DOLORE E RESISTENZA: MARIELLE, UN NOME CHE RIECHEGGIA (di SAVANA BRITO, trad di Lucia Cupertino)

foto marielle

Vi presentiamo il punto di vista di Savana Brito, donna nera e attivista brasiliana, molto vicina al movimento di Marielle Franco.

In questo momento il nome “Marielle Franco” riecheggia e si riempe di significato in diverse parti del Mondo. Un simbolo di lotta segnato dall’azione vigliacca e violenta di coloro che non potevano accettare che un corpo e una voce come la sua avessero visibiltà e una posizione politica di spicco. Marielle è stata assassinata con quattro colpi d’arma da fuoco, all’interno di un’azione ben architettata e con il chiaro obiettivo d’essere un’esecuzione politica. Nello stesso episodio, anche l’autista Anderson Gomes ne è stato vittima.

Da un certo punto di vista, come diremmo qui in Brasile: “il colpo è uscito per la culatta”, il colpo è fallito e s’è ritorto contro chi voleva ucciderla. La voce di Marielle è la voce di tutte noi e adesso si spande a livello mondiale. Lei agiva in favore della collettività e noi continueremo vive, unite, attente, tenaci. Marielle è una potenza e non metteranno a tacere la sua voce.

Donna nera, della favela, sociologa, assessore, difenditrice dei diritti umani, compagna di Mônica, mamma di Luyara, figlia di Marinete e di Antônio, sorella di Annielle, tra le infinite cose che Marielle è stata per molte persone. La sua lotta continua, perchè infinite sono le Marielle attive tutti i giorni nelle favelas.

Ma…la sua traiettoria è stata interrotta! La sua traiettoria politica, affettiva, personale.

Nel momento in cui il suo nome riecheggia in tutto il Mondo, tutto quello che la sua compagna in realtà vorrebbe è vederla sulla soglia della porta. La sua carica nella Camera municipale di Rio de Janeiro è già stata rivestita. E cosa succede col rapporto sull’intervento militare federale? Mentre redigo questo testo, le favelas di Rio de Janeiro continuano ad essere teatri del terrore e della truculenza di quell’intervento militare; mentre l’esecuzione di Marielle viene strumentalizzata per giustificare lo stanziamento di altri fondi per l’azione militare.

Va detto che fu Marielle ad accusare con veemenza i conti di seicento milioni di reais già spesi per l’intervento nella favela di Maré. Marielle era contraria all’intervento militare.

I media sono egemonici e non stanno a guardare. Con la loro narrativa sempre crudele e senza assumere la responsabilità di ciò che presentano, manipolano le informazioni, mostrano episodi di violenza provocati dalle azioni dell’intervento come giustificazione della loro necessità. I mezzi di comunicazione espongono e criminalizzano gli attivisti. Senza perdere tempo, la narrativa egemonica dei media che domina il Brasile ha consolidato in un ampio settore della popolazione la falsa idea che i difensori dei diritti umani si dedicano alla protezione dei banditi.

Negli ultimi anni, persino settori della sinistra e movimenti sociali si sono posizionati in opposizione ad alcune misure e politiche sia dell’ex presidente Lula che dell’ex presidente Dilma Roussef. L’opposizione è parte del processo democratico. Tuttavia, episodi come l’attacco alla carovana dell’ex presidente Lula, sparato da uomini armati lo scorso 27 marzo, accrescono l’impressione che sia minima la considerazione verso la disputa elettorale. Il 2018 è anno elettorale in Brasile, non possiamo pronosticare cosa potrà accadere.

Dal momento in cui la presidente Dilma Roussef è stata privata dell’esercizio politico istituzionale, attraverso ciò che consideriamo un golpe, i settori conservatori stanno avanzando e i diritti sono sempre più calpestati. I passi indietro sono evidenti. Una delle battute d’arresto più forti, già avvertita da tutta la popolazione, è la perdita dei diritti lavorativi. Da quando Marielle è stata giustiziata, le denunce di paura, terrore e attacco ai difensori dei diritti umani sono cresciute in modo esponenziale e sono in gran parte viste come prodotto delle milizie.

