“Due poete siriane a Parigi”: intervista ad Aicha Arnaout (Sana Darghmouni e Pina Piccolo)

falòlettrice
  1. La Macchina Sognante ti è profondamente grata, Aicha Arnaout, per aver accettato di essere intervistata in questo momento che è indubbiamente molto difficile per gli artisti siriani, specialmente due poete come te e Maram Masri che da diversi decenni vivono in esilio in Francia. Potresti brevemente raccontare i motivi che ti hanno indotta a lasciare la Siria e delineare il tuo percorso artistico in questi anni.

 

Aicha Arnaout: Benvenuta alla macchina sognante dalla quale possiamo attingere alcuni sogni sulla “via crucis” che stiamo attraversando, sogni di semi che spunteranno e matureranno un giorno. E questo non riguarda solo gli artisti siriani ma tutto quello che il nostro popolo sta soffrendo nell’epoca del ventunesimo secolo. La nostra situazione qua come siriani in Francia è considerata un paradiso se paragonata a quella della popolazione nell’interno o nelle tende di asilo.

Torno alla seconda parte della domanda: ho lasciato la Siria all’inizio del 1978, per raggiungere mio marito, l’artista Sakher Farzat, tre mesi dopo essersi stabilito a Parigi. Sakher era uno degli oppositori del regime, non apparteneva a nessun partito, e insegnava alla Facoltà di Belle Arti. Con il tempo ha cominciato a subire molestie per motivi fasulli, e quando è stato assediato da parte di alcuni esponenti del regime ha capito che la prossima tappa sarebbe stata l’arresto. Per quanto mi riguarda io ero contraria all’intervento dell’esercito siriano in Libano e all’epoca ho scritto tante poesie che venivano trasmesse in una radio mobile sotto uno pseudonimo. Capitò in quel momento che mio marito fosse in Brasile in un viaggio sovvenzionato dal Dipartimento delle Arti e della Cultura del Ministero degli Esteri brasiliano, e durante la sua assenza ricevevo a casa nostra alcuni perseguitati del partito che si era separato dal Partito comunista ufficiale pro-regime, e qualche volta aiutavo nel far passare le loro pubblicazioni da un luogo all’ altro, anche se non ero membro del partito. Col passare del tempo, ho notato che i servizi segreti hanno cominciato a controllare le entrate del nostro quartiere da entrambi i lati. Sakher è tornato in Siria per due mesi poi è partito. Dopo un mese dalla sua partenza ho ricevuto una condanna per tre anni di carcere emessa contro di lui senza alcun motivo specificato sulla carta. Allora mi sono preparata e ho lasciato il paese per raggiungerlo.

2. Sia tu che Maram Masri siete espatriate negli anni del regime di Assad padre, come tanti altri artisti che nel corso di questi anni abbiamo conosciuto e che vivono in vari paesi europei, delle Americhe. Potresti descrivere come è stato il tuo rapporto con la Francia in questi 30 anni, che accoglienza hai trovato, le possibilità che hai avuto di esprimerti artisticamente e di entrare nei circoli artistici francesi.

 

A A: Considero l’inizio della mia vita in Francia come una seconda infanzia, con tutto lo stupore che comporta l’infanzia e per tutta l’attrazione che la mia anima nutre per la conoscenza. In questo paese ho trovato fonti di sapere, di tutti i generi, che sognavo di abbracciare; la mia natura è eclettica e non mi interesso solo di letteratura. La cosa che non ci ha fatti sentire stranieri è stata una famiglia francese che ci ha abbracciati fino a diventare veramente fra i suoi membri finora, oltre ad amici francesi e siriani, e questo ha alleggerito la difficoltà dei primi anni del nostro soggiorno. Per quanto riguarda le possibilità di espressione dal punto di vista artistico, credo siano legate al vissuto e a tutte le nuove esperienze successive.

