Faccia a Faccia – Atto unico di Patrizio Cigliano, Scena Prima, con introduzione dell’autore (a cura di W. Valeri)

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PATRIZIO CIGLIANO

FACCIA A FACCIA

 

Finalista Premio Enrico Maria Salerno 2002
Premio Speciale Giuria Popolare “Enrico Maria Salerno” 2002 3° Premio Vallecorsi 2003

Premio “Enrico Maria Salerno” per la Drammaturgia

VIII Edizione – 2002

“Faccia a Faccia”

di Patrizio Cigliano

Finalista Premio Enrico Maria Salerno 2002. Premio Speciale della Giuria Popolare.

MOTIVAZIONE

Interrogatorio in un bunker. Il riferimento geo-politico è certamente il Medio Oriente, ma Cigliano, anagrammando tutti i nomi di luoghi ed evitando riferimenti troppo circoscritti, allarga il tema a livello universale, metaforico. E il dramma diventa epico, eterno, contro ogni tipo di guerra, terrorismo e fanatismo. E troviamo due personaggi “tòpoi”. Opposti, ma identici. Da una parte, un anziano Generale, minaccioso e inflessibile; dall’altra, un giovane intellettuale e poeta, che resiste e protesta innocenza. Capo d’accusa: terrorismo. Potremmo trovarci di fronte al dramma di un Garcia Lorca (palestinese) affidato alla ferocia di un franchista-falangista (israeliano). Ma la bravura di Cigliano sta proprio nell’aver saputo evitare la trappola del dramma a tesi precostituita, e nell’aver costruito un testo in cui tutto è affidato allo scontro vitale delle emozioni e delle passioni dei personaggi, più che all’arida dialettica delle opposte convinzioni. Nel nostro presente storico, la contrapposizione dei popoli ha la cadenza cupa e grigia del bollettino di morte e il dramma che ne scaturisce può assurgere a dimensione di tragedia a due condizioni: che gli atti dei due popoli siano necessitati da un Destino che domina ogni singola scelta; e che, nel contempo, qualcuno – “l’eroe” – si ribelli e scelga la morte come rivolta contro il Destino, lo Stato o Dio (qualunque nome egli abbia). “Faccia a Faccia” si muove in questa direzione: il Generale rivela di sé, nel corso del dramma-interrogatorio, un lato inatteso: egli esige la verità e nel contempo combatte una personale battaglia per salvaguardare i diritti minimi dell’accusato, per imporre una regola di comportamento superiore a entrambi, inquisito e inquisitore. Carica su di sé l’onere della prova, vuole restituire dignità umana al presunto terrorista. Di fronte all’ineluttabilità della fine del prigioniero (innocente, colpevole, comunque sia da là dentro non si esce), soggiogato da un sistema di giustizia militare che tortura e uccide il sospettato, il Generale si ribella come un eroe tragico, testimonia con la sua morte il proprio “no” al comune, orribile disegno della contrapposizione violenta. Cigliano, poeticamente, amplifica quel “no” che per ora è sulla carta, ma che vorremmo sentir suonare sulla labbra, oggi serrate, di Generali e Kamikaze.

Roma, Teatro Valle, 28 Settembre 2002.

“Faccia a Faccia”

La storia.

“Faccia a Faccia” non è una storia politica. Un carceriere di lunga esperienza riceve in affidamento un prigioniero. E’ ritenuto un terrorista. Non “militante” ma “intellettuale”. Si ritiene sia un poeta che con le sue poesie pubblicate in Internet, ha creato una fitta rete di pensiero e di sostegno non armato al proprio ideale. Il prigioniero nega. Ma il colonnello si dimostra speciale: non è un violento, e ha intenzione di non sopprimere la corrente di pensiero ormai affermata, ma di utilizzarla – previi i compromessi del caso – per un tentativo “moderato” di cambiare le cose. La sua buonafede spinge il prigioniero ad ammettere di essere effettivamente quel poeta, ma nega ogni coinvolgimento con la guerriglia. Il colonnello ci crede. Tra i due nasce una “sospettosa” fiducia reciproca. Si scoprono molto affini, seppure diversissimi politicamente. Uniti dalla passione per la poesia e la cultura in genere. Si incrociano a recitare in metrica passi dell’Iliade, ognuno vedendoli con gli occhi del suo popolo. L’ipotesi di collaborazione sembra non così remota. Ma i metodi morbidi del colonnello non piacciono ai gerarchi che lo allontanano per qualche giorno, torturano il prigioniero e uccidono sua moglie. Il colonnello non crede ai suoi occhi, s’infuria col responsabile di quel massacro, perora la sua tesi “moderata”, difende il giovane poeta. Ma contro ogni sospetto, il prigioniero, ormai morente, gli vomita addosso tutto il suo rancore e il suo odio, supponendo che dietro quello scempio ci sia l’approvazione del colonnello. In un delirio di rivendicazioni e spasimi, ammette la sua appartenenza alla guerriglia, sputtanando il passato tutt’altro che moderato del colonnello. Muore.

