La guerra alle migrazioni ovvero la sussunzione di tutti i disastri della deriva neo-liberista: il fatto politico totale – di Salvatore Palidda (da Effimera)

Photo 29-07-2018, 4 12 55 AM

Premessa

In questo testo cerco di capire l’attuale situazione delle migrazioni facendo riferimento a Sayad, in particolare al suo ultimo testo Immigrazione e pensiero di stato [1] nonché ad altre opere. Il concetto di “fatto politico totale” si rifà a quello di “fatto sociale totale” di Mauss, ripreso da Sayad. Oggi mi sembra appropriato adottare l’aggettivo “politico” perché comprende tutti gli aspetti economici, sociali, tecnologici, militari, di polizia e culturali che agiscono nell’attuale deriva neoliberista.

1. Perché e cosa significa parlare di migrazioni come oggetto oggi inevitabile ed emblematico del fatto politico totale che è la deriva neoliberale verso la catastrofe.

Negli ultimi anni, le migrazioni sembrano essere l’argomento principale dell’agenda politica locale, nazionale, europea e mondiale, sia per quelli che lo usano strumentalmente, sia per chi reagisce a questo e ovviamente per tutti i media. Siamo giunti allo spettacolo grottesco di vedere le prime pagine dei media zeppe di incitamenti all’odio a fianco di chi invece invoca pietà e ancora accanto al repertorio dell’idiozia di massa[2] (notizie di ogni sorta- anche sui grandi quotidiani che si pretendono seri- su “stelle e stelline” dei social media, su personaggi sportivi o neo-principesse e principini mescolati con notizie trash, gossip e volgarità a volontà – in particolare nei media italiani e nei paesi dove si registra il maggior successo dei cosiddetti sovranisti-populisti[3]).

Sempre più spesso si annebbiano le possibilità di comprensione dei fatti sempre più gravi e tutti intrecciati l’uno con l’altro. Si può parlare di migrazione senza comprendere la stretta relazione con le guerre permanenti, le devastazioni dei territori di emigrazione, delle neo- schiavitù dappertutto nel mondo, del neo-colonialismo e del gioco di distrazione di massa (ormai lo sport abituale dei Trump, Salvini e altri) e, d’altra parte, le reazioni a volte ingenue, a volte ambigue, e spesso inefficaci di coloro che sono pro-immigrati e anti-razzisti?

Più che mai appare, quindi, importante pensare alle migrazioni come funzione
specchio[4], dietro le quali vengono occultati tutti i disastri che il neoliberismo produce in quest’era del capitalocene e della necropolitica. Vittime di crimini contro l’umanità, i migranti diventano il nemico totale: ecco cosa dice un eminente professore:

“Cosa resterà della democrazia, della legge e persino di ogni sentimento morale quando è stato necessario scegliere tra l’accettare che l’Europa sia sommersa da decine di milioni di migranti …” [5] (sottolineato da me).

Per parlare delle migrazione e dell’Europa di oggi sembra innanzitutto necessario cercare di comprendere i cambiamenti che sono avvenuti fra continuità e accelerazione rispetto a quelli precedentemente noti, soprattutto dalla fine degli anni Settanta (l’inizio della nuova deriva liberista). Quasi tutti i media (compresi quelli considerati moderati, democratici o di sinistra) e la scienza neoliberista delle migrazioni hanno dato credito all’idea che l’Europa si troverebbe di fronte a “un’invasione senza precedenti e insostenibile di migranti” che le destre hanno di nuovo dipinto come la “minaccia” dei Sud contro il Nord e che l’ex-sinistra, con la scusa di contrastare la deriva razzista e antidemocratica, sostiene di combattere efficacemente fermando l’immigrazione attraverso l’esternalizzazione dei confini, anche a costo di pagare le bande criminali libiche (opera dell’ex ministro degli interni del PD, Minniti[6], considerata da destre ed ex-sinistra “geniale” et iper lodata anche da Merkel, Macron, Junger ecc.). La tragedia dei migranti che attraversano la Libia o i territori sub-sahariani e altri di transito sono diventati i luoghi della competizione-scontro (ufficialmente nascosto) tra l’Italia, Francia e altri per accaparrarsi il petrolio, il gas, l’uranio e altri nuovi metalli preziosi. Ciò si accompagna alla persecuzione a volte feroce e mortale degli immigrati anche nei vari paesi europei (in Italia e in Francia e non solo in Ungheria e Austria).

