Incontro col collettivo artistico Le braccianti di euripide: narrare è re-esistere, tornare ad esistere di nuovo, recuperare le proprie storie

3. Corpi rosa

1. Logo BracciantiIntervista e selezione dei testi di Bartolomeo Bellanova

 

-Come potete definire “Le braccianti di euripide”?

“Le braccianti di euripide” è un collettivo artistico che nasce dall’esigenza di un gruppo di amiche di raccogliere e condividere i propri lavori. Delle baccanti, di queste misteriose figure deliranti, in perenne stato di trance, seguaci di Bacco (dio del vino, del teatro, della musica e dell’arte) non rimane però che un nome storpiato: come braccianti, preferiamo definirci “manovalanza artistica”, probabilmente mosse da un sentimento di riverenza nei confronti dell’arte che però allo stesso tempo non volevamo ingabbiasse il nostro bisogno di espressione. Le braccianti di euripide sono Ananke, Perseide, Aura, Eride, Argo. L’idea è quella di riportare l’arte a una dimensione meno romantica, più concreta, quotidiana e trasversale. Per questo motivo la nostra raccolta di produzioni artistiche si è alimentata, più che da pretese estetiche, da una necessità: la nostra necessità di raccontarci e raccontare. La nostra narrazione è un fare individuale ma anche collettivo: una volta a settimana, con una raccolta (in)differenziata poetica, il #martedicarta, raccogliamo e condividiamo i lavori di esterni al gruppo, chiunque voglia raccontarsi e raccontarci un pezzo della propria storia.

Dove è avvenuto l’incontro e come?

L’idea di mettere su un collettivo nasce a Bologna e ci è venuta in uno dei tanti pomeriggi passati insieme, finiti spesso a parlare di noi, nei quali giocavamo a pensare di organizzarci per fare insieme con l’arte, questa altra amica in comune, cose spesso molto complicate da realizzare. La progettualità ci attirava e ci spaventava allo stesso tempo. Il collettivo in questo senso è stato l’incontro di cinque amiche, persone con vite, progetti futuri e propensioni artistiche diverse che hanno scelto di unirsi sulla base di un’idea comune di condivisione dei propri lavori all’interno di un progetto condiviso e condivisibile. Ciò che fin da subito ci ha unite e su cui ci siamo trovate d’accordo è stato il riconoscimento di questo nostro comune impulso, un bisogno di trovare uno spazio insieme per i nostri lavori artistici, che ognuna di noi fino a quel momento aveva prodotto in solitaria o in altri collettivi o ai quali non riconosceva alcun valore.

Quando nasce ufficialmente l’attività del collettivo?

L’attività del collettivo nasce ufficialmente con la creazione della pagina facebook, nel gennaio 2018. Questo era per noi il primo semplice passo, il più immediato, per iniziare a fare qualcosa insieme, dal momento che di solito restavamo sospese ad immaginare di fare cose ben più grandi di noi, che puntualmente non riuscivamo a concretizzare. E’ stato pensando a come chiamare la pagina che è venuto fuori il nome “Le braccianti di euripide”, nome proposto da una di noi che in quel momento stava studiando per l’esame di Storia dello spettacolo nel mondo antico. La contraddizione che emerge dalla contemporaneità di queste due azioni è tenuto insieme proprio nel nome del collettivo: così incredibilmente lontane dalle seguaci di Bacco, cosi incredibilmente vicine al fare concreto. E viceversa!

Sotto il vostro logo campeggia l’affermazione “narrare è resistere”, che per me è importante, potete esplicitarne il senso nella vostra attività artistica?

