Il racconto più breve del mondo e cosa aspettarsi dopo il meta post-modernismo – Shajil Anthru

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Ey… (Ehi…)

Mm… (Mm…)

….         ….

Mm…hum  (Mm… ehm)

 

EY (Ehi) è il racconto più breve mai pubblicato al mondo;  trascende i confini del linguaggio e con un linguaggio universale.

Tutte le storie sono dotate di un contesto, personaggi, tempo e lingua. Ma la caratteristica di questo racconto è tale che chi legge è in grado di interpretarlo in base alla propria coscienza. La lettrice/il lettore decide la storia, i personaggi, i tempi e la lingua in base alla propria esperienza personale e all’ambiente di lettura in quanto la struttura della storia stessa (cioè il fatto che consista di suoni di interiezione, in rapporto dialogico) conferisce a chi legge la libertà di determinarne il contesto e di scegliere i personaggi e la trama.

Ad esempio: la si può interpretare come una scena in un ristorante, con due amanti come protagonisti,  quindi è una storia d’amore. L’essenza della storia cambia quando il lettore si rende conto che potrebbe essere una comunicazione tra madre e bambino birichino. La storia cambia ancora se la si situa come conversazione che avviene tra due estranei per strada.

Nessuna storia al mondo avrebbe potuto chiedere un simile intervento da parte del lettore. Il tono e la pronuncia di ogni parola del racconto lo rendono unico e interessante.

Consultando il link https://en.wikipedia.org/wiki/Short_story, si può trovare la descrizione di un racconto [Nota della redattrice: notare le grossissime differenze di  approccio e trattamento della voce Short story in Wikipedia in inglese e nella corrispondente voce Racconto https://it.wikipedia.org/wiki/Racconto in italiano, partendo da questo si potrebbe forse ragionare sul perché della minore fortuna del genere in Italia). Nella descrizione in lingua inglese emerge che trattasi  di un testo di narrativa in prosa che in genere può essere letto in una sola seduta e si concentra su un evento autonomo o una serie di eventi collegati, con l’intento di evocare un “singolo effetto” o stato d’animo.  Nella definizione del dizionario è “una narrativa in prosa inventata, più breve di un romanzo che di solito tratta pochi personaggi e mira all’unità di effetto e spesso si concentra sulla creazione dell’umore piuttosto che sulla trama”. Il racconto è una forma artigianale a sé stante. I racconti fanno uso di trama, risonanza e altri componenti dinamici come in un romanzo, ma in genere in misura minore. Mentre il racconto è in gran parte diverso dal romanzo o novella (un romanzo breve), gli autori generalmente attingono da un serbatoio comune di tecniche letterarie. Gli scrittori di racconti possono definire le loro opere come una propria espressione artistica personale e interpretazione del genere. Possono anche tentare di resistere alla categorizzazione per genere o forma fissa e definita. In termini di lunghezza, il conteggio delle parole è in genere compreso tra 1.000 e 4.000 per i racconti, tuttavia alcuni contengono 20.000 parole e vengono classificati come racconti a prescindere dall’aver superato i limiti. I racconti composti di meno di 1.000 parole vengono talvolta definiti “racconti brevi” o “narrativa flash”. Riassumendo quindi, i racconti brevi non hanno una lunghezza prestabilita: in termini di conteggio delle parole non esiste una demarcazione ufficiale tra un aneddoto, un racconto e un romanzo. Piuttosto, i parametri della forma vengono stabiliti dal contesto retorico e pratico in cui una determinata storia viene prodotta e fruita, ragion per cui ciò che costituisce un racconto breve può trovare collocazioni differenti a seconda di specifiche definizioni di generi, paesi, epoche e commentatori.  

