“Il territorio dell’uomo” Poesie di Matteo Zattoni

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Ti ho lasciato abitare il mio corpo

un metro e sessantotto per poco

di lato, ti lamentavi sempre

che per starci in due non c’era spazio

così una sera mi hai comunicato lo sfratto

come se fossi tu il proprietario

so che intanto ne hai trovato un altro

più comodo – ti auguro.

 

dalla raccolta Il nemico (Il Ponte Vecchio 2003)

 

 

*

IL TERRITORIO DELL’UOMO

 

Si entra con prudenza in casa d’altri

come nelle grotte su in montagna

o nelle tane.

S’annusa dapprima l’odore

che impregna l’aria, poi l’aspro

taglio della luce,

per ultimo il dolce che avvolge

le cose antiche e le rinnova.

 

Ti guardi intorno, tu, a bocca aperta

– il mobile alto, il mio armadio a muro,

quel tavolo di legno scuro in fondo

e la credenza –.

 

Come s’addensa in poco spazio

il territorio dell’uomo.

 

Dalla raccolta Il peso degli spazi (Lietocolle, 2005)

 

 

*

Vita privata

La meraviglia di una vita privata

con l’astuzia di ogni sua dimensione

pubblica, smarriti negli scomparti

casalinghi come cassette al supermarket

di fronte a casa – chi ci acquisterà?

nonostante costi prevedibili o per questo

andare o tornarsene al macero, miti

chi mi prenderà per mano indicandomi

quali carni scegliere e perché

invece quelle altre no? sarai tu a insegnarmi

di nuovo a parlare al futuro

di noi che eravamo due eravamo molti

e ora siamo uno e nessuno poi?

fammi strada, ti prego, fammi piazza

in cui tanti incontri si succedano

tante voci in un concerto dal particolare

all’universale perché ogni parte

di questo mondo sia anche Capitale

e ogni uomo un governo

di lui solo.

 

*

 

I FUNZIONARI DELLA SPECIE

 

                                                       “Beauty is truth, truth beauty” – that is all

                                                        Ye know on earth, and all ye need to know.

John Keats

 

Il pudore non impedisce agli uomini d’essere semplici

funzionari della specie, portatori ammalati

del loro codice in un gene che si perde

nelle gonadi dei secoli come sacchi di niente

perché? il godimento è solo uno strumento

da cui passa il percorso elicoidale

dell’umanità o dell’animale? di certo

non il nostro di chi ha perso il tempo nel

dilemma bellezza o verità? è lacerante

se la bellezza quasi mai è vera

e la verità quasi mai è bella, ma c’è

una tenerezza che ci spetta tutti

dal cane che abbaia alla notte, alle piante

che crescono sole sui muri, ai campi

delle autostrade, i giardini senza proprietari

allora avrebbe un senso perfino

il silenzio dell’universo.

 

*

 

I FIGLI CHE NON TORNANO

 

Fuori è un rincorrersi di lupi

che sia il lamento più cupo del cuculo?

i genitori come alberi sempre-spogli

– avremo fatto bene a metterli al mondo?

tutte le forme del dubbio nei loro occhi

anche le bestie si riproducono

ma non pretendono per questo nomi propri

i figli che non tornano

sono riapparsi oggi con le mogli

non più felici di quando erano partiti

nei giardini delle elementari

la trasmissione della violenza è un sapere

dove mettere la fronte sul banco

e che nessun rifiuto equivale a un rifiuto

finché qualcuno non ti ferma la mano

vagamente a disagio li stanno aspettando

e non sanno cosa li aspetta.

 

*

I FARI DELL’UNIVERSO

                                                                                           Cose quaggiù sì belle

                                                          altre il mondo non ha, non han le stelle.

  1.                                                                                                        Leopardi

Ho pensato che splendore sarebbe se c’incatenassero

io e te, l’una all’altro, insieme

nello spazio, una sola cosa come la pulsar

doppia che ruota in pochi millisecondi

attorno al proprio asse in un corpo

a corpo celestiale, emettere nell’etere le nostre

memorie in onde radio perché nessuno mai

possa dimenticarlo che ti ho amato

e tu mi hai amato, nati entrambi dal collasso

della stella più luminosa in natura, d’una supernova

composti noi di soli neutroni

con la densità enorme che hanno i nuclei

atomici, nonostante le dimensioni infinitesimali

dei nostri pensieri, fari di quali

universi? è impossibile pensarci adesso

separati, che dovremo morire e perderci in noi stessi.

 

 

*

 

TRAPEZISTI

 

La fiducia dei trapezisti è un fatto

straordinario, si danno la mano a molti

metri dal suolo, dopo le loro evoluzioni

s’incontrano nel vuoto senza reti

uno dei due, di solito, ha un appoggio

più solido che stringe con le gambe

e le braccia alzate a testa in giù

attende si completi il volo

della sua amazzone compagna verso lui

che, in quell’attimo, non sa se la prenderà

altre volte, invece, è il contrario

c’è sempre qualcuno che rinuncia a qualcosa

di certo, alla tranquillità di una casa

per inventarsi un equilibrio nuovo

io guardo e non guardo, poi l’applauso

sorrido; loro non cadono.

