“Due poete siriane a Parigi”: Intervista a Maram Masri (Sana Darghmouni e Pina Piccolo)

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  1. La Macchina Sognante ti è profondamente grata per aver accettato di essere intervistata in questo momento che è indubbiamente molto difficile per gli artisti siriani, specialmente due  poete come te e Aicha Arnaout che da diversi decenni vivono in esilio in Francia. Potresti brevemente raccontare i motivi che ti hanno indotto a lasciare la Siria e delineare il tuo percorso artistico in questi anni.

 

Maram Masri: Ho lasciato la Siria per motivi sociali, ma nello stesso tempo politici in quanto la situazione politica influisce sempre su quella sociale. La mia rivoluzione è cominciata quando mi sono innamorata di un ragazzo cristiano commettendo così due atti vietati ad una donna: come prima cosa amare chi non è il suo fidanzato o marito e in più cristiano. E questo era cosa scandalosa per una società come quella siriana. Per stare con lui ho dovuto lasciare i miei studi a Damasco e lavorare come traduttrice simultanea per un’azienda americana ma i servizi segreti mi hanno arrestata minacciandomi che se non avessi collaborato con loro, fornendo dei rapporti giornalieri sugli impiegati e i loro movimenti, avrebbero mandato il ragazzo che amavo sul fronte israeliano. E quando ho chiesto perché proprio io e non gli altri impiegati, mi hanno risposto che tutti lavoravano per loro. Non ho sopportato il fatto che ognuno potesse fornire informazioni sugli altri, non dormivo e non mangiavo più. Ero in uno stato di terrore. Ho lasciato il lavoro partendo per l’Inghilterra. Il ragazzo cristiano che amavo non ha potuto mantenere la sue promesse di amore per le pressioni della società e quindi mi ha abbandonata. Così ho lasciato il paese e sono partita per la Francia, sposando chi aveva chiesto la mia mano, un matrimonio al quale fui costretta solo per il mio senso di completa disperazione e di sconforto nel continuare a vivere in un paese pieno di servizi segreti e in una società che giudica una ragazza che si imbarca in un’esperienza d’amore come immorale.

Ho cominciato a scrivere poesie all’età di 17 anni circa ed era per trasmettere i miei sentimenti a chi amavo. Quando ho lasciato la Siria avevo  pubblicato solo alcune poesie su qualche giornale, ma durante la mia assenza mio fratello Mundhir, un grande poeta riconosciuto, ha raccolto le mie poesie, sia quelle pubblicate che quelle lasciate nei cassetti, in un libro “Ti minaccio con una colomba bianca”.

 

  1. Sei espatriata negli anni del regime di Assad padre, come tanti altri artisti che nel corso di questi anni abbiamo conosciuto e che vivono in vari paesi europei, delle Americhe. Puoi descrivere come è stato il tuo rapporto con la Francia in questi 30 anni, che accoglienza hai trovato, le possibilità che hai avuto di esprimerti artisticamente e di entrare nei circoli artistici francesi.

 

MM: I primi anni del mio arrivo in Francia non ho incontrato nessuna difficoltà perché, in realtà, ero fuori dalla vita reale. Il mio mondo si riduceva al campo della casa e della famiglia. Non collaboravo con centri ufficiali, e quando ho scritto, ovvero ho ripreso la scrittura dopo 13 anni, ho scritto in arabo, il ché mi ha lasciato ancora una volta fuori dalle attività francesi. Ma da dieci anni sono uscita dal margine al centro e ho cominciato ad interagire veramente con la vita francese. Così i miei libri cominciarono ad essere pubblicati in francese e in altre lingue ed iniziò per me una vera operazione di integrazione come individuo che ha sia diritti che doveri nella società.

La prima difficoltà che ho incontrato è stata quella di prendere una casa in affitto, ma credo sia un problema generale. I miei libri vengono stampati e venduti in continuazione e ho vinto vari premi. Il popolo francese è un popolo buono. Nonostante quello che gli può essere attribuito da alcuni come razzismo, è uno stato di diritti.

 

3) Il 2011 è stato segnato dalle Primavere Arabe che hanno toccato anche la Siria e dato impulso a movimenti che hanno subito molte evoluzioni nel corso degli ultimi 4 anni. Che effetto ha avuto ciò sulla tua poesia e sul tuo impegno in sostegno alle lotte all’interno della Siria? I poeti e le poete espatriati hanno cercato di fare rete per appoggiare le manifestazioni e le rivolte in Siria? Hai usato anche la poesia come per sensibilizzare la gente a quanto stava accadendo?

 

MM: Sì, in quanto poetessa era mia responsabilità sostenere il popolo e la sua nobile rivoluzione, in cui credo tra l’altro: la rivoluzione di un popolo che ha sofferto e che soffre ancora l’oppressione e la morte.