La parola “penetrare” gli ambienti artistici francesi mi crea un po’ di scompiglio, la mia natura è timida e introversa oltre a non possedere la capacità di trattare con le società classificate come élite. L’essenziale per me è scrivere, solo scrivere, invece tutto ciò che ne deriva dai protocolli del conoscere e del farsi conoscere mi terrorizza. Spesso mi presento solo con il mio nome. Anche per quanto riguarda la pubblicazione, tutti i miei libri sono stati pubblicati grazie agli amici che mi hanno fatto da tramite con le case editrici. Ho iniziato a scrivere in francese in modo intermittente -oltre all’arabo ovviamente-  fino alla prima Guerra del Golfo, periodo in cui sono stata invitata ad un seminario tenuto dalla rivista Clara e allora ho capito l’importanza per la mia poesia di essere in lingua francese per soddisfare la lingua del pubblico. Il titolo della poesia era a poesia “Silenzio…si sta uccidendo”. Era una poesia lunga, una poesia grido, e fu pubblicata nella rivista Clara più tardi, ma non credo che verrà inserita in qualche mia raccolta. In quel seminario fui notata dai responsabili dell’associazione “Messaggere del poema” e grazie a loro sono stata incoraggiata a scrivere in francese e a partecipare ai seminari. Il mio primo libro in questa lingua “Acqua e cenere” è uscito nel 2000 poi una seconda edizione nel 2001. Poi si susseguirono alcuni libri e pubblicazioni in francese, di cui l’ultimo è La Fontaine, un lungo poema le cui sezioni si intrecciano con parti della storia di Alain Gorus. Invece l’ultimo mio libro pubblicato in arabo è una raccolta poetica “La nostalgia degli elementi” del 2003 e un romanzo “Ti conduco verso gli altri” del 2006. Poi mi sono dedicata a scrivere due romanzi che non stati completati a causa di alcuni motivi privati, tra cui la morte di mio marito all’inizio del 2007, per cui il corso del mio lavoro si è trasformato in quello di archiviatrice delle sue opere e di tutti i suoi scritti. Dal 2007 al 2011 ho scritto un certo numero di poesie e di diari letterari ancora inediti intitolati “Messaggi a Sarmad” che ammontano a 1200 pagine e descrivono le mie fantasie quotidiane e i miei stati esistenziali che variano fra dolore e gioia, la mia realtà intellettuale e interattiva con tutto ciò che esiste, vivo o immobile che sia, oltre ad altri diversi scritti di circa 400 pagine che non ho messo in ordine, poiché sono stata sorpresa dalla rivoluzione siriana.

3. Il 2011 è stato segnato dalle Primavere Arabe che hanno toccato anche la Siria e dato impulso a movimenti che hanno subito molte evoluzioni nel corso degli ultimi 4 anni. Che effetto ha avuto ciò sulla tua poesia e sul tuo impegno in sostegno alle lotte all’interno della Siria? I poeti e le poete espatriate hanno cercato di fare rete per appoggiare le manifestazioni e le rivolte in Siria?  Hai usato anche la poesia come per sensibilizzare la gente a quanto stava accadendo?

 

AA: Dal 2004 sono membro dell’Associazione Revivre, che è stata istituita all’epoca per interessarsi dei vecchi prigionieri di opinione in Siria che hanno subito durante anni di lunga prigionia una tortura indescrivibile; la loro cura richiedeva un sacco di lavoro per farli arrivare o aiutarli quando non ci si poteva curare in Siria o nei paesi vicini. Ho presieduto l’associazione dal 2009 fino al 2014, periodo che ha incluso tre anni dalla Rivoluzione siriana.

Non mi aspettavo una rivolta del popolo siriano e la sua trasformazione in una vera e propria rivoluzione, mi rendevo conto che la Siria era una grande prigione governata con un pugno di ferro, che era un terreno fertile per i lealisti del regime e i mediatori ruffiani della politica che non rinunciano, per qualsiasi prezzo, ai loro interessi personali, compresa ovviamente la testa del regime. Quindi è normale in queste condizioni essere stupita da questo popolo che non ha smesso di manifestare in modo pacifico per mesi in tutte le città portando il suo sudario e sfidando le pallottole, poi le bombe dei carri armati e le armi di distruzione durante gli anni successivi.

Ho scritto durante la prima fase della rivoluzione una poesia in arabo e un’altra in francese, ho pubblicato anche alcuni testi e articoli, e ho condotto lunghe interviste pubblicate in francese e poi qualcuna tradotta in inglese. L’ultima intervista che ho rilasciato quest’anno è in albanese per spiegare la trappola della “Jihad” e rafforzare così la coscienza dei giovani per aiutarli ad evitarla. In passato ho condotto diverse interviste radiofoniche in onda dal vivo, ho evitato le interviste pre-registrate perché ho scoperto che tagliano quello che vogliono prima di trasmettere, senza includere il contenuto effettivo del mio discorso. Tuttavia tutte quelle interviste non hanno preso un carattere letterario, poiché il sostegno della rivoluzione e la comunicazione con i giovani sono stati una priorità per me.

A partire dall’estate del 2011 cominciarono i primi segni di esilio in Francia, e a mia volta mi sono messa a disposizione fino all’inizio del 2015 per accogliere individui o famiglie con bambini e per occuparmi delle loro procedure amministrative in materia di asilo, come hanno fatto gli amici. Nell’autunno del 2012, in seguito al crescente numero di rifugiati siriani, la nostra associazione ha deciso di istituire un Ufficio (Permanece) per seguire i loro affari dalla a alla z.

