Fino a quando dobbiamo morire per farvi sapere che siamo malati di Moria? – Lettera di Majeda Al Hakam, a cura di Nawal Soufi

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 Tramite Nawal Soufi, pubblicata sul suo profilo Facebook il 13-8-2020

1h ·

Lettera dall’inferno di #Moriacamp.

Una carissima amica che vive dentro il campo di Moria, mi ha scritto queste parole dopo che un uomo ha fatto irruzione nella sua tenda ieri sera. Non racconterò i dettagli di cosa  è successo, ma mi limiterò a pubblicare la lettera che mi ha scritto.

Ogni giorno che passa della mia vita, la quantità delle parole diminuisce come diminuisce il numero dei temi che evoco, s’ingrandisce la dimensione della tristezza dentro di me e crescono le rovine. E credo che arriverà un giorno, che non sarà lontano, nel quale interloquirò con chi è accanto a me solo con un cenno della testa o con una lacrima. Dobbiamo, per rimanere in Grecia e perché ci aiutino ad avere la protezione internazionale, avere malattie complicate. Avere un cancro, una paralisi da arresto cerebrale sono i preferiti.
Non c’è una farmacia che vende il dolore come Moria.
I bambini di Moria convivono con i pidocchi, la scabbia.. Hanno un’immunitá alta contro le malattie.
Urinano in bagni sporchi. Dormono su vecchie e dure coperte ma la nostra salute si fortifica.
Il Covid ha visitato tutti i posti e palazzi e non si é azzardato ad entrare nel campo di Moria.
Perché la morte è la salvezza della vita e gli ospiti di Moria sono maledetti: nemmeno la morte li vuole.
I bambini di Moria non mangiano biscotti né cioccolata. Corrono senza meta precisa.
Condividono il gioco del nascondino.
I loro giocattoli preferiti sono le sedie a rotelle che portano per i malati ed i paralizzati. Gli uni spingono gli altri sulle discese. La loro infanzia è rubata e sarà ripristinata solo se avranno una malattia seria: cuore aperto ed epilessia o diabete.
A quel momento e solo in quel momento, l’Unione Europea può avere pietà per l’infanzia rubata.
Fanno sì che le madri augurino le malattie ai propri figli.
Le donne di Moria si siedono sulle rovine e dicono che il figlio di Tizia è molto malato, le daranno il permesso aperto.
Le donne di Moria augurano la morte e la malattia.

Non hanno un salotto, non sognano di ricevere ospiti. Aspettano solo la malattia come se fosse un invitato gradito che magari volerà e li porterà lontani da questo posto.
Oggi ho deciso di andare all’ufficio amministrativo del campo di Moria e di chiedere loro di aprire l’ozvais.
Mi hanno chiesto se sono malata o se uno dei miei figli fosse malato.
Ho risposto che sono io la malata: ho perso la mia umanità, ho perso la mia dignità, la dignità dei miei figli depressi.
Mio figlio Adam ha cercato di suicidarsi e l’avete salvato, io ho cercato di suicidarmi in prigione e mi avete salvata. Mia figlia subisce molestie tutti i giorni e i miei figli ospitano i pidocchi nei loro capelli e la scabbia sulla loro pelle.
Signori, nell’anticamera della mia vita c’è un mazzo di sogni essiccati e una tristezza enorme.
Ci deve essere una diagnosi ospedaliera per farvi sentire il nostro dramma?
Siamo malati: chi vive in queste rovine è malato, chi si augura la malattia è malato, e chi proclama la pazzia è pazzo.
Fino a quando dobbiamo morire per farvi sapere che siamo malati di Moria?
Invidiamo gli uni gli altri il tipo di malattia.
Maledetta malattia! Vieni e prendici!
Umanità dacci un po’ di Covid per morire e lasciare questo posto.
Ho scritto ciò e ho deciso di entrare in una profonda depressione.
Smetto di mangiare sperando che mi facciano un rapporto quando il mio peso sarà di venti kg magari.
Magari mi considereranno come una disabile e sarò un caso speciale.

In questo periodo non ti devo parlare così peggiorerà il mio stato e scenderá il mio peso.
Nawal, stammi bene, figlia mia. Ti amo tanto, abbi cura di te e prega per me.

 

As every day of my life goes by, the quantity of words decreases as the number of themes I evoke decreases, the dimension of sadness inside me grows and the ruins grow. And I believe that a day will come, which will not be far away, in which I will speak with those next to me only with a hint of the head or with a tear.
To stay in Greece and to help us to get international protection, we need to have complicated diseases. Having cancer, cerebral arrest paralysis are the favorites.
There is no pharmacy that sells pain like Moria.
The children of Moria live with lice, scabies ..
They have a high immunity against disease.
They urinate in dirty bathrooms. They sleep on old and hard blankets but our health is strengthened.
The covid visited all the places and buildings and did not dare to enter the Moria camp. Because death is the salvation of life and Moria’s guests are cursed: not even death wants them.
The children of Moria do not eat cookies or chocolate.
They run aimlessly.
They share the game of hide and seek.
Their favorite toys are the wheelchairs they carry for the sick and paralyzed. Some push the others on the slopes.
Their childhood is stolen and will only be restored if they have a serious illness: open heart and epilepsy or diabetes.
At that moment and only in that moment, the European Union can have pity for the stolen
childhood.
They make mothers wish their children disease.
The women of Moria sit on the ruins and say that that lady’s son is very ill, they will give her open permission.
The women of Moria wish death and sickness.
They don’t have a living room, they don’t dream of receiving guests. They just wait for the disease as if it were a welcome guest who maybe will fly and take them away from this place. Today I decided to go to the administrative office of the Moria camp and ask them to open the ozvais.
They asked me if I am sick or if one of my children was sick.
I replied that I am the sick one: I have lost my humanity, I have lost my dignity, the dignity of my depressed children.
My son Adam tried to commit suicide and you saved him, I tried to commit suicide in prison and you saved me. My daughter is harassed every day and my children harbor lice in their hair and scabies on their skin.
Gentlemen, in the anteroom of my life there is a bunch of dried dreams and enormous sadness.
Does there have to be a hospital diagnosis for you to feel our drama?
We are sick: those who live in these ruins are sick, those who wish for disease are sick, and those who proclaim madness are mad.
Until when do we have to die to let you know that we are sick of Moria? We envy each other the type of disease.
Damn sickness! Come and get us!
Humanity, give us some Covid to die and leave this place!
I wrote this and decided to go into a deep depression.
I stop eating, hoping that they will report me when my weight is maybe twenty kg.
Maybe they’ll consider me disabled and I’ll be a special case.
During this time I don’t have to talk to you so my condition will worsen and my weight will
drop.
Nawal, take care, my daughter. I love you so much, take care of yourself and pray for me.

Majeda Al Hakam.

 

Per saperne di più sulla situazione sull’isola di Moria e sul percorso dell’attivismo di Nawal Soufi, leggere questo articolo https://www.agoravox.it/Non-da-Sanremo-Nawal-Soufi-donna.html  e seguire i suoi profili su Facebook e Twitter.

 

Immagine di copertina: Foto dal profilo di Nawal Soufi.

 

 

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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