Il testo ha due finali tra cui scegliere per l’allestimento:
nel primo, il colonnello non ha scelta. Il tentativo più nobile di contribuire alla pace è fallito, così come la sua posizione militare (e umana) è seriamente compromessa. I gerarchi del terrore potranno bearsi del suo fallimento e perpetrare altri massacri. Non c’è più scampo. Per tutto. Prende la sua pistola d’ordinanza, se la punta in bocca e preme il grilletto. Due “estremi” uguali anche nell’Epilogo Epico, eroico.
Nel secondo finale, il Colonnello si scrolla velocemente di dosso il bruciante fallimento e torna alla sua vita militare consapevole del fatto che, nell’impossibilità di cambiare le cose, tanto vale far finta di niente. La routine della Morte.

“Faccia a Faccia” non è una storia politica. E non è neanche un testo “ideologicamente schierato”. E il ricorso ai nomi anagrammati o inventati vuole rifarsi alla metafora già utilizzata da Chaplin nel “Grande Dittatore”. Certamente non sarà difficile risalire alla realtà cui il testo si aggancia, ma forse permetterà di parlare di Guerra in maniera più ampia e assoluta, avulsa dal quotidiano e storico. “Faccia a Faccia” è forse quello che vorremmo accadesse davvero, su grande scala. E’ un incontro di “diversi”. Diversi non per “scelta” ma per “tradizione”: perché cresciuti in mezzo all’odio, alla guerra, alla cieca mancanza di tolleranza, comprensione e dialogo. In mezzo a una guerra che ormai non ci stupisce più perché è di (ormai indifferente) compagnia in tutti i telegiornali, tutti i tabloid, tutti i possibili approfondimenti, e che sentiamo negligentemente lontana, indipendentemente dalla parte del mondo in cui si sta svolgendo. Ho pensato a come far entrare in comunicazione due personaggi così scottanti. E ho trovato rassicurante appiglio nella cultura, l’arte, la poesia, la sensibilità… insomma il cuore, le emozioni! “Faccia a Faccia” vuole raccontare e raggiungere l’emozione, ma senza trovare necessariamente un “buono e un cattivo”. Per questo, ho voluto che si incontrassero due caratteri in fondo “analoghi” anche se di opposte fazioni. Che scattasse in loro una complicità graduale, una fiducia reciproca “supposta”. Ho voluto, ad esempio, che si trovassero assolutamente identici nella passione per Omero e il Greco antico, e che si soffermassero a declamare a memoria versi dell’Iliade per trovarsi “uniti” in una dimensione “altra” e “alta” nello stesso tempo. Ma non ho voluto che fossero due “buoni”. Ho cercato di equipararli anche per gli elementi negativi: sarebbe troppo facile far soccombere un povero innocente prigioniero sotto le grinfie di un carceriere spietato! Così Salèm e Shayk non sono né buoni né cattivi. Fondamentalmente sono uguali. Ognuno con i suoi scheletri nell’armadio, perché non ho ritenuto giusto “salvarne” uno solo e non ho voluto prendere una posizione precisa. Mi interessavano le loro anime, i loro cuori e non i loro colori politici. Sono due “diversi identici”, due ossimori, che si incontrano e che forse potrebbero davvero unirsi. Ma la loro unione darebbe una visione “conclusiva”, e se non riesce a darla la Storia, di certo non saprei farlo io.

Patrizio Cigliano

 

“FACCIA A FACCIA”

Tutti i nomi di luoghi sono anagrammati o inventati:

PALESTINA: ISRAELE: ALGERIA: SIRIA: KUWEIT: BEIRUT: TULKAREM: NÀBLUS: SHEKHEM: JAFFA: ITALIA: GERMANIA:

SAPALÈNTI LERÈSIA GELARÌA RÌSIA TIEVÙK TÙRIEB LÀMTUREK SALBÙN MEHKÈSH FAJÀF BATÀLIA TOMÀNIA

PERSONAGGI:

SHAYK Prigioniero Sapalentése. SALÈM Colonnello Leresiàno.