Sono nate in Francia parallelamente reti di soccorso e associazioni per le attività culturali a cui ha contribuito un certo numero di poeti, artisti, musicisti e registi, per sostenere il popolo siriano e la sua rivoluzione. Ma il mio contributo è stato minimo nel campo creativo, e variava tra la responsabilità della presidenza dell’associazione e tra aiuti vari dalla traduzione di testi e dati alla pubblicazione e alla comunicazione, ecc …

Anche se la scrittura e la poesia sono i miei polmoni dal 1962, non li ho usati per respirare in questi ultimi anni, ma solo in maniera intermittente  in momenti di emergenza. Le ragioni sono molteplici, tra cui la dispersione della mia mente nei servizi in tutta la loro diversità qualitativa ha costretto i miei neuroni a lavorare in un modo diverso rispetto al tempo della poesia, così come anche il crescente orrore degli eventi quotidiani che cadono su di noi come valanghe trasformando l’ieri ad un tempo lontano. Questo mi ha fatto sentire nel centro di un ciclone che include tutti gli eventi e i loro dettagli in una miscela di magma temporale. Inoltre, quello che vive il popolo siriano, non è solo una grande tragedia, ma è un’epica con pochi casi analoghi nel nostro secolo, e giungere linguisticamente al suo livello richiede l’invenzione di un alfabeto degno, poiché ha superato la capacità delle lingue.

Forse avrei dovuto scusarmi per questa intervista, perché la mia poesia non ha svolto il suo ruolo nella rivoluzione siriana, ma penso che vada bene anche dare esempio di un autore incapace di scrivere l’illogica dei massacri, delle distruzioni volute, della tortura sistematica, dell’assedio e la fame .. e la lista continua ..

Cosa posso scrivere ad esempio su una madre di fronte al figlio lacerato e che chiede: “avete trovato la sua gamba?” per completare i suoi pezzi prima di seppellirlo? Cosa posso dire su un bambino che, per sfuggire alla morte, passò tutta una notte a fingersi morto in mezzo ai cadaveri di bambini  sgozzati davanti a suoi occhi con un coltello? E le foto di Cesar* parlano da sole, le avete viste e ascoltate? [NDR- per il caso “Cesar”, vedere l’articolo apparso qualche tempo fa in Internazionale http://www.internazionale.it/notizie/2015/10/01/siria-assad-foto-rapporto-caesar]

 

4.  Negli ultimi anni, per gli europei il “problema Siria” si è spostato dalla dimensione diplomatica/rapporti internazionali, quindi ‘lontana’ a quello dei rifugiati, perciò una questione anche ‘interna’. Anche in Italia abbiamo assistito agli sbarchi a Lampedusa e a livello di opere artistiche c’è stata la produzione del film “Io sto con la sposa”, che è stato molto efficace nel raccontare la storia dei rifugiati e nel creare la collaborazione tra siriani in fuga , ragazzi europei, artisti siriani in esilio, giornalisti e registi italiani. Hanno anche scommesso sul ribaltamento estetico del fenomeno migrazione. Rispetto alla questione rifugiati ci sono stati esempi di creazioni artiche e collaborazioni simili anche in Francia? Qual è stata l’accoglienza riservata ai profughi siriani che ora arrivavano in massa rispetto agli arrivi dei rifugiati politici più “sgocciolati” dell’epoca del vostro espatrio? Come si è conciliato tutto questo con l’atteggiamento dello stato francese rispetto ai cittadini di origine araba o nord africana delle vecchie colonie, anche rispetto all’Islam?

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AA: I passi fatti dalla comunità internazionale per la rivoluzione siriana non sono stati seri, erano semplicemente passettini da  tartaruga senza una lepre che la incalzasse a correre, vi sono stati anche ostacoli, ritardi e false promesse; inoltre il fenomeno delle conferenze continue che non ha fatto altro che peggiorare sempre di più la situazione e allungare i tempi in modo da consentire un massacro continuo. di persone. I conflitti internazionali e gli interessi delle grandi potenze hanno svolto un ruolo importante nel trasformare l’immagine della rivoluzione pacifica per la libertà, la dignità e la giustizia in quella di una guerra e poi una crisi di aiuti “umanitari” seguita da una crisi migratoria. Dopo l’improvvisa comparsa di Daesh – e io personalmente dubito del tempo della sua comparsa e del suo facile arrivo in Siria, nonostante le lunghe distanze da attraversare in un deserto sotto il controllo dei satelliti che non chiudono mai occhio, e senza alcuna resistenza da parte degli aerei del regime che bombardavano allo stesso tempo gli abitanti delle città e dei villaggi- le posizioni degli stati sono diventate come delle banderuole selettive. Per quanto riguarda i rifugiati, quando la crisi si è trasformata in un crisi “interna” nei paesi di asilo europeo, tanti paesi hanno cominciato a reagire in modo negativo,  hanno chiuso le frontiere, eretto muri e piazzato fili spinati per centinaia di chilometri. Quanto è lontano il tempo della caduta del muro di Berlino! Avevamo pensato allora che nessun altro muro sarebbe stato eretto e invece stiamo assistendo a una caduta morale e umana globale.