Possiedo solo la Poesia da presentare al mondo per innalzarla contro l’ingiustizia e la distruzione. Ho regalato tre libri alla rivoluzione: 2 antologie di poetesse arabe, un secondo libro “L’amore nell’era della rivolta e della guerra”, e infine “La libertà arriva nuda” , dove ho descritto le sofferenze e le speranze della rivoluzione. Sento l’impatto della poesia sulle persone fino al pianto, e mi giungono lettere che mi dicono che la poesia è più forte di un carro armato.

 

  1. Negli ultimi anni, per gli europei il “problema Siria” si è spostato dalla dimensione diplomatica/rapporti internazionali quindi ‘lontana’ a quello dei rifugiati, perciò una questione anche ‘interna’. Anche in Italia abbiamo assistito agli sbarchi a Lampedusa e a livello di opere artistiche c’è stata la produzione del film “Io sto con la sposa”, che è stato molto efficace nel raccontare la storia dei rifugiati e nel creare la collaborazione tra siriani in fuga , ragazzi europei, artisti siriani in esilio, giornalisti e registi italiani. Hanno anche scommesso sul ribaltamento estetico del fenomeno migrazione. Rispetto alla questione rifugiati ci sono stati esempi di creazioni artiche e collaborazioni simili anche in Francia? Qual è stata l’accoglienza riservata ai profughi siriani che ora arrivavano in massa rispetto agli arrivi dei rifugiati politici più “sgocciolati” dell’epoca del vostro espatrio? Come si è conciliato tutto questo con l’atteggiamento dello stato francese rispetto ai cittadini di origine araba o nord africana delle vecchie colonie, anche rispetto all’Islam?

 

MM: L’immigrazione, prima ancora di quella siriana, è stata una delle scuse su cui si sono basati i partiti estremisti di destra. Certo esistono alcuni movimenti per sostenere gli immigrati e per denunciare i crimini compiuti contro il popolo siriano attraverso associazioni umanitarie. A quanto pare i profughi siriani preferiscono immigrare verso la Germania e la Svezia perché, sembra, ci siano servizi più generosi di quelli che il governo francese può garantire. Dopo il primo attacco di Charlie Hebdo e la morte dei giornalisti e dei vignettisti sono cresciute le manifestazioni di paura nel cuore della gente, poi l’ultimo colpo che ha visto la morte di 135 francesi ha aggravato l’atteggiamento francese e ha portato alla collaborazione con la Russia per combattere l’Isis. L’immagine dell’Islam si è sicuramente molto deformata dopo l’avvento dei cosiddetti jihadisti e il musulmano oggi deve sempre dimostrare il suo buon comportamento.

 

  1. In questi afflussi più recenti sono arrivati molti artisti ed intellettuali siriani. Come sono stati i rapporti e le collaborazioni con i siriani che erano espatriati prima come te? Ci sono grosse differenze a livello di produzione artistica, sensibilità discordanti anche in base alla differenza generazionale?

 

MM: Quello che ho notato è che le porte si sono aperte velocemente agli artisti. Molti di quelli che non avevano un’opportunità in Siria hanno trovato in Francia o nel paese di residenza sussidi e aiuti per proseguire il loro lavoro. E quello che colpisce è il numero alto di produzione letteraria e artistica dalla danza, al canto, al cinema, al disegno, alla fotografia, e alla poesia. Ma non c’è bisogno di meravigliarsi poiché i giovani siriani erano repressi e soffocati e la libertà ha dato loro la possibilità di creare nel paese che gli ha aperto le porte.

 

6) Dopo i primi fatti di Parigi di gennaio e questi ultimi di novembre cosa è cambiato per te, sia come persona che come artista? Davanti alla chiusura dello stato in nome della protezione dal terrorismo e il restringimento degli spazi di espressione, che si sono subito visti anche rispetto alle manifestazioni per l’ambiente, come stanno reagendo gli artisti francesi?   E per voi siriane, che siete ulteriormente bersagliate? Cosa possiamo fare a livello internazionale per sostenere sia il vostro lavoro, sia i rifugiati, sia chi è rimasto in Siria?

 

MM: Quello che è successo a Parigi è stato un trauma grande, triste e straziante e tutto quello che colpisce gli innocenti è un crimine contro tutta l’umanità. Certo alcune cose sono cambiate come l’aumento della partecipazione dell’estrema destra e la crescente islamofobia. Ma non si può negare che un sacco di artisti e intellettuali umanisti lottano contro questo pensiero. Infatti il popolo francese è un popolo attento ai suoi principi.