Nel link https://en.wikipedia.org/wiki/For_sale:_baby_shoes,_never_worn , “In vendita: scarpette da bebé, mai indossate” si trova  nella sua totalità quella che è stata descritta come una storia di sei parole,  cioè un esempio estremo di ciò a cui si dà il nome di flash fiction o ‘micro finzione’. Sebbene questo particolare racconto sia spesso attribuito a Ernest Hemingway, il legame con lui è infondato ed esistono storie simili che lo precedono. L’affermazione della paternità di Hemingway rispetto a questo racconto ha origine in un aneddoto che non ha riscontri ufficiali secondo cui sarebbe nato da una scommessa tra lui e altri scrittori. In una lettera del 1992 all’umorista canadese John Robert Colombo, lo scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke lo racconta così: Mentre pranza con gli amici in un ristorante (variamente identificato come Luchow’s o The Algonquin), Hemingway piazza sul tavolo una scommessa di dieci dollari per ciascun commensale, affermando di essere in grado di creare un’intera storia in sei parole. Una volta raccolti nel piatto tutti i soldi della scommessa, Hemingway scrive su un tovagliolo “In vendita: scarpette da bebé, mai indossate”, lo fa girare intorno al tavolo e raccoglie le sue vincite.

Con riferimento al link https://rcgale.com/2012/05/02/the-worlds-shortest-short-story-is-only-8-words-long-titled-el-dinosaurio , Augusto Monterroso è uno scrittore guatemalteco meglio conosciuto per il suo racconto di 8 parole intitolato “El Dinosaurio”: Quando mi svegliai, il dinosauro era ancora lì.  Chi legge può immaginare una bambina che svegliandosi al mattino trova il suo fedele dinosauro domestico accanto al suo letto.    

Allo stesso modo anche nella poesia, ci sono stati dibattiti su quale sia stata la poesia più breve al mondo. Versi su L’antichità dei microbi, conosciuto anche semplicemente come Pulci è un distico comunemente citato come il poema più breve mai scritto, composto dal poeta americano Strickland Gillilan all’inizio del XX secolo. La poesia recita per intero:

Adam   / had’em               Adamo /  Le aveva

Ma secondo il Guinness dei primati, la poesia più breve del mondo, scritta da Aram Saroyan, è composta da una sola lettera cioè la ‘m’ con quattro ‘zampe’.

La sperimentazione è sempre stata presente in letteratura. Questo mio racconto è anche un esperimento, un prodotto dotato di linguaggio universale, una storia che richiede la partecipazione e l’intervento dei lettori e sfida la categorizzazione e formazione fissa di un racconto. Essa trascende i confini del linguaggio per sfociare in un linguaggio universale. Sono state avanzate varie teorie sull’origine del linguaggio, tra cui nell’Ottocento  la ‘théorie ouah-ouah » (Bow-wow theory)’  elaborata da  Jean-Jacques Rousseau e Johann Gottfried Herder (imitando il verso dei cani) secondo cui l’origine del linguaggio è basata sull’onomatopea e l’imitazione degli animali, teoria contrasta e messa in ridicolo da Max Muller nel mondo anglofono, che a questa contrappone la teoria del pooh-pooh (secondo la quale il linguaggio delle origini era costituito da interiezioni),  e quella del ding-dong, per non parlare poi della teoria dello yo-he-ho, la teoria del ta-ta e la teoria la-la. La storia “Ey” (Ehi, per gli italiani) è vicina alla teoria del pooh-pooh e alla teoria del la-la. La teoria del pooh-pooh propone l’idea che la parola derivi dalle risposte vocali automatiche al dolore, alla paura, alla sorpresa o ad altre emozioni: una risata, un urlo, un rantolo. Questa teoria si estende poi nella teoria del  la-la che afferma che il discorso sia emerso dai suoni di giocosità, amore, sensibilità poetica e canto.

Inoltre, esaminando la storia della letteratura sia che si tratti di scritture del periodo pre modernista, modernista, post modernista o meta modernista, è evidente che la lingua è l’involucro di tutta la letteratura. Gli scrittori del pre-modernismo tendevano a trovare una corrispondenza diretta tra parola e oggetto, ma nel periodo modernista, essi si sono concentrati sul linguaggio espressivo dei simboli, miti e allusioni per conferire grandiosità alle opere letterarie. Nei testi letterari modernisti, si pone in rilievo sia il linguaggio colloquiale che quello formale, però tra gli scrittori insoddisfatti dalle soluzioni chiare e trame lineari della letteratura pre-esistente si preferivano i finali aperti e spesso irrisolti. Gli scrittori postmoderni, infatti, spesso lasciano le loro storie aperte, senza alcuna conclusione soddisfacente. Le storie e i romanzi postmoderni si basano molto sull’ironia e sulla satira e spesso scartano i confini tra i diversi generi rivelando cinismo sulla capacità dell’arte di creare significato, e della storia di rivelare la verità, nonché sfiducia nell’idoneità del linguaggio a trasmettere la realtà. Tutto questo scetticismo ha portato a storie frammentarie, aperte e autoriflessive che sono intellettualmente affascinanti ma spesso difficili da comprendere. La struttura metamoderna può essere intesa come un tentativo generazionale di superare il postmodernismo e una risposta generale alla crisi del nostro presente pur non significando una rottura completa con le nozioni tradizionali di modernismo e postmodernismo.

