La traduzione e le problematiche del significato – Zineb Saaid

L1040227

 

“Vedo la traduzione come il tentativo di produrre un testo così trasparente da non sembrare tradotto. Una buona traduzione è come una lastra di vetro. Si nota che c’è solamente quando ci sono delle imperfezioni: graffi, bolle. L’ideale è che non ce ne siano affatto.
Non dovrebbe mai richiamare l’attenzione su di sé”.
(Norman Shapiro, cit. in Venuti 1999: 21)

 

 

Introduzione

 

Le origini della traduzione sono antiche e radicate nella storia e nella civiltà umana. La storia della traduzione è strettamente legata a quella dell’essere umano perché attraverso la traduzione le varie civiltà e le diverse culture hanno avuto modo di conoscersi e tessere delle relazioni. Grazie al movimento di traduzione in lingua araba delle opere appartenenti alle civiltà del passato, come quella indiana, persiana e greca, la civiltà islamica ha conosciuto un’epoca aurea durante l’impero degli Abbasidi. Questo movimento di traduzione ha gettato a sua volta le basi per il superamento dell’età medievale e la nascita della civiltà europea.

La traduzione è il punto di incontro e passaggio tra diverse lingue, culture e letterature, è l’anello di congiunzione tra passato e presente; la linea immaginaria che accosta lontano e vicino, creatrice e modellatrice di tradizioni: la traduzione ha un ruolo di fondamentale importanza nei sistemi sociali. Patrimonio comune dell’umanità, le traduzioni attraversano da sempre tutte le lingue, trasportano testi e messaggi tra mondi diversi[1].

 

  1. Definizione della traduzione

Tradurre è esprimere in un’altra lingua ciò che è stato scritto in un idioma originale, pur mantenendo le caratteristiche semantiche e stilistiche del testo tramesso. Ogni processo inteso come attività espressiva è traduzione, in un modo o nell’altro, come ogni manifestazione di emozioni, pensieri e sentimenti può essere tradotta in gesti e movimenti fisici[2]. Ogni espressione orale o scritta è una traduzione e ogni traduzione è un tentativo di capire[3]. Charles Pierce Afferma che la traduzione interlinguistica è un raffronto dinamico tra due mondi che finisce per sottolineare e problematizzare le differenze, a volte inconciliabili, tra le lingue e le culture; la traducibilità diventa un altro modo per definire il parametro della differenza tra due realtà culturali in un dato momento storico[4].

Il lavoro del traduttore è, in linea di principio, trasferire il significato o la connotazione delle parole da una lingua all’altra. Dice Ibn Mandūr, nel dizionario Lisān Al Arab[5], che tradurre un discorso significa portarlo da una lingua all’altra[6]. Ma la traduzione, in realtà si esprime anche in altre modalità:

  • La prima si basa sulla traduzione all’interno della stessa lingua, ad esempio la traduzione da un dialetto alla lingua ufficiale, oppure la comunicazione tra gli esperti e la massa, o la traduzione dalla lingua parlata a quella scritta, come nei casi di persone non udenti[7], o ancora quando un testo viene adattato al livello linguistico e stilistico di un pubblico straniero[8].
  • La seconda prevede che ciò che rimane implicito è espresso in due lingue diverse e ciò può creare un’interferenza linguistica: è l’effetto della lingua madre sulla produzione di una seconda lingua. L’effetto può riguardare qualsiasi aspetto della lingua: grammatica, lessico, fonologia, ortografia ecc…
  • La terza modalità, invece, è quella in cui il traduttore trasmette un messaggio da un sistema semantico all’altro, per esempio quando traduce i simboli linguistici di una storia in funzione del teatro o del cinema[9].

Rispetto a queste tre modalità, Roman Jakobson, nel testo On Linguistic Aspect of Translation, distingue tre tipi di traduzione:

  • la traduzione intralinguistica o riformulazione è l’interpretazione di segni verbali per mezzo di altri segni della stessa lingua;
  • la traduzione interlinguistica o traduzione vera e propria è l’interpretazione dei segni verbali per mezzo di un’altra lingua;
  • la traduzione intersemiotica o trasmutazione è l’interpretazione dei segni verbali per mezzo di sistemi non verbali[10].