La menzogna del discorso anti-immigrazione appare evidente non appena si guardano le cifre: come può un’Europa più di 505 o 550 milioni di abitanti considerare come un’“invasione” l’arrivo di 500 mila o tre milioni immigrati (meno dello 0,1%, o anche dello 0,6%). Peraltro, è noto che il numero di immigrati in Europa negli ultimi anni è quasi ridicolo rispetto al numero totale dei migranti in tutto il mondo e anche rispetto agli immigrati che hanno alimentato l’economia degli Stati Uniti a partire dal 1990 (per non parlare delle migrazioni interne ed internazionali degli europei dalla fine del XIX secolo sino agli anni ’60: solo i discendenti di italiani sparsi nel mondo sono oltre 70 milioni contando solo le generazioni dall’unità d’Italia, senza contare chi emigrava già dall’inizio del XIX per esempio nel Maghreb oltre che nelle Americhe).

In altre parole, la cosiddetta emergenza immigrazione verso l’Europa è una menzogna totale, i numeri sono ridicoli. Allora, cosa c’è dietro questa gigantesca macchina che distorce l’agenda politica in Europa e negli Stati Uniti? Chi lo vuole? Chi beneficia? Come funziona?

Cerco di rispondere a queste domande a partire anche da alcune considerazioni epistemologiche sul fascismo-razzismo-sessismo oggi.

1.1. All’origine del fascismo-razzismo-sessismo di oggi: dall’eurocentrismo colonialista, razzista e genocida alla costruzione dell’Unione europea a partire dal 1990 per il protezionismo e il proibizionismo dell’immigrazione, cioè il neocolonialismo.

Riassumendo, la storia del mondo contemporaneo deriva dal processo di formazione dell’economia mondo (Wallerstein) dopo la cosiddetta “scoperta” delle Americhe segnata dal quasi sterminio dei nativi di queste terre con la benedizione cattolica (richiesta da Colombo sostenendo che si trattava di animali senz’anima e pericolosi a causa del loro aspetto umano). Questo razzismo genocida si rinnova con i Lombroso, i Gobineau e anche il Tocqueville sull’Algeria (Todorov, 1988) ed è praticato in quasi tutte le colonizzazioni direttamente dalle truppe dei paesi colonialisti, o indirettamente attraverso i Gurkha o altri gruppi etnici[7]. Si arriva poi al nazismo e alle leggi sulla razza in Italia e altrove.

La razzializzazione dei non europei e dei non cristiani ha giustificato il colonialismo, il commercio degli schiavi, la sua versione “caritatevole”, l’evangelizzazione, la civilizzazione dei “poveri selvaggi”, degli “arretrati” a cui gli europei hanno “donato” la possibilità del “progresso”. Di conseguenza, i popoli e i territori che hanno sperimentato il colonialismo hanno continuato a patire guerre, rapine e devastazioni, compresi quelle ora praticate dai dominanti locali che hanno interiorizzato le peggiori pratiche del dominio coloniale (si pensi al caso algerino fra altri -Sayad, 2003). Non è quindi un caso che gli Stati Uniti siano diventati la prima potenza economica, militare e politica del mondo grazie alle élite degli immigrati che hanno interiorizzato le peggiori pratiche coloniali (rinnovandole con la riproduzione della violenta razzializzazione dei neri e in generale dei neo-arrivati, anche se cattolici, come nel caso degli irlandesi massacrati dagli inglesi che si auto-definivano “nativi americani”). Si può quindi dire che i Trump e altri, anche in America Latina e altrove, sono discendenti dei colonialisti che sono diventati dominanti e avidi di denaro e potere a ogni costo e soprattutto sulla pelle dei meno protetti e anche del pianeta Terra.

Non sorprende allora come s’è configurato il processo di costruzione europea nell’attuale periodo neoliberista, non solo per le sue caratteristiche economiche ma anche per quelle politiche e quindi di polizia, in particolare dal 1990. E’ allora che si crea l’area Schengen (in vigore dal 1995) e quindi l’istituzione dei visti per i non europei. Tra le altre cose, è utile ricordare che sino ad allora, algerini, marocchini e tunisini, famiglie e commercianti, venivano a fare le compere a Palermo o Napoli, come a Marsiglia, senza ostacoli di visto. Successivamente, l’UE si è gradualmente espansa integrando i paesi dell’ex-URSS secondo una visione puramente euro-nordista, mentre il mondo mediterraneo è stato escluso nonostante la recente e lontana storia euro-mediterranea, ma non conforme con la concezione euro-centrica. Tutti gli indicatori in tutti i campi mostrano che questa nuova emarginazione del Mediterraneo ha aggravato i disastri sanitari, ambientali ed economici, le guerre e l’alimentazione dei terrorismi in questa regione.

Oggi, possiamo constatare che il protezionismo europeo non ha dato all’UE le capacità economiche nel confronto / competizione con Stati Uniti, Cina e altri.