In breve, si può concludere che il linguaggio organizzato nel periodo premodernista sia stato messo in discussione nei periodi successivi, iniziando ad assumere cumulativamente una forma di “assenza di forma”. Ma pur sforzandosi di essere libera nella forma e nella struttura, la letteratura non si è allontanata dalla cornice del linguaggio e i confini abbozzati dalla lingua hanno determinato divisioni geografiche  nella letteratura.

Ey (Ehi) è una storia che abolisce questo divario geografico andando anche oltre l’accezione meta del periodo postmodernista. Persino per quanto riguarda il linguaggio in Ey si assiste ad un’assenza di forma;  rappresenta il racconto in un periodo che va oltre il meta post-modernismo, chiudendo anche il cerchio dell’evoluzione del linguaggio, in quanto attraversati i confini del Meta Modernismo, il linguaggio è simile a quello dei tempi preistorici.

L’attuale caos creato dalla pandemia ha determinato una  riforma dei confini convalidando il desiderio di unità della razza umana e portando ad auspicare che discriminazioni basate su differenze di lingue, geografia, razza, credo, colore o genere svaniscano e i confini in tutti i settori della vita vengano ridefiniti.

Si addice alla scrittura dell’epoca di “Oltre il meta post modernismo”. E ovviamente questa STORIA IN TRE PAROLE è il racconto più breve al mondo mai pubblicato.

 

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Riconoscimenti e premi legati al  racconto più breve del mondo

Il racconto “Ey” è stato pubblicato nel libro intitolato “Ey … Chu”(in inglese è il suono onomatopeico dello starnuto) pubblicato da Xpress Publishing (filiale di Notion Press con l’ISBN 978-1-64760-189-8).  Il libro comprende due storie d’amore: ” Ey “e “Chu”. E ha ricevuto il Certificato di registrazione per l’autore della più breve storia d’amore il 18 gennaio 2020 dall’India Book of Records.

 

Riflessioni a partire dalla mia scrittura e dal mio processo creativo

Il mio interesse per la scrittura è iniziato in giovane età. All’epoca in cui ho iniziato a scrivere, non ero particolarmente limitato a un genere specifico di letteratura. Ho iniziato scrivendo un romanzo in inglese “Palma” all’età di dieci anni. E l’anno dopo ho scritto una poesia “L’agnello birbone” che è il mio primo lavoro ad essere pubblicato. In quel periodo ho iniziato a scrivere anche racconti e poesie in malayalam,  spostandomi tra generi di letteratura e lingue diverse. Non ero particolarmente metodico e non mi ostinavo a scrivere ogni giorno: scrivevo solo quando non riuscivo a controllare la mia voglia di esprimermi. L’espressione artistica poteva assumere qualsiasi forma. A volte giocavo con colori e matite. A volte ballavo e mi esibivo sul palco. Altre volte parlavo. E spesso era una combinazione di forme.

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Devo dire che i miei scritti nascono in solitudine. Quando mi sento molto angosciato e addolorato, ricorro alla scrittura. Fortunatamente la nostra società e i suoi  componenti sono abbastanza generosi da  non risparmiarsi nell’infliggere un tot di pene a qualunque persona

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Molte riviste e giornali in Kerala sono stati generosi al punto di pubblicare le mie poesie, racconti e rubriche settimanali ma la pandemia di Covid ha reso difficile il lavoro dell’editoria. Le limitazioni provocate dal Covid mi hanno ispirato a dotarmi di  un sito Web per pubblicare i miei lavori, ma ben presto presto ho cambiato idea chiedendomi perché il mio sito web non poteva essere utilizzato da letterati e artisti di tutto il mondo?