“Narrare è resistere” è il titolo di un paragrafo presente in “Un po’ per amore, un po’ per rabbia” un libro di Pino Cacucci. Il paragrafo si apre con le parole incise, probabilmente con un chiodo, su una pietra nel campo di sterminio di Bergen Belsen: “io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia”. Il senso di queste parole rimaste anonime è alla base di quello che stiamo cercando di fare nella nostra attività artistica di collettivo, è il nostro tentativo di dare una risposta al vuoto narrativo, che in questo momento storico, vive in noi e ci circonda. La nostra resistenza si realizza in un’azione concreta, nella nostra volontà di raccontare e raccontarci, re-esistere, tornare ad esistere di nuovo, recuperando la nostra storia, le nostre parole, il nostro nome, le nostre passioni, uno spazio in cui muoversi e soprattutto, uno spazio di incontro e di relazione con l’altro: un racconto che si apre all’altro, che chiede la sua presenza, che cerca uno scambio è un racconto che si arricchisce e che genera una pluralità fertile ed una complessità di punti di vista. Accoglierli significa trasformare una resistenza individuale in una resistenza collettiva, una preghiera personale in un coro sacro di voci e di silenzi, come è accaduto in alcune nostre serate del #martedicarta live.

2. Inizio

-Cosa sono e come si svolgono i #martedicarta e cosa intendete per “raccolta (in)differenziata poetica”?

Poco dopo aver aperto i nostri canali social abbiamo iniziato a ricevere dei messaggi di persone che ci chiedevano di condividere qualcosa di loro sulla pagina. La nostra idea è quindi nata da questa richiesta di accoglienza di contenuti artistici altri nel nostro contenitore d’arte. L’immagine che ci è venuta è stata immediatamente quella della raccolta e spesso chi ci chiedeva di pubblicare, non lo aveva mai fatto prima: quello che ci veniva inviato era percepito come “scarto” di qualcosa: pagine chiuse in un cassetto, poesie mai lette ad alta voce, disegni mai condivisi sui social, ma che avevano un bagliore di vita, di storia. Cosi è nato il #martedicarta e prende questo nome perché nella zona in cui viviamo il martedì passano a raccogliere la carta, cosa che rimanda romanticamente al prodotto artistico raccolto. E’ (in)differenziata proprio perché abbiamo deciso di non selezionare con criteri artistici ciò che che ci veniva inviato e abbiamo dato la possibilità a chiunque di condividere con noi anche in anonimato o sotto pseudonimo. Raccogliamo un po’ di tutto, non solo poesia; quindi, ci teniamo a specificarlo, il carattere “poetico” di questa iniziativa va inteso in senso lato. Quest’anno il #martedicarta è diventato un evento e la raccolta (in)differenziata poetica uno spazio reale di condivisione di contenuti all’interno di uno spettacolo vero e proprio.

 -Come vedete il vostro futuro artistico?

Sicuramente insieme. E solo apparentemente è una risposta semplice. A guardare meglio, il nostro futuro è legato molto alle due anime che caratterizzano il nostro collettivo: un’anima rivolta verso gli altri, che cerca l’interazione artistica, che lavora nell’ottica di una sensibilizzazione, di una sorta di “riabilitazione artistica” e che solo lo spazio di una narrazione comune e condivisa restituisce; e un’altra anima, che ha vita propria, parallela ma contemporanea all’altra, ed è quella che rappresenta lo sviluppo del collettivo, che tiene insieme i desideri, una pluralità di futuro che ognuna di noi intravede per questo progetto e che indirizza le nostre attività.

 -Progetti in corso o in programma per il 2020?

Vogliamo continuare a girare con serate itineranti per Bologna, nei locali, nei centri sociali, nei circoli ricreativi. Abbiamo sospeso momentaneamente l’esperienza del #martedicarta live, che prevedeva un momento a microfono aperto (che probabilmente riproporremo nuovamente), e stiamo lavorando ad uno spettacolo solo nostro, ma che prevederà una collaborazione più strutturata con altri artisti. Vorremmo anche organizzare delle residenze artistiche, in luoghi lontani dalla città, e dei laboratori creativi, nelle scuole e negli ospedali, e stiamo pensando per questo motivo di costituirci associazione culturale.

3. Corpi rosa

1.

Tra la filosofia e la noia

Ti ho incontrata lì,

Nella tempesta che illumina la notte,

Dove il sole e la luna giocano alle ombre cinesi,

e le stelle parlano, di passato e di futuro.

Ti ho portata lì,

Dove il riso e il pianto si mischiano,

Dove la paura e la voglia non sono nemiche,

Dove mille lingue pronunciano parole bellissime

e non ci sono domande e non dovrai dare risposte.

“la più alta forma di godimento è il desiderio inespresso”

È così che il tempo non esiste e tu sei eterna, per sempre.