Quanto al proibizionismo dell’immigrazione si può osservare che è stato adattato alle esigenze del neoliberismo: a partire dall’inizio degli anni Settanta, e in particolare a partire dal 1990, l’economia europea s’è alimentata col lavoro degli “extracomunitari” selezionati, inferiorizzati, spesso razzializzati e addirittura criminalizzati, proprio per legittimare la precarietà permanente della loro maggioranza e la riproduzione della loro schiavizzazione che si estende anche ai lavoratori europei privi di protezione. S’è riprodotta quindi la versione neoliberista del caporalato, che implica la complicità di agenti delle agenzie di prevenzione e di controllo e delle forze di polizia (le cui pratiche correnti riguardano sia l’azione repressiva del proibizionismo sia la regolamentazione del mercato del lavoro legale e illegale, in accordo con i datori di lavoro e caporali). La razzializzazione degli immigrati, un po’ come nell’esperienza degli Stati Uniti, ha prodotto la formazione di caporali etnici, power-broker, boss etnico-religiosi per scaricare i rischi e i costi dell’inserimento sugli immigrati e quindi per massimizzare il loro sfruttamento[8]. Perciò gli immigrati spesso sono stati costretti a rinchiudersi nelle “gabbie” etniche o “comunitarie” anziché integrarsi fra i lavoratori protetti da contratto regolare. In altre parole, l’etnicizzazione ha cancellato qualsiasi prospettiva di integrazione in ciò che una volta era il proletariato. Peraltro, la prospettiva universalista e l’idea di articolazione con relativismo culturale sono stati cancellati e, come sottolinea Balibar, universalismo rivela la tendenza a non aggregare, ma a divide (soprattutto quando è nazionalista o integralista, per l’acculturazione e l’assimilazionismo autoritari, ossia antitetico al relativismo culturale).

Non ci sono statistiche, ma si può stimare che in particolare dal 1990 decine di milioni di immigrati sono stati super-sfruttati e anche ridotti in schiavitù in diversi paesi europei e costretti a tornare nei loro paesi d’origine perchè distrutti, malati o morti a causa di condizioni di lavoro e di vita insostenibili. S’è quindi avuto un turnover (o una rotazione) molto elevato a causa del divieto imposto da leggi e decreti che hanno sempre reso quasi impossibile o troppo costoso l’accesso ai visti, ai permessi di soggiorno e il rinnovo di questi. In questo modo è stata riprodotta la “clandestinità”, ideale per fornire manodopera schiavizzabile. E i razzisti hanno subito capito come sfruttare al meglio e come esasperare il proibizionismo: le loro mobilitazioni contro l’immigrazione hanno irrigidito le leggi, quindi, le difficoltà di accesso degli immigrati ai diritti uguali a quelli autoctoni europei. Così, il tipico padroncino razzista (leghista o di destra o anche dell’ex-sinistra) è quello che va agli incontri contro gli immigrati e poi l’indomani mattina alle cinque li va a reclutare per disporne come servi e schiavi. Questo è particolarmente il caso dell’Italia dove da oltre 25 anni le destre (e anche l’ex-sinistra) giocano questa gestione dell’immigrazione e dove governano si ha la più alta quantità di lavoro nero, neo-schiavitù, inquinamento e malati e morti da contaminazioni tossiche (Palidda 2018 ). Ma, attenzione le economie sommerse, il lavoro nero e la neo-schiavitù, l’inquinamento, la corruzione ecc. sono abbastanza comuni anche nel cuore di Parigi, in Germania e dappertutto. Tutti i paesi europei hanno praticato questo modo di gestire l’immigrazione. La competizione tra ex-sinistra e le destre ha portato al fatto che le amministrazioni dell’una e dell’altra hanno adottato più o meno le stesse pratiche. L’Italia, apparentemente più accessibile agli arrivi, è un caso emblematico: la governance dell’immigrazione s’è articolata tra legale, semi-legale e totalmente illegale o criminale. In questa gestione tanti attori istituzionali e non hanno giocato un ruolo chiave: parte del personale delle ambasciate, missionari cattolici, passeurs a volte onesti, trafficanti criminali, agenti delle polizie, parroci, associazioni a volte solidali e altre volte criminali, azzeccagarbugli e mercanti dell’accesso alla regolarità, al lavoro, all’alloggio, corporali, false cooperative, ecc. E una parte considerevole della popolazione europea ha beneficiato di questa migrazione: le famiglie per disporre di domestiche o serve 24h su 24h, spesso in nero e a volte soggette a soprusi e molestie anche sessuali, artigiani, commercianti e imprenditori. La progressiva sostituzione dei lavoratori europei meno protetti con gli immigrati si è diffusa in quasi tutti i settori di attività e soprattutto dove la domanda di manodopera punta a ridurne il più possibile il costo. E questo soprattutto nei lavori più pericolosi, i più mal pagati, i più disprezzati e nelle attività devianti e talvolta criminali (contrabbando, furto, ricettazione, spaccio, prostituzione ecc.).