 Il materiale poetico è stato tratto da diversi Siti Internet. ALCUNE PRONUNCE:

Sapalènti; Lerèsia; Shaìk; Salèm; Al-Adèl; Atràsh; Farìd; Menoràh; Tiewùk; Gelarìa; Riàsi; Batàlia; Tomània; Sàfia; Fajàf; Dàrwish; Kalèd; Kàlef.

 

“FACCIA A FACCIA”

SCENA 1

Buio. Silenzio assoluto. Assolve il battito di un cuore. Cresce un brusio incomprensibile, bisbigliato, tenue, sui fiati. Sale una luce debole che illumina il prigioniero in piedi, col fiatone, occhi sbarrati, tremante di paura. Ascolta i bisbiglii. La luce sfuma fino al buio. Ma risale immediatamente: nella stessa posizione e con lo stesso atteggiamento del prigioniero, c’è ora il colonnello. La luce sfuma. Ma si rialza ancora: i due sono in piedi, immobili, si guardano. Battito del cuore. Bisbiglii soffocati sempre più presenti. Lontano si sente un lamento di donna. Lenta dissolvenza al buio.

Luce. Due sedie. Una lampadina pende dal soffitto. Un tavolino piccolissimo. Un armadietto di ferro, vecchio, arrugginito. Sul tavolino: una pistola, una bottiglia di whisky, un bicchiere, una Menorah a 7 bracci. Tutto si svolgerà in questo ambiente. La luce entra tagliata dalle fessure degli scuri semi-chiusi. Una porta di ferro, delimita l’entrata nella stanza-bunker. Shayk, il prigioniero, è ammanettato dietro la schiena. Seduto. In terra vicino a lui, il cappuccio che gli copriva il capo. I due si guardano, si studiano. Hanno il fiatone. Salèm, il Colonnello, beve un sorso di whisky e attacca con vigore. L’interrogatorio è fortissimo, brutale, violento e velocissimo.

SALÈM     Nome.

SHAYK     Shayk Shabab.

SALÈM    Età.

SHAYK    30.

SALÈM     Nazionalità?

SHAYK      Sapalènti.

SALÈM      Sei stato arrestato in un rastrellamento a Làmturek.

SHAYK      Ma va?

SALÈM     Eri armato.

SHAYK       …Non è vero! … Che vuoi da me?

SALÈM        Dammi del lei!

SHAYK        Mi ucciderete?
SALÈM         Le domande le faccio io!

 

Pausa. Salèm prende il candelabro a 7 bracci e lo avvicina al volto di Shayk che teme una qualche tortura col fuoco.

SALÈM     Nome.
SHAYK     Shayk Shabab.
SALÈM      Età.

SHAYK      30.
SALÈM      Da dove vieni?
SHAYK      Làmturek.
SALÈM      E prima?
SHAYK      Ero nei “Paesi Ricchi”.
SALÈM     Che facevi?
SHAYK     …Impiegato.
SALÈM     Che genere d’impiego?
SHAYK     Traduttore.
SALÈM     Cosa traducevi?
SHAYK      Brochure, corrispondenza.
SALÈM     Per chi? Un ufficio governativo?
SHAYK     (piano) No.
SALÈM     Servizi segreti?
SHAYK     (piano) No.

SALÈM     Esercito? Alza la voce!
SHAYK    (più forte) No.
SALÈM   Per chi lavoravi?
SHAYK     Una compagnia di assicurazioni.
SALÈM    E che traducevi?
SHAYK     … Polizze.
SALÈM     Che polizze?
SHAYK    …Di assicurazione! …Che volete da me?

 

SALÈM    Qui le domande le faccio io!
SHAYK     (piano) Cazzo.
SALÈM    Che hai detto?

 

SHAYK     (piano) Niente.
SALÈM    Che hai detto??
SHAYK     (piano) Niente.
SALÈM   (forte) Che hai detto???

 

SHAYK     Ho detto cazzo.

 

SALÈM    Non lo puoi dire.

 

SHAYK     Scusa.
SALÈM    Dammi del lei.

 

SHAYK     Scusi.

 

SALÈM    Più forte.

 

SHAYK     SCUSI.

SALÈM    Nome.
SHAYK     Shayk Shabab.

 

SALÈM    Età.

 

SHAYK     30.
SALÈM   Da dove vieni?

