IL DARIO DI FRANCESCA GARGALLO IN BRASILE: SUI LUOGHI DEL DISASTRO DEL FIUME DOCE, traduzione di Lucia Cupertino

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Addentrarsi nei luoghi del disastro ambientale e della memoria

Traduzione di Lucia Cupertino

Questa è la lettera che ho scritto per mia figlia e tre delle mie migliori amiche, dopo una giornata trascorsa a visitare i luoghi del disastro ambientale avvenuto il 5 novembre 2015 a Mariana, l’ex capitale dello stato di Minas Gerais e oggi la città che vive dell’estrazione del ferro, e rivedere le dichiarazioni della Fondazione Renova, che presumibilmente aiuta le persone a recuperare ciò che hanno perso.

La menzogna come memoria collettiva è costruita dalla compagnia mineraria responsabile del disastro, è sostenuta dallo stato brasiliano, ma ha il volto di una ONG. Mie care Helena, Melissa e Gabiuski, mio ​​caro Edoardo, non ho mai smesso di pensarvi tutto il giorno. Lunedì ho tenuto la mia conferenza magistrale e ho donato ufficialmente i libri di mio padre all’Università di Mariana, Minas Gerais. Ieri, martedì 23 ottobre, mi sono concessa una giornata di ricerca sul peggior disastro ecologico in America del Sud, successo tre anni fa a 24 chilometri da Mariana, splendida e ricca città mineraria coloniale. Lunedì, nel corso del dibattito del “X Seminario Continental de Historia e Historiografía”, ho sostenuto che la sostituzione della memoria collettiva con memorie “preconfezionate” da emissari del capitale, potere ecclesiastico, patriarcato o di un sistema globale di controllo, è una vecchia pratica che ultimamente ha ripreso avvento, al punto da farci dubitare di ciò che abbiamo vissuto, visto coi nostri occhi o sperimentando la paura, il sollievo, il terrore o il piacere nelle nostre vite. Ieri l’ho verificato con la pratica.

La mattina mi sono recata presso la Fondazione Renova, in una vecchia casa restaurata di fronte al parco centrale di Mariana. Grande dispiegamento di computer, mappe che si illuminano con le domande, video e registrazioni di sopravvissuti al disastro verificatosi il 5 novembre 2015, quando due dighe di una mina collassarono su una piccola cittadina (sottodistretto, come si dice in Brasile) di Bento Rodrigues, a 24 chilometri da qui. Le testimonianze sono scioccanti, tutti in lacrime per ciò che avevano perso, la paura, la devastazione ambientale, ma stranamente concludevano dicendo che grazie a Renova “il futuro” sarebbe stato degno, se non migliore del passato idilliaco che aveva appena descritto. Sì, avevano perso terreni, case, amici, animali, la chiesa, le loro consuetudini, quasi il paradiso, ma…. nel futuro avrebbero avuto una nuova casa, avrebbero ripreso la loro vita al meglio. Ultimamente quando mi parlano di futuro, nel mezzo dell’orrore del presente, rabbrividisco. Sento il pericolo di quel discorso, quasi come nei film americani quando ci raccontano che è meglio abbandonare la terra inquinata e andare a vivere in un altro pianeta.

La Fondazione Renova cita di sfuggita la compagnia mineraria a cui “è capitata” la disgrazia del crollo delle dighe Fundão e Santarém, è la società Samarco Mineração S.A. (joint venture tra la brasiliana Vale SA e l’olandese BHP Billiton), sottolinea che Samarco contribuisce con la maggior quantità di fondi per la ricostruzione, perché è “molto responsabile”. Tra le cose che ho imparato all’interno della Fondazione Renova vi è il fatto che il crollo delle dighe ha ucciso 19 persone e inquinato con 39,2 milioni di litri di rifiuti sotto forma di fango 670 degli 879 chilometri del fiume Doce, nel suo percorso attraverso due stati, Minas Gerais ed Espiritu Santo, prima di sfociare nell’Atlantico e inquinare l’intera costa, uccidendo pesci e coralli. Quali le sostanze con cui ha inquinato?

