In Memoriam Fawzi Karim – Scritti da “I continenti del male e altre poesie”, qudulibri 2014 e video galleria dei suoi dipinti

FAWZI with his painting of His father

Il poeta, pittore e critico letterario e musicale Fawzi Karim è stato per molti anni un grande amico de La Macchina Sognante e di The Dreaming Machine, ha generosamente offerto i suoi scritti e i suoi dipinti da  condividere con i nostri lettori e le nostre lettrici, e ha letto a eventi che abbiamo organizzato nel corso degli anni. Sentiamo molto la sua mancanza, ma ci impegniamo a continuare la diffusione della sua opera e a farne vivere la memoria. Questo è il primo di una serie di scritti che abbiamo pianificato in suo onore, per gentile concessione degli eredi e delle case editrici.

 

FAWZI in his early 20's-2

“Alla radice del pensiero di Fawzi vi è un paradosso. Per potervici addentrare bisogna prima capire l’architettura di una tipica casa araba, la maggior parte della quale è nascosta alla vista pubblica. Le sue stanze si aprono su un cortiletto interno, un piccolo giardino paradisiaco che suggerisce un paradiso ben più grande che attende chi possiede elevate virtù morali.

“Da bambino, nella casa della mia famiglia nel cortile interno c’erano due alberi. C’era il gelso pieno di luce, sotto i cui ampi rami trovava rifugio una mia zia cieca. Mi arrampicavo tra le sue frasche e lì venivo sommerso dalla luce in ogni direzione. L’altra pianta era l’oleandro, diametralmente opposto al gelso, un albero chiuso e spento, restio ad accettare la nostra presenza umana. La sua linfa era amara, appiccicosa, attirava le mosche. Amo entrambi questi alberi, ma a quale appartengo veramente, al gelso o all’oleandro? Uno è chiaro e aperto ed estroverso mentre l’altro assorbe la luce e la tiene per sé. Sebbene rappresentino due mondi totalmente separati per me, sento di appartenere a entrambi. Credo di preferire il primo, ma è il secondo che mi attira di più. Quando parlo di musica e letteratura, diciamo la differenza tra Tolstoj e Dostoevskij, o tra Hemingway e Kafka, spesso penso a quei due alberi. Dostoevskij è l’oleandro perché contiene in sé il suo oscuro viaggio. Tra i pittori, gli Espressionisti appartengono all’oleandro a differenza degli Impressionisti che appartengono al gelso e vanno a giocare tra luce e colore. Quando ascolto Brahms e Wagner, mi torna in mente il rapporto tra questi due alberi. In un certo senso sono modelli ideali. Benché contemporanei i due compositori si contraddicono in spirito. Brahms è l’autunno tra due stagioni, il suo amore per Clara, sebbene nascosto si rivela a sprazzi come la luce del sole tra i rami del gelso. D’altro canto Wagner, preferisce gli angoli bui dell’anima. Da lì è in grado di vedere, come è possibile per certi animali muniti di vista notturna. E’ un tipo particolare di luce generata dal buio, per lui non occorre la luce del sole. L’amore di Tristano per Isotta è anche l’amore per la morte. Wagner è l’oleandro perfetto. Questa è la lotta che mi appartiene. Non mi piace l’oleandro – non può piacere a nessuno – ma perché allora sono ossessionato da questo albero oscuro pieno di segreti, sebbene da bambino appartenessi anima e corpo al gelso? Mi trovo sempre davanti a due direzioni tra le quali non so scegliere.

FAWZI in his early 20's

 

Per questo motivo, sin da giovane sentivo che mi era impossibile credere, in maniera religiosa o ideologica, in un’unica cosa. Mi sento diviso al mio interno. Sebbene da molto giovane sia stato per un periodo marxista, mi rendevo conto che come ideologia il marxismo era impossibile da realizzare. Il marxismo è un sogno del pensiero e, come tutti i sogni, è impossibile applicarlo alla vita reale. Se si cerca di forzare la teoria sulla vita reale non si ottiene che una bagno di sangue come abbiamo visto accadere per buona parte del novecento. Posso anche apprezzare La Repubblica di Platone come grande opera dell’immaginazione ma realizzare la Repubblica significherebbe rendere la vita della gente un inferno. Credo che le mie poesie rispecchino questa lotta interna o quello che il pittore Kandinsky chiamava “necessità interna”

 

 

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L’estratto è stato tratto dall’intervista “A nuoto nel Tigri a Greenford: Il viaggio poetico di Fawzi Karim, a cura di Marius Kociejowski, che fa da introduzione alla raccolta poetica di Fawzi Karim, pubblicata con il titolo I continenti del male, da qudulibri, nel 2014

 

FAWZI in USA 2013-2

Per l’angelo che mi ha fatto visita

Per l’angelo che mi ha fatto visita
sotto gli alberi d’autunno,
ho composto questa evocazione.

Quando un uccello sente la mancanza dei tuoi soliti passi
al limitare dell’alba. Quando il ramo perde i suoi colori,
e l’acqua sta per farsi ghiaccio.
Quando un terribile ululato
sembra un artiglio sanguinante sui vetri delle finestre.
Quando il figlio di Adamo lancia la scala della speranza
per risalire le tue vette
invocando aiuto, si agitano i cantori,
e le parole si ribellano alla melodia: “Non ho che te
mio angelo prediletto?”

