Escrevo da Montese destruida (Tullio Bugari)

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Ho un debito con Julio.

Un paio di anni fa pubblicò su Sagarana un estratto del mio libro “In bicicletta lungo la Linea Gotica”, sulle strade della seconda guerra mondiale; in quel frammento citavo qualcosa dei soldati americani e Julio osservò: “Non ci furono solo gli americani ma tanti altri, dimenticati, come la Forza di spedizione brasiliana.”

Ora ho voluto fare un gioco: ho ripreso corrispondenze di guerra e testi storici, in italiano e in portoghese, e li ho smontati e ricomposti tra loro. Gioco con le parole e mescolo le due lingue. Mi piace pensare che Julio avrebbe apprezzato.

È un gioco serio. Lo dedico a quei ragazzi di venti anni, che settanta anni fa esatti, erano a combattere sui monti tra qui, Modena e Pistoia; in particolare la battaglia di Montese, negli stessi giorni di questo mese.

 

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Escrevo da Montese destruida. Montese non esiste più. Nessuna casa intatta, solo ora podemos avaliar l’effetto terribile dei colpi de artilharia. Montese è una cidade deserta, envolta em ruinas. Case in frantumi; macchie di sangue testimoniano la violenta battaglia.

Desde que la battaglia iniziò, a população scomparve. Invano ho cercato un abitante: porte destroçadas, letti vuoti, camere em desordem.

La torre per metà distrutta, il cimitero danificado. Carri armati distrutti, pareti cadute, una bomba de aereo inesplosa. Macerie e silenzio. O silêncio degli uomini cansados: este é Montese.

I brasileiros hanno vinto sui nazisti, un combattimento verdadeiramente épico, scontri de casa em casa, tra gli uccisi e i feriti muitos nostri combattentes.

Ragazzi de vinte anos, giunti sull’Appennino despreparados; oltre agli alemanni, altri due inimigos: o frio e la montagna; molti si ammalarono de pulmonite e pleurite; l’equipaggiamento fornecido dagli americani revelou-se inadeguato, e le armi parevano fazer parte de um stock muito vecchio. Arrivavano dall’altro capo del mondo para lutar por uma causa nota a todos, ma senza uma verdadeira motivazione ideologica.

Terminada la guerra il bilancio fu: 239 dias de battaglia; 457 morti e desaparecidos, 16 dispersi, 2.720 feriti e 38 prisioneiros de guerra. Catturarono 20.573 prigionieri e 80 cannoni, 1.500 viaturas e 4.000 cavalos. Combatterono contro três divisões fascistas (Italia, Monte Rosa e San Marco) e dez divisões alemanne. Gli aerei fecero 1.738 voli, fino al Brennero e in Austria, 445 missioni e 2.456 decolli para ofensivas.

Con il loro simbolo, un cobra che fuma, videro luoghi che le mappe non segnalavano: Ca’ Berna, Madonna dell’Acero, Montilocco, Mazzancana, Ronchi di Sopra, Bombiana, Guanella, Vidiciatico, Cravullo, Castellaccio, Ca’ d’Orsino, Montaurigola, Gaiano, Lizzano in Belvedere, Gaggio Montano, Marano, Sassuolo, Vignola, S. Ilario d’Enza, Montecchio, Neviano. Fornovo. Gli abitanti di quei luoghi agradeciam como podiam: offrivano uova.

I brasileiros si fermarono in quei paesi e fu una rivoluzione culturale e politica. Il longo contacto tra popoli differentes non portò solamente destruição, ci fu anche convivenza tra abitanti e militari, e nascimento de amicizia, e relações de afeto che dopo la guerra deram em casamento.

In Brasile furono scritte canzoni. La “Canção do Expedicionario” parla com saudade di quanto i soldati avevano lasciato a casa.

Ogni anno, a Montese, unica cidade al mondo con luoghi dedicati al Brasile (uma praça, uma rua, dois monumentos e uma sala do Museu), giungono brasileiros per partecipare alla festa della Liberação.

 

 

 

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Liberamente ricomposto da un reportage di guerra, da Montese, di Egydio Squeff (vedi in rete: www.cmfrignano.mo.it/download_carlino_878.aspx)

 

e dai due testi: “A Montese e Monte Castello, i successi più significativi” di Walter Bellisi; “E il cobra si mise a fumare…” di Dulce Rosa Rocque, disponibili all’indirizzo: http://www.musibrasilnet.it/archivio/Sette/BrasileInGuerra.htm

 

Vedi in rete anche il portale della FEB: http://www.portalfeb.com.br/tcc-para-a-etec-conego-jose-bento-jacareisp/

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Tullio Bugari è nato a Jesi nel 1952, in una casa di campagna che oggi non c’è più: tolta di mezzo per far posto ad una strada. Laureato in filosofia a Roma a metà degli anni Settanta, nella sua vita reale si è occupato per molti anni di ricerca sociale, formazione, intercultura e raccolta di storie; negli ultimi anni ha pubblicato: nel 1999, insieme a Giacomo Scattolini, “Izbjeglice/Rifugiati, storie di gente della ex-Jugoslavia”, con un racconto di Predrag Matvejevic (ed. Pequod, Ancona); nel 2000, “Itinerari, storie di viaggio dentro al mondo”, racconti di migranti raccolti nelle Marche, in Catalogna, in Svezia e in Germania (programma europeo Comenius); nel 2004, “Parole condivise” (Franco Angeli, collana La Melagrana), il racconto a più voci di un’esperienza di accoglienza scolastica dei minori stranieri nelle scuole di Ancona; nel 2007 e nel 2008 le due antologie Alfabetica, dedicate ai poeti e scrittori migranti che hanno partecipato a Jesi ad “Alfabetica, incontri letterari con i nuovi autori in lingua italiana”; nel 2011, il romanzo “La ragazza che corre” (affinità elettive, Ancona); nel 2011, insieme a Giacomo Scattolini, “Jugoschegge, storie e scatti di guerre e di pace” (Infinito edizioni); nel 2013, “In bicicletta lungo la Linea Gotica”, in viaggio con la Staffetta della Memoria dal Tirreno all’Adriatico (Infinito edizioni). Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati sulla rivista on line Sagarana diretta da Julio Monteiro Martins.

 

Foto in evidenza di Melina Piccolo.

Foto dell’autore a cura di Tullio Bugari.

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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