 

SHAYK    Làmturek.
SALÈM     Che lavoro fai?

 

SHAYK      Traduttore.
SALÈM    Di chi è questo quaderno?

 

SHAYK     Mio.

 

SALÈM    Sicuro?
SHAYK     E’ mio.
SALÈM    C’è scritto un altro nome.
SHAYK     Lo so.
SALÈM    Come ti chiami?
SHAYK    Shayk Shabab.
SALÈM    Di chi è questo quaderno?
SHAYK     Mio.
SALÈM    Di chi è questo nome?
SHAYK     E’ di…
SALÈM    Di chi è quest’indirizzo?
SHAYK     (piano) Del droghiere di mia madre.
SALÈM    Voce!
SHAYK     Dove mia madre fa la spesa.
SALÈM    …Non scherzare.
SHAYK     No.
SALÈM    Di chi sono questo nome e quest’indirizzo?
SHAYK     Del droghiere dove mia madre fa la spesa.
SALÈM    Come si chiama?
SHAYK     Il droghiere?
SALÈM    Come si chiama??
SHAYK     Non mi ricordo.
SALÈM   Non ti ricordi?
SHAYK    Per questo l’ho appuntato.
SALÈM    Perché l’hai appuntato?
SHAYK     Perché mi indichi la casa di mia madre.
SALÈM    Non conosci la casa di tua madre?
SHAYK     No.
SALÈM    Non la conosci?
SHAYK     No.
SALÈM    Non la conosci?
SHAYK     Non la conosco.
SALÈM     Perché?
SHAYK      Sono un profugo!

 

Pausa. Sentiamo un respiro.

 

SALÈM     Sei un terrorista?
SHAYK      …No.
SALÈM    Dove abita tua madre?
SHAYK    Vicino al droghiere.
SALÈM    Dove?

SHAYK     Vicino all’indirizzo che c’è scritto.

SALÈM    Non lo vuoi dire?
SHAYK     Non lo so!
SALÈM     Perché non lo sai?
SHAYK      Sono partito per i “paesi ricchi” 5 anni fa. Mia madre si è trasferita lì dopo che mio padre è morto.
SALÈM    Come è morto tuo padre?
SHAYK     L’hanno ammazzato.
SALÈM    Era un terrorista?
SHAYK     No.
SALÈM     Perché l’hanno ammazzato?
SHAYK      Una mina anti-uomo.
SALÈM     Dove si è trasferita tua madre?
SHAYK     A Salbùn.
SALÈM    A Mekhèsh.
SHAYK     Salbùn.
SALÈM    Mekhèsh.
SHAYK    E’ la stessa cosa.
SALÈM    No. Per la il Grande Libro è Mekhèsh.
SHAYK    …Lo so.
SALÈM    Perché tua madre si è trasferita a Mekhèsh?
SHAYK     Salbùn le piace.
SALÈM     Perché Mekhèsh le piace?
SHAYK     Perché a Salbùn ci sono molti parenti.
SALÈM    Perché hai lasciato i “paesi ricchi” per andare a Mekhèsh?
SHAYK     Sono andato a Salbùn perché mio padre è morto.

SALÈM     Quando è morto? Parla forte.
SHAYK     2 anni fa.
SALÈM    Perché hai aspettato 2 anni?
SHAYK     (piano) Perché…

SALÈM    Voce!
SHAYK     Aspettavo il “ricongiungimento familiare”.
SALÈM     Tua madre ha chiesto il “ricongiungimento familiare”?
SHAYK      Sì.
SALÈM     Perché?
SHAYK     Perché è morto mio padre!

 

Pausa. Hanno il fiato corto, teso. Da lontano, urla incomprensibili di donna. Si guardano. Salèm beve altro whisky e riparte.

 

SALÈM    Nome.
SHAYK     …Shayk …
SALÈM    Età.
SHAYK     30.
SALÈM    Professione.
SHAYK     Traduttore.
SALÈM     Professione.
SHAYK     Traduttore.
SALÈM    Perché vuoi andare a Mekhèsh?
SHAYK     Perché c’è mia madre, a Salbùn.
SALÈM    Che volevi fare a Mekhèsh?
SHAYK    A Salbùn volevo cercare un lavoro.
SALÈM    Che lavoro?
SHAYK     Uno qualsiasi.
SALÈM    Sei un terrorista?
SHAYK      …No.
SALÈM     Sei mai stato un terrorista?
SHAYK     No.
SALÈM     Vuoi diventare un terrorista?
SHAYK     No.
SALÈM   Da quanto non vedi tua madre?
SHAYK    5 anni.
SALÈM    Che hai fatto in questi 5 anni?