Tuttavia, alcuni immigrati riescono a conquistare un’emancipazione relativa, cioè un inserimento decente e, in alcuni casi, anche un buon successo, sempre attraverso enormi sacrifici, “pillole amare” e senza fine. E se oggi una parte degli immigrati in Europa è relativamente ben inserita o ha persino avuto accesso alla nazionalità in diversi paesi europei, è perché questa parte di immigrati è riuscita a raggiungere un tale successo grazie al suo capitale culturale e sociale, che le ha permesso di evitare ostacoli, cogliere opportunità per sviluppare relazioni con persone autoctone non ostili e persino solidali (anche nei ranghi delle polizie, fra i datori di lavoro e altri attori sociali).

Il confronto con gli Stati Uniti è interessante; si constata allora che la gestione neoliberale europea è stata molto più restrittiva. Dal 1990 al 2017, la popolazione statunitense è passata da 252 milioni a 328 milioni di persone, innanzitutto grazie all’immigrazione, che dal 1980 è passata da più di 620 mila l’anno a più di 1 milione l’anno (vedi Census Bureau). A ciò va aggiunto che dal 2005, gli immigrati irregolari negli Stati Uniti sono stati stimati a circa 13 milioni (con un alto turnover), mentre nello stesso tempo ne sono stati espulsi da 400.000 a quasi un milione ogni anno, e decine di migliaia di persone sono state uccise al confine con il Messico. In Europa, ora a 28, con circa 550 milioni di abitanti, ci sono circa 30 milioni di immigrati e un numero molto più ridotto di naturalizzati che negli Stati Uniti. Nel 2018, in Europa le persone nate in paesi non-UE sono circa il 5% dei 550 milioni di abitanti dei paesi UE (negli Stati Uniti l’intera popolazione è di origine immigrata tranne che per i nativi, “quattro gatti” ridotti e confinati nella marginalità).

Allora, come si spiega il furore fascista-razzista-sessista contro l’immigrazione nell’Unione europea?

2. Una gigantesca menzogna per nascondere i crimini contro l’umanità e in particolare contro i migranti e anche gli europei senza protezioni.

La gigantesca menzogna per legittimare la guerra all’immigrazione in Europa è particolarmente utile non solo per legittimare il crimine contro i migranti: migliaia di morti nei tentativi di emigrare via terra e via mare; 6 miliardi dati al dittatore Erdogan per rinchiudere in Turchia i rifugiati siriani e gli altri in fuga dalle guerre, lasciandoli schiavizzare (oltre centomila bambini sono ridotti in schiavitù -vedi i documentari); decine di milioni di euro date alle bande criminali libiche e di altri paesi per sequestrare e perfino abusare dei loro corpi per la loro tortura (vedere documentari tortura, ecc.) e anche la criminalizzazione dei solidali ai confini marittimi come in quelli terrestri. Il ministro italiano degli interni dell’ex-sinistra, Minniti, ha dato l’esempio e Salvini ora cerca di fare ancora di più dicendo che la Libia è un paese che rispetta i diritti umani a cui s’è premurato di offrire armamenti e finanziamenti. I documentari e anche i video sulle violenze e le morti di migranti, nonché della neo-schiavitù di immigrati e anche di italiani sono impressionanti, ma non hanno cambiato l’orientamento dell’Unione europea, che però reclama sempre di rispettare i diritti umani (Palidda, 2018). In realtà gli Orban, i Salvini e le destre naziste in ascesa sembrano far comodo all’Europa che pretende conservare un’immagine moderata e che usa il pericolo di deriva razzista se non nazista per giustificare un proibizionismo ancora più esacerbato.

In tutta la storia di governo neoliberista dell’immigrazione straniera negli Stati Uniti e in Europa, così come in tutti gli altri paesi di immigrazione e di transito, lo scopo di tale ferocia è che gli autoctoni sono stati spinti a credere che la posta in gioco è di difendere il diritto alla loro indiscutibile superiorità sugli immigrati (equivalente alla frase che richiama il rischio per la democrazia il fatto che “l’Europa è sommersa da decine di milioni di migranti….”). Ne consegue che gli immigrati non debbano avere gli stessi diritti dei cittadini dei paesi di immigrazione e di transito, ma al contrario devono essere inferiori e persino ridotti in schiavitù. Questa è l’idea della cittadinanza europea che s’è diffusa sempre di più dal 1990. Un’idea che è chiaramente in continuità con il passato coloniale. Va da sé che da allora in poi l’immigrazione diventa il nemico facile da incolpare di tutti i malesseri e problemi economici e sociali che la maggior parte delle popolazioni europee deve affrontare. E ciò malgrado i sovranisti-populisti che gridano “prima i nazionali”, in realtà proteggono solo i ricchi e continuano a seguire le scelte neoliberiste in tutti i settori. Aumentando così i rischi di disastri e i malesseri e problemi economici e sociali a danno della maggioranza della popolazione.