Questo Renova non lo dice. Anche se afferma che il fiume Doce è uno dei più importanti in Brasile, che dei 670 chilometri inquinati c’è stato un impatto su 101 affluenti e ha distrutto 511 fonti sorgive. Lo scopo dichiarato della Fondazione Renova, che riunisce le aziende, donatori privati ​​e organi statali, è la mediazione con le persone colpite per ripristinare le loro condizioni di vita e il ripristino dell’impatto degli inquinanti fanghi in acqua e terreni colpiti, che sono così inquinati da non avere il permesso di ricostruire o seminare lì. Si prefigura che per il 2022 (futuro, sempre il futuro) l’acqua sarà in condizioni migliori che prima del disastro, che ora (2018) l’acqua ha già le stesse caratteristiche che aveva prima deldisastro ambientale più grande del Brasile. Lo sanno, sostengono: oggi il fiume Doce “è il più monitorato del Paese”. Inoltre si afferma che nel 2021 le attività agricole della zona si recupereranno, perché Renova ha aiutato a costruire due dighe aggiuntive che prevengono le fuoriuscite e filtrazioni d’acqua, in modo che i rifiuti possano essere trattati nelle aree di pianura isolate e, in modo straordinario “per migliorare l’agricoltura sostenibile”.

Bene, sappiamo tutti la magniloquenza degli scopi della ONG. Nel pomeriggio di ieri, con una amica che era già andata a Bento Rodrigues tre volte dalla tragedia di tre anni fa, e con la mia amica Livia, uno storico messicano e un altro brasiliano con cui avevamo discusso la notte prima del pericolo di farci rubare collettivamente la memoria, siamo andati a Bento. Prima sorpresa: lungo la strada ci sono molti manifesti che avvertono i passanti sui pericoli dell’area. Cartelli che non esistevano al momento della tragedia o fino ad un anno dopo. Abbiamo visto le opere molto avanzate di ricostruzione dei “nuovi” paesi che sostituiranno quelli distrutti (“vecchi”, con chiese del secolo XVII e tracciato tipico delle città minerarie coloniali). Molti operai, abbattimento di alberi non autoctoni per dare spazio ai siti, macchinari pesanti, autocarri a cassone ribaltabile.

Quando siamo arrivati a Bento Rodrigues, abbiamo visto che al  posto di nuove case e terreni, la compagnia Samarco si era appropriata delle terre inquinate; cosicché nessuno poteva avere accesso all’infuori del personale autorizzato. Nella curva da dove potevamo vedere un ponte e un sacco di pietre per filtrare l’acqua, un giovane poliziotto privato ci ha tagliato la strada e non c’è stato modo di convincerlo a lasciarci raggiungere il fiume, cosa che abbiamo potuto fare solo molti metri più in avanti. A proposito, il ragazzino in divisa ci aveva detto che domenica prossima avrebbe votato per Bolsonaro, perché il PT è passato e il fascista militare è il futuro.

A Bento Rodrigues abbiamo scoperto, tuttavia, che nel giorno della tragedia non vi fu nessun avvertimento, se non quello di un’eroina senza nome, una funzionaria della Samarco che, vedendo le dighe crollate, corse in paese per mettere in guardia la popolazione e ridurre il rischio di morte delle persone. Insieme agli insegnanti della scuola elementare, riuscì a portare tutti i bambini della scuola fino alla montagna e ad avvisare le persone che vivevano nelle case del fondovalle, le quali rimasero completamente sommerse dal fango inquinato. Ritornando a Mariana, era chiaro che la sostituzione della memoria collettiva con un ricordo fabbricato dal neoliberismo è causata dai danni delle ditte che lo Stato appoggia e dalle ONG che ne ripuliscono ad arte la storia. Di fronte a questo, non mi restò nient’altro che provare a scrivere una poesia:

CULPA MINERA. VOCES DE LA MEMORIA

No hubo alerta
Primero fue el ruido en la tarde dominguera
ruido bajo el sol
un trueno de agua
Se rompió el dique, el grito de la mujer que llegó corriendo
Madre corre, corre madre
No voltees, madre a nuestra casa la invade el barro rojo
lama oscura arrastra
plantaciones, animales, las fotos de tu vida, el pasado
Sube madre, sube al cerro
Se agarra el niño del aguacate, escapa la cabra
niño pequeño
mientras el viejo llora el trabajo en el huerto desaparecido
la plaza se tiñe
oscurece la cancha de futbol
No me dejes.
No te dejo Vecino, ¿dónde volverás a vivir conmigo?
Esperanza, destrucción, esperanza
¿Dónde va a vivir mi río?

COLPA MINERARIA. VOCI DELLA MEMORIA

Non vi fu avviso
Dapprima venne il rumore la domenica pomeriggio
rumore sotto il sole
un tuono d’acqua
La diga si ruppe, il grido della donna arrivò di corsa
Mamma corri, corri mamma
Non voltarti,
mamma, la nostra casa è invasa dal fango rosso
la fanghiglia oscura travolge
piantagioni, animali, foto della tua vita, il passato
Sali
mamma, scala la montagna
Il bambino si afferra all’avocado, la capra fugge
ragazzino
mentre il vecchio piange il lavoro nel giardino
scomparso
la piazza si tinge
oscura il campo di calcio
Non lasciarmi.
Non ti lascerò Vicino, dove tornerai a vivere con me?
Speranza, distruzione, speranza
Dove vivrà il mio fiume?