La società civile scende in piazza tutti i giorni ed esige giustizia per Marielle. Le autorità sostengono di continuare a indagare. Finora, nessuna risposta attribuita al crimine ha dato al mondo prove decisive circa quello che si sta vivendo in Brasile. La violenza contro i difensori dei diritti umani era già considerata allarmante ed è cresciuta spaventosamente. Secondo i dati pubblicati nel rapporto di Amnesty International e raccolti dal Comitato dei difensori e delle difenditrici dei diritti umani, tra il 2016 e il 2017 sono stati assassinati 124 difensori/difenditrici. Il rapporto menziona anche gli attacchi alla comunità LGBTQ e sottolinea che “il Brasile ha uno dei più alti numeri registrati di omicidi transgender nel mondo, fattore che aumenta i rischi per gli attivisti transgender che rivendicano diritti umani“.

Di 100 persone uccise in Brasile, 71 sono nere. Secondo le informazioni dell’Atlante della Violenza 2017, preparate dall’Istituto di Ricerca Economica Applicata (Ipea), i neri hanno una probabilità del 23,5% maggiore d’essere uccisi in relazione a brasiliani di altre razze, già sottratto il fattore dell’età, della scolarizzazione, del sesso, dello stato civile e del quartiere di residenza.
A Rio de Janeiro non si vive un giorno senza che qualche vita di persone nere venga portata via. Il 25 marzo, dieci giorni dopo l’esecuzione di Marielle, cinque giovani donne sono state vittime di un massacro nel comune di Maricá. Erano tutte attive nel campo della cultura. Inoltre, creavano arte e strumenti musicali per la difesa della democrazia e dei diritti.

Molte attiviste dei diritti umani, in particolare nere, LGBT e proveniente dalla favela, hanno preso l’esecuzione di Marielle come un avvertimento e una minaccia contro chi osi occupare spazi di potere e sollevare la voce per denunciare violazioni dei diritti.
Nel caos, capiamo che dobbiamo
restare unite ogni giorno e prenderci cura l’una dell’altra per restare in vita. Ma capiamo anche che il modo migliore per farlo è quello di continuare ad occupare le strade con una voce attiva e dedicata a rafforzare le leadership degne come quella di Marielle.

Scontente, noi donne nere, apriamo le braccia per accogliere le nostre sorelle. Abbiamo sollevato la nostra voce per segnalare violazioni. Creiamo strategie per la protezione e la sopravvivenza. E trasformiamo tutto il dolore in resistenza per continuare a lottare per gli spazi di potere, per continuare a scendere in piazza e riaffermare che le vite nere contano.

 

Savana Brito

Savana Brito   Lesbica, femminista, attivista nera, brasiliana e scienziata sociale.

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Foto in evidenza: https://www.telesurtv.net/news/esposa-marielle-franco-exige-justicia-indagacion-20180323-0004.html
Foto di Savana Brito, a cura dell’autrice

 

Riguardo il macchinista

Lucia Cupertino

LUCIA CUPERTINO (1986, Polignano a Mare). Antropologa culturale, poetessa e traduttrice. Ama anche mettere le mani nella terra e sta cercando di apprendere agricoltura naturale e strumenti della transizione culturale. Vive piacevolmente nel Sud del Mondo, attualmente tra Colombia e Italia. Scrive in italiano e spagnolo e suoi lavori sono apparsi in riviste e antologie italiane e internazionali, specialmente dell’America latina e una selezione tradotta in albanese sulla rivista Poeteka. Ha pubblicato: Mar di Tasman (Isola, Bologna, 2014), Non ha tetto la mia casa (Casa de poesía, San José, 2016), sua antologia poetica in versione bilingue italiano-spagnolo, il libro-origami Cinco poemas de Lucia Cupertino (Los ablucionistas, Città del Messico, 2017). Ha tradotto e curato 43 poeti per Ayotzinapa. Voci per il Messico e i suoi desaparecidos (Arcoiris, Salerno, 2016) che ha ricevuto una menzione critica nel Premio di traduzione letteraria Lilec dell’Unibo. Cofondatrice della web di scritture dal mondo www.lamacchinasognante.com, con la quale promuove iniziative culturali e letterarie in Italia e all’estero.

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