Ma qui non è lì e il tempo è eterno e amore tu non esisti,

e domani è una promessa che proprio non puoi mantenere.

Turista solitaria nel viaggio della vita e della morte,

Ti ho lasciata lì, e sarei voluta restare anch’io.

Ma lì ci sei tu,e non c’è noi e non c’è io.

Non è un lamento, non è una gioia,

è solo quel che è.

Dove lì è qui,

dans le centre de mon coeur.

(Eride)

 

2.

Il passo svelto

Delle notti di fine anno

Le correnti gelide

Dei suoi ritmi in levare,

I loro tacchi rotti:

Il “voi”, il “noi”,

Siamo multipli di un’inesistenza.

Oggi ciechi, domani storpi,

Ieri solo sordomuti.

.

Ci resta qualche minuto,

Lo spazio di una stanza da letto

La perdizione del legame di sangue

Il soffocamento dei numeri.

(Aura)

 

3.

Segui il sentiero

Di pietra

L’inizio è la fine

Labirinto per non perdersi

Nel centro

L’albero della vita

Mostra le foglie

Alla luna piena

Passi di danze

Riti antichi

Intorno a un fuoco

Le zanzare come scintille

E copre d’autunno

Gli alberi

Il sole

Che vuole sorgere

(Perseide)

 

4.

UN LUMINO SOTTO I PORTICI

L’invisibile è visibile agli occhi

Ce lo ricorda un lumino sotto i portici

Che l’esistere non è mai indifferente

Che c’è vita solo se c’è ricordo

E questa luce grida forte io ti vedo

Tra le gambe della gente

E il tuo vuoto è il mio vuoto

E i tuoi gesti si son fatti fiori

Che crescono sulla tua casa

Che ha per tetto le volte

E le finestre sulla strada

Di persone che muovono se stesse

Verso altre direzioni verso altre abitazioni

Io ti vedo e questo basta

Per dire di aver vissuto

In questa porzione di spazio

Che ci è stata affidata

Oggi ci sono tornata

Già qualcun altro l’aveva occupata

E c’era solo un girasole a ricordare

(Perseide)

4. Dea corna

5.

Si è spezzato così tante volte

Che abbiamo superato la scissione dell’atomo. È diventato quark,

Per poi essere supernova

Incontenibile nella sua aritmia.

Batte batte batte

Come sassi contro la latta tirata da bambini stanchi

Fa il rumore della grandine ogni volta che perde un altro pezzo

E io non mi chino neanche più a raccogliere

Col dorso del piede li nascondo sotto il tappeto delle mie convinzioni.

Hanno detto che i mosaici

Sono il punto più alto dell’umanità

Unire piccoli pezzi con pazienza

Ma io li ho persi tutti e ho le mani bucate

Nell’anomalia di una ligure

Che non trattiene niente e lascia tutto.

(Argo)

 

6.

Se cercherai nelle mie sacche lacrimali

Troverai il vuoto

Sarai assalito dal ricordo del sale,

Dalla secchezza delle palpebre e la loro incapacità di chiudersi.

Una volta che avrai finito tutte le lacrime,

Andrai a lavarti la faccia per disegnarne altre dieci, cento e mille

come loro.

Le tratteggerai una ad una, divenendo il Pierrot di te stesso.

E quando avrai creato sul tuo volto

il tuo personale oceano,

in quel momento esatto

tornerai a respirare.

(Argo)

 

7.

Pietro avrebbe dei piedi bruttissimi

Sintesi di me e di te.

Avrebbe delle ciglia lunghe

Lunghe e nere come le curve degli ostacoli che abbiamo affrontato.

Mani tozze con cui prendersi il mondo

Occhi verdi con cui guardarlo

Fanculo il carattere remissiva.

Li avrebbe per una lotta senza tempo,

Per la speranza che quel colore si porta.

Dicono Che il mondo si divide in due categorie

C’è chi vince

C’è chi perde

C’è chi fa figli

Chi fatturato

Noi produciamo il niente

Inutili lanci nel vuoto

Virtuosismi di stelle

buttati in versi senza ore

Nuvole di parole buttate leggere

Polvere di angoscia

Presa a piccole dosi.