La traduzione come connessione tra due lingue non riveste una posizione linguistica rigida. Dal momento che esiste una relazione dialettica tra il linguaggio e il mondo esterno, ne esiste una anche tra una lingua e un’altra: per le difficoltà che si incontrano nel tradurre da una lingua all’altra si dovrebbe pertanto tener conto sia della storia della comunicazione tra queste due lingue sia delle caratteristiche di tali lingue. Perciò la possibilità di tradurre da un idioma all’altro dovrebbe considerare il sistema di queste lingue e analizzarlo dal punto di vista linguistico. Taha Abderrahman, nel suo libro Filologia della filosofia e della traduzione del 1995, ha distinto tre tipologie di traduzione: 1. A-tarjama at-tahsîliyya, traduzione letterale e terminologica, in cui viene riacquisito il significato delle parole tramite la spiegazione e il riassunto; 2. A-tarjama at-tawsîliyya, traduzione di trasmissione, che trasmette il significato al lettore in modo semplice e chiaro; 3. Atarjama at-ta’sîliyya, traduzione libera che manipola il testo tradotto per renderlo originale e si basa sul radicamento profondo del testo tradotto nella cultura ricevente per diventare parte di essa[11]. La traduzione, dunque, non è la trasmissione del significato delle parole, bensì è la trasmissione del senso. Ogni lingua ha il proprio carattere molto peculiare che la differenzia da ogni altra[12]. Le lingue non sono affatto insiemi di parole totalmente interscambiabili: in molti casi non c’e` l’equivalente esatto per ogni parola in linguaggi diversi. Per questo motivo i concetti espressi dalle parole delle diverse lingue non possono essere esattamente uguali[13]. Perciò nella traduzione bisogna prima analizzare i concetti, poi presentare l’idea nel suo contesto culturale originale e infine cercare il significato più adatto nella lingua ricevente. Questo richiede varie tipologie di traduzione.

 

  1. I tipi di traduzione

Fin dall’antichità è nota una fondamentale differenza nella tipologia della traduzione. Già Cicerone, nel I secolo a.C., distinse due tipi di traduzione: la traduzione letterale (le parole lessicali si traducono una alla volta, vale a dire la traduzione parola per parola) e la traduzione libera (la traduzione del senso, riprodurre il contenuto originale senza conservare la stessa forma del testo tradotto); nel tradurre la Bibbia dal greco al latino, San Girolamo[14] nel IV secolo d.C. seguì la prima modalità, suffragata da Cicerone, attraverso una traduzione letterale, parola per parola; invece, il poeta latino Orazio, che nacque prima di San Girolamo, aveva una visione molto diversa perché interpretava la traduzione come trasmissione del senso e non come traduzione parola per parola. Questa dicotomia tra traduzione letterale e traduzione libera è nota anche nella storia della traduzione nella cultura araba. El Jāhit afferma che un traduttore deve essere in grado di trasmettere il senso di ciò che traduce in maniera chiara e deve avere una profonda conoscenza della lingua e della cultura da cui si traduce per poter arrivare al senso che si cela dietro le parole[15]. Newmark distingue due tipi di traduzione: la traduzione semantica, che si basa sulla fedeltà al testo originale, e la traduzione comunicativa, che si basa sulla traduzione del senso del testo in modo che sembri come l’originale[16]. Eugene Nida, invece, propone due tipi di equivalenza: equivalenza formale ed equivalenza dinamica. La prima focalizza l’attenzione sul messaggio stesso, sia nella forma che nel contenuto, la seconda mira a riprodurre nella lingua d’arrivo l’equivalenza naturale più vicina al messaggio espresso nella lingua di partenza[17]. Gli scrittori francesi Vinay e Darbelnet, invece, distinguono tra la traduzione diretta e la traduzione indiretta.

 

  1. La traduzione diretta è la traduzione letterale, non corrisponde a vere e proprie operazioni traduttive[18] ed è suddivisa in tre tipologie:
  • Prestito: parola che una lingua prende in prestito da un’altra lingua. Questo deriva da una carenza nella lingua di arrivo, è il modo più facile nella traduzione e viene usato da alcuni traduttori per dare un particolare stile o carattere locale. Per esempio l’uso delle parole “sauna”, “kebab” e “intifada” (termine quest’ultimo entrato a far parte del lessico italiano e francese fin dalla prima rivolta palestinese del 1987); la stessa cosa vale per le parole “tragedia” e “commedia” che gli arabi hanno preso in prestito dalla lingua greca, oltre alle parole “email”, “telefono” acquisite dal lessico occidentale.
  • Calco: prestito di un sintagma straniero con traduzione letterale dei suoi elementi, per esempio l’espressione “buon fine settimana” tradotta in arabo con “nihāyat usbū’ saīda”.
  • Traduzione letterale: traduzione parola per parola. Designa il passaggio traduttivo che porta a un testo corretto e idiomatico senza che il traduttore debba preoccuparsi d’altro se non degli obblighi linguistici, per esempio “l’opinione pubblica non crede che gli invasori possano trionfare” viene tradotto letteralmente con “la yaatakidu a-rra’ya al- āma anna lruzāta sayantasirōn[19]”.

