La dura corteccia della tenerezza – Poesie di Uberto Stabile, tradotte da Clara Mitola

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Tutto il mondo è patria

 

Sono nato a Valencia

da un padre italiano e una madre gatta*

sono stato charnego a Barcellona

polacco nella Mancia

e un churro nella mia città,

mi hanno chiamato spagnoletto in Italia

e a scuola maccheroni,

in Andalusia sono “quello che parla raffinato”,

gallelo a Cuba e in Messico gachupin,

a Berlino mi hanno preso per turco

e in Brasile mi parlavano in inglese,

a quelli di Rif sembro molto bianco

e troppo scuro alla polizia di Miami.

Ho vissuto in due paesi, sette città e cinque case

di cui conservo solo sorrisi

e qualche fotografia scattata da amici o familiari.

Vengo sempre da lontano

e lontano vado

con un’altra lingua, con un’altra luce

e la patria nelle scarpe

disubbidiente e differente

per la vergogna dei miei invasori.

 

 

* Si tratta di espressioni che in italiano non trovano riscontro in una sola parola, comprensibile a un pubblico che non parli spagnolo. Una gatta (gata in orginale) indica una donna nata a Madrid, un charnego è uno spagnolo immigrato in Catalogna ma che non parli catalano; churro qui indica un abitante di Valencia con un accento particolare. Gallego è la parola che si usa a Cuba per indicare uno spagnolo e, allo stesso modo, gachupin indica uno spagnolo trasferitosi in Messico o in Centro America.

 

 

En todas partes cuecen patrias

 

Nací en Valencia

de padre italiano y madre gata

fui charnego en Bacerlona

polaco en La Mancha

y churro en mi ciudad,

me llamaron spagnoleto en Italia

y en la escuela macarroni,

en Andalucía soy “el que habla fino”,

gallego en Cuba y en México gachupín,

en Berlín me tomaron por turco

y en Brasil me hablaban en inglés,

a los rifeños les parezco muy blanco

y demasiado oscuro a la policía de Miami.

He vivido en dos países, siete ciudades y quince casas

de las que sólo conservo sonrisas

y algunas fotos apulgaradas de amigos y familiares.

Siempre vengo de lejos

y lejos voy

con otra lengua, con otra luz

y la patria en los zapatos

insumisa y diferente

para vergüenza de mis invasores.

 

 

 

 

La donna della Cina

 

Tutto ciò che immagini

esotici corpi nudi

stesi al sole magico della Cina

tutto ciò che sogni

tutto ciò che profondamente temi

è anche la tua realtà.

Non credere che esistano solo due mondi

ce ne sono molti e soltanto uno

– e lei continua a parlare lentamente

come si trattasse di una preghiera –.

 

È il Desiderio ad aprire

gli occhi della conoscenza

e la conoscenza è sempre

un atto radicale.

Gli ideali servono solo

a chi non ha

fiducia in se stesso.

– e racconta la storia del paese

in cui è nata, della sua gente,

del lungo viaggio attraverso il fiume

tornando a casa –.

 

Però è difficile da capire

se non la si guarda con gli occhi della tartaruga.

Non trionfare è già una vittoria.

– poi rimane in silenzio

mentre fuma la sua strana pipa

e beve liquore d’arancia.

È amabile, quando sono più felice

mi lascia solo. E quando è già andata via

leggo scritto nella sua bacheca

La dura corteccia della tenerezza

si chiama disperazione.

E torno alla serenità del vuoto

aspettando il suo ritorno.

 

 

La mujer de China

 

Todo lo que te imaginas

exóticos cuerpos desnudos

tendidos al sol mágico de China

todo lo que sueñas

todo lo que profundamente temes

es también tu realidad.

No supongas que sólo existen dos mundos

hay muchos y sólo hay uno

– y ella continúa hablando lentamente

como si se tratara de una oración –.

 

Es el Deseo el que abre

los ojos del conocimiento

y el conocimiento es siempre

un acto radical.

Los ideales sólo sirven

para aquellos que no tienen

fe en sí mismos.

– y cuenta historias del país

en donde nació, de sus gentes,

de largos viajes por el río

regresando a casa –.

 

Pero es difícil de entender

si no se mira con los ojos de la tortuga.