Ma Pietro non esiste

E non esisterà

Non esisterà perché è un nome rubato

Perché ci sono dei cortocircuiti

Nel mio essere donna.

E spilliamo lacrime per un amore banale

Che non avrà memoria

E viviamo come neuroni a specchio

Che ci ricordano che siamo in grado di essere

Solo quello che possiamo imitare.

(Argo)

 

8.

Conterei tutte le cose che non ti ho detto

Abaco di un lessico costruito

In 20 anni di solitudine

Che già mi sembra abbastanza.

Cercarti tra centinaia di persone e riconoscere la curva che fanno le tue labbra sottili nascoste da quei baffi incerti

Capire se

Sono stata l’origine di quel tornante

Pericoloso, svolta piano

Parlarti spiegandoti l’ovvio

Che mi manchi come se mi avessero tolto un pezzo

ma che ne so io

Che i pezzi anche se funzionano male

Li ho tutti

Conosco la forma delle nocche delle tue dita il suono dei tuoi passi

Potrei disegnare il ritmo del tuo camminare

Scalzo su superfici in legno

Le vibrazioni della tua voce

Quando non sai scegliere le parole.

Potrei contare quanti capelli ti strappi

Quando qualcosa ti preoccupa

O quale bottone dimentichi di allacciare

Quando sei in ritardo

Quali scarpe sceglierai per camminarmi vicino.

Con te la neve faceva un rumore diverso.

5. Ultima

(Argo)

9.

Averti

Poche sillabe

Destinate

Non è per sempre

Impazzisce la crema

Se cambi direzione

Pochi giri di campo

Poi la conta al microfono

Ti giudicheranno

Come il migliore degli atleti

Diretto bacchettato orchestrato

come un coro di flauti

In modo andante

Sonora colonna delle tue vicende

Verso la fine, verso l’inizio che è stato

L’incominciato

Il partito, ritornato

Verso il bambino mai nato

L’adulto

Che fai finta

di non essere,

Diventato

(Aura)

 

10.

Restate soli

Fate a meno delle mani

Degli altri

Che accarezzano

Le vostre spighe

Pronte al raccolto.

Non è per il pane

Che siete al mondo.

Curate la radice

Dalle sembianze di uomo

Sotto qualsiasi terra.

Al buio

Respirate l’umido

Delle vostre distanze.

Poi

Uscite

Dissestate la superficie

E restate umani

Come un filo d’erba

Tra fili d’erba

Erba infestante

Tra le dita di un bambino

Che gioca a scoprire

Il mondo

Su un marciapiede.

(Ananke)

11.

Non trovo ancora

La parola

Per pescare il senso

Viscido che sfugge

Ore ad attendere

Che si aprisse il mare.

Ho sempre preferito

La terra e i frutti

Qualsiasi attesa

Vive altrove

E si torna a dire

Quando è maturo.

(Ananke)

12.

In principio era il ritmo

Espansione e dilatazione dell’universo

Variazione ordinata di cambiamenti

Il cullare del mare con le onde

Le metamorfosi della luna

Lo strisciare del serpente

E il galoppo del cavallo

Il giorno e la notte

Il seme e il frutto

Il crescere dei rami

Pioggia fulmine e poi tuono

Il verso dell’animale

Poesia e musica

Linee angoli curve

Il martello sul metallo

I campi arati

E i canti popolari

Il camminare dei nomadi

Le migrazioni stagionali

Tamburi e ingranaggi

Danze di corpi

L’amore coi corpi

Fame e sazietà

Lavoro e riposo

Respiro

In principio era il pulsare

Dell’organo che batte

(Perseide)

 

6. foto_collettivo

Notizie biografiche delle cinque braccianti di euripide:

Anastasia Luceri nasce a Poggiardo (Le) nel 1991, ma cresce sul mare, a Brindisi. Si trasferisce a Bologna dove si laurea in Italianistica e Scienze linguistiche con una tesi in Poesia Italiana Del Novecento su Umberto Fiori, ma solo dopo averlo conosciuto di persona. Qualche mese dopo presenta l’ultimo lavoro del poeta nella libreria bolognese Modo Infoshop. Quello che non possono le canzoni, la scrittura, il teatro e un diploma in arte terapia, lo fanno Le braccianti di euripide.