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Siamo in un mondo sconvolto dai disastri. È vero che, dalle pagine della storia, deduciamo che qualsiasi banale cambiamento nel mondo finisce per trovarsi replicato nella letteratura. Ricordiamoci l’avvento del post modernismo nella seconda metà del XX secolo, legato al fatto che la seconda guerra mondiale aveva portato avanti un nuovo modo di pensare all’umanità, insieme a un profondo senso di pessimismo. L’emergere del postmodernismo è il segno del tentativo di rottura con il modernismo messo in atto da alcuni scrittori. Il conflitto è però continuato ad alimentarsi all’interno del postmodernismo portando a un suo indebolimento come sistema intellettuale e culturale.

Dopo il postmodernismo vi è stato un fiorire di molte altre proposte in alternativa: il post-postmodernismo, il nuovo materialismo, il post umanesimo, il realismo critico, il dig modernismo, il meta modernismo, il performatismo, il post-digitalismo, il trans-postmodernismo, il post-millenarismo etc.

Tuttavia, con la fine di un’era postmodernista caratterizzata da nozioni dualiste e è iniziata una nuova era con caratteristiche monistiche battezzato da pensatori di tutto il mondo con il nome Meta modernismo. Il metamodernismo metteva in dubbio l’universalità e la veridicità del vecchio modernismo come pure la frammentazione e lo scetticismo del postmodernismo. Il meta modernismo ha cercato di ricreare un senso di completezza che consente un cambiamento positivo sia a livello locale che globale, caratterizzato da un’oscillazione tra aspetti sia del modernismo che del post modernismo.

Procedendo nell’era della pandemia del Covid che ha riformato i confini e riconvalidato l’unicità della razza umana, dovremmo avere la lungimiranza di riconoscere che è tempo di andare oltre il metamodernismo.  Dovrà scemare la discriminazione basata su lingue, paesi, razza, credo, colore o genere e i confini in tutti i settori della vita dovranno essere ridefiniti.

La letteratura e i letterati devono svolgere un ruolo più importante nel plasmare un nuovo ambiente intellettuale e culturale.

E la conseguenza di tutto ciò è la rivista internazionale – Litterateur Redefining World.

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Litterateur Redefining World ha pubblicato circa 115 autori provenienti da quasi 40 paesi di tutto il mondo nell’arco dei suoi quattro mesi di esistenza e dei quattro numeri pubblicati.

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E’ attualmente in tipografia, in fase di produzione, il mio libro “L’era dello zeroismo – nuovo ordine del giorno” che tratta di quel che si può prevedere a livello letterario dopo il Meta modernismo.

 

 

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SHAJIL ANTHRU: Nato a Trivandrum, Kerala, India nel 1968 da KM Anthru e Jameela Beevi, Shajil Anthru ha iniziato a scrivere racconti e poesie in giovane età seguendo le orme del padre KM Anthru, scrittore di racconti e saggista in Malayalam scomparso proprio in questi giorni.

Il suo primo testo creativo ad essere pubblicato è stata una poesia in inglese all’età di 11 anni. Successivamente ha pubblicato racconti, poesie e saggi sui principali giornali e riviste in lingua Malayalam. Le sue opere letterarie più importanti finora pubblicate sono Rekshakante Varavu (2010) – raccolta di racconti in malayalam, Utharam (2013) – romanzo in malayalam, Swapanagalile Pakshi (2017) – raccolta di poesie in malayalam e Over a Cup of Tea (2018) – raccolta di storie d’amore in inglese, Ey … CHU (2019) Raccolta di due storie d’amore e Viswasahithyathile ettavum cheriya kadha (2020) – Storia di Malayalam. Nel 2007 ha sceneggiato, diretto e scritto i testi per il suo telefilm “Daivam Vannu” basato sul suo racconto. È revisore di alcune riviste tecniche e scrive articoli tecnici anche su riviste internazionali.

È sposato con Mini H S. Sua figlia è Roshni S. Di professione, è ingegnere di livello avanzato con mansioni di gestione dei progetti. Attualmente è Dirigente capo dei Polytechnic Colleges sotto la Direzione dell’Istruzione Tecnica, Kerala. È anche il fondatore della rivista transnazionale “Litterateur Redefining world” fondata nel settembre 2020.

 

 

 

Immagine di copertina: Copertina del primo numero di Litterateur rw.

 

 

 

 

 

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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