 

La traduzione letterale si può considerare una traduzione perfetta quando il lavoro risulta soddisfacente e rispetta le strutture della lingua ricevente. Talvolta la traduzione letterale può produrre un contenuto diverso rispetto al testo originale e dunque il traduttore incontra ostacoli nella trasmissione del senso del testo. Altre volte non è possibile tradurre letteralmente per motivi strutturali perché la grammatica del testo (morfologia o sintassi) o non corrisponde alla lingua ricevente o corrisponde a qualcosa, ma in una categoria grammaticale diversa. In questo caso il traduttore ricorre alla traduzione indiretta[20].

 

  1. La traduzione indiretta è la traduzione del senso del testo e viene suddivisa in quattro tipologie:
  • Trasposizione: procedimento con cui un significato cambia categoria grammaticale, senza cambiare il senso e senza cambiare il contenuto del messaggio. Troviamo la trasposizione anche all’interno di una sola lingua: in arabo possiamo dire “finisci il tuo lavoro prima di andare via” in due modi: “akmil amalaka kabla an tadhaba” o “akmil amalaka kabla dahābika”, sostituendo il verbo della prima frase con il sostantivo della seconda. In questo caso è possibile aggiungere una parola o eliminarne un’altra per arrivare al senso più chiaro.
  • Modulazione: variazione ottenuta cambiando il punto di vista e le categorie di pensiero. Questa tecnica viene utilizzata quando il traduttore vede che usando la traduzione diretta risulta una frase grammaticalmente corretta, ma non è adeguata allo spirito e ai modi di dire nella lingua ricevente. In questo caso va cambiato il messaggio, per esempio la frase italiana “non ho più fame” viene tradotta “Shabi’to” che significa letteralmente “sono pieno”, al posto di “lam a’ud jāi’an”; o “buona festa” viene tradotto con “kul ām wa antum bikhayr” che significa letteralmente “state bene tutti gli anni”. Va notato che la modulazione può essere facoltativa o obbligatoria e si può distinguere tra la modulazione di parole e quella di regole grammaticali.
  • Equivalenza: procedimento che rende conto di una stessa situazione ricorrendo a un’espressione interamente diversa. Viene usata dal traduttore quando la traduzione diretta non arriva al senso corretto: ad esempio l’espressione inglese “you’re welcome” viene tradotta in italiano con “di nulla” e non con “sei il benvenuto” e in arabo con “’afwan” oppure “la shokra ala wājib” e non con “ala rahbi wa syati[21]”.
  • Adattamento: uso di un’equivalenza riconosciuta tra due situazioni. Questo tipo di traduzione traduce un testo con riferimento ad una posizione simile nella lingua ricevente che aggiunge lo scopo. Come nel caso della traduzione di un testo che gioca con le parole oppure dei proverbi ad esempio “chi cerca trova” tradotto con “man jadda wajada” che letteralmente significa “chi si dà da fare trova”.

Dunque è chiaro che la traduzione non è una cosa facile, richiede sforzo e conoscenza profonda di due culture, due civiltà, e nel tradurre si affrontano diversi problemi che vedremo nel capitolo successivo.

 

 

  1. Le difficoltà della traduzione e la problematica del senso                    

Tra le difficoltà che un traduttore se vede costretto ad affrontare troviamo:

  • Il carattere intrinseco di una lingua che la differenzia da ogni altra lingua, la sua particolare grammatica e lo specifico significato delle sue parole.
  • L’ambiguità del testo originale e le conseguenti difficoltà che incontra un traduttore nel veicolare una lingua diversa nella propria: quando il traduttore si avvicina di più al contenuto del testo originale, rischia di sacrificare l’estetica dello stile o viceversa.