Enrica Luceri nasce a Brindisi nel 1995. Amante e curiosa verso ogni forma d’arte, dalla scrittura alla musica, dal disegno alla fotografia, nel 2014 ha l’onore di accompagnare alle percussioni Riccardo Sinigallia sul palco dello YEAHJASI!-Brindisi Pop Fest e nel 2017 torna a collaborare con il festival come fotografa ufficiale. Dal 2014 vive a Bologna dove studia Italianistica presso la facoltà di Lettere e Beni culturali. Attraverso il collettivo condivide per la prima volta con amici ed estranei le sue poesie, i suoi disegni e le sue fotografie.

Federica Della Rosa nasce a Brindisi nel 1995 e dall’età di tredici anni fino ai diciannove prende lezioni private di piano, incominciando a scrivere e a comporre canzoni e poesie. Nel 2014 si trasferisce a Siena dove si laurea in Lettere moderne. In questi anni si dedica principalmente allo studio della poesia, appassionandosi parallelamente alle discipline esoteriche e approfondendo la pratica della tarologia. Da due anni risiede a Bologna, dove frequenta il Corso di studi in Italianistica e lavora come assistente di una nota compagnia internazionale di autolinee, lavoro che le permette di viaggiare spesso e di abitare le stazioni. Con le braccianti riprende a comporre e a suonare.

Francesca Brà classe 91 di origini salentine, spinta dalla passione per la ritrattistica si avvicina al mondo del tatuaggio facendone la sua professione. Si trasferisce a Bologna per affinare la tecnica e fare nuove sperimentazioni. Entra a far parte dello storico studio Black Market Tattoo e si unisce al collettivo artistico “Gli infanti” partecipando a varie mostre. Ne “Le braccianti di euripide” è illustratrice e, ispirata dal gruppo, occasionalmente, performer.

Rebecca Buselli nasce a La Spezia nel 1994. Vive a cavallo tra la Liguria e la Toscana fino al 2014, anno in cui s’iscrive alla facoltà di Lettere Classiche all’Università di Bologna. Nel 2018 si trasferisce a Torino e si iscrive alla scuola Holden, frequentando i corsi di Storytelling e narrazione per le imprese. Partecipa ad alcuni concorsi di poesia, ma è ne “Le braccianti di euripide” che trova il suo vero posto.

Riguardo il macchinista

Bartolomeo Bellanova

Bartolomeo Bellanova pubblica il primo romanzo La fuga e il risveglio (Albatros Il Filo) nel dicembre 2009 ed il secondo Ogni lacrima è degna (In.Edit) in aprile 2012. Nell’ambito della poesia ha pubblicato in diverse antologie tra cui Sotto il cielo di Lampedusa - Annegati da respingimento (Rayuela Ed. 2014) e nella successiva antologia Sotto il cielo di Lampedusa – Nessun uomo è un’isola (Rayuela Ed. 2015). Fa parte dei fondatori e dell’attuale redazione del contenitore online di scritture dal mondo www.lamacchinasognante.com. Nel settembre’2015 è stata pubblicata la raccolta poetica A perdicuore – Versi Scomposti e liberati (David and Matthaus). Ė uno dei quattro curatori dell’antologia Muovimenti – Segnali da un mondo viandante (Terre d’Ulivi Edizione – ottobre 2016), antologia di testi poetici incentrati sulle migrazioni. Nell’ottobre 2017 è stata pubblicata la silloge poetica Gocce insorgenti (Terre d’Ulivi Edizione), edizione contenente un progetto fotografico di Aldo Tomaino. Co-autore dell’antologia pubblicata a luglio 2018 dall’Associazione Versante Ripido di Bologna La pacchia è strafinita. A novembre 2018 ha pubblicato il romanzo breve La storia scartata (Terre d'Ulivi Edizione). È uno dei promotori del neonato Manifesto “Cantieri del pensiero libero” gruppo creato con l'obiettivo di contrastare l'impoverimento culturale e le diverse forme di discriminazione e violenza razziale che si stanno diffondendo nel Paese.

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