No triunfar es ya una victoria.

– después permanece en silencio

fumando su extraña pipa

y bebiendo licor de naranjas.

Ella es amable, cuando más feliz soy

me deja sólo. Y cuando ya se ha ido

leo escrito en su tablilla

La dura corteza de la ternura

se llama desesperación.

Y vuelvo a la serenidad del vacío

esperando su regreso.

 

 

 

Dove c’è amore non c’è peccato

 

avrò cura di mentire

delle verità che offendono e riderò per non piangere

avrò cura di scagliare la prima pietra

o nascondere la mano

di seminare vento e raccogliere tempesta

di dividere e assegnare

 

avrò cura delle strade che portano a roma

e di quelle che non portano da nessuna parte

delle sciocche proposte che non vogliono risposte

della malerba che non muore mai

 

avrò cura di essere l’ultimo a ridere

del ladro e della sua condizione

quando brucia il vicinato e del caval donato

avrò cura del padrone e del posto da ridare

dei gatti bigi e del cane dell’ortolano

di chi aspetta e spera

 

avrò cura di guardare la pagliuzza nell’occhio altrui

di far legna dall’albero caduto

di voltare pagina

degli amori che uccidono

 

avrò cura del buon intenditor

di chi piange e di chi poppa

del fiume torbido e della casa con due porte

 

in poche parole, avrò cura di me

 

dove c’è amore non c’è peccato

 

 

 

Donde hay amor no hay pecado

 

me cuidaré de mentir

de las verdades que ofenden y reír por no llorar

me cuidaré de lanzar la primera piedra

o esconder la mano

de sembrar vientos y recoger tempestades

de partir y repartir

 

me cuidaré de los caminos que conducen a roma

y de aquellos que llevan a ninguna parte

de las palabras necias y los oídos sordos

del bicho malo que nunca muere

 

me cuidaré de ser el último en reír

del ladrón y su propia condición

de las barbas de mi vecino y del caballo regalado

me cuidaré del patrón y del marinero

de los gatos pardos y el perro del hortelano

del que espera y desespera

 

me cuidaré de ver la paja en el ojo ajeno

de hace astillas del árbol caído

de ser borrón o cuenta nueva

de los amores que matan

 

me cuidaré del buen entendedor

del que llora y del que mama

del río revuelto y la casa de dos puertas

 

con pocas palabras basta, me cuidaré

 

donde hay amor ya no hay pecado

 

 

*

Quelli che amano non appiedano

 

quelli che amano non appiedano

agitano le braccia come rami

e sono i primi ad affondare

credono di toccare il cielo

mentre il mondo circostante

diventa immune al loro naufragio.

 

quelli che amano non sanno dire addio

mentono ogni volta che si separano

come la notte mente al giorno

pronunciano il desiderio in ogni gesto

temendo dopo aver girato l’angolo

che l’oblio li divori.

 

quelli che amano non calcolano

vivono impegnati in cause perse

i conti non quadrano mai

tra il dare e l’avere rimangono soli

non c’è legge che li salvi né condanni

muoiono ogni volta che resuscitano.

 

quelli che amano non appiedano

affogano nel loro stesso amore

felici senza saperlo

come gocce d’eternità.

 

 

 

Los que aman no hacen pie

 

los que aman no hacen pie

agitan brazos como ramas

y son los primeros en hundirse

creen tocar el cielo

mientras el mundo alrededor

se hace inmune a su naufragio.

 

los que aman no saben decir adiós

mienten cada vez que se despiden

como la noche miente al día

pronuncian el deseo en cada gesto

temiendo que al doblar la esquina

el olvido les devore.

 

los que aman no calculan

viven empeñados en causas perdidas

las cuentas nunca cuadran

entre el debe y el haber se quedan solos

no hay ley que les salve ni condene

mueren cada vez que resucitan.

 

los que aman no hacen pie

se ahogan en su propio amor

felices sin saberlo

como gotas de eternidad.

 

*

 

 

Gli impostori

 

L’oblio è l’alba in cui la paura li fa forti

sono come amanti inesperti al congedarsi ancora e ancora

senza finire mai di pronunciare l’addio definitivo.