In questo contesto, un contributo straordinario alla legittimazione della guerra alle migrazioni è stato dato dal terrorismo pseudo-islamista, così come dalla riproduzione della guerra permanente alimentata dai paesi dominanti e soprattutto dalla lobby militare-poliziesca e delle nuove tecnologie (compreso il commercio di armi, i collegamenti satellitari e altri mezzi). L’immigrazione è stata quindi designata come il nemico politico che, come un’orda straniera, minaccia la democrazia, il benessere e il progresso che la costruzione europea ha promesso. E qui sta l’occultamento delle responsabilità dei disastri e dei problemi economici e sociali che il neoliberismo aggrava dagli anni Ottanta grazie alle destre tradizionali e all’ex-sinistra.

Da quando è iniziata nel 2007 la cosiddetta crisi, i ricchi hanno aumentato i loro averi e i poveri sono diventati più poveri. Chi ha aumentato il debito pubblico? Chi continua ad aumentare i finanziamenti per le attrezzature militari e di polizia e le missioni militari all’estero? Chi ha devastato e reso invivibili i territori delle emigrazioni disperate di oggi che non hanno altra scelta che rischiare la morte per terra o per mare? Chi ha continuato a finanziare le grandi opere inutili, costose e dannose anziché bonificare i territori costantemente afflitti da disastri sanitari e ambientali? (e fra questi anche quelli dei paesi europei). Chi non fa nulla contro la diffusione di malattie e morti a causa delle contaminazioni tossiche? (anche tra gli elettori dei diversi partiti della maggioranza e dell’opposizione). Chi non fa nulla contro il lavoro nero e la neo-schiavitù ormai diffusi in tutta Europa e in particolare nelle aree con più attività cosiddette legittime perché si nutrono di economie sommerse? (quindi lavoro nero, corruzione, complicità e spesso connessioni anche con le mafie).

Il caso italiano (apparentemente estremo a causa della deriva neo-liberista negli anni ’80 della sinistra oltre che della destra) è emblematico del funzionamento dell’intera Unione europea. La sporca guerra all’immigrazione nasconde non solo i disastri che le imprese italiane e quelle di tutti i paesi dominanti producono nei paesi di emigrazione, ma anche i vari crimini contro i migranti: la falsa accoglienza, proficua per gruppi criminali e loro complici nel governo locale e nazionale e nei ranghi delle polizie (non solo la “mafia di Roma”); il caporalato e la neo-schiavitù che si riproducono grazie alla corruzione di agenti delle agenzie di prevenzione e controllo e delle forze di polizia, un fenomeno che aumenta perché garantisce abbastanza profitti e perché la stragrande maggioranza dei politici non osa andare contro gli illegalismi di massa[9] e innanzitutto dei loro elettori; questa maggioranza segue sempre la “regola d’oro” del dominio di tipo mafioso: “mangia e fa mangiare”. Così le responsabilità dei malesseri e dei problemi economici e sociali che affliggono la maggioranza della popolazione sono nascoste e attribuite agli immigrati. Il ministro dell’interno Salvini promette un “cambiamento totale” e non smette di gridare insulti e ignominie contro gli immigrati; ma si guarda bene dal chiedere alla polizia di controllare e perseguire coloro che schiavizzano (spesso i suoi elettori), che corrompono e sono corrotti e gli inquinatori (anche se danneggiano i suoi propri elettori). L’orientamento che persegue questo ministro, attraverso un linguaggio e modalità esplicite, ma con obiettivi non diversi da quelli dei suoi predecessori dell’ex-sinistra, richiama l’inganno mostruoso che ha fatto il successo del fascismo e nazismo: i nemici attuali sono i migranti e coloro che sono solidali con loro; ieri, gli ebrei, i rom e coloro che erano solidali con loro, gli anarchici, i comunisti, i socialisti, i democratici, i pacifisti e gli omosessuali.

3. Pace e rispetto dei diritti di tutti

Tutto il processo che comincia con la prima guerra del Golfo e ancor di più con quella in Afghanistan e ancora in Iraq e conduce alle guerre permanenti, ai continui disastri sanitari, ambientali ed economici, alle migrazioni disperate, al neo-colonialismo, mostra che i dominanti del mondo non si preoccupano della prosperità e della posterità che il capitalismo edulcorato dei liberal-democratici del XIX et XX secolo avrebbero dovuto realizzare. La finanziarizzazione ha dato un potere straordinario a un numero sempre più ridotto di dominanti e alla loro pratica della cremastica, il che li porta ad essere antitetici alla res publica, cioè all’interesse collettivo e persino allo stato-nazione (Joxe, 2018 ). I dominanti di oggi sembrano scommettere sul caos (Joxe, 2003) per meglio dominare a loro piacimento, a sprezzo dell’umanità e persino del pianeta Terra.