Naturalmente, e come in tutti i paesi del mondo, i giovani qua, tra siriani e francesi, hanno organizzato tante attività diverse e tenuto seminari per sostenere il popolo siriano e i rifugiati e per far conoscere i motivi irresistibili della loro fuga, oltre a innumerevoli articoli sull’argomento. Il popolo francese di solito ha reazioni “emotive” e quando cresceva il numero dei barconi della morte che affondavano la nostra associazione ha ricevuto da tutte le città francesi per due settimane più di un centinaio di offerte per ospitare famiglie o individui di rifugiati. Il numero è aumentato dopo la pubblicazione dell’immagine di Aylan steso sulla sabbia della spiaggia, ma questa marea si è abbassata dopo gli ultimi attentati. Generalmente l’asilo in Francia si differenzia dall’asilo in altri paesi, come l’Olanda, la Svezia e la Germania. Le procedure amministrative durano molto tempo e durante l’attesa la Francia non offre alloggio o assistenza materiale o assicurazione sanitaria o corsi di lingua; il rifugiato è responsabile di se stesso per un periodo che può arrivare fino a 9 mesi, e se non fosse per la solidarietà di diverse organizzazioni umanitarie, di siriani e di un numero di francesi il rifugiato rimarrebbe senza riparo. Anche se il numero di rifugiati siriani in Francia è basso rispetto ad altri paesi. Infatti secondo le statistiche di Amnesty International, i paesi limitrofi ricevono il 95% dei rifugiati, mentre la loro percentuale non supera il 5% nel resto del mondo.

Dato che non ero una rifugiata quando sono arrivata in Francia, non posso fare un confronto, credo però che le circostanze non siano cambiate molto. Invece per quanto riguarda la posizione francese in merito ai cittadini delle sue ex colonie, per lo più provenienti dal Nord Africa, la Francia ha portato un gran numero di loro molto tempo fa, ma il suo interesse si è  limitato a procurarsi la mano d’opera, niente di più, niente di meno. E non ha mai messo in atto un programma serio di integrazione effettiva e di convivenza con la società, in particolare nel campo dell’istruzione, che è il nucleo della illuminazione intellettuale. La maggior parte degli arrivati  dalle ex colonie viveva nei ghetti, solo un certo numero  di persone della seconda generazione è riuscito a superare le proprie circostanze e le difficoltà incontrate per arrivare a livelli più alti. Anche se le leggi francesi sono quelle di uno stato laico, le difficoltà che incontra un arabo o un musulmano in generale per ottenere un posto di lavoro adeguato al suo livello di istruzione lo portano ad uno stato di frustrazione permanente. Basta che il tuo nome sia arabo per esser respinto da più di un istituto, con alcune eccezioni naturalmente. Quello che voglio dire è che le leggi sono laiche qui, ma lo spirito giudaico-cristiano è ancora radicato nel subconscio popolare, e questa è la mia opinione personale.

5.   In questi afflussi più recenti sono arrivati molti artisti ed intellettuali siriani. Come sono stati i rapporti e le collaborazioni con i siriani che erano espatriati prima come voi? Ci sono grosse differenze a livello di produzione artistica, sensibilità discordanti anche in base alla differenza generazionale?

 

AA: Il numero degli artisti e degli intellettuali siriani arrivati supera il numero dei siriani residenti, e le relazioni di collaborazione sono in base al dominio esercitato da ognuno di essi; ci sono relazioni di cooperazione sulla base di un progetto particolare, oppure altre integrate da diversi tipi di arti a seconda della loro natura. Personalmente non noto delle differenze a livello artistico tranne pochissime che riguardano alcune tecniche in aree circoscritte. Qui, occorre tener conto della disparità nelle condizioni di vita quotidiana di ciascuna delle due categorie. Invece nel caso della discordanza in base alla differenza generazionale, noto il declino della pratica del “professorismo” (neologismo inventato dall’autrice stessa in francese “professeurisme” e di cui la traduzione italiana ha tenuto conto rendendolo con neologismo analogo) dei più grandi di età come l’abbiamo conosciuta in passato, e il merito è dovuto alla rivoluzione siriana, che ha contribuito a collocare la posizione del “ singolo individuo” all’interno del concetto creativo come anche nel quadro politico. Con la sua sofferenza diretta e il suo entusiasmo libero da ogni costrizione, la nuova generazione ci porta i semi di un rinnovamento su cui bisogna meditare e che bisogna ascoltare con attenzione perché è questa generazione che sta portando un nuovo flusso di sangue nelle nostre vene. Qui non intendo solo la generazione giovane all’estero, ma anche quella all’interno, dove crea mentre affronta la massima sofferenza umana immaginabile.

