destra.

– Ah, come sempre e io che domando!

Gabriela è soprappensiero, è stata una settimana nera. Suo figlio di diciannove anni è partito per il Perù quasi senza preavviso, suo marito è stato liquidato dalla ditta per cui lavorava da quindici anni e il loro cane Maori è stato travolto da un bus. Rasentando la disperazione, qualcosa ha tenuto in piedi Gabriela.

– L’axolotl è capace di rigenerare tutte le parti del suo corpo, inclusi gli organi. Per eccellenza è il simbolo della rinascita e della resistenza. Ciononostante, per cause antropogeniche, è in pericolo di estinzione. Le fonti d’acqua in cui soleva vivere sono inquinate e ormai è quasi impossibile trovarlo nello stesso lago di Xochimilco, che è stato a lungo il suo habitat. Per questo potete ammirlo in questo acquario.

Ridotto in una falsa riserva, pensa Gabriela, proprio come il cinese! Qualche settimana addietro ha letto la notizia del cartiglio ritrovato all’interno di un portafoglio in vendita in un Walmart dell’Arizona. Scritto in cinese, raccoglieva la denuncia di un detenuto che confessava di aver elaborato il portafoglio sottoposto alla pressione dell’efferato sistema carcerario cinese.

È stato quell’articolo a portare Gabriela non solo a non comprare mai più nel Walmart, ma anche ad informarsi circa la situazione messicana e infine a sostenere i dipendenti del colosso in una protesta nazionale a Città del Messico. Quell’articolo ha tenuto a galla Gabriela, nonostante tutto.

 

 

Glorieta del Ángel, Città del Messico, 5 giugno, ore 16.

Quarantanove volti in fila entrano in marcia. Sono i figli del Messico e cercano giustizia da otto anni. Altri figli, mariti, cugine e madri sono le spighe falciate dall’ombellico della luna. Chi potrà mai farle tornare?
Sono riunite circa trecento persone e issano i cartelli di quei volti come issando un dolore insostenibile. Ma anche una richiesta di memoria. Quarantanove bambini morti nell’asilo nido ABC di Hermosillo per l’incuria, la negligenza, l’inumanità dell’IMMS (Istituto messicano della provvidenza sociale). Si danno la mano quelli che non smettono di ricordare e reclamare, procedono in fila lungo la Reforma, l’arteria principale del Mostro. Certo, direte voi, non sono che un pugno insignificante di persone, trecento fiati in una metropoli di venti milioni di abitanti.

Yarah e Corina sono al semaforo, stavano per proseguire la loro passeggiata verso il Zócalo, ma quella spirale di dolore le avvolge e non le molla. Sono presto parte della marcia. Una signora dà loro un volantino informativo. È Gabriela che grida Giustizia ABC!

Il corteo finisce proprio nel cortile dell’IMSS attorno alle voci dei genitori dei bambini uccisi, assieme ai parenti di altre vittime dello stato. Intanto dei giovani scartano l’imballaggio dell’oggetto. L’antimonumento adesso campeggia lì, dice 49ABCMai più! Giustizia!

César, Rocío e Javier fissano con bulloni la statua, vogliono evitare che venga facilmente rimossa dalle forze dell’ordine, alcuni genitori accamparanno e la vigilaranno per tutta la notte. La missione è compiuta.

abc antimonumento

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Immagine in evidenza: Digital Athmosphere di SPL884 http://pierpaololimongelli.weebly.com/
Foto dell’Antimonumento: http://rasa-informa.com/wp-content/uploads/06/sin-categoria/05/guarderia-abc-696×522.jpg

Riguardo il macchinista

Lucia Cupertino

LUCIA CUPERTINO (1986, Polignano a Mare). Antropologa culturale, poetessa e traduttrice. Ama anche mettere le mani nella terra e sta cercando di apprendere agricoltura naturale e strumenti della transizione culturale. Scrive in italiano e spagnolo e suoi lavori sono apparsi in riviste italiane quali Nuovi Argomenti, Fili d'aquilone, Irisnews, Versante ripido, Sagarana, Carmillaonline, Le Voci della Luna e internazionali come La otra, Círculo de poesía, Bitácora pública, Vallejo and company, La Jornada, Monolito, Aerea, El grito. Ha pubblicato: "Mar di Tasman" (Isola, Bologna, 2014), "Non ha tetto la mia casa" (Casa de poesía, San José, 2016), sua antologia poetica in versione bilingue, italiano-spagnolo. Una selezione di sue poesie è apparsa tradotta in albanese sulla rivista Poeteka. Ha tradotto e curato "43 poeti per Ayotzinapa. Voci per il Messico e i suoi desaparecidos" (Arcoiris, Salerno, 2016) che ha ricevuto una menzione critica nel premio di traduzione letteraria Lilec dell’Unibo. Co-curatrice di "Muovimenti. Segnali da un mondo viandante" (Terra d'Ulivi, Lecce, 2016). Cofondatrice della rivista La macchina sognante, con la quale prende parte a eventi culturali in Italia e all’estero. Ha curato l'edizione italiana del documentario brasiliano "Fiore brillante e le cicatrici della pietra" sugli indigeni Guarani-Kaiowà. A varie latitudini ha svolto ricerche universitarie e antropologiche incentrate su mondo indigeno, educazione e transizione sociale.

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