Secondo Latour (2017):

una parte significativa delle classi dominanti è giunta alla conclusione che, per vivere a proprio agio, non è più necessario fingere di condividere la terra con il resto del mondo … è così convinta che non ci sarà vita futura per tutti che ha deciso di sbarazzarsi di tutti gli oneri della solidarietà il prima possibile – questa è la deregolamentazione: si costruisce una sorta di fortezza d’oro per la piccola percentuale che potrebbe farla franca – è l’esplosione della disuguaglianza; e per nascondere l’egoismo di una tale fuga fuori dal mondo comune, è assolutamente necessario respingere la minaccia di questa fuga disperata: qui sta la negazione del cambiamento climatico[10].

Come racconta Evan Osnos (2017), molte delle start-up ricche della Silicon Valley e newyorkesi (e non solo) iniziano ad accumulare cibo, armi e munizioni, acquistano terre isolate, costruiscono nuove bunker di lusso, si chiudono, come ovunque nel mondo, in gated communities sempre più fortificate e difese da milizie private. Altri prenotano il loro volo per andare su Marte o su una navetta spaziale prima che una specie di Blade runner o un’esplosione totale distrugga il pianeta Terra. Guidati da Trump, i dominanti sembrano scommettere sul peggioramento e sull’incapacità di reagire dei dominati, sulla narcotizzazione o sul trionfo dell’idiozia fra la popolazione, sulla guerra tra poveri, sul trash violento, sul razzismo e il sessismo tra i dominati.

Il rischio di una tale deriva non va considerato fantapolitica. La storia mostra che il peggio si ripete e può peggiorare. Tutta la storia dell’umanità sembra essere una sequenza continua di disastri, atrocità, crimini e genocidi, continue sconfitte di lotte per l’emancipazione e un mondo pacifico ed equo per tutti. Il cosiddetto progresso, prosperità e felicità sembrano essere stati sempre monopolizzati dai dominanti che producono l’impoverimento e la morte dei dominati. Oggi tutto è sovrapposto o mescolato, alimentando il rischio di una catastrofe totale (come sottolineano anche i quindicimila scienziati di tutto il mondo). Oggi più che mai, ci troviamo di fronte al fatto politico più scioccante della storia moderna e contemporanea, se non attraverso la storia dell’umanità e del pianeta Terra.

Tuttavia, gli esseri umani e l’intero mondo animale e la natura in generale rimangono inconfutabilmente caratterizzati dalla volontà di sopravvivere, adattarsi e riprodursi.

La maggior parte degli emigrati-immigrati ha vissuto questo genere di esperienze sperimentandole attraverso ogni sorta di difficoltà, ostacoli, pene ma anche gioie[11]. Possono essere l’esempio per tutta l’umanità!

La resistenza al peggio ha sempre prevalso, anche se non ha impedito la sua riproduzione.

Resta allora da capire quale sarà la resistenza all’attuale deriva verso il disastro, come, quando, dove e chi darà vita e forza. Ciò che è in gioco non è solo la guerra alla migrazione, il cosiddetto crimine climatico, i problemi economici e sociali, questa o quella altra guerra locale: le cause di tutti questi disastri sono più che mai legate l’una all’altra. La resistenza di questo inizio del XXI secolo affronta una sfida senza precedenti che richiede una condivisione di tutte i saperi, le conoscenze e le esperienze in tutti i campi, non solo per cercare di frenare la deriva verso il disastro, ma per cambiare tutti gli aspetti della vita quotidiana, del territorio in cui si vive. La prosperità e la posterità per la maggioranza dell’umanità e il bene del pianeta terra dipendono da una forza senza precedenti che sta in ogni esperienza di emancipazione del passato e nella creatività di ciascuno per costruire un futuro vivibile e pacifico per il bene di tutti gli abitanti del pianeta e di tutti gli angoli della terra.

Conclusioni

Se oggi la guerra alle migrazioni consiste nel condannarle come colpevoli di tutti i disastri che si riproducono sempre più soprattutto dal secondo dopoguerra e ancora di più dal 1980 è palesemente perché i sovranisti-populisti hanno gioco facile a farne il nemico totale, proprio perché nascondono che la vera causa di tali disastri è il neoliberismo che anche loro continuano a difendere così come i governanti che li hanno preceduti. Ma di fatto non c’è alcun efficace smascheramento di questo sporco e mostruoso gioco politico perché l’opposizione ai sovranisti-populisti, come ai governanti di prima (in Italia Berlusconi e l’ex- sinistra) è quasi inesistente mentre buona parte degli italiani condivide la demagogia di questo gioco politico oppure è rimbambita da un perpetuo bombardamento mediatico che rende idioti. Peraltro, dire che la colpa non è degli immigrati ma del neoliberismo è evidentemente assai poco efficace; è come dire che tutta la colpa è delle speculazioni finanziarie … ma chi le fa? Dove si fanno? E chi ha la forza di avere l’audience mediatica che hanno oggi i sovranisti-populisti o la loro farlocca opposizione (berlusconiani e ex-sinistra)? Comunque, l’unica resistenza sembra solo quella che si costruisce ex-novo a partire dal livello micro-sociologico, nelle esperienze di cooperazione che esclude il profitto e le logiche neo-liberiste, nelle pratiche del comune e del mutuo soccorso.