Inoltre in Francia esiste un certo numero di associazioni che svolgono diverse attività culturali, per portare giustizia alla nostra causa, alcune delle quali sono specializzate in un settore specifico, come la poesia, gli spettacoli e il cinema, e nelle quali partecipa pure un certo numero di intellettuali francesi.

6.  Dopo i primi fatti di Parigi di gennaio e questi ultimi di novembre cosa è cambiato per voi, siamo come persone che come artiste? Davanti alla chiusura dello stato in nome della protezione dal terrorismo e il restringimento degli spazi di espressione, che si sono subito visti anche rispetto alle manifestazioni per l’ambiente, come stanno reagendo gli artisti francesi?   E per voi siriane, che siete ulteriormente bersagliate? Cosa possiamo fare a livello internazionale per sostenere sia il vostro lavoro, sia i rifugiati, sia chi è rimasto in Siria?

 

AA: Gli eventi “terroristici” di Parigi hanno avuto un impatto significativo nel trasformare la visione e focalizzarla solo sul terrorismo, questo terrorismo ha accecato gli occhi di tanti, tra cui i politici, impedendogli di vedere l’altro terrorismo “ufficiale”, quello di stato, praticato dal regime contro il popolo siriano ogni giorno e che è stato la causa diretta dell’aumento del fenomeno Daesh da noi. Lo stato di emergenza dichiarato da parte della Francia, nonostante la sua necessità temporanea, ha consentito l’emergere di alcune delle violazioni e degli abusi irrazionali. Ricordo ad esempio (per mitigare con un po’ di umorismo l’atmosfera dell’intervista) che la polizia ha fatto irruzione nella casa di un giovane francese di origine araba, l’ha ribaltata sotto sopra, e sua moglie – che non porta il velo – narra che quando hanno visto un’incisione di Leonardo Da Vinci le hanno chiesto “chi è questo barbuto?”. Questo episodio mi ha ricordato gli uomini di sicurezza del regime in Siria che erano, all’inizio della rivoluzione, alla ricerca di “Google” per arrestarlo.

Le reazioni degli intellettuali francesi sono state discordanti, chi conosce la realtà dei motivi ha continuato a sostenerci in modo diligente e a chiarire i fatti, ma chi non era vicino a noi dall’inizio e ignorava la nostra causa ha preso una posizione ambigua che tende a lucidare l’immagine del nostro boia.

L’ultimo paragrafo che comprende la solidarietà a livello “mondiale” mi rende difficile la risposta a causa della complessità dell’argomento e ciò comporterebbe una lunga risposta, ma posso in poche parole riassumere la risposta nella necessità di spiegare la nostra causa per trovare una soluzione radicale e giusta e sicura, e evitare i rattoppi. Il nostro problema non è un problema puramente di aiuti umanitari, ma piuttosto un problema politico sostanziale, e chiunque voglia aiutarci deve chiarire le cause fondamentali della crisi basate esclusivamente su un regime – ancora riconosciuto dalle istanze internazionali – che uccide il suo popolo, senza alcuna punizione da quasi cinque anni, e che il suo proseguimento è il motivo principale del crescente numero di rifugiati in fuga dalla morte, dalla detenzione e dalla tortura.

 

7.  Potresti regalare a lamacchinasognante.com qualche tua poesia per i nostri lettori? Grazie per  l’attenzione ed il tempo che ci hai dedicato e ci auguriamo che la collaborazione con il contenitore continui nel tempo, che sia tu che Maram Masri ci possiate aggiornare, e che anche noi possiamo in qualche modo  esservi utili.

 

 

L’intervista è stata conclusa nel giorno 1723 della rivoluzione siriana, corrispondente al 20/12/2015.

L’intervista è stata condotta da Pina Piccolo e Sana Darghmouni, la traduzione dall’arabo è di Sana Darghmouni Licenza Creative Commons  Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

 

 

A Garance Le Caisne*

Une ébauche d’un poème

……………………

 

Je l’ai vue partir au-delà de l’horizon de l’impossible

Ses pas frayaient son chemin dans un labyrinthe d’écume

Et tout était noir, hormis une étrange lumière qui ruisselle de ces corps décharnés.