SHAYK     Traducevo per una compagnia di assicurazioni. Ho i documenti per provarlo.

SALÈM    Possono essere falsi.
SHAYK     Non lo sono.
SALÈM    Che hai fatto in questi 5 anni?
SHAYK     Te l’ho appena detto!
SALÈM    Dammi del lei!

Lo colpisce. Pausa.

 

SHAYK     …Gliel’ho appena detto.

SALÈM    Ripetilo.
SHAYK     Il traduttore per…
SALÈM     Sei stato in Gelarìa?

SHAYK      … Sì.    Perché?  E’ vietato?
SALÈM    Che hai detto?
SHAYK     Niente.
SALÈM     Che hai fatto in Gelarìa?

SHAYK     Niente.
SALÈM     Perché ci sei andato? Parla!

SHAYK     Sono un profugo!

Pausa. Ancora il respiro.

 

SALÈM     …Hai incontrato i terroristi Gelarìni?
SHAYK      No.
SALÈM     Hai lavorato per i servizi segreti Gelarìni?

SHAYK     No.

SALÈM     Perché sei andato in Gelarìa?
SHAYK      Per visitarla.
SALÈM    Non scherzare.
SHAYK     Volevo vederla.
SALÈM    Poi?
SHAYK     Niente.
SALÈM    Sei andato in Riàsi?
SHAYK     Sì.
SALÈM    Perché?
SHAYK     Per visitarla.
SALÈM    Non scherzare! …Perché sei andato in Riàsi?

SHAYK     Sono un profugo.
SALÈM     Quanto sei stato in Gelarìa?
SHAYK    Un mese.
SALÈM    Quanto sei stato in Riàsi?
SHAYK     3 mesi.
SALÈM     Che hai fatto in Riàsi?
SHAYK     Ho iniziato a preparare la tesi di laurea.
SALÈM     Sei laureato?
SHAYK     No. Manca la tesi.
SALÈM     Nome.
SHAYK    Shayk Shabab…
SALÈM    Età.
SHAYK     30.
SALÈM     Professione.
SHAYK     Traduttore.
SALÈM     Professione.
SHAYK     Traduttore.
SALÈM     Professione.

SHAYK    Traduttore.

SALÈM     Come hai fatto a lasciare il tuo lavoro per tre mesi?

SHAYK     Mi hanno licenziato.
SALÈM    Perché?
SHAYK     Non lo so.
SALÈM     Non lo sai?
SHAYK     (piano) Non lo so.
SALÈM    Alza la voce! Perché ti hanno licenziato?
SHAYK    NON LO SO!
SALÈM     Perché ti hanno licenziato?
SHAYK     Perché sono Sapalentese!!!

Pausa. I loro fiati, tesi, spezzati. Salèm si versa altro whisky. In lontananza, ancora le urla della donna. Stavolta più comprensibili: due voci femminili: “No. Lasciatemi!” – l’altra voce: “Apri le gambe. Apri le gambe, troia!” – La prima voce urla a squarciagola.

SALÈM     Ti hanno licenziato perché hai abbandonato il lavoro per tre mesi per andare in Riàsi, vero?
SHAYK     No. Ci sono andato dopo il licenziamento.
SALÈM     Era la prima volta?

SHAYK     No.
SALÈM    …Eri già stato in Riàsi?
SHAYK     Sì.
SALÈM     Quando?
SHAYK     2 anni fa.
SALÈM     Perché?
SHAYK     Per vedere mia madre.
SALÈM     Perché?
SHAYK     Era appena morto mio padre.
SALÈM    Quindi eri in Riàsi?
SHAYK     No. Ero nei “Paesi Ricchi”. Mi ha spedito un telegramma e l’ho raggiunta.

SALÈM     Perché in Riàsi?