NOTE

[1] Sayad pensò questo testo a Dommartin poco prima della sua morte. Ci lavorava da tempo stimolato tre altro dagli scambi che avevamo nel corso del progetto europe MIGRING.
All’inizio non voleva parteciparvi perché già assai malato ma, alla fine, l’ho convinto dicendogli che avrebbe dovuto pensare solo a una reflessione teorica (a causa del diabete e delle altre malattie non vedeva quasi più, mi dettava e io scrivevo tra discussioni continue sull’oggetto del testo); una prima versione l’ho tradotta e pubblicata in italiano in aut aut, 296, del 1996 e nello stesso anno in francese in Délit d’immigration, titolo della prima pubblicazione MIGRING scelto da lui stesso. Questa fu realizzata grazie anche all’aiuto indispensabile di Fabienne Brion, che due anni prima aveva sostenuto il suo dottorato con anche la supervisione di Sayad. Fu lui che mi fece conoscere Fabienne poiché ne apprezzava molto il lavoro che in particolare faceva riferimento a Foucault e a lui. Dopo, questo testo é stato pubblicato nel 1998 in La double absence (in italiano nel 2002 con Cortina) e infine nel n.129/1999 della rivista Acyes de la recherches en Sciences Sociales (Bourdieu riprese il titolo Délit d’immigration).

[2] Non nel senso della parola latina idiotismus, che riguarda il parlare volgare (del volgo) ma nel senso della diffusione pervasiva della stupidità in particolare attraverso i social network, instagram, twitter, i talk show e quasi tutti i media online che contaminano anche i media che una volta non accordavano spazio ad argomenti idioti.

[3] Fra altro vedi il film-documentario Videocracy – Basta apparire del 2009 di Erik Gandini; peraltro non si è lontani dalla caricatura (tragi-comica) proposta nel film Idiocracy del 2006 di Mike Judge (su youtube). Su questi aspetti vedi diversi articoli qui: https://www.mediapart.fr/search?search_word=palidda&sort=date&order=desc

[4] Sulla funzione specchio delle migrazioni cfr Tewfik Allal, Jean-Pierre Buffard, Michel Marié, Tomaso Regazzola, Situations migratoires. La fonction miroir, Galilée, 1977 (http://www.michel-marie.eu/livre-situationsm.html); tale concetto è sviluppato soprattutto da Sayad in diversi suoi scritti sin dagli anni Settanta (tutti accessibili su https://www.cairn.info /revue-actes-de-la-recherche-en-sciences-sociales.htm e su https://www.persee.fr/collection /arss). Ovviamente la funzione specchio può essere usata anche per altri oggetti di ricerca in altri campi, per esempio la devianza e la criminalità oppure il controllo sociale (come rivelatori delle caratteristiche dell’organizzazione politica della società – a sua volta concetto che permette di superare la visione astratta di stato).

[5] Vedi l’articolo “Trois mesures pour sortir du désastre écologique”, del professore dello sviluppo durevole, Claude Henry.

[6] Sulla biografia di questo personaggio e sulla deriva neoliberista della sinsitra italiana cfr. http://effimera.org/appunti-epistemologia-della-conversione-liberista-della-sinistra-salvatore- palidda/; in realtà lo sporco baratto con le bande criminali libiche è anche il pizzo affinché smettano di attaccare, rubare petrolio e minacciare i siti ENI e per evitare che passino al servizio della Francia che vuole sostituire gli italiani in Libia. E’ lo stesso baratto che cerca ora di continuare a praticare Salvini facendo di più sino a offrire armamenti e aiuti finanziari ai libici e anche il sostegno mediatico (ridicolo) che pretende far passare la Libia come paese che rispetta i diritti umani …. (SIC).

[7] A proposito della storia del capitalismo condivido l’approccio proposto da Alain Bihr (2018) che peraltro riprende quello dell’Ecole des Annales e notoriamente di Braudel e Wallerstein.

[8] Vedi anche Morice & Potot, Palidda (1999, 2008, 2017). Tra le interpretazioni falsanti o fuorvianti o palesemente neoliberiste segnalo quella che esalta lo sviluppo del lavoro indipendente tra gli immigrati senza dire che spesso sono falsi lavoratori autonomi in realtà subappaltatori dipendenti o addirittura caporali.