Una buona traduzione richiede, quindi, una certa fedeltà nel trasmettere l’idea in modo onesto e una parità tra la lingua del testo e la lingua in cui si traduce[22]. Si aggiunge inoltre la presenza di alcune parole che non hanno termini equivalenti nella lingua ricevente, ad esempio “am” e “khal”, “amma” e “khala”, che in italiano devono essere tradotti con l’aggiunta dell’aggettivo “zio materno” e “zia materna, “zio paterno” e “zia paterna”, e delle categorie grammaticali, per esempio il genere duale “al-mutanna”, che non esiste in italiano, in cui c’è solo il plurale. Nella traduzione s’incontrano ancora le problematiche della traduzione di alcuni termini, per esempio “decontrazione” viene tradotto da alcuni “tafkik”[23], da altri “tashrīh”[24] e da altri ancora “takwīd”[25]; o “privatizzazione” talvolta tradotto con il termine “khaskhasa”[26],oppure “takhsīs”[27]; o ancora la parola “intertestualità” che alcuni traducono “a-tanāss”[28], altri “a-nassiya”[29], e altri ancora “tanādi a.nussūss”[30]. Per non parlare degli svariati problemi nella traduzione delle metafore[31]. La lingua araba è una lingua di schemi, una parte del significato della parola araba si capisce dal suo contesto, a ciascuno schema corrisponde un determinato senso; perciò il traduttore deve tener conto sia del senso morfologico sia di quello lessicale: “a’yun”[32] è plurale di “occhio”, che al singolare è “ayn basira”, mentre “uyūn” è  plurale di “sorgente” che al singolare è “ayn al mā’”; “ibād”[33] plurale di “abd” significa “servi di dio” ed è anche un nome proprio di persona, mentre “abīd” plurale di “abd” si usa per indicare gli schiavi. Anche l’uso della metafora[34] rispecchia un’esperienza sociale e culturale che si capisce dal preciso contesto in cui è stata scritta. Ad esempio questo brano del poeta Ismail Sabri:

“taraktu l-baba hatta Kalla matnī                                fa lamma kalla matni  kallamatni

Fakalat yā Ismailo sabrā                                         fakulto laha yā Asmae ‘īla sabrī”[35]

“Ho bussato alla porta finché si è stancata la mia mano,

e quando la mia mano si è stancata (la donna) mi ha parlato dicendo:

«Ismail, abbi pazienza»

ho detto: «Asma, la mia pazienza è finita»”

 

A questo proposito afferma Umberto Eco: “per capire un testo – e a maggior ragione per tradurlo – bisogna fare una ipotesi sul mondo possibile che rappresenta”[36]. Per tradurre un testo bisogna leggerlo con attenzione e capire tutte le sue parole e l’ombra del suo senso, tra cui il significato e il contenuto culturali e intellettuali che  sono dietro le parole; la buona comprensione e la capacità di espressione sono le ali con le quali il traduttore vola. Più il traduttore comprende il senso del testo, più la sua traduzione si avvicina a ciò che lo scrittore vuole dire e allo spirito del testo[37].  Afferma El-Jahit che il primo passo nel processo della traduzione è quello di dare a ciascuna parola il suo significato letterale, poi cercare il sinonimo adatto tra le due lingue: la lingua originale e quella ricevente. Il primo, secondo El-Jahit, è un passo facile rispetto a quelli successivi, come la traduzione delle metafore e la contestualizzazione; attraverso la ricostruzione degli elementi della frase si arriva infine ad una frase corretta, comprensibile e chiara[38]. La traduzione richiede la completa padronanza di entrambe le lingue: grammatica, schemi e struttura lessicale. Ma anche la conoscenza della vita sociale, culturale, storica del testo da tradurre. L’insieme di tutte queste conoscenze facilita la comprensione del contesto e il senso profondo che si cela nelle parole di un testo.

 

 

Conclusione

 

La traduzione è trasmissione della cultura e della civiltà della lingua di origine, è un ponte tra diverse lingue. Il traduttore è il messaggero invisibile che diffonde cultura e fa incontrare diversi mondi e civiltà; quale che sia il suo lavoro, letterale o libero, il traduttore compie uno sforzo enorme che dà la possibilità a tanti scrittori di essere letti e conosciuti in altre lingue, presentando alla lingua ricevente idee, pensieri e valori nuovi prima sconosciuti.

 

Per gentile concessione di Zineb Saaid,  correzione: Eleonora Gianello, con la gentile intermediazione di Frontiere News.

 

 

 

 

[1] http://tdtc.bytenet.it/comunicati/didatticadellatraduzione.pdf

[2] علماني صالح، الترجمة الأدبية مهمة شاقة ولكنها ممتعة، تحت إشراف، الامام مجاب وعبد العزيز محمد، الترجمة واشكالية المثاقفة، منتدى العلاقات العربية الدولية، قطر، 2014، ص. 135.