Gli impostori conoscono tutte le entrate e uscite dei sogni

tutte le deviazioni da fare per arrivare prima in nessun posto.

Gli impostori si succedono uno dopo l’altro

confusi tra la nebbia e l’amore cieco

sono l’andirivieni di una stessa cosa

la rata di un debito che non si paga.

Loro tracciano i confini di paesi immaginari

e giocano a conquistarli sfidando la paura.

Sono audaci di fronte all’avversità

e pallidi sotto il fuoco.

Camminano sempre incalzandosi

nella loro folle corsa per non essere avvertiti.

Di fronte alla verità sono invisibili

muti di fronte al silenzio.

Gli impostori non hanno mai lo stesso volto

e neppure usano parole che li tradiscano,

imboscati nei loro vecchi impermeabili

gli impostori passeggiano in agguato sotto la pioggia.

Dicono di venire da lontano

ma sono sempre nello stesso posto

le loro orme non durano

le loro mani fredde cambiano colore

quando qualcuno le stringe.

Gli impostori abitano l’amore

come si abita una casa vuota,

mentono per sopravvivere

e vivono con l’incertezza intorno al collo.

Gli impostori ci ingannano con la loro certezza trasparente

ci conducono senza tregua né riposo

al luogo di sempre.

Gli impostori siamo noi

quando chiudiamo gli occhi

di fronte all’amore che duole.

 

 

Los impostores

 

El olvido es la madrugada donde el miedo les hace fuertes

son como amantes inexpertos despidiéndose una y otra vez

sin terminar de pronunciar nunca el definitivo adiós.

Los impostores conocen todas las entradas y salidas de los sueños

todos los rodeos que hay que dar para llegar antes a ninguna parte.

Los impostores se suceden uno tras otro

confundidos entre la niebla y el amor ciego

son el ir y venir de una misma cosa

el plazo de una deuda que no se paga.

Ellos trazan las fronteras de países imaginarios

y juegan a conquistarlos desafiando al miedo.

Son audaces ante la adversidad

y pálidos bajo el fuego.

Ellos siempre andan pisándose los talones

en su loca carrera por no ser advertidos.

Frente a la verdad son invisibles

mudos frente al silencio.

Los impostores nunca tienen el mismo rostro

ni usan palabras que los delaten,

emboscados en sus viejas gabardinas

los impostores pasean al acecho bajo la lluvia.

Dicen venir de lejos

pero son siempre del mismo lugar

sus huellas no perduran

sus manos frías cambian de color

cuando alguien las estrecha.

Los impostores habitan el amor

como se habita una casa vacía,

mienten para sobrevivir

y viven con la incertidumbre atada al cuello.

Los impostores nos engañan con su certeza transparente

nos conducen sin tregua ni descanso

al lugar de siempre.

Los impostores somos nosotros

cuando cerramos los ojos

ante el amor que duele.

 

Traduzione di Clara Mitola

 

 

uberto-stabile UBERTO STABILE (Valencia 1959) Poeta, editore e agitatore culturale. Ha creato e diretto il Café Cavallers de Neu, la casa editrice Malvarrosa e l’Unione degli Scrittori del Paese Valenciano e, a Huelva, il cenacolo Las Noches del 1900, l’Incontro Internazionale di Editori Indipendenti EDITA, l’Associazione di Gestori Culturali dell’Andalusia GECA, la rivista e collana di poesia Aullido, il Salone del Libro Iberoamericano di Huelva, le letture solidali Scrittori per Ciudad Juárez e la collana di poesia e incontro di scrittori ispano-lusitani Palabra Ibérica. La sua poesia è stata raccolta sotto il titolo Habitación desnuda 1977/2007 e i suoi articoli sotto il titolo Entre Candilejas y Barricadas. È autore delle antologie Mujeres en su tinta, poetas españolas en el siglo XXI  e Tan lejos de Dios, poesía mexicana en la frontera norte.

 

 

 

download (3)clara mitola

Clara Mitola (Bari 1979)Traduttrice letteraria e di saggistica storica dal romeno e dallo spagnolo, autrice di articoli e brevi reportage, attiva nella traduzione dal 2012, vive e lavora a Bucarest.

 

 

 

 

 

Immagine di copertina: Foto di Aritra Sanyal.

 

 

 

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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