SHAYK      Stava da mio zio.
SALÈM    Tuo zio è un terrorista?
SHAYK     No. Ha una fabbrica di tappi di sughero.
SALÈM     Tua madre è Riàsina?
SHAYK     No. E’ Sapalentese. Come mio zio.
SALÈM     Perché tuo zio è in Riàsi?
SHAYK      Era un profugo. Si è stabilito lì.
SALÈM     Quanto sei rimasto in Riàsi?
SHAYK     2 mesi.
SALÈM     Prima hai detto 3.
SHAYK      3 mesi quando sono andato a visitarla la seconda volta.
SALÈM     E la prima volta?
SHAYK      2 mesi.
SALÈM    E il lavoro?
SHAYK     Ho preso le ferie.
SALÈM    2 mesi di ferie?
SHAYK     Sì.
SALÈM     Non è possibile!
SHAYK     Le ferie di due anni.
SALÈM    Non ne avevi mai prese?
SHAYK     No. Mi piaceva, il mio lavoro. Non mi pesava.
SALÈM    Che hai fatto in quei 2 mesi?
SHAYK     Sono stato con mia madre. Abbiamo deciso che avrebbe chiesto il “ricongiungimento familiare”.
SALÈM    Perché?
SHAYK     Per stare con lei!
SALÈM    Dove?
SHAYK     … Vicino al droghiere!
SALÈM    (dopo una pausa, serissimo) Non scherzare!

Si fissano pericolosamente.

 

SALÈM    …Volevi lasciare i “Paesi Ricchi”?

SHAYK      Sì.
SALÈM    Hai detto che ti piaceva il tuo lavoro.

SHAYK     E’ così.

SALÈM     Allora perché volevi andartene?

SHAYK      Volevo vedere altri posti.

SALÈM    Perché?
SHAYK     Sono un profugo.

SALÈM    Sei un terrorista?
SHAYK     No.
SALÈM    Ti piace il tuo capo?

SALÈM    Ti piace il nostro?

SALÈM     Chi ti piace?
SHAYK      (con sfida) Achille!

SALÈM    …Perché?
SHAYK     Era un uomo di guerra!
SALÈM    Ti piace la guerra?
SHAYK     A te?
SALÈM    Dammi del lei!
SHAYK     A lei? …A lei piace la guerra?

SALÈM    Sì.
SHAYK    …Sì. (si guardano. pausa)

SALÈM    No.
SHAYK .   …No!

Sovrasta tutto, un altro fortissimo urlo di donna in lontananza. L’eco è lunga. Le luci sfumano lentamente. Resta il battito del cuore. Buio.

 

 

La parte finale dell’atto unico apparirà nel numero 18 de La Macchina Sognante, il primo maggio 2020.

 

Immagine in evidenza: Opera grafica di Irene De Matteis.

 

Riguardo il macchinista

Walter Valeri

Walter Valeri, MFA, MAXT/ART Institute at Harvard University in drammaturgia. Ha fondato nel 1973 a Cesenatico la rivista Sul Porto, del fare cultura in provincia. È stato assistente personale di Dario Fo e Franca Rame dal 1980 al 1995. Nel 1981 con Canzone dell’amante infelice (Guanda) ha vinto il premio internazionale di poesia Mondello. Nel 1985 a Londra ha fondato e diretto la rivista indipendente Il Taccuino di Cary. Nel 1990 ha pubblicato Ora settima (Corpo 10) con la presentazione di Maurizio Cucchi. Ha scritto vari saggi fra cui Franca Rame: a woman on stage (Perdue University Press,1999), An Actor’s Theatre (Southern Illinois University Press 2000), Donna de Paradiso (Editoria & Spettacolo 2006), Dario Fo’s Theatre: The Role of Humor in Learning Italian Language and Culture (Yale University Press, 2008). Ha fondato e diretto dal 2000 al 2007 il Cantiere Internazionale Teatro Giovani realizzato dalla Città di Forlì e Università di Bologna. Nel 2005 ha pubblicato l’antologia di versi Deliri Fragili (BESA). Ha tradotto vari testi di poesia, prosa e teatro, tra cui RequiemTedesca di James Fenton, Carlino di Stuart Hood, Adramelech di Valére Novarina, I Ciechi di Maurice Maeterlinck, Knepp e Krinski di Jorge Goldemberg, Nessuno Muore di Venerdì di Robert Brustein. Nel 2006 ha fondato il Festival internazionale di poesia Il Porto dei Poeti. Ultimi versi pubblicati Visioni in Punto di Morte (Nuovi Argomenti, 54, 2011), Another Ocean (Sparrow Press, 2012), Ora settima (seconda edizione, Il Ponte Vecchio, 2014), Biting The Sun (Boston Haiku Society, 2014), Haiku: Il mio nome/My name (qudu edizioni, 2015; Parodie del buio (Il Ponte Vecchio, 2017); Parodie del buio (Il Ponte Vecchio, 2018)., Collabora alla rivista Teatri delle diversità e Sipario. È membro della direzione del The Poets’ Theatre di Cambridge.

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