Allora vedrò l’anima fluire come fumo di sigaretta,
e ciò che resta è cenere
di fronte a uno scenario oscuro.

04/11/2009

 

FAWZI in USA 2013-3

 

L’ ultimo dei gitani

Ormai abbiamo i capelli bianchi,
il vento non carezza più le nostre trecce,
i cavalli sono diventati bolsi
e le sepolture mausolei.

Quando i venti delle alture ci sorprendono
sibiliamo come ossa cave.

Nessun lupo insidia in noi le sembianze della notte,
né il sole penetra i nostri pozzi,
ma noi, con la stessa cadenza, abbiamo proseguito la discendenza.

Voi che evitate la nostra vicinanza,
limitate la prudenza.
Potreste vedere i nostri accampamenti ridotti a ossa e rovine.
Non siamo vittime di epidemie passate,
fuoco di guerre finite,
ma specchi per voi.

Terminiamo il nostro cammino senza seguire il percorso tracciato,
senza trovare la gloria dietro rovine cancellate.
Abbiamo la speranza di dialogare con voi,
dialogare con la bocca che non cessa di pregare,
sangue che attende il sole, che ne osserva il filo svanire
nel suo cerchio al tramonto!

Questa è la via del ritorno,
voi che abitate
un corpo effimero, colmo di lacrime.

24/04/2002

da I continenti del male e altre poesie di Fawzi Karim, traduzione dall’arabo di Fawzi AlDelmi, qudulibri,  2014, per gentile concessione degli eredi e della casa editrice.

FAWZI with his painting of His father

Fawzi Karim accanto al ritratto di suo padre. Le foto sono pubblicate per gentile concessione di Lily Altai e degli eredi.

 

copertina costa (1)

Fawzi Karim  (Baghdad, Iraq 1945 – Londra 2019). Durante l’adolescenza, frequentando una biblioteca della città vecchia, scopre la letteratura occidentale contemporanea. Consegue la laurea in letteratura araba all’Università di Baghdad e inizia a insegnare alle scuole superiori. Sospettato di simpatie comuniste, ne viene allontanato agli inizi del regime di Saddam Hussain.

Fin da quei tempi, i riferimenti culturali della poesia di Fawzi Karim attingono sia alla tradizione sia alla modernità. Il patrimonio culturale arabo trasmette alla sua formazione un senso profondo della lingua e la coscienza della storia e della sua continuità. La cultura moderna è per lui una finestra sul mondo.

La sua prima raccolta, dal titolo Dove iniziano le cose, è del 1969, caratterizzata da stati d’animo quali tristezza e solitudine e da un tono lirico.
Nei primi anni ‘70 si trasferisce a Beirut e il tema dell’esilio diviene un elemento molto radicato nei suoi scritti, che riflettono il contesto sociale dell’epoca, segnato da conflitti e contraddizioni politiche, ideologiche e religiose. Fawzi Karim pur non militando in partiti politici, patisce le conseguenze della situazione e questo si avverte nelle sue opere. Nel periodo di Beirut il senso di isolamento si acuisce, ma anche la determinazione ad andare oltre, a non subire gli eventi. La sua voce assume un timbro differente e di maggior impegno; i suoi versi diventano più lirici.

In questi anni pubblica Dell’esilio e la coscienza dell’esilio (1972) e l’importante raccolta Alzo le mani per protesta (1973).
Torna in Iraq, dove rimane fino al 1978, condividendo il diffuso senso di sconfitta e di impotenza causato dal regime totalitario che precludeva ogni reale sviluppo culturale. Le sue poesie sono pervase da questa oppressione, anche se è percepibile il desiderio di evadere, di cercare uno spiraglio di luce.

Nel libro Alzo la mani per protesta la sua opposizione a ogni forma di repressione è esplicita, fatto che lo porta di nuovo, definitivamente in esilio, stavolta a Londra, dove attualmente vive.
Nel 1983, 1988, 1990 pubblica altre tre raccolte di poesie. Nel 1995 esce una versione in francese dei suoi versi dal titolo Continent de douleurs.

Nel 2011 pubblica in Gran Bretagna, presso Carcanet Press, Plague Lands la sua prima raccolta di poesie in inglese tradotta da Anthony Howell; e a gennaio del 2019, pochi mesi prima della sua scomparsa, la raccolta Incomprehensible Lesson, con traduzione di Anthony Howell, sempre per la Carcanet.

Ha scritto un libro sulla musica e sul rapporto esistente tra ritmo musicale e ritmo poetico oltre ad alcuni saggi dedicati allo studio della poesia araba contemporanea. Ha curato inoltre la rivista on line “Momento poetico”.

 

Il video sotto è stato realizzato da Lily Altai, e lo ripubblichiamo su sua gentile concessione. Contiene Alcune delle opere pittoriche e delle sculture di Fawzi Karim e la musica di sottofondo  è in sintonia con i suoi interessi e le sue preferenze di critico musicale.

Le immagini di copertina e le foto nell’articolo per gentile concessione di Lily Altai.

 

Foto della copertina del libro a cura di qudulibri.

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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