Tout était noir…

Je l’ai vue gravir des abîmes magnétiques, défricher les sous terrains de l’inconnu, franchir avec zèle, archipels, forêts, cimes et vallées…
Puis, tout disparaît dans une illusion optique

– Où es-tu ?

Pas d’échos, seul un écran gris en face, silence spongieux.

Soudain, un bourgeon vocal réplique:

–  Pas très loin de la porte de l’enfer. L’air est blessé, je n’arrive plus à respirer

– Retourne donc…

– Je ne peux plus, leurs voix m’appellent depuis les rives du Styx, je dois obéir avant qu’ils plongent dans les eaux de l’oubli.

Elle fait des tours autour de l’indéchiffrables, codes en boucle, matières amères, salive sèche, regards perçants, et la peau de la nuit serrait sauvagement son corps nu.

Ainsi continue-t-elle à mordre les précipices autour d’elle, à parcourir le chemin des croix,   portant la sienne, celle des gardiens de l’énigme et celle de ces corps muets qui délivrent l’insondable.

La voici de retour parmi nous, cette femme aux bras ailés, portant dans sa paume ce diamant de cellulose qui, à son tour, nous raconte au-delà de l’encre et des mots ses souffrances titanesques dans le ventre d’une terre affligée, et nous livre son cruel parcours d’un morceau de charbon à un diamant, où chaque facette reflète au monde la trace des larmes mortifiées.

Aïcha Arnaout

19 octobre 2015

*Garance Le Caisne : l’auteur du livre « Opération César, au cœur de la machine de mort syrienne »

 

A Garance Le Caisne*

Abbozzo di poema

……………………

 

L’ho vista partire oltre l’orizzonte dell’impossibile

I suoi passi tracciavano la strada in un labirinto di
schiuma

E tutto era nero, tranne una strana luce che scorre dai corpi scarnificati.

Tutto era nero…

L’ho vista scalare abissi magnetici, dissodare i sottosuoli dell’ignoto, oltrepassare con zelo, arcipelaghi, foreste, cime e valli…
Poi, tutto sparisce in un’illusione ottica

– Dove sei?

Nessun’eco, solo uno schermo grigio di fronte, silenzio spugnoso.

All’improvviso una gemma di voce replica:

– Non lontano dalla porta dell’inferno. L’aria è ferita, non riesco più a respirare

– Ritorna…

– Non posso, le loro voci mi chiamano dalle rive dello Stige, devo obbedire prima che s’immergano nelle acque dell’oblio.

Ha fatto giri attorno agli indecifrabili, codici ad anello, materiali amari, saliva secca, sguardi penetranti, e la pelle della notte stringeva selvaggiamente il suo corpo nudo.

Così lei continua a mordere i precipizi intorno a sé, a percorrere vie crucis, portando la sua, quella dei custodi dell’enigma e quella dei corpi muti che rilasciano l’insondabile.

Eccola di ritorno a noi, questa donna dalle braccia alate, che porta nel palmo questo diamante di cellulosa che, a sua volta, ci racconta al di là di inchiostro e parole la sua sofferenza titanica nel ventre di una terra afflitta, e ci confida il suo crudele percorso da pezzo di carbone a diamante, dove ogni faccetta riflette al mondo la traccia di lacrime mortificate.
Aïcha Arnaout

19 ottobre 2015

*Garance Le Caisne: l’autrice del libro «Operazione Cesar – nel cuore della macchina di morte siriana »

 

 

Les Ténèbres Parfumées

«A Baudelaire et Rimbaud »


I

 

Chaque jour, au couchant, je descendais les paliers d’un éther étrange, enivrée de l’énigme tellurique dans l’obscurité de la chair.

Chaque soir, j’interrogeais le fond des miroirs :

Saurait-on, jusqu’à la déchirure des mots, puiser l’insondable ?
Et vous voilà, sublimés à la dérive des abîmes, mutilés par la félicité perturbatrice, sorciers et sourciers.

Comme un orage mystique, vous venez dévaster la chair de ma nudité intérieure, m’initier à l’éruption de la solitude basaltique, semer le vertige du dérisoire, dérouter le secret des moi chimériques, faire éclater la matière opulente

et préluder au chaos de ma genèse de démon déterré et d’ange détrôné.

Cruel et merveilleux enchantement

d’être éprise, corps à corps, de l’ultime énigme de l’être
d’avoir soif, de vouloir le pur et le pire.

II

Oui, j’ai soif du grand miroir,

où les navires s’engloutissent sans souffrir,

où les objets démembrés, mythifiés à mi présence, disparaissent à quelques pas du désir mnémonique.