[3] الشايب طلعت، المترجم طليقا، عن التجربة وصاحبها، تحت إشراف، الامام مجاب وعبد العزيز محمد، الترجمة واشكالية المثاقفة، منتدى العلاقات العربية الدولية، قطر، 2014، https://www.youtube.com/watch?v=rOTW24nnu68

 

[4] http://tdtc.bytenet.it/comunicati/didatticadellatraduzione.pdf

 

[5] Dizionario enciclopedia della lingua araba

[6] https://www.almaany.com/ar/dict/ar-ar/الترجمة/

[7] https://benjamins.com/online/target/articles/target.28.3.05kar.ar

[8] https://www.inter-contact.de/it/blog/forme-di-adattamento-di-un-testo

[9]    الحمصي محمد نبيل النحاس، مشكلات الترجمة: دراسة تطبيقية، مجلة جامعة الملك سعود، م. 16. اللغات والترجمة، 2004. https://www.academia.edu/20071563

[10] https://www.researchgate.net/publication/341214999_On_Linguistic_Aspects_of_Translation_by_Roman_Jakobson

[11] اولحيان إبراهيم، الترجمة: المثاقفة وسؤال الهوية الثقافية، تحت إشراف، الامام مجاب وعبد العزيز محمد، الترجمة واشكالية المثاقفة، منتدى العلاقات العربية الدولية، قطر، 2014، ص. 252.

[12] الحمصي محمد نبيل النحاس، نفس المرجع السابق.

[13] https://www.docsity.com/it/uguale-ma-diverso-il-mito-dell-equivalenza-nella-traduzione/2200762/

 

[14] Cicerone (106 a.C. – 43 a.C.) e San Girolamo (347 – 420) difendono la necessità di piegare integralmente il testo straniero alle esigenze letterarie, retoriche e culturali del latino. Non bisogna dunque tradurre parola per parola ma riprodurre il senso dell’originale nel pieno rispetto della lingua del traduttore.

https://www.tesionline.it/appunti/letterature-comparate/la-traduzione-per-gli-antichi-cicerone-e-san-girolamo/572/13

[15] https://www.aljabriabed.net/n10_10lamsalmi.htm?fbclid=IwAR05PqRQ_0gmfXsgFYBBi-upKYcmF-9V603Bf7EWx7x7Q-4Qb6XuRRdhZ20

[16] https://www.duo.uio.no/bitstream/handle/10852/25797/22417.pdf?sequence=1&isAllowed=y

[17] https://www.docsity.com/it/uguale-ma-diverso-il-mito-dell-equivalenza-nella-traduzione/2200762/

[18] http://mllelafleur.altervista.org/segreti-della-traduzione/

[19] لا يعتقد الرأي العام أن الغزاة سينتصرون

[20] موران جورج، علم اللغة والترجمة، ترجمة احمد زكريا إبراهيم واحمد فؤاد عفيفي، المكتبة الأعلى للثقافة، القاهرة، 2002، ص. 69. محمد نبيل الحمصي، نفس المرجع السابق.

[21]على الرحب والسعة

 [22]شفيق فريد ماهر، من إشكالات الترجمة الأدبية وخصوصيتها الثقافية، تحت إشراف، الامام مجاب وعبد العزيز محمد، الترجمة واشكالية المثاقفة، منتدى العلاقات العربية الدولية، قطر، 2014، ص.205.

[23]” التفكيك”

[24] “التشريح”

[25] “التقويض”

[26] “خصخصة”

[27] “تخصيص”

[28] “التناص”

[29] “النصية”

[30] “تنادي النصوص”

[31]طلعت الشايب، نفس المرجع السابق

[32] “أعين” ج عين وتعني “العين الباصرة”. “عيون” ج عين تعني “عين الماء”

[33]  “عباد” جمع عبد وهو اسم علم يدل على شخص “عبيد” ج عبد ويدل على “مملوك”.

[34] الحمصي، نفس المرجع السابق

[35]طرقت الباب حتى كل متني فلما كل متني كلمتني

فقالت أيا اسما عيل صبراً                     فقلت لها أيا اسما عيل صبري

[36]الغانمي سعيد، الترجمة صنفا أدبيا، ، تحت إشراف، الامام مجاب وعبد العزيز محمد، الترجمة واشكالية المثاقفة، منتدى العلاقات العربية الدولية، قطر، 2014، ص.234.

[37]علماني صالح، نفس المرجع السابق، ص. 139.

[38] الشايب طلعت، نفس المرجع السابق.

 

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Zineb Saaid è una scrittrice marocchina che vive in Italia, insegna l’arabo all’università di mediazione culturale SSML, di Vicenza.

 

 

 

 

Foto di copertina: en nico, Los Angeles dalla mostra “Sguardi di luce”,  Museo Internazionale della maschera ‘Amleto e Donato Sartori.

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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