Intervista a Djibril Thioune, Presidente dell’Associazione migranti di Fermo

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Salve Djibril Thioune, La Macchina Sognante la ringrazia per averci concesso l’intervista. Ci parli delle circostanze che l’hanno portata al progetto SPRAR di Fermo Era Domani.

 

DT Mi chiamo Djibril Thioune, ho 24 anni e vengo da un piccolo paese del Senegal. Ho un fratello e una sorella. Le circostanze che mi hanno portato allo SPRAR di Fermo partono dal progetto VIVERE VERDE di Senigallia dove sono vissuto per quasi due anni, mandato dalla commissione che esamina le richieste di asilo. Sono loro che mi hanno concesso il documento di protezione umanitaria, ed è da lì, da Senigallia, che sono poi arrivato a Fermo.

Per quanto riguarda la mia situazione personale: in Senegal vivevo con mia madre e un fratello e una sorella minori, dopo la morte di mio padre in Sierra Leone nel 1993. In Senegal abitavamo nella regione della Casamance, nella parte meridionale del paese. Per vivere praticavamo l’agricoltura. Tra i 14 e i 15 anni mia madre mi aveva comprato una bicicletta per poter frequentare la scuola che si trovava in un piccolo villaggio in Gambia a 10 km dal nostro villaggio, scuola che ho frequentato per sei anni. Poi ho dovuto interrompere perché mia madre non poteva pagare la retta scolastica. Da quel momento ho iniziato a lavorare come muratore in Gambia. Nella Casamance le condizioni di vita erano diventate molto pericolose perché arrivavano i ribelli e rastrellavano i giovani per costringerli a combattere per l’indipendenza della regione dal Senegal. Allora una notte sono arrivati per prendere noi ragazzi. Per fortuna sono riuscito a scappare con il mio migliore amico, ma lui non ce l’ha fatta perché ci hanno sparato e lui è stato colpito ed è morto.

 

 

PP La sua famiglia era d’accordo che venisse in Europa?

DT La mia famiglia non sapeva che avevo deciso di fare il viaggio per arrivare in Europa in quanto ero stato costretto a fuggire dal villaggio per evitare di essere sequestrato dai ribelli per l’indipendenza della Casamance. Per qualche tempo ho perso i contatti con la mia famiglia, ma quando sono arrivato in Libia sono riuscito a parlare con mia madre. Non erano d’accordo con questa mia decisione, ma non c’era scelta. Venire in Europa non era lo scopo della mia vita. Il viaggio è stato molto difficile perché siamo stati costretti a salire su un barcone e due di essi erano strapieni di persone, il ché rendeva difficile manovrare.

 

PP Come era il centro di accoglienza dove l’hanno smistato appena arrivato in Italia

DT Il centro di accoglienza a cui mi hanno portato era bene organizzato, grande e con tante persone, e ci sono rimasto per quasi un mese. Poi mi hanno portato ad Ancona per un giorno. Infine mi hanno portato a Senigallia dove sono rimasto un anno e mezzo prima di essere trasferito allo SPRAR di Fermo Era Domani.

 

PP Come sono i suoi rapporti con gli altri abitanti di Fermo?

DT Il mio rapporto con le persone di Fermo è molto buono ma ancora alcuni di loro non sanno perché siamo qua. Qualche volta abbiamo delle piccole difficoltà con loro, malintesi.

 

 

PP Che funzioni pensa che possa svolgere la sua associazione?

DT Credo che l’associazione sia necessaria perché insieme si possono fare molte cose, possiamo condividere e con l’associazione possiamo rendere più facile l’integrazione con le persone di Fermo. Stiamo andando piano, abbiamo impiegato un po’ di tempo per registrare l’associazione ma ci stiamo muovendo in maniera positiva. Ci sono stati risultati positivi dall’aggregazione e ci sono anche alcune persone italiane che si vogliono unire a noi, cosa che ci rende molto felici.

 

Era presente il 5 luglio 2017 alla manifestazione per onorare Emmanuel Chidi Nnamdi a un anno dalla sua uccisione a Fermo? Pensa che sia stata utile?

DT Sono stato presente alla manifestazione del 5 luglio a Fermo, a un anno dall’uccisione di Emmanuel Chidi Nanmdi. E’ stato un passo molto importante per gli immigrati e i richiedenti asilo a Fermo e in tutta Italia. Noi migranti abbiamo avuto la dimostrazione che i nostri diritti sono diritti che appartengono all’essere umano, che sono di tutti. Perchè molti, tutti hanno manifestato in piazza per la difesa di quei diritti tra cui quello più importante, il diritto alla vita.

Ho saputo dell’uccisione di Emmanuel mentre ero a Senigallia, nel centro di prima accoglienza. Quando mi dissero che dovevo trasferirmi a Fermo, ebbi paura. Credevo fosse una città con tanto razzismo. Oggi posso dire di no. ma di essere stato testimone di episodi che mi hanno coinvolto in prima persona. In autobus.

 

 

PP Che cosa altro può fare il Progetto SPRAR per integrare i richiedenti asilo?

DT A mio parere il progetto SPRAR dovrebbe organizzare più programmi con la popolazione di Fermo. E’ l’unico modo per ridurre il razzismo tra la gente e promuovere l’integrazione.

Intervista realizzata a settembre del 2017, traduzione dall’inglese di Pina Piccolo. Ringraziamo Maria Jolanda Dezi dello SPRAR Era Domani di Fermo per la collaborazione.

 

Immagine in evidenza di Teri Allen Piccolo.

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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