Dérives sublimatoires, savoureux étouffement sensuel et sensoriel

dans l’ondulation enivrante d’un monde liquide.

 

J’ai soif   de l’alchimie de la douleur, du dynamisme des moi partiels en perpétuel déplacement,

s’incorporer, se mutiler, se dédoubler,

s’abstraire en flous interchangeables

dans l’innocent inachèvement protecteur,

à l’écart du corps, avec le corps sous ses divers déguisements.

 

J’ai soif de l’absolu

Or et fer, deux masques lubriques de l’immaculée matière

Paradis et enfer, deux scènes insensées occultant un Ailleurs promis.

 

III

 

Soudain, tout déborde, bouillonne, fusionne, comme à l’origine du monde.

Tu n’y es que ce moi immédiat, fœtus dans ton ventre, mère de toi-même.

Te voici devant tes propres ossements

comment pourrait-on s’originer dans l’opacité hallucinante de la perdition ?

Être l’essence de l’errance qui « ne cesse de mourir pour ses propres cendres ». Aller jusqu’au bout de déraison, échapper au labyrinthe de parenthèses et guérir les plaies de l’âme.

 

Féroce déchirement, parturitions du verbe, illuminations, rupture, étreinte,

le goût clément du néant

tout te conduit dans ce chemin magnétique

en quête de l’urne cinéraire qui porte ton nom,

où tu pourras t’avorter

puis partir « dans l’affection et le bruit neuf ».

Oui, j’ai soif

de l’ivresse vertigineuse, de la rage dévastatrice, de la magie bleue, de l’aliénation qui assume atrocement le rompu, le fragmentaire.

Mon cœur l’a déjà touché
cet enfant voyant parsemé d’éclairs au milieu de notre béante cécité,

ce messager sans message, hormis la pureté de l’absolu.
J’ai soif de délires imprévisibles, du méta-existentiel,
de l’audace de «l’autre-je» dans l’unisson,

de ce  «je» multiple, à l’abri du plasma germinatif.

J’ai soif du poème qui murmure: « je te pense, donc tu es».
J’ai soif de l’alchimie du verbe jusqu’au bout de l’intuition

 

«Pour, un jour où l’autre, écrire le silence, noter l’inexprimable et fixer les vertiges».

* * *
Publié: Revue annuelle «Confluences Poétiques»

n° 2, mars 2007, Mércure de France

Ecrit à Paris le18/12/2006

 

Le Tenebre Profumate

«A Baudelaire e Rimbaud »


I

 

Ogni giorno, al tramonto, io discendevo i gradi di un etere strano, intossicato dall’enigma tellurico nel buio della carne.
Ogni sera, interrogavo il fondo dello specchio:

Si saprebbe, fino alla lacerazione delle parole, attingere l’insondabile?

Ed eccovi, sublimi alla deriva degli abissi, mutilati dalla felicità turbolenta, stregoni e rabdomanti.

Come un temporale mistico, venite a devastare la carne della mia nudità interiore, a iniziarmi all’eruzione della solitudine basaltica, a seminare la vertigine dell’irrisorio, dirottare il segreto delle mie chimere, far esplodere la materia opulenta

e preludere al caos della mia genesi di demone dissotterrato e di angelo detronizzato.

Incantesimo crudele e meraviglioso

di essere innamorato, corpo a corpo, dell’ultimo mistero dell’essered’aver sete, di volere il puro e il peggio.

II

Sì, ho sete del grande specchio,

dove le navi s’inghiottono senza soffrire,

dove gli oggetti smembrati, mitizzati alla mia presenza scompaiono a pochi passi dal desiderio mnemonico.

Derive sublimatorie, gustoso soffocamento sensuale e sensoriale

nell’ondeggiamento inebriante di un mondo liquido.

 

Ho sete dell’alchimia del dolore, del dinamismo delle mie parti in perpetuo moto,

incorporarsi, mutilarsi,dividersi,

astrarsi in sfumature intercambiabili

nell’innocente incompiutezza protettrice,

in disparte dai corpi, con i corpi sotto diversi travestimenti.

 

Ho sete dell’assoluto

Oro e ferro, due maschere lubriche della materia immacolata

Paradiso e inferno, due scene insensate occultano un Altrove promesso.

 

III

 

Improvvisamente, tutto trabocca, ribolle, fonde, come all’origine del mondo.

Tu non sei che questo me immediato, feto nel tuo grembo, madre di te stesso.

Eccoti davanti alle tue proprie ossa

come potrebbero originarsi dall’opacità allucinante della perdizione?