[9] Come suggerisce Foucault (in Sorvegliare e punire), in realtà la penalità serve a gestire gli illegalismi o si può dire a gestire il disciplinamento, quindi la regolamentazione sia del legale sia dell’illegale e del criminale; le norme dello stato di diritto e la loro applicazione (discrezionale) da parte di polizia e magistratura segna i limiti della tolleranza, lascia spazio ad alcuni escludendone altri a cui infligge punizioni esemplari. In altre parole lo stato di diritto non reprime genericamente e in toto gli illegalismi ma li differenzia, ne assicura l’economia generale. Quindi, la tolleranza degli illegalismi di alcuni serve a riprodurre consenso al dominio esistente e anche copertura agli illegalismi ancora più gravi dei dominanti. È per esempio il caso della tolleranza del caporalato e delle neo-schiavitù, così come della corruzione e in generale dei reati commessi da membri dell’apparato dello stato, in particolare delle polizie che di fatto godono di un’impunità quasi totale (Palidda, 2017).

[10] Vedi Latour (2017) e la sua intervista qui : https://www.mediapart.fr/journal/culture- idees/011217/bruno-latour-diagnostique-un-atterrissage-complique-pour- l-humanite?page_article=1, e la critica da parte di J.F. Bayart qui: https://blogs.mediapart.fr /jean-francois-bayart/blog/040718/faut-il-monter-dans-l-avion-de-bruno-latour. Vedi anche Evan Osnos, Some of the wealthiest people in America—in Silicon Valley, New York, and beyond—are getting ready for the crackup of civilization, The New Yorker, https://www.newyorker.com/magazine/2017/01/30/doomsday-pr.., traduit dans le numéro 7 de la Revue du Crieur. Pur riconoscendo il grande merito di Bruno Latour nell’aver sensibilizzato l’opinione pubblica circa i rischi connessi all’avvento dell’antropocene e nell’aver sottolineato l’aberrante spreco di bilioni per la competizione nucleare inutile e assolutamente ingiustificabile, affermando: “Siamo in guerra e non ce ne siamo accorti ” (riferendosi alla guerra che attacca l’umanità e il pianeta), mi pare poco condivisibile la sua lettura del cambiamento di era geologica e il suo silenzio sulla responsabilità del capitalismo soprattutto a partire dal XIX e ancora di più dopo le due guerre mondiali e di nuovo dopo il 1945 (con l’aumento spaventoso dell’estrattivismo di carbone, petrolio e uranio per produrre energia, plastiche e le centrali nucleari e un’industria farmaceutica spesso criminale; è poi assai discutibile la sua ipotesi politica per salvare l’umanità e il pianeta: per superare il “conflitto sinistra-destra e globale-locale occorre una comunità di terrestri coscienti e consapevoli della necessità di condividere il suolo su cui si vive e impegnarsi a preservarlo”; ma in virtù di quale “miracolo” dominanti e dominati e locale e globale dovrebbero essere d’accordo per un simile obiettivo? (cfr. Resistenze ai disastri sanitari, ambientali ed economici nel Mediterraneo).

[11] Su questi aspetti vedi le inchieste e interviste di Sayad, di Catani e di altri, fra le quali le mie (cfr. Palidda 1999, 2000, 2008, 2015, 2016, 2017, 2018).

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Comunicazione per il Convegno internazionale “Emigration-Immigration comme fait social total.- Retours sur les travaux et la pensée d’Abdelmalek Sayad”, Parigi, 26-28 settembre 2018.

Immagine di apertura: una famiglia di immigrati italiani a Ellis Island, foto di Lewis W. Hine, 1905

Per gentile concessione dell’autore, ripubblicato da Effimera, 19 settembre 2018.

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Salvatore Palidda (1948), ha insegnato sociologia al Politecnico di Milano. Oggi è professore associato di sociologia generale, sociologia della devianza e del controllo sociale e sociologia delle migrazioni presso l’Università degli studi di Genova. È stato per molti anni ricercatore presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi e il Cnrs francese per cui ha condotto diversi studi su questioni militari e sulle migrazioni. È uno degli esperti consultati dall’Ocse, dalla Fondation pour les Études de Défense Nationale, dall’Institut des Hautes Études pour la Sécurité Intérieure, dal Forum Europeo per la Sicurezza Urbana, è autore di numerose pubblicazioni apparse in francese, italiano e altre lingue. Ha insegnato sociologia al Politecnico di Milano. Per Mesogea ha curato, assieme a Nino Recupero, l’edizione italiana del saggio del sociologo algerino Abdelmalek Sayad, Algeria: nazionalismo senza nazione (2003).
Foto dell’autore a cura di salvatore Palidda.
Immagine in evidenza: foto di Melina Piccolo.

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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