P.S. Su Internet ho trovato le seguenti informazioni su Wikipedia: “Gli ambientalisti ritengono impossibile recuperare il fiume. Secondo il biologo ed ecologista André Ruschi, che lavora presso la stazione biologica marina Augusto Ruschi a Aracruz (Espírito Santo), i residui rimarranno nel fiume per almeno 100 anni. I rifiuti scaricati nel fiume hanno interessato anche la centrale idroelettrica Risoleta Neves, situata a Santa Cruz do Escalvado, a circa 100 chilometri da Mariana. Secondo il concessionario che amministra la diga, il suo funzionamento non è stato danneggiato. Il 9 novembre, il sindaco di Governador Valadares ha interrotto la fornitura di acqua in città a causa della presenza di metalli pesanti nel fiume Doce. Il giorno successivo è stato dichiarato lo stato di calamità pubblica, in base alla fine degli stock d’acqua in città. il 13 novembre, l’esercito brasiliano ha allestito un punto di distribuzione gratuita d’acqua nella Plaza Dos Esportes, nel centro della città. Secondo l’analisi realizzate a Governador Valadares, sono state rinvenute nelle acque con fango quantità di metalli pesanti superiori alle ammissibili, sostanze nocive per la salute come l’arsenico, il piombo e il mercurio.”

Contributo pubblicato originalmente nel blog di Francesca Gargallo: https://francescagargallo.wordpress.com/


Altro articolo de La macchina Sognante sul fiume Doce, apparso poco dopo il disastro:
http://www.lamacchinasognante.com/lafterparty-del-progresso/

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Francesca Gargallo

Scrittrice, viaggiatrice, madre di Helena, membro di diverse reti di amici e amiche, Francesca Gargallo è una femminista autonoma che a partire dall’incontro con le donne in dialogo ha provato a generare una vita migliore per le donne in varie parti del mondo. Si è laureata in Filosofia presso l’Università La Sapienza e ha un dottorato in Studi Latinoamericani presso l’Unam del Messico, si occupa principalmente di storia delle idee femministe e cerca di comprendere gli elementi di ogni cultura nella costruzione del femminismo, inteso come azione politica “per le donne” e registrare le reazioni che suscitano nel mondo accademico, politico e della vita quotidiana. Innamorata delle arti plastiche, cerca nelle opere artistiche espressione di piacere e forza d’essere donne; narratrice, nei suoi personaggi ha la possibilità di proporre altri punti di vista sulla realtà che non siano misogini; viaggiatrice, dà valore ai passi delle donne e all’incontro in un mondo che appartiene a loro. Tra i suoi romanzi ricordiamo: Estar en el mundo; Marcha seca; La decisión del capitán, tra gli altri. Il suo libro di racconti Verano con lluvia è stato letto da femministe di vari paesi e ha ricevuto buona critica. Tra i suoi libri di ricerca: Garífuna, Garínagu, Caribe (sulla storia del popolo garifuna);  Ideas Feministas Latinoamericanas (una storia delle idee femministe in America Latina); , Saharaui, el pueblo del sol  (riflessione sulla storia del popolo Saharawi per trent’anni in esilio in Algeria).  Nata a a Siracusa, 1956. Vive in Messico dal 1979.

Riguardo il macchinista

Lucia Cupertino

LUCIA CUPERTINO (1986, Polignano a Mare). Antropologa culturale, poetessa e traduttrice. Ama anche mettere le mani nella terra e sta cercando di apprendere agricoltura naturale e strumenti della transizione culturale. Vive piacevolmente nel Sud del Mondo, attualmente tra Colombia e Italia. Scrive in italiano e spagnolo e suoi lavori sono apparsi in riviste e antologie italiane e internazionali, specialmente dell’America latina e una selezione tradotta in albanese sulla rivista Poeteka. Ha pubblicato: Mar di Tasman (Isola, Bologna, 2014), Non ha tetto la mia casa (Casa de poesía, San José, 2016), sua antologia poetica in versione bilingue italiano-spagnolo, il libro-origami Cinco poemas de Lucia Cupertino (Los ablucionistas, Città del Messico, 2017). Ha tradotto e curato 43 poeti per Ayotzinapa. Voci per il Messico e i suoi desaparecidos (Arcoiris, Salerno, 2016) che ha ricevuto una menzione critica nel Premio di traduzione letteraria Lilec dell’Unibo. Cofondatrice della web di scritture dal mondo www.lamacchinasognante.com, con la quale promuove iniziative culturali e letterarie in Italia e all’estero.

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