Ciò che ci aiuta e aiuta gli altri è quello di organizzare conferenze e seminari in cui è possibile offrire al mondo il nostro lavoro, il nostro punto di vista e la nostra esperienza. L’incontro diretto con l’artista ha un impatto maggiore e più sincero di ogni altra cosa.

 

7) Potresti regalare alla macchinasognante .com qualche tua poesia per i nostri  lettori? Grazie per la tua attenzione ed il tempo e ci auguriamo che la collaborazione con il contenitore continui nel tempo, che sia tu che Aicha Arnaout ci possiate aggiornare, e che anche possiamo  in qualche modo esservi utili.

Intervista condotta da Pina Piccolo e Sana Darghmouni, e  tradotta dall’arabo da Sana Darghmouni Licenza Creative Commons  Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

 

I figli della Libertà

non indossano abiti di cotone

la loro pelle presto si abitua alla ruvida stoffa.

I figli della Libertà

indossano abiti usati

e ai piedi scarpe troppo grandi

oppure nudità e ferite.

I figli della Libertà

non conoscono il sapore delle banane

né delle fragole

ma soltanto quello del pane duro

intriso con acqua di Pazienza.

La sera

i figli della Libertà

non fanno il bagno caldo

non giocano con le bolle di sapone

giocano con gli pneumatici

con i sassolini

e con i resti delle bombe.

Prima di andare a letto

i figli della Libertà

non lavano i denti

non ascoltano le favole

di principi e principesse.

Ascoltano il frastuono della paura e del freddo

sui marciapiedi

davanti alle porte delle loro case distrutte

negli accampamenti

o

nelle tombe.

I figli della Libertà

come tutti i bambini del mondo

aspettano

il ritorno della madre.

tratta da Arriva nuda la libertà,  Multimedia Edizioni, 2014, tradotta dall’arabo da Bianca Carlino .

 

 

 

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Maram al-Masri è nata nel 1962 a Lattakia (Siria), sulle rive del Mediterraneo, ad appena venti miglia marine dall’isola di Cipro. Vive a Parigi dal 1982. Dopo un primo libro pubblicato nel 1984 a Damasco dal titolo “Ti minaccio con una colomba bianca”, presso la casa editrice del Ministero dell’ Educazione, ritorna alla poesia con “Ciliegia rossa su piastrelle bianche”, pubblicato a Tunisi dalle Edizioni L’Oro del Tempo, nel 1997, e salutato con entusiasmo dalla critica dei paesi arabi.

Il premio del Forum culturale libanese in Francia, al quale partecipò il poeta libanese Adonis e destinato a premiare le creazioni letterarie arabe, le è stato attribuito nel marzo 1998.
Questo libro è stato tradotto in spagnolo, in francese, in corso e in inglese (Gran Bretagna e Stati Uniti).
Molte sue poesie sono state tradotte e pubblicate in riviste, in spagnolo, francese, inglese, tedesco, italiano, corso e turco.
Il suo terzo libro “Ti guardo”, pubblicato originariamente a Beirut nel 2000 (e poi in Francia e in Spagna) è stato pubblicato nell’agosto del 2009 da Multimedia Edizioni (traduzione dall’arabo di Marianna Salvioli). Il suo libro “Les âmes aux pieds nus”, pubblicato in Francia da Le Temps des Cerises è stato pubblicato col titolo “Anime scalze” nel 2011 dalla Multimedia Edizioni / Casa della poesia che nel 2014 dà alle stampe “Arriva nuda la libertà” (traduzione dall’arabo di Bianca Carlino). La sua poesia è inserita nel volume “Non ho peccato abbastanza. Antologie di poetesse arabe contemporanee” (Mondadori, 2007). Maram al-Masri ha partecipato a numerosi festival internazionali di poesia in tutto il mondo e per Casa della poesia nel 2004 a “Il cammino delle comete” e a “Sidaja”, nel 2005 a “Napolipoesia nel Parco” e agli “Incontri di Sarajevo”. Nel 2007 e nel 2009 ha preso parte a “VersoSud”, Reggio Calabria. È stata ripetutamente ospite di Casa della poesia in letture e festival.

Questa biografia è stata ripresa dal sito di Casa della Poesia.

Foto in evidenza di Melina Piccolo.

Foto dell’autrice a cura di Maram Masri.

Riguardo il macchinista

Sana Darghmouni

Sana Darghmouni, Dottore di ricerca in Letterature Comparate presso l'Università di Bologna, dove ha conseguito anche una laurea in lingue e letterature straniere. E' stata docente di lingua araba presso l'Università per Stranieri di Perugia ed è attualmente tutor didattico presso la scuola di Lingue e letterature, Traduzione e Interpretazione all'Università di Bologna.

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