 

dalla raccolta L’estraneo bilanciato (Stampa 2009)

 

 

*

 

Ogni minuto qualcuno cade

nel pozzo dalla carrucola senza fune

per la mancanza di un lavoro

e a mani nude non riesce più a tornare su.

 

Ogni minuto c’è un tonfo silenzioso

come di una macina che stritola

sott’acqua, ma non c’è acqua nel pozzo

perché per tutti non c’è lavoro.

 

O tu o il tuo amico vi dovete tuffare

a cercare la vostra dignità fra queste pietre

e mentre qualcun altro sparisce dalla superficie

l’amicizia finisce a penzoloni nel vuoto.

 

Ogni minuto che scrivo qualcuno

dovrà riempire un secchio col suo corpo

per questo bisogna scrivere ciò che è giusto

e non ciò che conviene. Ogni minuto.

 

Inediti in volume

 

di Matteo Zattoni, per gentile concessione dell’autore.

Foto -Zattoni (alta risoluzione)

Matteo Zattoni (1980), laureato in Giurisprudenza, è Dottore di ricerca (Ph.D.) in «Filosofia del Diritto» e collabora con la Zanichelli Editore. Ha pubblicato tre libri di poesia: Il nemico (Il Ponte Vecchio 2003, 1° posto per l’opera prima al «Giuseppe Giusti» 2003), Il peso degli spazi (LietoColle 2005) e L’estraneo bilanciato (Stampa 2009, 1° classificato al Premio «Tra Secchia e Panaro» 2010, Premio Autore Giovane al «Guido Gozzano» 2009); nonché le plaquette Promesse vegetali (L’Arca Felice, 2010) e I corpi giovani degli eroi (Print & Poetry, 2014). Dal 2004 al 2007 è stato recensore della rivista «Poesia». Suoi versi sono pubblicati sulle maggiori antologie e riviste italiane, tra cui: Nuovissima poesia italiana (Mondadori 2004), «Nuovi Argomenti» (Mondadori 2008), Almanacco dello Specchio 2009 (Mondadori 2010), il blog «Poesia» su Rainews24 (2011), La generazione entrante (Ladolfi, 2011), «Atelier» (Edizioni Atelier, 2015) e il mensile internazionale di cultura poetica «Poesia» (Crocetti Editore, settembre 2016). Sue poesie, tradotte in lingua spagnola, sono presenti nell’antologia La realidad en la palabra: Escritores italianos del siglo XX y nuestros días (Editorial Brujas, ottobre 2005, pp. 195-201), sulla rivista dell’Universidad de Guadalajara (México) «Luvina», n. 53 (inverno 2008, p. 84) e sul quotidiano argentino online «Los Andes» (sábado, 27 de marzo de 2010). Vive a Forlì.

 

 

 

 

 

Foto in evidenza di Melina Piccolo.

Foto dell’autore a cura di Matteo Zattoni.

Riguardo il macchinista

Walter Valeri

Walter Valeri, MFA, MAXT/ART Institute at Harvard University in drammaturgia. Ha fondato nel 1973 a Cesenatico la rivista Sul Porto, del fare cultura in provincia. È stato assistente personale di Dario Fo e Franca Rame dal 1980 al 1995. Nel 1981 con Canzone dell’amante infelice (Guanda) ha vinto il premio internazionale di poesia Mondello. Nel 1985 a Londra ha fondato e diretto la rivista indipendente Il Taccuino di Cary. Nel 1990 ha pubblicato Ora settima (Corpo 10) con la presentazione di Maurizio Cucchi. Ha scritto vari saggi fra cui Franca Rame: a woman on stage (Perdue University Press,1999), An Actor’s Theatre (Southern Illinois University Press 2000), Donna de Paradiso (Editoria & Spettacolo 2006), Dario Fo’s Theatre: The Role of Humor in Learning Italian Language and Culture (Yale University Press, 2008). Ha fondato e diretto dal 2000 al 2007 il Cantiere Internazionale Teatro Giovani realizzato dalla Città di Forlì e Università di Bologna. Nel 2005 ha pubblicato l’antologia di versi Deliri Fragili (BESA). Ha tradotto vari testi di poesia, prosa e teatro, tra cui RequiemTedesca di James Fenton, Carlino di Stuart Hood, Adramelech di Valére Novarina, I Ciechi di Maurice Maeterlinck, Knepp e Krinski di Jorge Goldemberg, Nessuno Muore di Venerdì di Robert Brustein. Nel 2006 ha fondato il Festival internazionale di poesia Il Porto dei Poeti. Ultimi versi pubblicati Visioni in Punto di Morte (Nuovi Argomenti, 54, 2011), Another Ocean (Sparrow Press, 2012), Ora settima (seconda edizione, Il Ponte Vecchio, 2014), Biting The Sun (Boston Haiku Society, 2014), Haiku: Il mio nome/My name (qudu edizioni, 2015). Collabora alla rivista teatri delle diversità e Sipario. È membro della direzione del The Poets’ Theatre di Cambridge. Vive negli Stati Uniti e insegna al Boston Conservatory e MIT.

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