Essere l’essenza del vagabondaggio che non cessa di morire per le sue proprie ceneri“. Andare fino alla fine dell’irragionevolezza, sfuggire al labirinto di parentesi e guarire le ferite dell’anima.

 

Feroce lacerazione, parto del verbo, illuminazioni, rottura, abbraccio,

il sapore delicato del nulla

tutto ti conduce in questo percorso magnetico

in cerca di un’urna cineraria che porta il tuo nome,

dove potrai abortirti

poi partire “nell’affetto e nel rumore nuovi”.

Sì, ho sete

dell’ebbrezza vertiginosa, della rabbia devastante, della magia blu, dell’alienazione che assume atrocemente il rotto, il frammentario.

Il mio cuore l’ha già toccato
questo bambino che vede cosparsa di lampi la nostra aperta cecità,

questo messaggero senza messaggio, salvo la purezza dell’assoluto. Ho sete di deliri imprevedibili, di meta-esistenziale, dell’audacia dell’”altro io” all’unisono,

di questo “io” multiplo, al riparo del plasma germinativo.

Ho sete del poema che sussurra: “ti penso, dunque tu sei.”
Ho sete dell’alchimia del verbo fino al termine dell’intuizione

“Per, un giorno o l’altro, scrivere il silenzio, annotare l’inesprimibile e fissare le vertigini”.

* * *

Pubblicato: rassegna annuale «Confluences Poétiques»

n° 2, marzo2007, Mércure de France

Scritto a Parigi il 18/12/2006

 

 

 

 

(7)

À l’écoute de soi
à la recherche des mots
sans fonction définie
sans ombre
cohérents sans écho

des mots sans corps

des mots
à l’aplomb exact
de mon être
à son zénith.

8)

Dès qu’on domestique un mot
l’horizon se met à rétrécir

dès qu’on scelle un sens
l’absence de l’aventure le givre

le langage n’éclot
qu’avec l’incertitude.

(9)

 

Pour écrire

il me faut
pétrir le temps
et décliner l’espace

pour écrire
il me faut

mourir
en douceur
sans adresse

pour écrire
il me faut
sélectionner
les mensonges des lieux
il me faut
assumer les empreintes du moment
et traverser la tempête
du Vide

nous sommes tous nus

devant ce miroir blanc
qui dissimule déjà
nos poèmes
et se moque de nous.

(7)

All’ascolto di se stessi
alla ricerca di parole
senza funzione definita
senza ombra
coerenti senza eco

parole senza corpo

parole
all’appiombo esatto
del mio essere
al suo zenit.

(8)

Appena si addomestica una parola
l’orizzonte inizia a ridursi

appena sigillato un senso
la mancanza di avventura lo raggela

la lingua non si schiude
che con l’incertezza.

(9)

 

Per scrivere

mi occorre
impastare il tempo
e declinare lo spazio

per scrivere
mi occorre

morire
dolcemente
senza indirizzo

per scrivere
mi occorre
selezionare
le menzogne dei luoghi
mi occorre
assumere le impronte del momento
e attraversare la tempesta
del Vuoto

siamo tutti nudi

davanti a questo specchio bianco
che già nasconde
i nostri poemi
e ci deride.

 

…………….

Dalla raccolta « Acqua e cenere »

Collezione poesia, Edizioni Le Pli, Orléans, 2000

 

Poesie tradotte dal francese da Marina Mazzolani Licenza Creative Commons  Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

 

 

17 juin 2012

 

 

Nata a Damasco nel 1946 Aicha Arnaout si è trasferita  a Parigi  dal 1978.  A partire dal 1961 ha scritto, pubblicato e partecipato a diverse manifestazioni di poesia ed è inclusa in numerose antologie. Il suo primo libro pubblicato in arabo è  L’incendio  e il suo ultimo é Je te conduis vers l’autre.  Ha pubblicato 5 libri in francese, tra cui l’ultimo del 2011 si intitola La traversé du blanc.  Ha anche tradotto poesia e diverse opere teatrali dall’arabo, tra cui  Le Spleen de Casablanca del poeta Abdellatif Laâbi.

 

La foto in evidenza è di Melina Piccolo

La foto di Aicha Arnaout è a cura dell’autrice.

 

 

 

 

 

 

Riguardo il macchinista

Pina Piccolo

Pina Piccolo, la macchinista-madre, è una scrittrice e promotrice culturale calabro-californiana. Si imbarca in questa nuova avventura legata alla letteratura spinta dall'urgenza dei tempi, dalla necessità di affrontare la complessità del mondo, cose in cui la letteratura può dare una mano. Per farsi un'idea dei suoi interessi e della sua scrittura vedere il suo blog personale http://www.pinapiccolosblog.com

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